La casa dalle finestre che ridono è un film del 1976 diretto da Pupi Avati.

Nel 1979 ha vinto il premio della Critica al Festival du Film Fantastique di Parigi ed è anche diventato un film di culto.

Trama

Anni cinquanta. Il giovane restauratore Stefano, tramite l'intercessione dell'amico Antonio, riceve l'incarico da parte del sindaco di un paese della bassa padana emiliana di riportare alla luce un macabro affresco in una chiesa nella campagna circostante. L'opera, che raffigura il martirio di San Sebastiano, è stata dipinta da un folle pittore del posto morto suicida vent'anni prima, Buono Legnani.

Stefano rimane molto affascinato dall'affresco, ma pochi colloqui con il parroco Don Orsi e altre persone del posto sono sufficienti a convincerlo che tanto l'opera quanto il suo autore non godono di altrettanta stima fra la gente del paese. Alcune telefonate anonime, che lo invitano ad andarsene rinunciando al restauro, e qualche frase sibillina di Coppola, l'iracondo e alcolizzato tassista del luogo, gli instillano il sospetto che l'affresco e il suo autore nascondano un qualche mistero che la morbosa sonnolenza del paese non riesce completamente a celare.

La conferma ai suoi sospetti arriva proprio dall'amico analista Antonio, anche lui sul posto per condurre test sulle acque del fiume, che gli preannuncia sconvolgenti scoperte riguardo a una “casa dalle finestre che ridono” ma che muore, prima di potergliele rivelare, precipitando dalla finestra della stanza d'albergo dove avrebbero dovuto incontrarsi. Il tragico evento viene frettolosamente archiviato dalle autorità del luogo come suicidio, nonostante Stefano testimoni di aver visto l'ombra del probabile assassino muoversi dietro la tenda della finestra.

Una forza oscura manovra nell'ombra per impedire che la verità venga a galla e tanta è l'omertà nel minuscolo paesino e la diffidenza nei confronti del giovane restauratore che la proprietaria dell'albergo dove risiede, con una banale scusa presto smentita dalla cameriera, lo priva della stanza lasciandolo senza alloggio.

Gli viene però in soccorso Lidio, giovane chierichetto malizioso, che gli procura una sistemazione in una fatiscente villa patrizia, apparentemente abitata soltanto da una vecchia costretta a letto dall'infermità. Lì, Stefano casualmente trova un vetusto registratore a filo d'acciaio con incise alcune frasi deliranti. Convinto che si tratti della voce del Legnani, Stefano inizia una personale indagine sulla vita del pittore, ricavando tuttavia soltanto notizie frammentarie: noto come “il pittore delle agonie” per l'abitudine di ritrarre persone in punto di morte, aveva trascorso l'infanzia in Brasile insieme alle due sorelle, con le quali era dedito a strani riti incestuosi che l'avevano reso folle al punto da suicidarsi dandosi fuoco ed era morto senza che il suo cadavere fosse mai stato ritrovato.

La vera svolta nell'indagine arriva quando, a restauro praticamente ultimato, Stefano (che nel frattempo ha iniziato una relazione con la giovane maestra Francesca, arrivando a condividere con lei il suo alloggio alla villa), recatosi a recuperare i pochi averi di Antonio, entra in possesso di un ingiallito faldone che testimonia come l'amico avesse condotto una circostanziata indagine sulla vita del pittore; nei documenti si sospetta che le sorelle gli procurassero cadaveri da ritrarre ed è presente una loro vecchia fotografia scattata in Brasile: Stefano coglie immediatamente la forte somiglianza tra le due donne e le figure delle Erinni che nell'affresco straziano il corpo del martire. L'eccitazione per la notevole scoperta si tramuta però rapidamente in collera quando si rende conto che l'affresco è stato deturpato da ignoti con l'acido in modo da cancellare le figure femminili, vanificando così il suo lavoro.

