La riserva naturale Torbiere del Sebino è una delle riserve naturali regionali istituite dalla regione Lombardia.

Area naturale che ha avuto origine dall'attività di estrazione della torba, è ubicata a sud della sponda meridionale del lago d'Iseo a 185 m s.l.m e costituisce la zona umida più importante per estensione e significato ecologico della provincia di Brescia.

Appartiene istituzionalmente alla regione Lombardia che l'ha affidata in gestione ad un consorzio tra la provincia di Brescia, la comunità montana del Sebino e i comuni sul cui territorio essa si trova: il comune di Iseo, quello di Provaglio d'Iseo e quello di Corte Franca.

È stata dichiarata "zona umida di importanza internazionale" secondo la convenzione di Ramsar, Zona Speciale di Conservazione (ZSC) e Zona di Protezione Speciale (ZPS) nell'ambito della Rete Natura 2000, è considerata un'area prioritaria per la biodiversità nella Pianura Padana lombarda.

Importante il monastero di San Pietro in Lamosa, di ordine cluniacense nel comune di Provaglio d'Iseo.

Storia

A seguito della comparsa del lago d'Iseo, avvenuta sul finire dell'ultima era geologica, il Quaternario, compresa fra settantamila e diecimila anni fa e del progressivo ritiro delle acque, nella zona a sud del Sebino rimase una depressione paludosa intermorenica caratterizzata da distese acquitrinose, che più avanti vennero chiamate Torbiere. Con il trascorrere dei millenni l'abbondante vegetazione cresciuta permise la crescita di uno spesso strato di torba, il quale andò via via sostituendosi all'acqua trasformando la zona in un'estensione di prati umidi, che venivano usati solamente per la raccolta di erbe da fare seccare e con cui poi impagliare le sedie.

Alla fine del Settecento, con la scoperta che la torba, una volta essiccata, aveva una resa calorica superiore alla legna, anche se inferiore al carbone, e con l'avvento delle prime attività industriali legate alla seta, iniziò l'estrazione massiccia della torba da utilizzarsi come combustibile nelle filande di Iseo e come combustibile per uso domestico. Durante questo periodo la torbiera era una vasta prateria acquitrinosa, produttiva di magro foraggio, in comunicazione con il lago attraverso il canale di Casa della Pesa, e periodicamente inondata durante le piene del lago.

Fu però dalla metà dell'ottocento che iniziò lo sfruttamento del giacimento in modo massiccio quando, più precisamente nel 1862, il consorzio torinese "Società Italiana Torbe" acquistò la maggior parte delle Torbiere.

La torba divenne col passare degli anni un materiale prezioso per l'economia della zona dato che era in grado di sostituire quasi completamente l'utilizzo del carbone, per il quale l'importazione era fra l'altro molto costosa. Prima dell'avvento del petrolio e dell'energia elettrica veniva infatti utilizzata per molteplici scopi: nelle filande, nelle fornaci, come uso domestico per riscaldare le abitazioni e in alcuni casi veniva utilizzata anche per alimentare i treni della Ferrovia Brescia-Iseo-Edolo fino alla prima guerra mondiale.

La riduzione dell'interesse verso questo combustibile e la completa trasformazione di flora e fauna della zona, portarono verso il 1950 all'abbandono delle attività estrattive della torba ed iniziarono invece le operazioni di scavo per l'argilla, per la fabbricazione di mattoni. Queste operazioni terminarono negli anni settanta, a seguito dell'introduzione dei primi vincoli di salvaguardia ambientali.

Archeologia Con l'inizio dell'estrazione massiccia sono stati trovati numerosi reperti preistorici, trovati dal Marinoni e da Gabriele Rosa. Dal 1883 Francesco Buffoni paga i cavatori di torba perché gli portassero tutti i manufatti rinvenuti in pietra e in metallo. Purtroppo non era interessato alla ceramica, per cui tutti i reperti ceramici - che pure sono stati trovati - sono andati perduti. Un altro problema per gli studi contemporanei è dovuto al fatto che il Ruffoni si limitava alla raccolta dei reperti, senza alcuna indicazione né del luogo di provenienza né di altre informazioni utili per la ricerca.

