La pieve di Sant'Agata è un luogo di culto cattolico che si trova a Sant'Agata di Mugello, frazione del comune di Scarperia e San Piero, in provincia di Firenze.

Storia La chiesa, in una forma precedente a quella attuale, è documentata dal 984, risale ad un periodo tra VII e IX secolo ed era più piccola, come indica il suo perimetro tracciato sul pavimento vicino all'ingresso. Per alcuni la chiesa potrebbe essere sorta su una precedente ed i resti sotto l'attuale pavimento sarebbero databili al IV-V secolo.

La chiesa venne ricostruita nel XII secolo, presumibilmente nel terzo quarto del secolo, e la data 1175 incisa su uno degli specchi dell'antico pulpito attesta probabilmente la recente conclusione dei lavori di ricostruzione della chiesa, corrispondente all'attuale. Nel 1254 sappiamo che Albizzo di Azzone, cugino del cardinale Ottaviano degli Ubaldini, fece una donazione forse per restaurare l'edificio.

Nel XV secolo venne edificata una nuova scarsella affiancata da due laterali, in sostituzione della precedente abside semicircolare, di cui sussistono ancora le fondazioni.

Nel 1542 l'edificio subì il primo forte terremoto che colpì particolarmente il campanile, seguito da un secondo nel 1611, ai quali seguirono restauri e rimaneggiamenti.

Tra 1608 e 1611 il pievano Tolomeo Nozzolini volle rendere la chiesa più moderna, adeguandola anche ai nuovi criteri controriformistici: l'interno e l'esterno vennero intonacati; il presbiterio, che era rialzato, venne abbassato, smantellando anche il recinto presbiteriale ed il pulpito antico; gli altari lignei vennero sostituiti con quelli in pietra che accolsero nuovi, moderni dipinti. In questa occasione venne ristrutturato anche il campanile. Descrizione

Esterno La facciata realizzata in pietra alberese, arenaria e serpentino, con un profilo a capanna, sottolinea l'altezza omogenea dell'interno, ma nasconde la divisione interna in tre navate. L'unico portale, in pietra serena, incorniciato da stipiti scanalati, presenta al di sopra un'architrave decorata con un motivo di nastri intrecciati di gusto arcaizzante ed una lunetta in marmo verde con croce greca in pietra alberese. A destra e a sinistra sono strisce di serpentino, forse resto di una decorazione rimasta incompiuta. In alto l'unica apertura è una piccola monofora.

Sul fianco sinistro si trova rappresentata una scacchiera, elemento riscontrabili in diversi edifici emiliani, realizzata ad intarsio composto di marmi serpentino verde ed alberese bianco, che richiama invece la bicromia marmorea delle chiese fiorentine. Al di sopra una linea frammentaria in laterizio testimonia forse della presenza di un porticato eretto almeno dopo il terremoto del 1542.

Affiancato alla tribuna della chiesa, sul lato settentrionale, si trova il campanile a torre con pianta quadrangolare: la struttura, però, è stata fortemente danneggiata dal terremoto del 1542 ed è ormai notevolmente più bassa di quella originale.

Interno

L'interno, diviso in tre navate, è privo di transetto e si conclude con una scarsella quadrangolare affiancata da due cappelle. Sul pavimento è tracciato il perimetro di una precedente chiesa, rivelata da scavi realizzati negli anni sessanta del Novecento, che era ruotata di 30° e quindi orientata, perlopiù datata al VII - IX secolo. Non frequente in questo tipo di chiese è la particolare ed ampia copertura a capriate lignee, che poggia direttamente su sei alte colonne in alberese con inserti in serpentino, senza la presenza di volte, conferendo un senso di ampia spazialità all'ambiente. Non è chiaro se questo sistema di copertura sia stato realizzato fin dall'origine, come farebbe pensare la sua presenza in altre chiese vicine, magari formulato in funzione anche antisismica (dopo il terremoto dell'Emilia del 1117), oppure sia frutto di un restauro o di un ampliamento successivo. Le colonne, indubbiamente gotiche specialmente nei capitelli poligonali, potrebbe spiegarsi in una ricostruzione delle originali, dal momento che l'edificio è stato sicuramente innalzato, seppur in epoca imprecisata.

