Biografia Tahar Ben Jelloun nasce in un'agiata e antica famiglia della città di Fès, nell'allora Marocco francese, il 1º dicembre del 1944. Dopo aver frequentato una scuola elementare bilingue arabo-francese, ha studiato al Lycée Regnault (liceo francese di Tangeri) fino all'età di diciotto anni, poi ha studiato filosofia all'Università Mohammed V di Rabat. Allo stesso tempo, scrisse le sue prime poesie, intrise del tumulto politico e sociale che la gioventù marocchina stava all'epoca attraversando.
Una volta completati gli studi, insegnò filosofia in Marocco e continuò la sua attività letteraria. Nel 1971 pubblicò il suo primo libro, la raccolta di poesie Uomini sotto la Sindone del Silenzio, che rifletteva l'impegno di Tahar Ben Jelloun per una maggiore giustizia sociale nel suo paese.
Lo stesso anno, in seguito all'arabizzazione dell'insegnamento della filosofia, partì per la Francia e si stabilì a Parigi. Desideroso di ampliare le sue prospettive e non limitarsi più all'insegnamento della filosofia, Tahar Ben Jelloun iniziò a studiare psicologia. Sul piano letterario, la presenza in Francia di Tahar Ben Jelloun - che scrive in francese - gli permette di stabilire contatti con gli editori.
Dal 1972 in poi ha scritto numerosi articoli per il quotidiano Le Monde. Il suo primo romanzo, Harrouda, è del 1973. Due anni più tardi, nel 1975, ha conseguito il dottorato in psicopatologia sociale sulle turbe mentali degli immigrati, esperienza che poi riverserà nel romanzo La Réclusion solitaire ("La reclusione solitaria", 1976).
Gli anni '70 vedono l'opera letteraria di Tahar Ben Jelloun evolversi sotto l'influenza delle sue esperienze intellettuali a Parigi e della sua esperienza come psicoterapeuta. Lo scrittore si è cimentato nella narrazione e ha rivendicato una prospettiva morale nei suoi scritti. Pubblica La Réclusion solitaire nel 1976 e soprattutto La plus haute des solitudes nel 1977, due opere incentrate sulla questione dell'immigrazione nordafricana nella società europea. La più alta delle solitudini, un saggio ispirato alla sua tesi e in cui racconta e analizza la solitudine psicologica e sessuale dei lavoratori immigrati, ha portato alla scoperta delle difficoltà nei rapporti tra gli immigrati e la popolazione francese.
All'inizio della sua carriera, Tahar Ben Jelloun è stato uno scrittore popolare, che godeva di buone recensioni e di un pubblico limitato ma fedele. La pubblicazione nel 1985 del romanzo L'Enfant de sable permetterà però allo scrittore marocchino di ottenere un ampio riconoscimento. Il successo del libro gli ha permesso di ampliare il suo pubblico e ha cambiato il suo rapporto con la letteratura. Come ha indicato in un'intervista, se questo nuovo pubblico non ha cambiato il suo lavoro letterario quotidiano (stile, ecc.), si è evoluta la sua concezione del messaggio veicolato dalla letteratura e della responsabilità degli autori nei confronti dei lettori.
Il suo romanzo del 1996 Les raisins de la galère (I frutti del duro lavoro) è una riflessione sul razzismo e sulle idee tradizionali musulmane sul posto della donna. La protagonista, Nadia (una giovane donna francese di origine algerina), combatte il razzismo e l'esclusione per trovare il suo posto nella società francese. Nel 1993 ha ricevuto il premio giornalistico Colombe d'Oro per la Pace, rilasciato dal Centro Italiano di Ricerca Archivio Disarmo. Ben Jelloun è stato insignito del Premio letterario internazionale di Dublino per Cette aveuglante absence de lumière (Questa accecante assenza di luce) nel 2004. Nel 2005 ha ricevuto il Prix Ulysse per l'intero corpus della sua opera.
Ha vinto il Prix Goncourt nel 1987 per La notte sacra, sequel di The Sand Child. È il primo autore marocchino a vincere questo premio. Con quel premio arriva la consacrazione: diventa lo scrittore francofono più celebre di Francia. Interviene regolarmente con dibattiti e articoli sui problemi della società, soprattutto sui problemi dell'immigrazione, delle periferie urbane e del razzismo.
Per il libro Il razzismo spiegato a mia figlia, un longseller nelle vendite, ristampato più volte e accresciuto negli ultimi vent'anni, gli è stato conferito dal segretario delle Nazioni Unite il Global Tolerance Award per il suo profondo messaggio di uguaglianza, e nel 2006 ha vinto il Premio Internazionale Trieste Poesia.
