LUnione Civica Radicale (, UCR) è un partito politico argentino fondato il 26 giugno 1891 da Leandro N. Alem.
L'UCR è un partito di centro/centro-sinistra, che si ispira alle politiche del radicalismo e del liberalismo.
È lo storico rivale del Partito Giustizialista sin dalla fondazione di quest'ultimo, nonostante questo si sia spostato a sinistra dopo la vittoria di Néstor Kirchner.
L'UCR è il più antico partito argentino. È stata, infatti, fondata nel 1891 ed è stata al governo del paese in totale per 27 anni. È opportuno precisare che l'attuale UCR è frutto di numerose e svariate scissioni subite dall'originaria UCR, che hanno dato vita ad altri partiti politici quali il Partito Intransigente, il Movimento dell'Integrazione e dello Sviluppo e l'Unione Civica Radicale Antipersonalista.
Storia
Le origini L'UCR nasce da una frattura all'interno dell'Unione Civica, nata dall'incontro degli oppositori all'autoritario presidente Miguel Juárez Celman, del Partito Autonomista Nazionale. Nel 1890 alcuni esponenti dell'UC, guidati da Leandro N. Alem e Bartolomé Mitre, diedero vita alla cosiddetta Revolución del Parque o Revolución del 90, che provocò la caduta del presidente Celman, sostituito dal vicepresidente Carlos Pellegrini.
Nel 1891 l'UC si accordò per presentare un ticket, formato da Bartolomé Mitre e Bernardo de Irigoyen, per le elezioni presidenziali. Mitre, però, si accordò con Julio Argentino Roca, leader del Partito Autonomista Nazionale per dar vita ad un governo istituzionale. Leandro N. Alem si oppose all'accordo Mitre-Roca e dà vita all'Unione Civica Radicale. I sostenitori di Mitre, invece, fonderanno l'Unione Civica Nazionale, che si scioglierà nel 1916 e vedrà molti suoi membri aderire all'UCR.
Dalla fondazione al 1943 Nel 1892 il presidente dell'Argentina, Carlos Pellegrini, denunciò un progetto dell'UCR di assassinare i principali leader del PAN e fece arrestare molti esponenti radicali. Alle elezioni presidenziali dello stesso anno vinse senza problemi il candidato del PAN, Luis Sáenz Peña.
Nel frattempo, nell'UCR si andava formando una minoranza interna, guidata da Hipólito Yrigoyen e presente soprattutto nella provincia di Buenos Aires. Nel 1893 Alem e Yrigoyen, guidarono due distinte rivolte contro il presidente Pellegrini, che furono soffocate dal governo. Alem sopraffatto dal senso della disfatta si suicidò nel 1896. Egli scrisse: "I radicali conservatori se ne andranno con Don Bernardo de Irigoyen; altri radicali saranno socialisti o anarchici; la canaglia di Buenos Aires, diretta dal perfido traditore di mio nipote Hipólito Yrigoyen, se ne andrà con Roque Sáenz Peña e i radicali intransigenti noi andremo alla stessa merda".
Dopo la morte di Alem, Bernardo de Irigoyen, portavoce dell'ala conservatrice cercò di riallacciare i rapporti l'Unione Civica Nazionale; Lisandro de la Torre abbandonò il partito per fondare la Lega del Sud, dal quale nascerà il Partito Democratico Progressista. Hipólito Yrigoyen decise, nel 1897, di sciogliere l'unica struttura organizzata che aveva il partito: il Comitato della Provincia di Buenos Aires. Ciò spinse ciò che rimaneva del partito a candidare, alla guida della Provincia di Buenos Aires, de Irigoyen che risultò eletto, sancendo il prevalere dell'ala conservatrice del partito, la meno organizzata territorialmente.
Nel 1903, Yrigoyen decise di riorganizzare le file del partito e creò la base per una nuova sollevazione popolare, che diede vita alla "Rivoluzione del 1905". Come le precedenti questa rivoluzione venne repressa dal governo guidato da esponenti del Partito Autonomista Nazionale. Nel PAN, però, si diffuse sempre di più la componente "modernista", guidata da Carlos Pellegrini e Roque Sáenz Peña, convinta della necessità di aprirsi alle istanze di radicali, democratici e socialisti. Nel 1910, Sáenz Peña e Yrigoyen si accordarono sulla necessità di cambiare il sistema elettorale, rendendo il voto segreto ed universale. Fin a quel momento, infatti, in Argentina si era praticato il "voto cantado": l'elettore entrato nel seggio pronunciava ad alta voce il proprio voto o mostrava come votava sulla scheda. Nel 1912 venne approvata la "Legge Sáenz Peña", che prevedeva il voto segreto, libero ed il suffragio universale maschile.