Nel 1901 tutta la collezione viene venduta al Museo Nazionale Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini” di Roma, dove si trova ancora oggi, mentre gli altri reperti (i primi trovati e quelli comunque non facenti parte della collezione) sono conservati al Museo Archeologico di Bergamo, al Museo Archeologico del Castello Sforzesco di Milano e a Brescia.

Grazie a questi reperti è stato possibile ricostruire il passato dell'area delle Torbere.

Periodo Mesolitico (8000 - 5000 a.C.) Nel periodo Mesolitico (8000 - 5000 a.C.) popolazioni di cacciatori e pescatori nomadi vivevano seguendo la selvaggina. Nella zona tra la località San Carlo e la Stazione di Provaglio (zona sud delle Torbiere) è stato trovato un piccolo laboratorio della selce. Venivano prodotte delle punte di freccia trancianti (di forma trapezoidale), più efficaci delle punte normali per la caccia ad animali di grossa taglia.

Periodo neolitico (5000 - 3400 a.C.) Nel periodo neolitico (5000 - 3400 a.C.) i cacciatori si stabilizzano in villaggi e si trasformano in agricoltori ed allevatori. Nell'area delle Torbiere vengono prodotte frecce di pietra, con punte lanceolate, trancianti o foliate e grattatoi per pulire le pelli. La selce usata per queste produzioni viene per lo più dal Monte Alto (il monte che sorge tra Adro, Corte Franca, Paratico e Capriolo), tranne una piccola parte che viene dal Monte di Iseo.

Età del Rame (3400 - 2200 a.C.) Nelle Torbiere sono stati trovati lame di pugnale dell'età del Rame (3400 - 2200 a.C.), analoghi a quelli trovati a Remedello (nella bassa Bresciana) e a quello di Ötzi (o Mummia del Similaun).

Età del bronzo (2200 - 900 a.C.) Nelle Torbiere c'erano delle palafitte dell'età del bronzo (2200 - 900 a.C.) nella zona dell'attuale vivaio Zanetti (non lontano dal Centro Commerciale Le Torbiere): ancora oggi in condizioni particolare è possibile vedere nell'acqua qualche traccia dei pali. Un altro villaggio era nei pressi dell'attuale cantina di Bersi Serlini (zona sud delle Torbiere), ma si trattava probabilmente di un villaggio sulle sponde, non su palafitta.

Il reperto più bello di questo periodo e della Collezione Ruffoni è un elmo di bronzo trovato in perfette condizioni dentro ad un blocco di torba. Ha dei fori laterali per agganciare dei paraguance e dei fori posteriori a cui agganciare probabilmente una coda di abbellimento. Il Ruffoni assicura che calza ancora perfettamente.

Da altri scavi si è capito che i guerrieri avevano schinieri, uno scudo, una lancia, un elmo e una corazza di cuoio.

Territorio e morfologia

Le Torbiere del Sebino d'Iseo si trovano in un territorio paludoso a sud del lago d'Iseo, a 185 m sul livello del mare e si estendono per una superficie di circa 350 ettari entro i limiti dei territori comunali di Iseo, Provaglio d'Iseo e Corte Franca, in provincia di Brescia. È un'area composta prevalentemente da canneti e specchi d'acqua circondati da campi coltivati da agricoltori locali. Nello specifico comprendono: le Lame: una distesa di canali e vasche di acqua profilati da argini nella parte meridionale del lago d'Iseo, caratterizzata dalla presenza di fitti canneti e vegetazione molto varia formatasi dopo molti anni di scavi per ricercare la torba; le Lamette: una sorta di acquitrino che si trova proprio a diretto contatto con il lago d'Iseo tra i paesi di Iseo e Clusane; alcune vasche a sud e ad ovest (risultato degli scavi di depositi argillosi) e alcuni prati e zone coltivate dagli agricoltori locali. Il fattore essenziale per il mantenimento delle Torbiere è l'acqua; si fa necessario l'intervento umano per evitare abbassamenti di livello che provocherebbero la scomparsa, totale o parziale, della vegetazione acquatica con ripercussioni drammatiche sul popolamento faunistico rompendo le catene alimentari impossibili da ricostruire, con l'inevitabile fine di quella fauna pregiata che può vivere solo in ambienti ecologicamente ben equilibrati.

