Terrore Bianco nella storia della Francia è un'espressione che indica, in opposizione al Terrore dei montagnardi, i massacri commessi da estremisti monarchici in distinti periodi: nel 1795 (circa 2000 persone assassinate o giustiziate) e nel 1799 ai danni di repubblicani e di giacobini in particolare, avvenuti soprattutto nella Valle del Rodano, e nel 1815, dopo la definitiva caduta di Napoleone, contro repubblicani, bonapartisti e liberali.

Il Terrore bianco del 1795

La reazione termidoriana Dopo la caduta di Robespierre e alcune settimane nelle quali la coalizione termidoriana sembrava essere concorde nel denunciare nel Robespierre un nuovo re, una lotta oppose, nella Convenzione nazionale, i sostenitori del mantenimento del governo rivoluzionario, dirigista, del Terrore e della Costituzione del 1793 - i montagnardi uniti intorno a Barère e a Billaud-Varenne - ai sostenitori del liberalismo economico, del ritorno al governo costituzionale e della formulazione di una nuova Costituzione, fondata sui principi della libertà e della proprietà - e questi erano rappresentati da montagnardi dantonisti come Tallien, Fréron e Antoine Merlin de Thionville, dai deputati del Marais, con Boissy d'Anglas e Sieyès e dagli ultimi girondini.

I termidoriani erano divisi sul senso da dare alla caduta di Robespierre: vi era chi intendeva imputare al solo Robespierre e ai suoi «complici» ritenuti tutti terroristi - ai quali però, erano appartenuti diversi termidoriani, come Tallien, Barras o Fréron - quanto fossero stati «tiranni» e «bevitori di sangue». In questo quadro, mentre una gran parte di monarchici, federalisti e accaparratori, venivano a beneficiare di un'amnistia, molti rivoluzionari furono arrestati con l'accusa di complicità con il «tiranno» Robespierre. Diffusa nell'opinione pubblica l'immagine di un Terrore violento e sanguinario, il governo rivoluzionario fu progressivamente smantellato, rinnovandone prima i membri, poi diminuendone i poteri e infine sopprimendolo insieme con l'abrogazione della legge sul maximum e il ristabilimento della Borsa di Parigi il 10 ottobre 1795.

In questo quadro, la stampa moderata e monarchica scatenò l'offensiva sia contro i terroristi che contro gli ultimi hébertisti, come Gracchus Babeuf: il deputato Stanislas Fréron, già rappresentante della Convenzione con Barras nel Midi nel 1793, dove si era distinto per soprusi e rapine, ripubblicò dall'11 settembre 1794 l'Orateur du Peuple, divenuto un organo della propaganda reazionaria anti-giacobina, mentre il monarchico Méhée de la Touche pubblicava il pamphlet La Queue de Robespierre (La coda di Robespierre).

La violenza verbale si mutò presto in violenza fisica. A Parigi, Tallien e Fréron organizzarono bande di muscadins (moscardini)Letteralmente, signorini profumati alla noce moscata (muscade). Il termine indicava già alla fine dell'ancient régime i giovani eleganti e vezzosi, e divenne popolare durante la Rivoluzione: erano due o tremila, ex-detenuti sospetti, disertori dell'esercito, giornalisti, artisti, chierici, piccoli commercianti della riva destra, soprannominati anche «Colletti neri» a motivo della loro tenuta - portavano un abito col bavero nero in segno di lutto per la morte di Luigi XVI con 17 bottoni di perla in onore di Luigi XVII, basco a coda di merluzzo, pantaloni chiusi sotto il ginocchio, capelli a trecce raccolte e trattenute da un'asticella di piombo - organizzati in gruppi attorno a cantanti e musicisti come Pierre Garat, François Elleviou, Ange Pitou, al drammaturgo Alphonse Martainville e al giornalista Isidore Langlois, guidati da Victor Amédée de La Fage marchese di Saint-Huruge, un avventuriero. Conducevano la loro agitazione nel quartiere del Palais-Royal (allora chiamato ancora Palais-Égalité), schiamazzavano nelle strade cantando Le réveil du peuple, si riunivano nei caffè monarchici, leggevano giornali del tipo del Le Courrier républicain, La Quotidienne, Le Messager du Soir, interrompevano gli spettacoli teatrali per fischiare un attore considerato «terrorista», imponevano una recita o un'aria, attaccavano chiunque avesse una reputazione o un'aria da giacobino - ne fece le spese anche il girondino Louvet de Couvray il cui giornale, La Sentinelle, attaccava sia i giacobini che i monarchici - distruggevano immagini dei vecchi rivoluzionari, imposero l'espulsione delle spoglie di Marat, l'8 febbraio 1795, dal Panthéon, scatenarono risse fino ad arrivare agli stupri e agli omicidi di giacobini.