Alle elezioni amministrative tra il 1912 ed il 1916, l'UCR prevalse quasi ovunque. I radicali vinsero anche le elezioni presidenziali del 1916. La vittoria di Yrigoyen segnò così l'inizio del declino del Partito Autonomista Nazionale, dall'altro aprì un periodo di 14 anni di governo radicale. Nel 1922 infatti i radicali s'imposero con un distacco ancora maggiore sugli avversari grazie alla candidatura di Marcelo T. de Alvear, esponente di una delle più illustri famiglie di Buenos Aires e ambasciatore argentino in Francia. Dopo la presidenza di Alvear fu rieletto per un secondo mandato Yrigoyen. I 14 anni di governo non furono, però facili per l'UCR. Ben presto, il partito si divise tra "azzurri", di tendenza più conservatrice, ed i "radicali" propriamente detti, di tendenza più popolare. A questa divisione, ben presto, si sovrappose, a partire dal 1924, quella tra yrigoyenisti ed antipersonalisti. Gli antipersonalisti erano soprattutto gli eredi del pensiero di Alem, i radicali intransigenti, contrari a qualsiasi forma di leaderismo politico. La divisione dopo poco sfociò nella nascita, ad opera di Roberto M. Ortiz, dell'Unione Civica Radicale Antipersonalista. Le dimensioni della vittoria del 1916 fecero del partito, fra il 1916 e il 1930, uno degli esempi più citati di partito pigliatuttoVedi Falcon Ricardo (a cura di),Nueva Historia Argentina, Tomo VI, Buenos Aires, Ed. Sudamericana, 2000.
Nel 1930 il "periodo radicale" venne bruscamente interrotto da un golpe militare, al quale presero parte molti esponenti antiperonalisti. Nel 1931 venuta meno la giunta militare, l'UCRA, con il consenso dei militari, diede vita insieme al Partito Democratico Nazionale, conservatori, ed al Partito Socialista Indipendente, moderati, alla "Convergenza", un'alleanza che guidò il paese fino al 1943. Dal 1935, nell'UCR Amadeo Sabattini, governatore di Córdoba, divenne il punto di riferimento dei radicali intransigenti, tra i quali Moisés Lebensohn si fece portatore, insieme al gruppo giovanile FORJA (Fuerza de Orientación Radical de la Joven Argentina), del superamento del progetto di astensionismo elettorale proposta da Yrigoyen dopo il golpe del 1930.
L'antiperonismo e l'Unione Democratica
Nel 1943 un golpe militare fece cadere il governo del presidente Ramón Castillo. All'inizio quasi tutte le formazioni politiche sostennero la giunta militare. Nel giro di un anno, però, l'UCR, il Partito Socialista, il Partito Comunista d'Argentina, il Partito Democratico Progressista, il Partito Democratico Nazionale, l'Unione del Centro Indipendente ed il Partito Popolare Cattolico, insieme al mondo studentesco ed universitario organizzarono manifestazioni in tutto il paese contro il Ministro della Guerra e Segretario del Lavoro, Juan Domingo Perón, accusandolo di metodi fascisti.
I vari partiti antiperonisti diedero vita all'Unione Democratica, che di fatto raccoglieva le più variegate componenti culturali: radicali, socialisti, comunisti, democristiani, moderati. Per volere dell'UCR dall'Unione fu escluso il Partito Democratico Nazionale, al quale i radicali non perdonavano la partecipazione ai governi della "decade infame" (1931-1943), durante i quali il governo fu accusato di numerosi brogli elettorali.
