Alezio (fino al 1873 chiamato Villapicciotti) è un comune italiano di abitanti della provincia di Lecce in Puglia.

È situato nel versante occidentale del Salento, nell'entroterra di Gallipoli.

Geografia fisica

Territorio Il territorio del comune di Alezio, che si estende su una superficie di per una densità abitativa di 307,6 abitanti per chilometro quadrato, si distribuisce su una pianura a est di Gallipoli movimentata da basse colline la cui altimetria massima supera di poco i 100 metri. La casa comunale è situata a .

Confina a nord con i comuni di Sannicola e Tuglie, a est con il comune di Parabita, a sud con il comune di Matino e a ovest con il comune di Gallipoli.

Classificazione sismica: zona 4 (sismicità molto bassa, PGA inferiore a ) - Ordinanza PCM. 3274 del 20/03/2003.

Clima

Dal punto di vista meteorologico Alezio rientra nel territorio del Salento meridionale che presenta un clima prettamente mediterraneo, con inverni miti ed estati caldo umide. In base alle medie di riferimento, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta attorno ai , mentre quella del mese più caldo, agosto, si aggira sui . Le precipitazioni medie annue, che si aggirano intorno ai , presentano un minimo in primavera-estate e un picco in autunno-inverno.

Facendo riferimento alla ventosità, i comuni del basso Salento risentono debolmente delle correnti occidentali grazie alla protezione determinata dalle serre salentine che creano un sistema a scudo. Al contrario le correnti autunnali e invernali da sud-est, favoriscono in parte l'incremento delle precipitazioni, in questo periodo, rispetto al resto della penisolahttp://clima.meteoam.it/AtlanteClimatico/pdf/(332)Lecce%20Galatina.pdf Tabelle climatiche 1971-2000 dall'Atlante Climatico 1971-2000 del Servizio Meteorologico dell'Aeronautica Militare.

Classificazione climatica di Alezio: Zona climatica: C Gradi giorno:

Origini del nome Le origini del nome sono incerte. È possibile ipotizzare un collegamento con l'omonima cittadina dell'Acarnania, ma non vi sono evidenze storiche in questo senso. In epoca romana il nome si trasformò in Aletium.

Storia

Le origini messapiche

Alezio ha origini antiche: la città fu probabilmente fondata dai Messapi, antichi abitatori del Salento ai quali è possibile si siano sovrapposte popolazioni di origine greca, con ogni probabilità fra l'VIII e il VII secolo a.C., il che spiegherebbe le leggende che vogliono Lizio Idomeneo (mitico re di Creta) fondatore della città, benché detta leggenda viene riferita a molte città del meridione, da Metaponto a Gallipoli e a Lecce e sia probabilmente un'immagine iconografica delle migrazioni greche avvenute nel territorio salentino fra l'VIII e il VII secolo a.C.

Tracce del nucleo abitato più antico sono state rinvenute nel sito individuato al presente come collina di Alezio. È ipotizzabile, come per altri centri di origine messapica, un impianto urbanistico con ampi influssi culturali greci, ipotesi confortata dal ritrovamento di manufatti di tipo greco benché la mancanza di resti di mura o tracce importanti di insediamenti renda assai difficile avere delle certezze a proposito.

In ogni caso e nonostante l'assenza di ritrovamenti archeologici è ipotizzabile che tra la seconda metà del IV secolo a.C. e i primi decenni del secolo successivo, si sia avuta la costruzione di fortificazioni, che secondo alcuni studiosi ingloberebbero un centro abitato di 64 ettari circa, ma gli elementi a sostegno di questa tesi sono abbastanza labili mancando tracce di strutture abitative, di edifici pubblici o di culto e legati più che altro ad analogie con altri centri messapici. Gli scavi probabilmente sono ancora molto incompleti e non danno, quindi, indicazioni certe circa l'estensione della città nel periodo. Rispetto ad altri insediamenti messapici (Oria, Ceglie Messapica, Cavallino, Ugento, Vaste) Alezio non è quindi caratterizzato dalle stesse tracce di urbanizzazione, benché fosse inserito lungo la Via Salentina, arteria stradale realizzata in periodo messapico e poi ripresa e potenziata in periodo romano, che metteva in comunicazione Taranto con Veretum, Leuca per arrivare fino a Otranto.