Prendendo a pretesto queste violenze, le autorità chiusero il Club dei giacobini nel novembre 1794. I giacobini, messi di fronte alla duplice ostilità dei repubblicani moderati e dei monarchici, e la popolazione di Parigi, prostrata dalla carestia che colpì la capitale nell'inverno 1794-1795, che la politica liberale della Convenzione - che aveva intanto reintrodotto la tassa sul grano - non riusciva a fronteggiare, reagirono rivoltandosi. Ma le insurrezioni del 12 germinale e del 1° pratile dell'anno III (aprile e maggio 1795) fallirono e le autorità ordinarono il disarmo dei «terroristi» con la legge del 21 germinale e 1.200 giacobini e sans-culottes (Sanculotti) furono arrestati a Parigi. Alcuni importanti dirigenti montagnardi furono mandati a processo e condannati a morte (tra cui il matematico Gilbert Romme, suicida) o alla deportazione (come Bertrand Barère). Fu l'ultima insurrezione di Parigi prima della Rivoluzione del 1830, ad eccezione della rivolta monarchica di vendemmaio (settembre 1795).

Il Terrore bianco in provincia Approfittando della reazione termidoriana, con il ritorno dei preti refrattari e l'afflusso degli emigrati, si svilupparono vendette spontanee di monarchici, di familiari di vittime del Terrore e di cattolici estremisti nel corso del 1795, nel sud-est della Francia e particolarmente nella valle del Rodano, contro i giacobini, in particolare militanti sans-culottes, chiamati terroristi e, nel dialetto lionese, «Mathevons».

Il clima di violenza determinato da reazioni contadine e da vendette popolari fu sfruttato da capi contro-rivoluzionari - Saint-Christol, Lestang, Bésignan, Dominique AllierDaniel Martin, L'Identité de l'Auvergne, Éditions Créer, 2002, p. 324 - che fecero reclute tra i giovani scontenti, i vecchi federalisti, i disertori e anche i criminali, in uno spirito di clientelismo. A Lione, anche l'agente inglese Wickham, che aveva la sua base in Svizzera, stabilì un'agenzia di propaganda reclutando controrivoluzionari, come Imbert-Colomès o il marchese di BésignanAdolphe Rochas, Biographie du Dauphiné, contenant l'histoire des hommes nés dans cette province, Paris, Charavay, 1856, tomo 1, p. 335, preparando un'insurrezione con Louis François Perrin de Précy. Le bande monarchiche della Compagnies de Jéhu (o Jésus) e la Compagnies du Soleil massacrarono giacobini, repubblicani preti costituzionali, protestanti, detenuti, a Lons-le-Saunier, Bourg, Lione, Saint-Étienne, Aix, Marsiglia, Tolone, Tarascona, ecc., generalmente con la complicità delle autorità municipali e dipartimentali e di quanti, nella loro lotta anti-giacobina, trovarono comodo appoggiarsi ai monarchici.

