Vecchi credenti () è un movimento religioso russo che nel 1666-1667 si oppose alle scelte della gerarchia ortodossa del proprio Paese, arrivando a separarsene in segno di protesta contro le riforme ecclesiastiche introdotte dal patriarca Nikon. I Vecchi credenti continuarono infatti a esercitare le antiche pratiche della Chiesa russa antecedenti all'entrata in vigore delle riforme.

I russi si riferiscono a tale scisma con il termine raskól (раскол), che etimologicamente indica l'atto di "fendere" o "spaccare".

Storia

Presupposti dello scisma A partire dalla metà del XVII secolo i membri del clero greco posero all'attenzione di quello russo le discrepanze tra le pratiche ecclesiastiche e gli usi ortodossi presenti tra le due chiese. In particolare, nel 1649, giunse a Mosca Paisios, Patriarca ortodosso di Gerusalemme, il quale iniziò a contestare apertamente l'ortodossia dei testi russi. Ritenendoli in alcune parti "eretici" all'insegnamento divino, cercò di convincere il Patriarca Iosif e, in seguito, Nikon, della necessità di una loro profonda modifica. La gerarchia ecclesiastica russa, sotto l'egida del patriarca Iosif, arrivò pertanto a ritenere che la Chiesa ortodossa russa, a causa della scarsa competenza dei copisti medievali, avesse sviluppato riti e testi liturgici che differivano significativamente dagli originali greci. Tali errori ebbero come effetto quello di far divergere quest'ultima dalle altre chiese ortodosse. Al fine di rendere ancora più effettiva la comunione tra le chiese ortodosse, nonché per correggere i supposti errori, il Patriarca di tutte le Russie Iosif decise di portare a termine alcune riforme liturgiche. Ebbe nel proprio intento l'appoggio dello zar Alessio I che, tuttavia, prima di procedere a una tale delicata decisione, ordinò al proprio messo Arsenij Suchanov di accompagnare Paisios in Grecia per verificare la veridicità delle asserzioni di quest'ultimo. Le notizie che giunsero allo zar non furono confortanti: nel 1650 veniva reso edotto che i monaci di Monte Athos avevano bruciato su di un rogo i testi sacri russi bollandoli come eretici, nel 1652 apprendeva invece che la fede di cui Paisios si diceva portatore non gli aveva impedito di ordinare l'assassinio di un proprio rivale al soglio di Gerusalemme il cui corpo, successivamente, era stato gettato in mare. Tali resoconti non fermarono tuttavia un processo che si era già avviato nel 1650 con la stampa, fortemente voluta dal movimento dei riformatori liturgici di corte che aveva il suo esponente più influente in Fëdor Alekseevič Rtiščev, del Kormčaja kniga, libro di diritto canonico con al proprio interno un rituale sul matrimonio interamente mutuato da quello introdotto da papa Paolo V nel cattolicesimo.

La fazione filo-occidentale, che promulgava l'apertura della religione ortodossa alle influenze esterne in modo tale da fare diventare la Russia uno Stato pienamente "europeo" si era messa in moto. Le Riforme subirono una brusca accelerazione con l'ascesa al Soglio di Nikon. Sostenuto dagli "Zelatori della Pietà", associazione ortodossa rigoristica di cui faceva parte ed i cui membri sarebbero diventati in seguito i suoi più acri oppositori, il nuovo patriarca, seguendo un preciso piano politico tendente a trasformare la Russia in una sorta di teocrazia, riunì nel 1652 un sinodo esortando il clero a comparare Typikon, Euchologion, e gli altri libri liturgici russi con i loro corrispondenti greci. In tutta la Russia i monasteri ricevettero la richiesta di inviare tali opere a Mosca al fine di procedere a un'analisi comparativa. In tal modo, un anno dopo, una commissione di religiosi arrivò alla revisione completa di tutti i testi liturgici dell'epoca, sancendo la cosiddetta Riforma di Nikon.

