La basilica di San Frediano è uno dei più antichi luoghi di culto cattolico di Lucca, in stile romanico, ed è situata nella piazza omonima. Da questa basilica si snoda la sera del 13 settembre la processione per la Santa Croce. Nel novembre del 1957 papa Pio XII l'ha elevata alla dignità di basilica minore.
Storia Fin dal VI secolo esisteva in questo luogo un edificio religioso dedicato ai tre santi leviti Vincenzo, Stefano e Lorenzo. La costruzione di questa prima chiesa si fa risalire allo stesso San Frediano, presbitero irlandese che fu eletto vescovo di Lucca tra il 560 e il 588. Gli scavi effettuati sotto l'attuale basilica hanno confermato la presenza dell'antico edificio.
Intorno alla chiesa si raccolsero sacerdoti diocesani che formarono una comunità di canonici. Durante la dominazione longobarda la chiesa e la canonica furono ampliate. Alla fine dell'VIII secolo la chiesa fu dotata di una cripta che accolse il corpo di San Frediano. Nel 1104 papa Pasquale II confermò i canonici affidandoli al clero di San Giovanni in Laterano.
Nel 1112 iniziò, ad opera del Priore Rotone, la riedificazione dell'edificio che fu consacrato nel 1147 da papa Eugenio III. Il progetto prevedeva una chiesa a tre navate con abside, priva di transetti e anche di cripta, secondo le nuove tendenze connesse alla riforma gregoriana, con la facciata posta a oriente, diversamente dalla regola agostiniana che la voleva orientata ad occidente.
Nel XII secolo la chiesa era più bassa di quella che oggi vediamo; il rialzamento della navata centrale e costruzione del soffitto a capriate lignee data al XIII secolo e venne concluso con l'ornamentazione a mosaico della parte superiore della facciata (secoli XIII-XIV).
Tra il secolo XIV e il XVI furono aperti ai lati delle navate laterali numerose cappelle per la devozione e la sepoltura privata. Ciò comportò la dilatazione della facciata oltre gli spazi delle navate laterali.
Tra la fine del XV secolo e l'inizio del successivo la basilica fu interessata da una serie di interventi decorativi vòlti a rinnovare in senso rinascimentale l'interno della chiesa, dapprima realizzati da Matteo Civitali e dagli artisti a lui legati, poi proseguiti da maestri emiliani, da Amico Aspertini in primis.
Dopo le soppressioni napoleoniche arrivarono in chiesa la grande lunetta di Mattia della Robbia e l'ancona marmorea scolpita da Giovanni Baratta (inizio del XVIII secolo).
Descrizione Facciata
La facciata (XII secolo) è in pietra levigata ed è verticalmente pentapartita, a livello della navata centrale, delle due navate laterali e delle due fasce di cappelle laterali. I tre portali sono delimitati da pilastri, sormontati da un architrave (di cui solo quello centrale decorato con motivi vegetali) ed archetti ciechi. A livello centrale troviamo una loggetta con semicolonnine sormontate da capitelli di vario tipo che racchiudono due monofore.
Al di sopra troviamo il mosaico (secoli XIII-XIV). con lAscensione di Cristo tra angeli alla presenza degli Apostoli, in origine posti ai lati della Madonna la cui immagine è andata distrutta per l'apertura della monofora centrale. La parte superiore mostra il segno di un artefice colto e aggiornato su recenti esperienze bizantine, da collocare in ambiente romano, mentre la zona inferiore sembra dovuta ad un artefice locale della bottega dei pittori Berlinghieri. L'influenza romana si può riconoscere anche dalla iconografia, determinata dalla raffigurazione di Cristo in Mandorla, e di Pietro e Paolo in rilievo rispetto agli altri apostoli.
Oltre alle tre sopraccitate monofore centrali si trovano quattro oculi in posizione più laterale.