Pressato dalla fidanzata sconvolta, Stefano decide di lasciare il paese la mattina successiva. Proprio in procinto di partire incontra Coppola che, per ritorsione contro le autorità del paese che gli hanno ritirato la licenza del taxi, decide di rompere il silenzio su Buono Legnani e le sue sorelle. Lo accompagna così a un casale abbandonato, un tempo residenza del pittore, le cui finestre sono grottescamente decorate da bocche sorridenti: la casa dalle finestre che ridono di cui gli aveva parlato Antonio. Coppola racconta di come le sorelle, che sono ancora vive, procurassero i soggetti da ritrarre che prima venivano torturati, uccisi e poi sepolti nelle adiacenze del casale. Scavando un poco, mostra la gran quantità di resti umani nascosta nel terreno. Egli stesso era una delle vittime prescelte ma era riuscito a salvarsi per miracolo.

Terrorizzato da quanto appreso, Stefano torna di corsa a prendere Francesca per fuggire insieme, ma la trova morta, trafitta e appesa per le braccia. Anche Coppola è sparito, così al restauratore non resta che tornare in paese e denunciare tutto ai Carabinieri, i quali tuttavia non trovano riscontri al suo racconto perché qualcuno si è tempestivamente attivato per far sparire il cadavere di Francesca e rimuovere le ossa sotterrate nei pressi della casa dalle finestre che ridono. Contemporaneamente viene ritrovato anche il cadavere di Coppola nel fiume.

Invitato dal sindaco a dormire in paese per poi partire la mattina successiva, Stefano viene nottetempo attirato con l'inganno alla villa diroccata da una strana telefonata. Salendo a perdifiato fino alla soffitta illuminata trova le sorelle del Legnani che, in una macabra trasposizione dell'affresco, stanno torturando un moribondo Lidio: durante la loro aggressione contro Francesca, Lidio aveva tentato di violentarla e trascinato dal raptus aveva confessato tutto quello che sapeva delle sorelle. Le due, accusando il tradimento, avevano così deciso di massacrarlo. Una delle sorelle, che Stefano riconosce essere la padrona di casa che si fingeva paralitica, aprendo un armadio gli mostra un grosso contenitore pieno di formaldeide dove è conservato il cadavere del pittore, alla memoria del quale le due folli, con l'aiuto di Lidio, continuano a offrire sacrifici umani. La mossa è però una trappola che permette alla seconda sorella, della quale non si vede il volto, di ferire gravemente Stefano, che riesce tuttavia a fuggire e, grazie all'oscurità, a nascondersi nell'intricata vegetazione del giardino. L'indomani, sebbene debilitato dall'emorragia, riesce a tornare in paese per chiedere aiuto, ma gli abitanti, barricati dietro le finestre chiuse, fingono di non udire le sue grida disperate. L'unico a prendere finalmente una decisione, poiché la situazione è arrivata davvero al limite, è il sindaco Solmi che chiama la polizia di Ferrara. Abbandonato e provato dalla profonda ferita, non sapendo a chi altri rivolgersi, Stefano si dirige alla chiesa in cerca di Don Orsi.

Qui Stefano vive il suo dramma finale: il parroco altri non è che la seconda sorella del Legnani che, insieme alla finta paralitica, incombe minacciosamente su di lui per terminare ciò che aveva iniziato la sera precedente, mentre all'esterno si sentono sopraggiungere a sirene spiegate le auto della polizia.

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Produzione Genesi Pupi Avati ha tratto l'idea per la realizzazione del film da un episodio della sua infanzia. Nel comune dove risiedeva fu infatti aperta la tomba di un prete, ma i resti rinvenuti appartenevano misteriosamente a una donna. La zia del futuro regista, per farlo star buono quando era bambino, lo minacciava del possibile arrivo del "prete donna", spauracchio da lei inventato sulla scorta del fatto sopracitatoIntervista di Antonello Piroso a Pupi Avati durante il programma televisivo Niente di personale, puntata del 25/10/2010 (22:35).