Alla base dei principali altari della navata e delle absidi si conserva, in forma di paliotto, parte della decorazione marmorea medievale proveniente dalla recinzione presbiteriale databile all'inizio del XII secolo, consistente in pannelli intarsiati bidimensionali con motivi ad archeggiature ed anfore, smembrata nel 1608 dal pievano Tolomeo Nozzolini, ma in parte riutilizzata. Il pievano ricollocò anche parti del pulpito quadrilatero a pannelli rettangolari poggiante in origine probabilmente sulla recinzione, che presentano una decorazione plastica di maggiore naturalismo e che quindi sono cronologicamente coerenti con la data 1175 che ancora si legge in uno dei pannelli. È ancora discusso se questo pulpito segua quello più famoso e importante di San Miniato al Monte, di cui costituirebbe una versione rurale, oppure se lo preceda, essendone quindi una versione più arcaica. La preziosità dei materiali degli arredi si sostanziava di un raffinato classicismo, razionale ed equilibrato, tipico dello stile decorativo del romanico fiorentino, diffuso nella diocesi tra l'XI e l'inizio del XIII secolo. In controfacciata, a destra è l'altare reliquiario di Sant'Agata, la cui struttura superiore recupera parti architettoniche dello smembrato pulpito, come le colonne, mentre in basso è un frammento del recinto presbiteriale. All'interno è il busto reliquiario della santa ed intorno è una singolare composizione di frammenti erratici di tavole dipinte sistemate in questo modo anch'esse all'inizio del Seicento dal pievano Nozzolini. Due di queste, la Santa Lucia e la Sant'Agata al centro, attribuibili a Jacopo di Cione e provenienti dal polittico commissionato nel 1383 dalla compagnia della Visitazione per l'altare maggiore. Il pannello con la Santa Caterina d'Alessandria a destra è attribuito a Cenni di Francesco di ser Cenni e databile al primo Quattrocento. Un piccolo tondo con il busto di San Benedetto di scuola fiorentina è anch'esso quattrocentesco. Gli altri frammenti raffiguranti San Martino che divide il mantello col povero, San Biagio, San Giuliano e le due cuspidi con lAngelo annunziante e la Vergine annunziata appartengono ad un polittico dipinto da Bicci di Lorenzo nel quarto decennio del Quattrocento, la cui tavola centrale con il Matrimonio mistico di Santa Caterina d'Alessandria con la Maddalena è custodita nella Raccolta d'arte sacra adiacente alla pieve.

La lunetta interna del portale maggiore contiene una statua in marmo rosa di Sant'Agata, databile al primo Trecento e assegnabile ad uno scultore vicino a Nicola Pisano, probabilmente proveniente dall'ex ospedale militare di Firenze, del quale faceva parte la fiorentina chiesa di Sant'AgataFrancesco Niccolai, Guida del Mugello e Val di Sieve, Borgo San Lorenzo, 2015 , pag. 397.. L'acquasantiera marmorea a destra dell'ingresso è firmata da un Santi di Piero e dovrebbe risalire all'inizio del Cinquecento.

Sempre in controfacciata, ma a sinistra, è il recinto del fonte battesimale formato dai pannelli marmorei a rilievo provenienti dal pulpito. Le sette specchiature superstiti (su una di queste è la data 1175), inquadrate da una cornice marmorea, sono finemente scolpite a palmette e decorate con intarsi in marmo verde di Prato e pietra calcarea bianca. Anche il telamone raffigurante San Marco Evangelista collocato sulla parete faceva parte dello stesso complesso, che aveva il suo modello nell'ambone della Basilica di San Miniato al Monte.