Campanile
Il campanile, vicino all'abside, è stato costruito in varie epoche: il basamento in pietra scura è anteriore al XII secolo mentre la parte più alta in pietra chiara è stata rifatta nel XIII secolo, con la presenza su ogni lato di monofore, bifore, due registri di trifore e due di quadrifore (raddoppiati su due lati). A due livelli le finestre sono sormontati da fasce di archetti ciechi. Una merlatura ghibellina è presente in cima su tutti e quattro i lati.
Nella torre campanaria sono presenti 6 campane, di cui una fuori concerto, fuse da vari fonditori in diversi secoli. Due campane, di note Do#4 e Si3, sono state fuse dalla Fonderia Lorenzo Lera di Lammari (paese nei pressi di Lucca) nel 1804. La campana "Mezzaterza" di nota La3 è stata fusa dai fonditori lucchesi Giovanni Battista e Francesco Azzi nel 1679, la campana "Terza" di nota Sol#3 è stata fusa dalla Fonderia Ecat di Mondovì nel 2020, copia della precedente fusa nel 1223 da Giovanni pisano, la quale è presente all'interno della Basilica. La campana "Mezzana" di nota Fa#3 è stata fusa nel 1401 da Nicola e Luca di Bondi di Cortona e la campana "grossa" di nota Mi3 è stata fusa dal fonditore genovese Vincenzo Giovardo nel 1605. Possono essere sia azionate elettricamente sia suonate a mano, dai suonatori di campane lucchesi. Di recente, nel 2020, un lungo restauro ha permesso alle campane il sistema manuale, dopo decenni di elettrificazione.
Architettura interna
Nonostante i consistenti interventi che si sono succeduti nel corso dei secoli, l'aspetto medievale della basilica è ancor oggi preminente (secoli XII-XIII). Le tre navate sono spartite da colonne, per buona parte di spoglio, importate da Roma, e stessa provenienza hanno molti dei capitelli. Questi sostengono arcate a tutto sesto. La navata centrale è molto alta, anche per l'intervento di innalzamento del XIII secolo, ed è sormontata da un soffitto a capriate lignee, dello stesso periodo. la navata centrale termina con un'abside, mentre quelle laterali sono a fondo piatto. Il transetto è assente. Molte cappelle sono state aperte lateralmente nei secoli XIV-XVI creando l'illusione che la basilica sia in realtà a cinque navate.
L'architettura della Basilica di San Frediano ben rappresenta le caratteristiche del romanico lucchese prima che le influenze della vicina Pisa, in particolare del Duomo di Buscheto, e le maestranze provenienti dal nord dell'Italia ne cambino i caratteri tradizionali. La chiesa presenta ancora una semplice pianta basilicale di tipo paleocristiano, con cortine murarie lisce, senza aggetti o complesse articolazioni di arcate, e gli elementi architettonici sono ancora tutti di tradizione romana, come i colonnati architravati della facciata e dell'abside, le finestre a nicchia, i capitelli compositi appositamente scolpiti. Queste stesse caratteristiche si ritrovano - in uno stadio ancora più puro - nella vicina chiesa di Sant'Alessandro, che ingloba i resti di un edificio precedente in cui ogni elemento, dai tracciati proporzionali alla qualità delle murature, dalla disposizione dei materiali di spoglio agli inusuali capitelli corinzieggianti, è esclusivamente di tradizione antica.
Controfacciata e navata centrale In controfacciata, sotto il monumentale organo troviamo, ai lati del portale principale, due affreschi, in origine corredati da altari poi soppressi. Quello con la Visitazione, attribuito ad Ansano Ciampanti o a Michelangelo di Pietro o ad una collaborazione tra i dueGigetta Dalli Regolii, I pittori nella Lucca di Matteo Civitali. Da Michele Ciampanti a Michele Angelo di Pietro, in "Matteo Civitali e il suo tempo. Pittori, scultori e orafi a Lucca nel tardo Quattrocento", catalogo della mostra, Cinisello Balsamo 2004, pag. 134., fu realizzato nel 1503 su commissione del barbiere Bartolomeo da Sillico. L'altro, coevo, raffigura la Madonna col Bambino e i santi Giovanni Battista, Agata, Margherita e Sebastiano, è probabilmente la prima opera dipinta da Amico Aspertini a Lucca, commissionata dal fabbro Salvatore di Tomeo, in cui una visibile influenza peruginesca e del Francia appare già ravvivata da alcune eccentricitàMaurizia Tazartes, Committenza popolare in San Frediano di Lucca, in "Ricerche di storia dell'arte", nn. 13-14 (1981), pagg.111 - 118..