È stata individuata e parzialmente indagata con gli scavi della Soprintendenza Archeologica negli anni fra il 1981 e il 1985, a poca distanza dall'odierno centro urbano in Contrada Monte d'Elia, una necropoli messapica databile tra il VI e il III-II secolo a.C.

In detta necropoli sono visibili i vari tipi di sepoltura tipiche del periodo messapico: dalla semplice fossa scavata nella terra o tagliata a cassa rettangolare nella roccia (pseudosarcofago) e coperta da una pietra rozzamente lavorata di età arcaica, al sarcofago monolitico databile a partire dal V-IV secolo a.C., squadrato con precisione e spesso con gradino in rilievo sul fondo a mo' di capezzale e un unico lastrone per copertura sagomato a doppio spiovente, fino alla cassa di lastroni di enormi dimensioni, chiusa da blocchi tra loro connessi mediante dentelli di incastro e tipica di periodi più recenti. Stranamente non sono state ritrovate tombe a camera e ipogei, pure largamente diffusi nel territorio messapico.

I corredi funerari rinvenuti sono composti per lo più di ceramica, che possiamo supporre prodotta in loco e vasellame a imitazione di modelli greci e altri manufatti probabilmente importati dal mondo greco.

Ampia è la documentazione epigrafica limitata però all'ambito funerario. Iscrizioni in lingua messapica utilizzando l'alfabeto greco (uso che si diffonde a partire dal VI secolo a.C.) e databili tra la fine del VI e il III-II secolo a.C., sono state ritrovate all'interno delle tombe. Non si tratta altro però che del semplice nome e cognome del defunto.

In passato è stata attribuita ad Alezio una zecca per l'emissione di monete d'argento (didramma e tetrobolo) con leggenda Falethas oppure Balethas, datate alla metà del IV secolo a.C., molto più probabilmente bisogna ricondurre dette monete alla zecca di Valesio, centro messapico sito tra San Pietro Vernotico e Torchiarolo.

Il periodo ellenistico e l'epoca romana In età ellenistica è ipotizzabile l'estendersi dell'abitato nella zona pianeggiante oggi detta Contrada Raggi, a est del nucleo originario. Il sorgere di attività produttive agricole e artigianali e un momento di espansione economica della cittadina è testimoniato dal ritrovamento nella zona di forni per ceramiche e tracce di vario genere. L'esistenza di una classe aristocratica particolarmente abbiente sembra provata dal rinvenimento alla periferia della zona Raggi di un corredo aureo di notevole valore artistico (consistente in una collana, due orecchini, due bracciali in filo e due anelli digitali), relativo alla sepoltura di una giovane donna all'interno di una tomba familiare databile fra il II e il I secolo a.C.

Il vasellame da mensa di origine greca proveniente da Grecia, Tunisia e Asia Minore (I-VI secolo d.C.), ritrovato in discreta quantità, insieme con altra ceramica di fattura grossolana, danno una certa sicurezza nello stabilire che la città gode di una buona prosperità almeno fino al IV secolo d.C. Nel territorio circostante al centro urbano moderno è possibile ipotizzare la diffusione di fattorie agricole nel periodo, gestite da personale servile, come riferito da un'iscrizione latina, che ricorda la morte di Germana serva di Polonus (conservata al Museo Archeologico Provinciale "S. Castromediano» di Lecce), probabilmente pertinente all'area cimiteriale di un fondo rustico.

Per l'assenza di documentazione archeologica da questo periodo in poi e per lunghi secoli è molto probabile che la cittadina segua il declino economico e culturale che accompagna la caduta dell'impero romano d'Occidente e tutto l'Alto Medioevo.