Fauna Ittiofauna

Le specie ittiche autoctone e non, presenti nella riserva naturale delle Torbiere del Sebino sono: il luccio (Esox lucius), la tinca (Tinca tinca), la scardola (Scardinius erythrophthalmus), la carpa (Cyprinus carpio), il pesce gatto (Ameiurus melas), introdotto nella riserva circa 35 anni fa, l'anguilla (Anguilla anguilla), il persico reale (Perca fluviatilis), il persico sole (Lepomis gibbosus), il persico trota (Micropterus salmoides), conosciuto anche come boccalone e introdotto 50 anni fa, l'alborella (Alburnus arborella) e il vairone (Leuciscus multicellus).

A causa dell'introduzione del pesce gatto, specie molto vorace e prolifico che una volta adulto ha ben pochi rivali, la struttura dell'ittiofauna della riserva ha subito una profonda modifica: attualmente è composta per metà da tale pesce, mentre le altre specie sono diminuite e presentano processi di senescenza.

Recentemente è stata rilevata anche la presenza nelle torbiere di un altro pesce considerato un superpredatore, il siluro (Silurus glanis). Questa specie, introdotta nelle acque della riserva in modo del tutto illegale, è originaria dei grandi fiumi dell'est europeo, può raggiungere dimensioni enormi ed è decisamente dannosa per l'equilibrio di qualsiasi ecosistema acquatico, a maggior ragione se si tratta di un ambiente ristretto quale quello di una riserva naturale come le torbiere.

Avifauna Nella riserva l'avifauna è presente con numerose specie di volatili, stanziali e migratori, fra i quali il tuffetto (Tachybaptus ruficollis), il porciglione (Rallus aquaticus), il gabbiano (Laridae), il cannareccione (Acrocephalus arundinaceus), il migliarino di palude, la nitticola, la cannaiola verdognola (Acrocephalus palustris), la marzaiola (Anas querquedula), il voltolino (Porzana porzana), il forapaglie (Acrocephalus schoenobaenus), il pendolino, la folaga (Fulica atra), il cuculo (Cuculus canorus), il germano reale (Anas platyrhynchos), la gallinella d'acqua (Gallinula chloropus) e l'usignolo (Luscinia megarhynchos) di fiume.

La stessa parte è interessata, poi, da specie che svernano soltanto o si fermano nel corso delle loro migrazioni; si tratta di individui delle specie sopracitate (che però nidificano altrove), per esempio le folaghe che, nei periodi invernali, raggiungono le mille presenze; o di specie diverse, come svassi (Podiceps cristatus), aironi (Ardeidae), anatidi (Anatini).

È inoltre possibile avvistare falchi di varie specie, mentre in inverno è tipica l'attività migratoria che attira numerose altre specie fra le quali vanno citati i moriglioni (Aythya ferina), le alzavole (Anas crecca), i mestolini e tantissimi altri.

Nella zona della fascia perimetrale della riserva predomina il canneto, ove nidificano il tarabusino (Ixobrychus minutus), l'airone rosso, il falco di palude, la salciaiola (Locustella luscinioides), la cannaiola (Acrocephalus scirpaceus), il basettino (Panurus biarmicus), il migliarino di palude, ecc. mentre sugli alberi isolati, vicino all'acqua è possibile vedere il pendolino che oltre ad essere nidificante, trova qui un ottimo sito di svernamento con un significativo numero di individui.

La zona periferica della Torbiera è caratterizzata da campi coltivati, vigneti e filari di alberi dove nidificano tutte le specie caratteristiche delle siepi di campagna (fringuelli (Fringilla coelebs), capinere, verdoni, ecc.). Le specie invece che necessitano di acque basse (limicoli, volpoca) scarseggiano nelle Torbiere del Sebino per mancanza di questo habitat.

Regolari sono anche i rilevamenti della poiana (Buteo buteo) e dello sparviere (Accipiter nisus) che nidificano nelle zone limitrofe.