In questo periodo, però, l'UCR era divisa in varie correnti: gli "unionisti", di matrice liberale, favorevoli all'accordo con le altre formazioni politiche e chiaramente antiperonisti; "Línea Córdoba" guidata da Sabbatini, perciò detti sabbatinisti, socialdemocratici, che assunsero una posizione attendista nei confronti del peronismo; gli intransigenti, che si ispiravano ad Alem e ad Yrigoyen, si opponevano a Perón circa le questioni democratiche, ma sostenevano i suoi governi sulle questioni sociali, e diedero vita alla corrente "Movimento Intransigenza e Rinnovamento". Sia gli intransigenti, che la Linea Córdoba si opposero al progetto dell'Unione Democratica.
Nel frattempo altri radicali abbandonarono il partito per aderire al peronismo ed alcuni di questi fondarono l'Unione Civica Radicale Giunta Rinnovatrice, mentre la FORJA perse tutti i suoi membri, molti dei quali passarono al peronismo.
Alle presidenziali del 1945, il ticket Tamborini-Mosca venne battuto da Perón. Sorte analoga toccò ai candidati radicali alla presidenza nel 1951, Balbín-Frondizi. Del resto l'UCR era apparsa nuovamente divisa tra unionisti ed intransigenti circa l'atteggiamento da assumere sulla riforma costituzionale varata dal Perón nel 1949. Questa volta prevalse la tesi degli intransigenti, contrari ad una totale frattura istituzionale. Tra il 1950 ed il 1955, però, numerosi deputati radicali furono privati del seggio parlamentare ed incarcerati. Molti militanti radicali presero parte ai "commando", che lottavano contro il presidente Perón.
Nel 1955 l'aeronautica militare bombardò Plaza de Mayo. Perón invocò l'unità tra le varie forza politiche, ma Frondizi, eletto l'anno precedente alla guida dell'UCR, chiese, in un discorso tenuto alla radio, il pieno rispetto delle libertà politiche. Nel settembre 1955, le forze armate fecero cadere il governo Perón, dando vita alla cosiddetta "Revolución Libertadora".
Di nuovo al governo e le divisioni tra radicali I radicali nel 1956 si divisero in due componenti: i moderati: gli unionisti (liberal-conservatori), i sabbatinisti (socialdemocratici) e gli intransigenti moderati seguaci di Balbín; gli intransigenti guidati da Frondizi. I primi diedero vita all'Unione Civica Radicale del Popolo (UCRP), più vicina alla "Revolución Libertadora", i secondi fondarono l'Unione Civica Radicale Intransigente (UCRI).
Alle politiche per la Costituente del 1957 l'UCRP ottenne 2.117.160 (23,2 %) voti, contro il 1.821.459 (20%) dell'UCRI. Vi furono, però, ben 2.119.147 (23,3%), espressione del dissenso degli elettori peronisti, che non poterono sostenere alcun partito dichiaratamente peronista. L'UCRI, dato l'amplissimo numero di schede bianche, considerò il voto non valido. L'UCRP invece decise di riapprovare la Costituzione del 1853, riconoscendo in più il solo diritto di sciopero. Vennero meno, pertanto, alcuni principi riconosciuti dalla Costituzione peronista, come l'uguaglianza tra uomo e donna, l'autonomia universitaria, la funzione sociale della proprietà, la gestione statale dei servizi pubblici. Il tutto fu dovuto al rifiuto dei sabbatinisti e di buona parte degli unionisti di proseguire l'approvazione degli articoli relativi ai diritti sociali.
Alle presidenziali del 1958 i due candidati principali furono Frondizi per l'UCRI e Balbìn per l'UCRP. Frondizi, fece un accordo segreto con Perón, che fece convergere i voti dei militanti peronisti su di lui. Frondizi ottenne, così, 4.049.230 voti contro i 2.416.408 di Balbín.
L'azione di Frondizi si incentrò sullo sviluppo industriale, favorendo anche l'ingresso del capitale straniero, e sulla riforma universitaria, favorendo la nascita di Università private. Le sue politiche economiche ed educative provocarono forti opposizione da parte dei sindacati e dei movimenti studenteschi. Di questa opposizione cercarono di avvantaggiarsi i militari, che organizzarono vari tentativi di colpo di Stato. L'ultimo riuscì nel 1962 e fu causato dal rifiuto di Frondizi di annullare le elezioni della Provincia di Buenos Aires, dove avevano prevalso i peronisti, dopo che Frondizi aveva ritirato il divieto per gli stessi di partecipare alle elezioni.