Abbiamo comunque prove, anche attraverso le citazioni di vari autori, che la città sia viva e in qualche modo attiva dal VII secolo a.C. fino al IV secolo d.C.

Il nome della città viene declinato in diverse forme:

Aletia in Strabone (64 a.C. - I secolo d.C.) Aletium nei passi di Plinio il Vecchio (24 - 79 d.C.) Aletion in Tolomeo (100 - post 165 d.C.) Baletium nella "Tavola Peutingeriana" (IV secolo)

Nel periodo dal IV secolo d.C. fino al tardo Medioevo, la città scompare dalle citazioni, probabilmente subendo un lento e inarrestabile declino fino a essere completamente abbandonata, od anche per le distruzioni apportate dalle invasioni di Vandali e Goti. In ogni caso l'assenza di qualsiasi documentazione di tipo archeologico sembra testimoniare un lungo intervallo di abbandono del sito tra il periodo tardo - romano e la costruzione della chiesa di Santa Maria della Alizza, quindi per almeno 8 secoli.

Periodo medioevale È da ritenersi infondata la notizia che Alezio sia stata distrutta intorno all'anno 1000 da un'incursione saracena, benché il contesto storico sembri avvalorare la tesi di ultimi rigurgiti saraceni nel Salento (autori Arditi, Visceglia). Con ogni probabilità, come già sottolineato nei paragrafi precedenti, nel periodo l'antica Aletium non esisteva più.

Qualche segno di una certa ripresa dell'attività edilizia nel territorio aletino si hanno in periodo tardo medievale e comunque riutilizzando ambienti già esistenti e tecniche costruttive rudimentali e molto modeste, Alezio resta poco più di un piccolo insediamento rurale per secoli se ancora nel 1567 il vescovo di Gallipoli la definisce un "casale povero e semiabbandonato" (dalla relazione sulla visita pastorale effettuata da Pelegro Cibo, vescovo di Gallipoli).

Primi segni di un qualche e nuovo insediamento urbano si hanno nel XIII secolo, periodo in cui venne edificato il primo embrione della chiesa dedicata a Santa Maria della Alizza o Lizza (fastosamente festeggiata il 15 agosto di ogni anno) per opera, forse, di alcuni monaci di rito greco. Non è nota la data certa di fondazione della chiesa. Le notizie storiche sono assai limitate e si ricavano per lo più da documenti pontifici, da descrizioni sullo stato della diocesi di Gallipoli in occasione di visite pastorali e dagli archivi parrocchiali. Gli studiosi locali dell'Ottocento sono concordi nel collegare le vicissitudini della chiesa a fatti d'arme della vicina Gallipoli durante il XIII-XIV secolo.

È probabile che, in seguito all'Assedio di Gallipoli (1268-1269), nel corso della campagna di conquista del Regno di Sicilia da parte di Carlo I d'Angiò, la cattedrale di Sant'Agata in Gallipoli sia divenuta inutilizzabile. Il Tasselli suggerisce che il Vescovo gallipolino insieme a molti gallipolini scampati alla distruzione della città si siano trasferiti ad Alezio e vi siano rimasti per circa un secolo. Così nella prima metà del XIV secolo fu eletta sede episcopale la chiesa della Alizza che, per l'occasione, venne intitolata a Santa Maria de Cruciata e naturalmente a Sant'Agata, come si apprende da una lettera di papa Giovanni XXII, che da Avignone esortava Milezio, vescovo di Gallipoli, e tutti i fedeli, cui concedeva quaranta giorni di indulgenza, a raccogliere fondi per edificare e ricostruire la cattedrale ad Alicia (Alezio)Dagli Acta Iohannis XXII, n.118, 6 gennaio 1330. Probabile si sia poi riformato intorno alla chiesa un villaggio di modeste dimensioni nominato Casal d'Alezio, e che restò tale sino al XVII secolo.