Il 14 febbraio 1795, a Lione, Joseph Fernex, giudice della Commissione rivoluzionaria imprigionato dopo il 9 termidoro, è ucciso e gettato nel Rodano da una folla di «reazionari»: è l'inizio del Terrore bianco a Lione, condotto dalla società segreta dei Compagni di Jéhu. Il 23 febbraio a Nîmes vennero massacrati quattro giacobini detenuti nelle prigioni cittadine. Il 19 aprile 1795, a Bourg-en-Bresse, sei terroristi, mentre venivano condotti a Lons-le-Saunier, furono massacrati a pochi chilometri dalla città. Il 4 maggio 1795, a Lione, vennero invase le prigioni e massacrati 99 giacobini detenuti, tra i quali il commediografo Antoine Dorfeuille, ex-presidente del Tribunale rivoluzionario, e sei donne. Il 7 maggio 1795, a Saint-Étienne, il precedente sindaco giacobino Johannot è assassinato per strada da due sconosciuti. L'11 maggio, ad Aix-en-Provence, una trentina di giacobini sono sterminati nelle prigioni. Il 25 maggio, a Tarascona, massacro di una sessantina di giacobini gettati dall'alto del castello. Il 2 giugno 1795, a Saint-Étienne, nella notte, 12 giacobini sono tratti dalle carceri e assassinati. Il 5 giugno, a Marsiglia, nel forte Saint-Jean, i monarchici massacrano 107 giacobini. Il rappresentante della Convenzione in missione, Cadroy, fa tutto il possibile per impedire l'intervento della Guardia nazionale. Il 27 giugno, ad Avignone, vengono uccisi i membri del tribunale rivoluzionario di Orange e i corpi gettati nel Rodano. Il 14 agosto 1795, ad Aix-en-Provence, i Compagni du Soleil uccidono 15 terroristi. Il 28 settembre ad Avignone, la Guardia nazionale, in gran parte formata da monarchici, si solleva e obbliga il rappresentante Boursault e la guarnigione a lasciare la città.

La distruzione delle strutture del potere giacobino e la debolezza delle autorità termidoriane lasciarono spazio sia ai moderati che agli ultras; anche le notizie sulle insurrezioni di Parigi fecero temere un ritorno di fiamma giacobina e quando i sans-culottes di Tolone si sollevarono alla fine del mese di floreale marciando su Marsiglia per liberare i detenuti, la paura s'impadronì dei «moderati», che organizzarono una forma di contro-rivoluzione preventivaDenis Woronoff, La République bourgeoise de Thermidor à Brumaire, 1794-1799, Paris, Le Seuil, 2004, p. 34-35.

La Convenzione, in cerca di una provvisoria intesa con i superstiti montagnardi, aveva appena approvato un decreto che bloccava ulteriori persecuzioni contro i deputati di quella parte. L'ordine, tuttavia, non dovette essere raccolto con convinzione nelle province, tanto che il giorno successivo si registrò l'ultimo episodio di Terrore bianco, con l'esecuzione, ad Amiens, del deputato Le Bon, già presidente del Tribunale Rivoluzionario di Arras sotto il Terrore ed arrestato a Parigi dopo la caduta di Robespierre.

La reazione della Convenzione al Terrore bianco Dopo il fallito sbarco a Quiberon degli emigrati nel giugno 1795, e il fallimento dell'insurrezione monarchica del 5 ottobre 1795, la Convenzione prese coscienza della minaccia monarchica e reagì inviando Fréron a reprimere il Terrore bianco.

Da questo momento, i moderati della Convenzione termidoriana tentano di ritrovare un accordo tra tutti i repubblicani contro la minaccia monarchica. Il 24 giugno si intima ai lionesi di consegnare le armi, di cacciare gli stranieri e di liberare emigrati e criminali comuni. Minacciata dall'arrivo di 12.000 uomini agli ordini del generale Kellermann, la città si sottomette. Gli ufficiali giacobini destituiti sono reintegrati nell'esercito, come Jean Antoine Rossignol, e anche la carriera di Napoleone Bonaparte, già sospetto per sue presunte simpatie giacobine, ottiene un rilancio. Le persecuzioni contro i montagnardi sono interrotte grazie a un decreto del 13 ottobre. Un'amnistia generale «per i fatti propriamente relativi alla Rivoluzione», dal quale sono esclusi emigrati, deportati e insorti del 13 vendemmiaio viene votata il 26 ottobre 1795. Il Club del Panthéon, composto da giacobini e da vecchi terroristi, tutti elementi della piccola borghesia, può costituirsi il 6 novembre.

Ma i successi della sinistra inquietarono il nuovo governo, dove figura il moderato Carnot, e una nuova politica anti-giacobina viene condotta dal gennaio 1796, ispecie dopo la scoperta della Congiura degli Eguali di Babeuf, nel maggio 1796, e per tutta la durata della sua esistenza, il Direttorio continuerà a oscillare nella sua lotta tra realisti e giacobini.

Il Terrore bianco del 1799