Il fonte battesimale poligonale, in pietra, fu commissionato nel 1513 dal pievano Leonardo Dati, del quale è lo stemma. Dietro, all'altare datato 1611, frutto dei lavori del Nozzolini, è una tela con lAngelo custode che assiste ad un battesimo commissionata dal pievano e dipinta nel 1614 da Simone Sacchettini, interessante per la minuzia dei dettagli e per la probabile presenza del ritratto del Nozzolini nella figura del sacerdote. Il pittore, proveniente dalla bottega di Cristofano Allori è però documentato solo in questa pieve, per la quale ha eseguito altre due paleLia Brunori Cianti, Un artista ed il suo committente: Simone Sacchettini e Tolomeo Nozzolini, in "Antichità Viva", XXXVII, 2-3, 1998, pagg. 53-61..

Il primo altare destro, anche questo con lo stemma del Nozzolini come gli altri nella navata, presenta infatti un'altra pala del Sacchettini, la prima realizzata per la chiesa nel 1611, raffigurante la Madonna del Rosario. Il secondo reca invece una pala del 1617 con San Carlo Borromeo in adorazione della Croce, opera di un ignoto pittore fiorentino.

La cappella absidale destra fu edificata nel Quattrocento su commissione della Compagnia della Madonna di Piazza, come è certificato dallo stemma posto all'ingresso. In essa si trova una tavola con la Madonna col Bambino attribuita a Jacopo di Cione, detta "delle Grazie", parte centrale del menzionato polittico già all'altare maggiore commissionato nel 1383. Ai pilastri laterali del presbiterio si trovano due dipinti rispettivamente con lAngelo annunciante e la Vergine annunciata, derivazioni secentesche dall'''Annunciazione della Santissima Annunziata di Firenze forse eseguite da Cristofano Allori con la collaborazione della bottega o forse dello stesso Sacchettini. Nel presbiterio l'altare moderno, del 1968, riutilizza frammenti romanici degli antichi arredi. Sopra di esso è un Crocifisso databile a cavallo tra Cinque e Seicento, identificabile con quello che era stato spostato dal Nozzolini dal presbiterio alla cappella a sinistra del presbiterio.

La cappella a sinistra del presbiterio, di origine tardo quattrocentesca, già di patronato dei Cambi come è ricordato in una lapide sulla parete, è oggi dedicata al Crocifisso ligneo quattro-cinquecentesco, vicino alla bottega di Francesco di Simone Ferrucci e posto all'altare lapideo datato 1609. Ai lati del Crocifisso sono due sagome dipinte raffiguranti i Dolenti, dipinti da Luigi Ademollo agli inizi dell'Ottocento, autore anche degli affreschi alle pareti laterali con la Resurrezione e lEntrata di Cristo a Gerusalemme.

L'unico altare antico alla parete sinistra è dotato della terza pala eseguita da Simone Sacchettini per questa chiesa, stavolta nel 1617, rappresentante le Stimmate di San Francesco, memore dei modelli del Cigoli. Un altro altare moderno alla stessa parete ospita un dipinto raffigurante La Comunione degli Apostoli datato 1634 e siglato VZ, quindi opera dal pittore fiorentino Virginio Zaballi, proveniente dalla chiesa di Sant'Andrea a Cerliano.

Organo a canne Dietro l'altare maggiore, la scarsella rettangolare che ha sostituito l'originale abside romanica ospita l'organo a canne, costruito dalla ditta Costamagna di Milano nel 1966. Lo strumento, a trasmissione elettropneumatica, ha due tastiere di 61 note ciascuna ed una pedaliera concavo-radiale di 32. La sua disposizione fonica è la seguente:

Prima tastiera - Grand'OrganoPrincipale 8'Flauto 8'Voce umana 8'Ottava 4'Decimaquinta 2'Ripieno 6 fileTromba 8'Registri aggiunti dalla ditta Chichi di Cerreto Guidi. Seconda tastiera - EspressivoViola 8'Celeste 2 file8'Bordone 8'Flauto 4'Nazardo 2.2/3'Silvestre 2'Terza 1.3/5'Ripieno 3 fileOboe 8'Tremolo PedaleBordone 16'Bordone 8'Flauto 4'Tromba 8'Clarone 4'

Il chiostro e la Canonica