La tomba di Vix è una sepoltura principesca celtica a tumulo, databile attorno al 500 a.C., scoperta nel 1953 nei pressi del villaggio francese di Vix, in Borgogna. La tomba, nota anche come sepoltura della "Dama di Vix", fa parte di un più ampio complesso archeologico protostorico del tardo periodo di Hallstatt e dell'inizio di quello di La Tène, comprendente un abitato fortificato (oppidum) sul Mont Lassois e diversi tumuli funerari.
Mai violata prima dello scavo, la tomba conteneva un corredo di eccezionale ricchezza, noto in francese come ("tesoro di Vix"): numerosi gioielli, tra cui un torque in oro massiccio, e il celebre cratere di Vix, il più grande vaso metallico dell'antichità classica finora conosciuto.
Localizzazione
Il complesso si trova presso il villaggio di Vix, circa 6 km a nord di Châtillon-sur-Seine, nel dipartimento della Côte-d'Or, in Borgogna nord-orientale. Il sito è incentrato sul Mont Lassois, un rilievo isolato dalla sommità pianeggiante che domina di circa 100 metri l'alta valle della Senna e che ospitava l'abitato fortificato. A sud-est del monte si estendeva una necropoli di 42 ettari, con sepolture che vanno dalla tarda età del bronzo al tardo La Tène; altri rinvenimenti attestano una frequentazione del sito fino alla tarda antichità.
Nel VI e V secolo a.C. l'insediamento di Vix controllava un importante nodo commerciale, dove la Senna, via di trasporto fluviale che collegava la Francia orientale e occidentale, incrociava la via di terra che dal Mediterraneo conduceva all'Europa settentrionale. Lungo questo asse transitava in particolare lo stagno proveniente dalla Gran Bretagna e diretto verso sud, un traffico sul quale l'aristocrazia locale poteva verosimilmente esercitare un controllo e prelevare pedaggi. Vix si trova inoltre al centro di una pianura agricola fertile.
Storia delle scoperte
I primi materiali archeologici della zona furono individuati a partire dall'aprile del 1930 da un appassionato locale. Le ricerche, via via più sistematiche, restituirono nei decenni successivi migliaia di frammenti ceramici, fibule, gioielli e altri oggetti in bronzo e ferro.
Nel gennaio del 1953 Maurice Moisson, capocantiere degli scavi condotti dalla società archeologica di Châtillon-sur-Seine, notò un'anomalia del terreno in un campo ai piedi del Mont Lassois e la segnalò a René Joffroy, allora presidente della società: lo scavo del tumulo, condotto tra gennaio e febbraio dello stesso anno, portò alla luce la sepoltura con il cratere. Nel 1991 presero avvio nuove ricerche sul Mont Lassois e nei suoi dintorni sotto la direzione di Bruno Chaume; dal 2001 il programma di ricerca "Vix et son environnement" riunisce le risorse di diverse università.
Nel 2019 il tumulo della tomba è stato oggetto di un nuovo scavo integrale condotto dall'Inrap in collaborazione con il laboratorio ARTEHIS (CNRS/Università di Borgogna-Franca Contea).
L'oppidum del Mont Lassois Fortificazioni e strutture Gli scavi dell'abitato sulla sommità del Mont Lassois hanno rivelato imponenti fortificazioni, con fossati e mura spesse fino a 8 metri. Le mura erano costruite nella tecnica detta Pfostenschlitzmauer (a montanti lignei verticali), ma hanno restituito anche chiodi del tipo caratteristico del murus gallicus. All'interno della cinta sono stati individuati edifici di vario tipo: case a pali portanti, capanne seminterrate, focolari e granai su palafitte. Le prospezioni geofisiche mostrano un grande insediamento pianificato, con un asse centrale nord-sud e più fasi edilizie.