Una bozza originaria della sceneggiatura è stata sviluppata nei primi anni settanta con il titolo La luce dell'ultimo piano..

Cast Il giovane Lidio è interpretato da Pietro Brambilla, attore di Cremona (nipote di Ugo Tognazzi) allora pressoché sconosciuto; in quello stesso anno interpretò il giovane neofascista protagonista di San Babila ore 20: un delitto inutile. Il ruolo della protagonista femminile, assegnato poi a Francesca Marciano, era stato concepito invece per Mariangela Melato, che aveva già lavorato con Avati in Thomas e gli indemoniati, che era stato il suo primo film. La Melato, già contesa da altre importanti produzioni, non accettò scoraggiata dallo scarso budget del film.Pupi Avati, La grande invenzione. Un'autobiografia, Rizzoli, Milano, 2013, p. 256-257. ISBN 9788817062015

Gianni Cavina oltre ad interpretare il ruolo di Coppola, nel film è presente anche come doppiatore di Buono Legnani, interpretato da Tonino Corazzari.

Riprese Il film è stato girato in cinque settimane tra aprile e maggio 1976 a Comacchio, Malalbergo e Minerbio, in Emilia-Romagna,.. I titoli di coda riportano tuttavia i De Paolis In.Ci.R. Studios di Roma per motivi puramente burocratici..

La casa dalle finestre che ridono era un casolare, non più esistente, situato presso Malalbergo, in provincia di Bologna. La villa in cui alloggiano Stefano e Francesca è Villa Boccaccini, situata al Lido delle Nazioni, frazione di Comacchio; buona parte delle scene del film è stata girata proprio a ComacchioCarlo Magri, Ferrara, città e provincia nel cinema, Edizioni La Carmelina, Ferrara, 2024, pp. 217, 289, 304, 314, 346. ISBN 9791280645623 dove sono visibili il loggiato della chiesa dei Frati Cappuccini (l'arrivo di Stefano e il passaggio col taxi di Coppola) e altri particolari del centro cittadino, nella scena in cui Stefano di notte assiste alla caduta di Antonio dalla finestra, quando Stefano va dal droghiere per indagare sulla vendita di acido muriatico, quando, nel finale, Stefano sul sidecar di Coppola e ferito, va a chiedere aiuto senza ottenere alcuna risposta.

La chiesa del dipinto che Stefano deve restaurare è sita a San Giovanni in Triario, frazione nel comune di Minerbio, mentre la trattoria Poppi dove Antonio rivela a Stefano le sue indagini su Buono Legnani, si trova a San Martino in Soverzano, altra frazione dello stesso comuneLe foto attuali delle location nello speciale sul film, sono visibili sul Davinotti.

Alle 21:06 del 6 maggio 1976 ci furono le prime scosse di terremoto in Friuli e la troupe si trovava a Comacchio davanti al finto Albergo Italia per girare la scena dell'omicidio di Antonio Mazza che viene spinto dal balcone del palazzo. Cesare Bastelli ricorda che le scosse furono talmente forti che le campane della chiesa a pochi metri di distanza si misero a suonare da sole. La prima scossa è stata registrata in un frammento del film, nonostante si sia verificata nell'attimo di un cambio scena.

Distribuzione Il film è stato distribuito nei cinema italiani dalla Euro International Films il 16 agosto 1976. Ha incassato complessivamente 722.135.201 lire dell'epoca a livello nazionale, facendone un grande successo in rapporto ai bassi costi sostenuti per la sua realizzazione.

Accoglienza Critica Mereghetti scrive che "l'idea vincente di Avati (...) è trasformare la Bassa padana, assolata, sonnacchiosa e con tanti scheletri nascosti negli armadi, nel teatro ideale per un horror. All'epoca venne notato dalla critica, ma solo in seguito è diventato un cult. Bellissimi il colpo di scena conclusivo (...) e il finale sospeso".Il Mereghetti - Dizionario dei film 2006, Baldini Castoldi Dalai editore, pag. 469