Il locum tenens del Patriarcato, Pitirim di Kruticij, riunì un secondo sinodo nel 1666, al quale parteciparono il Patriarca Michele III di Antiochia, il Patriarca Paisius di Alessandria e un gran numero di vescovi. Alcuni storici sostennero che i patriarchi ricevettero 20.000 rubli ciascuno in oro e pellicce per la loro partecipazione. Questo concilio approvò il lavoro della commissione che lo aveva preceduto e varò la riforma definitiva. Successivamente lanciò un anatema contro coloro che si fossero opposti all'innovazione e contro gli antichi libri e rituali russi. Come effetto secondario della condanna delle antiche tradizioni russe si indebolì agli occhi della cristianità la teoria che vedeva in Mosca la Terza Roma. Invece che guardiana della fede ortodossa, infatti, l'antico credo russo risultò agli occhi della cristianità, per ammissione delle sue stesse alte cariche, essere unicamente il cumulo di gravi errori liturgici.

Nonostante tale considerazione sia il patriarca ad interim che lo zar si affrettarono a benedire ed appoggiare la riforma, per motivi sia religiosi sia politici; alcuni autori ritengono infatti che Alessio I, incoraggiato dai recenti successi bellici contro la Confederazione polacco-lituana che avevano portato all'annessione della Russia occidentale e dell'Ucraina, nutrisse l'ambizione di diventare il liberatore delle regioni ortodosse che erano allora nelle mani dell'Impero ottomano, supportato in tale progetto dai Patriarchi del Vicino Oriente..

Secondo ricerche svolte a inizio del XX secolo da parte dello storico Kapterev, i messali russi discenderebbero da testi differenti da quelli utilizzati dai greci coevi alla riforma e, quindi sempre secondo gli studi dello storico Kapterev, i primi sarebbero molto più antichi, e quindi più "sacri" di questi ultimi. Secondo tale tesi sarebbe scorretto parlare di errori di copisti inesperti, essendo le opere allora utilizzate perfettamente rispondenti al modello originarioKapterev N.F., 1913, 1914; Zenkovskij S.A., 1995, 2006..

Scisma e sue conseguenze Gli oppositori alla riforma ecclesiastica furono un numero piuttosto elevato, nonché distribuito in tutti gli strati sociali. La circostanza per la quale, persino dopo la deposizione ufficiale di Nikon (1658), una serie di concili ecclesiastici continuarono nell'attuazione delle riforme volute da quest'ultimo, fece nascere per la Russia un movimento di protesta chiamato Raskol. I Vecchi credenti, infatti, rifiutarono recisamente le innovazioni imposte e i più radicali arrivarono ad affermare che la Chiesa ortodossa era caduta nelle mani dell'Anticristo. Sotto la guida dell'arciprete Avvakum Petrov (1620 o 1621 - 1682), diventato il leader della fazione conservatrice del movimento dei Vecchi Credenti, gli scismatici denunciarono pubblicamente, in tutta la Russia, le riforme ecclesiastiche. La Chiesa ortodossa lanciò diversi anatemi contro di loro, i quali, come già narrato più sopra, oltre agli aderenti del movimento colpirono anche i vecchi riti e messali russi. Il primo episodio di persecuzione che colpì i fedeli al Vecchio rito si verificò nel 1657 quando tre artigiani di Rostov, che rifiutavano recisamente di uniformarsi ai nuovi canoni, furono dapprima torturati e quindi esiliati in Siberia. Ai Vecchi Credenti fu tolto ogni diritto civile, alcuni adepti (incluso l'arciprete Avvakum) furono inoltre arrestati e giustiziati alcuni anni più tardi.