Il "palazzo della Dama di Vix"
Nel 2006, al centro del sito, è stato scoperto un grande complesso di cinque edifici di notevoli dimensioni. L'edificio principale misurava 35 × 22 metri, con un'altezza interna stimata di almeno 15 metri; la grande sala era dotata di un'abside sul retro e di un portico in antis sulla fronte, una planimetria che richiama il megaron della prima architettura greca. Un rinvenimento del genere è senza precedenti nell'Europa celtica antica. I materiali suggeriscono un uso residenziale o legato a banchetti, e la struttura è stata definita il "palazzo" della Dama di Vix (). Secondo Chaume: «Lo spazio interno di circa 500 m² è diviso in tre ambienti di dimensioni diverse. Questa realizzazione dimostra una padronanza della geometria e della carpenteria capace di liberare vasti spazi interni».
Le prospezioni geomagnetiche hanno inoltre individuato un altro grande edificio absidato, di dimensioni e impianto analoghi, all'interno di una vasta area recintata ai piedi del Mont Lassois, sull'altra riva della Senna, anch'esso interpretato come edificio "palaziale". Tutti e sei i grandi edifici presentano un identico orientamento est-ovest, con gli ingressi principali rivolti verso il sorgere del sole, una disposizione forse dettata da ragioni simboliche più che pratiche. Diversi autori hanno ipotizzato che la Dama di Vix possa essere stata una sacerdotessa oltre che una "regina".
Reperti I numerosi rinvenimenti dell'oppidum documentano i contatti commerciali ampi e duraturi dell'insediamento e il suo ruolo di centro economico. I reperti più comuni sono i frammenti ceramici, oltre 40.000 quelli registrati: molti sono prodotti locali decorati con semplici motivi geometrici (a scacchiera) e occasionali raffigurazioni animali, ma sono attestate anche ceramiche attiche a figure nere d'importazione greca. Molte anfore e coppe provengono dalle aree della Francia meridionale allora colonizzate dai Greci; le anfore erano servite al trasporto del vino. Tra i gioielli figurano fibule, spesso decorate con ambra o corallo, orecchini, perle, bracciali di scisto e anelli, oltre a ornamenti in vetro; alcune figurine in bronzo sono probabilmente di origine mediterranea. Le armi rinvenute sono finora poche, in maggioranza punte di proiettile e asce.
Status Il Mont Lassois presenta tutte le caratteristiche di un insediamento di rango elevato: grandi fortificazioni, la presenza di una cittadella e di una città bassa, materiali d'importazione rari e pregiati, oltre a numerosi ricchi tumuli funerari nelle vicinanze.
I tumuli funerari La tomba di Vix
La sepoltura della "Dama di Vix" avvenne attorno al 500 a.C. Benché la decomposizione dei materiali organici sia stata quasi totale, l'individuo sepolto è stato interpretato come una donna di età compresa tra i 30 e i 35 anni, accompagnata da molti gioielli ma da nessun'arma. Il suo rango sociale preciso non è chiaro (oltre a "Dama" sono stati usati, a livello di congettura, i titoli di "regina", "principessa" o "sacerdotessa" di Vix), ma l'eccezionale ricchezza del corredo non lascia dubbi sul suo status elevato.
Sepoltura e corredo
L'inumazione fu deposta in una camera lignea rettangolare di circa 4 × 4 metri, scavata nel terreno a circa 3 metri di profondità e coperta da un tumulo di terra e pietre che misurava in origine circa 40 metri di diametro, oggi scomparso.
Il corpo era adagiato nella cassa di un carro da parata a quattro ruote, smontate e deposte accanto ad essa, di cui si sono conservate solo le parti metalliche e le decorazioni in bronzo traforato. I gioielli comprendevano un torque in oro a 24 carati del peso di 480 grammi, le cui estremità sono ornate da cavalli alati su piedistalli in filigrana ispirati ai repertori orientalizzanti; un torque cavo in bronzo, otto fibule (sei delle quali decorate con ambra e corallo), bracciali in lignite, una collana di grandi perle d'ambra e pietra e anelli da caviglia in bronzo.
La tomba conteneva inoltre un insieme di oggetti importati dall'Italia e dal mondo greco, tutti legati alla preparazione e al consumo del vino: oltre al celebre cratere, una phiale in argento con omphalos dorato, un'oinochoe (brocca da vino) etrusca in bronzo, tre bacili in bronzo probabilmente etruschi e alcune coppe attiche a figure nere. Una di queste è datata attorno al 525 a.C. e costituisce il reperto datato più recente della tomba, fornendo così il terminus post quem per la sepoltura. I vasi erano probabilmente collocati su tavoli o panche di legno non conservatisi.