Sulla parete destra della navata centrale è riportato in alto un affresco cuspidato che raffigura il Martirio dei santi Lorenzo, Vincenzo e Stefano. È una delle più antiche testimonianze della pittura medievale a Lucca risalendo alla prima metà del XII secolo. Su due colonne rimangono due affreschi raffiguranti Sant'Elena e Santo Stefano che sono però più tardi (XIV secolo).
Navata destra
A destra si apre una navatella, di parziale lunghezza, nella quale si trova una delle testimonianze più significative della scultura romanica lucchese è il fonte battesimale, anch'esso del XII secolo, scolpito da tre artisti differenti anonimi: il cosiddetto Maestro delle storie di Mosè, che ha scolpito quattro dei sei pannelli della vasca, Maestro Roberto, un maestro bizantino che ha scolpito i rimanenti due pannelli e il Maestro degli Apostoli e dei Mesi, un artista fiorentino che ha lavorato all'elemento centrale.
Nella parete di controfacciata e nella prima lunetta a destra sono due affreschi trecenteschi raffiguranti rispettivamente San Pietro e altri santi e, nella lunetta, la Madonna col Bambino tra i santi Zita e Riccardo. La seconda lunetta è ornata da una terrecotta invetriata raffigurante lAnnunciazione attribuita a Fra' Mattia della Robbia mentre più avanti è un'altra statuetta di scuola robbiana di San Bartolomeo, entrambe della prima metà del XVI secolo.
La navatella permette all'accesso a due cappelle: La cappella del Soccorso e La cappella di Santa Zita. La prima cappella è cinquecentesca e venne consegnata nel 1509 a Eufrosina Compagni che commissionò a Giuliano da Pisa l'affresco dell'altare principale con la Madonna del Soccorso, dipinto tra 1510 e 1513. All'altare destro è presente un altro affresco con la Madonna del Riposo, staccato dal vicino chiostro e databile tra XIII e XIV secolo. Presso l'altare maggiore, sulla parete destra, è una tavola con Santa Caterina, attribuita a Giuliano di Simone, forse databile al 1385 circa, di uno stile tardo gotico derivante dagli esempi lucchesi di Spinello Aretino. Accanto è un'altra tavola quattrocentesca anonima con Santa BarbaraGabriele Donati, Lucca al tempo di Paolo Guinigi, Lucca 2007, pagg. 88 - 89.. Sulla parete sinistra sono presenti resti di colonne e capitelli romanici e le tombe dei Guidiccioni (XIII secolo). La seconda cappella, già della famiglia Fatinelli, risale al XIV secolo e fu realizzata nell'area del cimitero nel quale santa Zita fu sepolta nel 1278. Il sacello fu completamente rinnovato nel XVII secolo. Paolo Guidotti dipinse una tela che rappresenta Santa Zita e il povero (1611-1612) e nella seconda metà del secolo Francesco del Tintore completò le decorazioni con cinque tele che rappresentano i Miracoli di Santa Zita. Sotto la tela del Guidotti è custodito il corpo incorrotto della santa.
All'esterno delle cappelle, addossato alla testata della navatella opposta all'ingresso, si trova quello che resta (la cornice centinata e la predella) dell'altare del Sacramento scolpito da Matteo Civitali tra 1483 e 1489 per il presbiterio, nel quale alloggiava un tabernacolo eucaristico. Il manufatto, che presenta capitelli a mensola e nel basamento rilievi con calici eucaristici, fu qui trasferito nel 1575 per essere riutilizzato come cornice per il fonte battesimale.