Tahar Ben Jelloun è lo scrittore in lingua francese più tradotto al mondo. Creatura di sabbia (1985) e Notte fatale (Prix Goncourt nel 1987) sono stati tradotti in quarantatré lingue, incluse - oltre alle lingue araba, inglese e altre europee - quelle indonesiana, vietnamita, hindi, ebraica, giapponese, coreana, cinese. Il razzismo spiegato a mia figlia è tradotto in trentatré lingue, incluse tre delle undici lingue principali del Sudafrica (afrikaans, swati e 'ixixhosa), bosniaco ed esperanto. La maggior parte dei suoi libri sono stati tradotti in arabo, alcuni dallo stesso autore.
Dal 2008 fa parte dellAcadémie Goncourt. Dal 2011 è membro della giuria del premio letterario Guillaume-Apollinaire.
Nel novembre 2015 lascia la Bompiani Editions, che pubblica le sue opere in italiano, per fondare La nave di Teseo, una nuova casa editrice, a Milano, con Umberto Eco.
Dal 2010 ha affiancato alla scrittura l'arte della pittura, nella quale si esprime con l'uso di colori puri e con grande attenzione alla luce. Nel 2022 è stato incaricato di dipingere il drappo del Palio di Feltre.
Controversie Nel 2001, Tahar Ben Jelloun ha pubblicato This Blinding Absence of Light, un libro sulla reclusione nella prigione segreta di Tazmamart di diverse dozzine di sottufficiali contrari al re Hassan II durante gli anni di piombo marocchini. Questa pubblicazione è stata fortemente criticata da un ex detenuto, Ahmed Marzouki, autore del libro Tazmamart Cell 10 pubblicato l'anno precedente, che descriveva anche le condizioni di detenzione a Tazmamart. L'ex ufficiale rimprovera a Tahar Ben Jelloun il suo silenzio sulla repressione della sicurezza in Marocco durante tutti questi anni, quando era uno scrittore pluripremiato, riconosciuto e protetto, la cui voce avrebbe avuto successo a livello internazionale. Inoltre, denuncia una pubblicazione che considera opportunistica e motivata da considerazioni puramente commerciali su un tema altamente simbolico e morale per la popolazione marocchina.
In risposta, Tahar Ben Jelloun respinge queste due accuse e ricorda la sua libertà artistica di scrittore. A sua difesa, egli spiega di aver taciuto sulla situazione marocchina per garantire la sicurezza della sua famiglia rimasta in Marocco e per mantenere i legami con il suo paese natale (in particolare la possibilità di ritornarvi). Ha anche aggiunto di aver ignorato alcuni aspetti della repressione subita dai prigionieri. Per quanto riguarda le questioni finanziarie, lo scrittore dice di condividere i profitti delle vendite con il prigioniero che gli ha fornito la materia prima per il suo romanzo, Aziz Binebine.
La polemica tra i due uomini ha scosso il Marocco e i circoli letterari francofoni. A suscitare tensioni ha contribuito il mutare delle posizioni di Aziz Binebine, a volte positive e a volte negative sul libro, ma soprattutto alcune affermazioni ritenute poco credibili dalla critica letteraria parigina. A differenza del libro, che ha riscosso un successo unanime da parte della critica, l'immagine di Tahar Ben Jelloun è stata per alcuni danneggiata in modo permanente da questa vicenda.
Omaggi L'asteroide (29449) Tahar benjelloun è stato chiamato così in suo onore.