Secondo gli studi confluiti nella monografia diretta da Claude Rolley, il torque sarebbe stato realizzato da artigiani locali che si ispirarono a modelli greco-orientali, e l'analisi dell'oro impiegato è compatibile con questa ipotesi. L'oreficeria celtica rimase infatti sostanzialmente autoctona: secondo Christiane Eluère, nonostante gli intensi contatti commerciali attraverso le Alpi tra Celti ed Etruschi, solo un piccolo numero di ornamenti aurei celtici presenta caratteri tecnici o stilistici di origine sud-alpina. Il torque di Vix è uno dei rari casi (con quelli di Ins, Jegenstorf e La Ronce) in cui compaiono la filigrana liscia e il filo perlinato finissimo, di circa 0,2 mm, propri della tecnica etrusca, pur restando un oggetto di fabbricazione locale.
Il cratere di Vix
Il reperto più grande e famoso della sepoltura è un monumentale cratere a volute in bronzo, alto 1,64 metri e pesante 208,6 kg, con una capacità di 1.100 litri. I crateri, destinati alla mescita di vino e acqua, erano comuni nel mondo greco ma erano di norma in ceramica: il cratere di Vix è divenuto un oggetto iconico, rappresentativo tanto della ricchezza delle sepolture principesche celtiche quanto della bronzistica greca tardo-arcaica.
Il vaso fu realizzato in sette o più elementi separati, contrassegnati da lettere greche, il che indica che fu probabilmente trasportato in Borgogna smontato e assemblato sul posto. Il corpo, ricavato da un'unica lamina di bronzo martellato dello spessore di appena 1-1,3 mm, pesa circa 60 kg; il piede è fuso in un solo pezzo, e le tre anse a voluta, sorrette da leonesse rampanti e decorate ciascuna con un gorgoneion, pesano circa 46 kg l'una. Sul collo corre un fregio a rilievo raffigurante otto quadrighe condotte da aurighi, ciascuna seguita da un oplita appiedato in armatura completa, importante esempio, raramente conservatosi, della prima arte greca del rilievo bronzeo. Il coperchio in lamina martellata, concavo e traforato, fungeva probabilmente anche da colino per la depurazione del vino ed è sormontato da una statuetta femminile in bronzo fuso alta 19 cm, vestita di peplo e velo. Il cratere fu rinvenuto schiacciato dal peso del tumulo e restaurato dopo lo scavo.
Il cratere è attribuito a un'officina greca dell'Italia meridionale (Magna Grecia), forse di Sibari, ed è datato attorno al 530 a.C.Brian B. Shefton, Massalia and Colonization in the North-Western Mediterranean, in Gocha R. Tsetskhladze e Franco De Angelis (a cura di), The Archaeology of Greek Colonisation. Essays Dedicated to Sir John Boardman, Oxford, 1994, p. 68; È il più grande vaso in bronzo greco finora conosciuto, e si è ipotizzato che vada letto nel contesto di uno scambio di doni di prestigio legato al commercio del vino mediterraneo in cambio di materie prime dell'Europa settentrionale.
La compresenza nella tomba di oggetti etruschi accanto a quelli greci ha portato a inquadrare Vix nel commercio transalpino a cui presero parte anche gli Etruschi. Secondo Otto-Herman Frey, il servizio da vino in bronzo e argento, che comprende vasi con ogni evidenza di produzione etrusca, mostra che, oltre ai mercanti greci di Massalia attivi lungo l'asse Rodano-Saona, anche gli Etruschi parteciparono agli scambi con l'Europa centrale: estesa la loro influenza alla pianura padana entro la fine del VI secolo a.C., i valichi delle Alpi centrali e occidentali misero questi centri in contatto con i principi dell'alta Senna. Vix si inserisce così nel quadro più generale degli scambi tra l'Etruria e le risorse della Gallia, nel quale i beni di lusso mediterranei (vino, vasellame bronzeo e ceramica) risalivano verso nord in cambio di materie prime.
Il nuovo scavo del 2019