Fu tuttavia solo dopo il 1685 che fu posta in essere una persecuzione su larga scala, con torture ed esecuzioni sommarie per tutto il paese. Molti Vecchi Credenti lasciarono la Russia, altri restarono diventando il gruppo religioso maggioritario in alcune regioni come in Pomorje (la regione di Arcangelo), Guslitsj, la regione di Kursk, gli Urali e la Siberia. Nella loro strenua lotta contro Stato e Chiesa ufficiale alcuni scelsero la via dell'auto-immolazione sul rogo, ritenendo il mondo terreno ormai patria dell'Anticristo, altri optarono invece per la ribellione armata. Tra i primi la storiografia riporta 1700 fedeli arsi vivi a Tobol'sk il 6 gennaio 1679, altri 300 a Tjumen' il 6 ottobre 1687, altri 2700, seguaci della setta di un tale monaco Ignazio, si uccisero nello stesso modo il 4 marzo dello stesso anno: si calcola che tra il 1685 e il 1690 le vittime di tali gesti furono all'incirca ventimilaGauriglia G., Il Messianesimo russo, Roma, 1956, pag. 93.. Tra chi decise di ribellarsi vi furono i monaci del monastero di Solov che resistettero per ben otto anni (dal 1668 al 1676) all'assedio ordinato dallo zar Alessio. Alla loro capitolazione seguì di pochi giorni la morte dello stesso zar, che molti fedeli giudicarono come una punizione divina per il gesto empio di cui si era macchiato. A causa della loro dottrina "egualitaria" e refrattaria ad ogni gerarchia statale ed ecclesiastica, alcuni tra gli aderenti al vecchio culto della confessione dei Bespopovcy ebbero un ruolo attivo e determinante durante le rivolte cosacche tra il 1667 e il 1670 e durante quella del 1773 condotta da Emel'jan Ivanovič PugačëvOrlando Figes, La danza di Nataša, Storia della cultura russa (XVIII-XX secolo) ed. Piccola Biblioteca Einaudi, pag. 264..

Nel corso dei secoli l'oppressione del governo variò in modo significativo, passando alternativamente da una sostanziale tolleranza, come sotto Pietro I (durante il cui regno i Vecchi Credenti dovettero pagare una tassazione doppia e una gabella per la loro scelta di portare la barba) a periodi di intensa persecuzione, come sotto Nicola I. Ciononostante da parte dell'autorità statale come della chiesa ortodossa rimase immutata la percezione del movimento come una minaccia per l'intera Russia.

Nel 1905 lo zar Nicola II siglò un atto che sanciva la libertà di culto e pose fine nell'impero alle persecuzioni delle minoranze religiose. Ai Vecchi credenti fu riconosciuto il diritto di costruire chiese, di far rintoccare le campane, di tenere processioni e di auto-organizzarsi gerarchicamente. Fu proibito (come lo era stato sotto il regno di Caterina II) riferirsi a loro come raskolniki (scismatici), un appellativo che questi ultimi avevano sempre considerato diffamatorio. Le persone spesso si riferiscono al periodo che va dal 1905 al 1917 come "l'età dorata dell'antica fede": i Vecchi Credenti erano stati emancipati e non ricoprivano più il gradino più basso della scala sociale, il loro numero crebbe a dismisura fino ad arrivare a venti milioni di fedeliOrlando Figes, cit., pag. 263.. Tuttavia permasero alcune restrizioni, quale la proibizione per gli aderenti a tale fede di diventare funzionari statali.

Situazione attuale

Nel 1971 il patriarcato moscovita revocò l'anatema lanciato sui vecchi credenti nel XVII secolo, ma la maggior parte fra le comunità di questi ultimi rifiutò di tornare in comunione con le altre Chiese ortodosse.

Stime ritengono che il numero totale degli aderenti a tale fede vari da 1 a 10 milioni di individui, alcuni dei quali vivono in comunità estremamente isolate nei luoghi dove alcuni secoli fa erano stati costretti a fuggire per evitare le persecuzioni. Una comunità di 40.000 Vecchi credenti lipovani tuttora vive tra l'Ucraina e la Romania, sul delta del Danubio. Negli anni dieci del XX secolo all'incirca il 25% della popolazione russa dichiarava di fare parte di branche del movimento dei vecchi credenti (secondo i dati del censimento del 1910).

Le Chiese dei Vecchi credenti presenti in Russia hanno ultimamente iniziato la rivendicazione delle loro proprietà dopo il crollo dell'Unione Sovietica che aveva represso la Chiesa ortodossa, sebbene l'antico credo (a differenza della Chiesa ortodossa ufficiale) si trovi spesso in difficoltà nel reclamare i propri diritti di fronte all'autorità statale. Mosca ospita le chiese delle più importanti branche del movimento: Rogožskaja Zastava (centro ufficiale dei Popovcy della Gerarchia Belokrinitskaja), una cattedrale per la Gerarchia Novozjbkovskaja a Zamoskvoreč'je, e Preobraženskaja Zastava dove coesistono i Pomorcy e i Fedoseevcy.