Loratorio della Madonna del Vivaio si trova nel comune di Scarperia, in provincia di Firenze.
Storia L'oratorio sorse tra il 1724 e il 1741 in un vallone immediatamente al di sotto delle mura urbane verso Sant’Agata, in una località detta "vivaio" per la presenza di sorgenti ritenute taumaturgiche grazie alla presenza di un affresco tardo quattrocentesco con la Madonna col Bambino, in seguito molto ridipinto.
All’inizio del XVIII secolo, in concomitanza di reiterati “scuotimenti di terremoti”, si era diffusa la devozione verso la Madonna del Vivaio. Il 30 agosto del 1723 per la prima volta la Madonna affrescata nel tabernacolo situato sotto le mura del castello di Scarperia chiuse ed aprì gli occhi. Numerose furono le testimonianze dell’evento miracoloso che si manifestò per 46 volte fino al 1730, e altrettante furono le attestazioni dei miracoli che la Madonna del Vivaio aveva operato su persone malate di febbre, possedute da demoni o guarite solo per aver bevuto alla vicina fonte.
La grande quantità di attestazioni e la commozione spirituale suscitata dal miracolo, fecero sorgere nel popolo di Scarperia il desiderio di celebrare questo mistero con l’erezione di un edificio sacro attorno all’immagine. L’allora arcivescovo fiorentino, Giuseppe Maria Martelli, prima di accordarne la licenza, chiese al canonico Filippo de’ Medici di effettuare una ricognizione sui luoghi dove sarebbe dovuta sorgere la fabbrica. Il Medici fu accompagnato dall’architetto Alessandro Galilei, che per sola carità e devozione aveva accettato di progettare la nuova costruzione. Nella sua relazione il Medici scrive di aver assistito egli stesso, con stupore, al miracolo.
Così il 7 agosto 1724 con una solenne cerimonia fu posta la prima pietra dell’oratorio del Vivaio. L’evento fu così importante che coinvolse non solo la popolazione di Scarperia, ma tutti i paesi limitrofi e anche quelli più prossimi alla Romagna, che festeggiarono accendendo “fuochi d’allegrezza”. I lavori terminarono all'interno probabilmente nel 1741 e vi fu traslato all'altare maggiore il tabernacolo con l'immagine della Madonna, dato che nell'agosto dello stesso anno iniziarono i riti di consacrazione.
Nel 1799 si decise di intraprendere la costruzione di una torre campanaria, mentre nel 1856 venne costruito un edificio residenziale per un custode.
Nel frattempo si erano manifestati diversi problemi relativi all'instabilità del terreno della scarpata su cui era costruito l'oratorio e alla presenza dell'acqua intorno all'edificio. Già alla fine del Settecento si era cominciato a provvedere ed un intervento di restauro più importante si ebbe negli anni trenta dell'Ottocento, al quale seguirono nuovi interventi una ventina di anni dopo ed ancora negli anni trenta del Novecento.
Un nuovo più grave dissesto dell'edificio portò alla sua chiusura nel 1960. Dopo un periodo di abbandono, nel 1987 si sono approntati studi che hanno portato al consolidamento della scarpata. Dal 2009 si sono svolti lavori che hanno messo in sicurezza l'edificio, mentre tra 2021 e 2022 sono stati eseguiti alcuni lavori di restauro. Il 21 dicembre del 2022, conclusi una parte dei lavori, le persone hanno potuto accedere di nuovo, per un evento speciale, all'oratorio dopo più di sessanta anni. In tale occasione mancava ancora la ricollocazione del pavimento oltre al restauro e recupero degli apparati lignei.
Descrizione L'oratorio, non aperto al pubblico dal 1960, è un significativo esempio di edificio religioso settecentesco in area fiorentina, sia per la planimetria, che per la qualità architettonica. A pianta centrale con copertura a cupola, per la chiesa Alessandro Galilei adottò per l'esterno una semplificazione dei volumi già di gusto illuministico, contraddistinta dalla giustapposizione tra il basamento quadrangolare in pietra a vista e il verticalistico tiburio cilindrico superiore intonacato che nasconde la cupola, con copertura tronco conica sormontata da lanternino.
La facciata, incompiuta, è delimitata da pilastri rettangolari che dovevano forse terminare in un timpano. Al centro è un portale fiancheggiato da nicchie rimaste vuote. Sopra di esso la lapide, oggi quasi illeggibile, conteneva l'iscrizione "quasi rosa plantata super rivos aquarum".
L'interno di grande luminosità, segnato da lesene giganti che terminano in lineari capitelli corinzi che sostengono la trabeazione su cui si imposta la cupola, si apre in cappelle a terminazione piatta con volta a botte. Tra le lesene sono inseriti i confessionali e in alto si aprono quattro grandi finestre. Il pavimento in pietra serena e cotto riprende lo schema geometrico della cupola.
L'altare della cappella di destra presenta ancora un affresco con la Sacra Famiglia eseguito da Stefano Amigoli ma datato al 1778 o all'inizio del secolo successivo.
La cappella maggiore è chiusa in fondo dall'altare con edicola timpanata tardo settecentesca di gusto neoclassico, all'interno della quale un'altra edicola marmorea, probabilmente tardo ottocentesca, ospita l'immagine miracolosa della Madonna col Bambino, opera di gusto popolaresco databile forse al primo Quattrocento.
La cappella laterale sinistra conservava all'altare una tavola con l'Annunciazione, assegnabile a Giovanni Balducci, documentato dono del preposto Carlo Maria Savi, forse forse proveniente dall'oratorio della Compagnia dell'Annunziata che si apriva nel chiostro del convento agostinianoAlessandro Nesi, Sull’Elemosina del Beato Tommaso da Villanova della Propositura di Scarperia (Firenze): da Cavalori a Coccapani?, in "Commentari d'arte: rivista di critica e storia dell'arte", Vol. 18, Nº. 52-53, 2012, pagg. 86 - 93., trasferita dopo il 1818 nella Prepositura dei Santi Jacopo e Filippo.
Note
Bibliografia
Sara Piccolo Paci, Rossella Tarchi, L'Oratorio della Madonna del Vivaio a Scarperia, Firenze, 2015. AA. VV., Chiese, cappelle, oratori di Scarperia e San Piero a Sieve e del suo territorio, Città di Castello, 2021.
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