Opere Narrativa Romanzi Harrouda (Harrouda, 1973), trad. di Marco Aurelio Cittadini, a cura di Egi Volterrani, Collana Zanzibar, Firenze, Giunti, 1992, ISBN 978-88-854-1909-4; Giunti, 1998 ISBN 88-09-21409-9; nuova ed., 2010. Le pareti della solitudine (La Réclusion solitaire, 1976) trad. di E. Volterrani, Collana Saggi brevi n.15, Torino, Einaudi, 1990, ISBN 88-06-11875-7 (1997), ISBN 978-88-061-1875-4; Collana I Delfini n.29, Milano, La nave di Teseo, 2017, ISBN 978-88-934-4142-1. Moha il folle, Moha il saggio (Moha le fou, Moha le sage, 1978), trad. di Lina Angioletti, Introduzione di Andrea Zanzotto e Majid El Houssi, Roma, Edizioni Lavoro, 1988, ISBN 88-7910-378-4; Collana UEF n.1149, Milano, Feltrinelli, 1991, ISBN 88-07-81149-9. La preghiera dell'assente (La Prière de l'absent, 1981), trad. di Maria Matarrese, Introduzione di Sergio Zoppi, Roma, Edizioni Lavoro, 1990, ISBN 978-88-791-0449-4. Lo scrivano (L'Écrivain public, 1983), trad. di E. Volterrani, Collana Nuovi Coralli n.460, Torino, Einaudi, 1992, ISBN 88-06-12600-8, ISBN 88-06-14100-7; Collana I Delfini, Milano, La nave di Teseo, 2021, ISBN 978-88-934-4932-8. Creatura di sabbia (L'Enfant de sable, 1985), trad. di E. Volterrani, con una nota di Sergio Zoppi, Collana Supercoralli, Torino, Einaudi, 1987, ISBN 978-88-065-9935-5, ISBN 88-06-13068-4; Collana I grandi delfini, Milano, La nave di Teseo, 2022, ISBN 978-88-346-1032-9. Notte fatale (La Nuit sacrée, 1987) trad. di E. Volterrani, Collana Supercoralli, Torino, Einaudi, 1988, ISBN 88-06-60019-2 ISBN 88-06-13168-0; Milano, La nave di Teseo, 2024, ISBN 978-88-346-1849-3. A occhi bassi (Les Yeux baissés, 1991), trad. di E. Volterrani, Collana Supercoralli, Torino, Einaudi, 1993, ISBN 978-88-061-3181-4; ISBN 88-06-13618-6 ISBN 88-06-18132-7. Corrotto (L'Homme rompu, 1994), trad. di E. Volterrani, Collana Le finestre, Milano, Bompiani, 1994, ISBN 978-88-452-2187-3; ISBN 88-452-2715-4 ISBN 88-452-4683-3. Nadia (Les Raisins de la galère, 1996), trad. di E. Volterrani, Collana Le finestre, Milano, Bompiani, 1996, ISBN 978-88-452-2655-7, ISBN 88-452-3898-9 ISBN 88-452-5105-5. Lo specchio delle falene (La Nuit de l'erreur, 1996), trad. di E. Volterrani, Collana Supercoralli, Torino, Einaudi, 1996, ISBN 978-88-061-3738-0, ISBN 88-06-14902-4; Collana I Delfini, Milano, La nave di Teseo, 2021, ISBN 978-88-934-4924-3. L'albergo dei poveri (L'Auberge des pauvres, 1997), trad. di Filomena Vitale, Napoli, Tullio Pironti Editore, 1998, ISBN 978-88-793-7193-3; trad. di E. Volterrani, Collana Supercoralli, Torino, Einaudi, 1999, ISBN 978-88-061-5248-2; ISBN 88-06-15846-5, ISBN 978-88-06-18131-4; Collana I Delfini n.47, Milano, La nave di Teseo, 2018, ISBN 978-88-934-4700-3. Il labirinto dei sentimenti (Labyrinthe des sentiments, 2001), trad. di Marco Bellini, disegni di Ernest Pignon-Ernest, Napoli, Tullio Pironti Editore, 2004, ISBN 88-7937-319-6. Il libro del buio (Cette aveuglante absence de lumière, 2001) trad. di Yasmina Mélaouah, Collana Supercoralli, Torino, Einaudi, 2001, ISBN 978-88-061-5688-6, ISBN 88-06-16404-X; Collana I Delfini, Milano, La nave di Teseo, 2018, ISBN 978-88-934-4696-9. L'ultimo amico (Le Dernier Ami, 2004) trad. di Anna Maria Lorusso, Collana Narratori stranieri, Milano, Bompiani, 2004, ISBN 978-88-452-3283-1; ISBN 88-452-5597-2. Mia madre, la mia bambina (Sur ma mère, 2007), trad. di Margherita Botto, Collana Supercoralli, Torino, Einaudi, 2006, ISBN 88-06-17975-6, ISBN 978-88-06-18657-9; revisione e integrazioni di Anna Maria Lorusso, Collana I Delfini n.28, Milano, La nave di Teseo, 2017, ISBN 978-88-934-4141-4. Partire (Partir, 2006), trad. di Anna Maria Lorusso, Collana Narratori Stranieri, Milano, Bompiani, 2007, ISBN 978-88-452-5834-3, ISBN 978-88-452-6096-4. L'ha ucciso lei (Elle l'a tué, 2008), trad. di Maurizia Balmelli, Collana L'Arcipelago, Torino, Einaudi, 2008, ISBN 978-88-06-18918-1. Au pays, 2009. Marocco, romanzo (Marabouts, Maroc, 2009), trad. di Cinzia Poli, Collana Frontiere, Torino, Einaudi, 2010, ISBN 978-88-06-18884-9. L'uomo che amava troppo le donne (L'homme qui amait trop les femmes, poi Le Bonheur conjugal, 2012), trad. Anna Maria Lorusso, Collana Narratori stranieri, Milano, Bompiani, 2010, ISBN 978-88-452-6536-5; col titolo La felicità coniugale, Collana I grandi tascabili n.1270, Bompiani, 2014, ISBN 978-88-452-7607-1.