La minigonna, sovente detta semplicemente miniVoce Minigonna, dal Dizionario Italiano di sapere.it, De Agostini e , è un tipo di gonna con l'orlo inferiore che arriva molto sopra le ginocchia (lunghezza variabile a seconda dei modelli, nei primi introdotti 10/15 cm o più sopra la linea delle ginocchiaVoce Minigonna sulla Grande Enciclopedia De Agostini, volume XIII, De Agostini Editore, 1986, p. 121, successivamente anche più corti), mostrando quindi parte della coscia. Può essere aderente (eventualmente con spacco centrale o laterale) o meno ed è realizzata in vari tessuti (jeans, similpelle, cotone, PVC, ecc.). Il termine mini è stato poi applicato anche ai vestiti che scoprono le gambe come le minigonne, nati nello stesso periodo, definiti mini-abiti.

Generalmente la sua ideazione viene attribuita alla stilista del Regno Unito Mary Quant (ma la vera origine è dibattuta e contesa da altri stilisti) e divenne popolare dagli anni sessanta, per cui da molti è stata considerata uno dei simboli della Swinging London. Durante i suoi decenni di esistenza è stata più volte dichiarata morta sia da critici di moda che da importanti stilisti ma, seppur con diverse variazioni nella sua diffusione, il capo è rimasto in uso in molti paesi del mondo ininterrottamente dal momento della sua creazione ad oggi.

La "lotta" per la riduzione della gonna

A partire dalla fine del XIX secolo i primi movimenti femministi iniziarono a ritenere le gonne portate allora troppo scomode: queste erano costituite da tessuti pesanti, lunghe fino a terra o poco meno, e spesso indossate sopra a sottovesti altrettanto lungheLa gonna da prigione a bandiera di libertà, articolo de La Repubblica, del 16 maggio 2010. Con l'approssimarsi alla fine del secolo la femminista francese Hubertine Auclert arrivò a creare la Lega per le gonne corte, raccogliendo la rivendicazione di molte donne per un abbigliamento più comodo, che potesse garantire una maggiore autonomia di movimento.

Durante la prima guerra mondiale si iniziò a diffondere l'uso dei pantaloni tra le donne che lavoravano in fabbrica al posto dei mariti partiti per il fronte, ed al termine di questa la lunghezza delle gonne si accorciò rapidamente, nell'ambito di una forte evoluzione della moda femminile (questo stile divenne noto come flapper): negli anni venti del XX secolo (passati alla storia come gli "anni ruggenti") i vestiti indossati dalle giovani donne arrivavano in alcuni casi sopra il ginocchio, ma erano ancora ampiamente diffuse gonne più lunghe. In risposta a questi primi timidi cambiamenti negli Stati Uniti vennero varate leggi per regolare la lunghezza minima delle gonne. La rivoluzione nel vestiario e in generale nel look femminile continuò comunque ad avanzare anche dopo la guerra: la stilista Coco Chanel, tra le protagoniste di questa fase, individuava proprio la lunghezza dei capelli e della gonna tra i principali parametri di questo cambiamentoPatrizia Calefato, Mass moda. Linguaggio e immaginario del corpo vestito, Meltemi Editore, 2007, ISBN 978-88-8353-548-2, pp. 89 e sgg. Nei modelli presentati da Chanel, molto più semplici come disegno rispetto alla moda precedente, si abbandona l'uso dei corsetti e la gonna si riduce fin sotto il ginocchio, impiegando per questa anche il tessuto Jersey (di lana e cotone), ritenuto fino ad allora caratteristico delle classi più proletarie. L'uso di una minore quantità di tessuto impiegato e il disegno semplice, che gli permette di adattarsi facilmente a più taglie, assicura a questo tipo di vestiario lanciato da Chanel una più facile diffusione commerciale.Giulia Mafai, Storia della moda, Editori Riuniti 1998, ISBN 88-359-4606-9, pp. 109-110 Secondo la storica della moda Valerie Steele, direttrice del museo del Fashion Institute of Technology di New York, questo cambio nel vestiario era un sintomo di una maggiore libertà sessuale per le donne dell'epoca, che tuttavia si restringerà nuovamente nei decenni successivi, perlomeno fino alla rivoluzione nelle abitudini e nella moda giovane degli anni sessantaKatya Foreman, Short but sweet: The miniskirt, articolo di bbc.com, del 21 ottobre 2014.

Indumenti simili a minigonne iniziano a fare la loro comparsa, seppur in campi che esulano l'abbigliamento di tutti i giorni, come nel caso delle uniformi ginniche: durante i Giochi della VII Olimpiade del 1920 la tennista francese Suzanne Lenglen indossò un abito prodotto dallo stilista Jean Patou in cui la gonna arrivava fino al ginocchioThierry Terret e Phillipe Liotard, Sport et genre: Volume 2, Excellence féminine et masculinité hégémonique, Paris, L'Harmattan, p. 87, ISBN 2-7475-9564-1, mentre pochi anni dopo, nei II Giochi olimpici invernali del 1928, fu la quindicenne pattinatrice norvegese Sonja Henie ad indossare per prima in quello sport un abbigliamento dotato di gonna cortaSaint-Moritz 1928 - Les anecdotes , che permetteva una maggiore libertà di movimento alle atleteScheda di Sonja Henie , nella classifica delle 100 migliori atlete femminili di Sports Illustrated.

Nel mondo dello spettacolo si diffondono abiti corti che scoprono le gambe e non solo: la ballerina e cantante Joséphine Baker si esibisce già negli durante gli anni venti con un costume che la lascia quasi in topless, munito di un corto gonnellino composto da un casco di banane (ideato da un giovanissimo Paul Seltenhammer). Allo stesso modo anche le attrici e ballerine del Ziegfeld Follies si esibiscono con abiti minimali e rivelanti e spesso posano per foto glamour con simile abbigliamento, quando non compaiono in servizi di vero e proprio nudo artistico. Nel mondo della danza classica invece alcune versioni di tutù erano arrivate a scoprire le gambe, sopra il ginocchio o anche completamente, fin dalla fine del XIX secolo, mentre gruppi di ballo come le inglesi Tiller Girls già negli anni venti avevano costumi che prevedevano gonne molto corteSi veda per es la foto relativa allo spettacolo di Berlino del 1920 dal sito The Tiller Girls . Pochi anni dopo miniabiti o abiti da mare con corti gonnellini o pantaloncini sono tra gli abbigliamenti tipici delle pin-up, mentre negli anni quaranta e cinquanta diverse attrici sex symbol come Marilyn Monroe e Ava Gardner si fanno fotografare in posa con abiti muniti di corti gonnellini.

Gli anni quaranta vedono una riduzione della lunghezza della gonne portate dalle donne comuniIn Italia, ritenendo il regime fascista questa riduzione di lunghezza sconveniente, tramite una veline del 4 maggio 1943, pubblicata dal Ministero della cultura popolare si arrivò ad indicare alle riviste di moda che "Nei figurini di moda femminile le gonne vanno leggermente allungate oltre il ginocchio", si veda a cura di Giancarlo Ottaviani, Le veline di Mussolini, Stampa alternativa, 2008, ISBN 9788862220477, pag 13, dovuta però più alla carenza di materiale tessile causata dalla seconda guerra mondiale, che non a innovazioni nella moda, tant'è che nell'immediato dopoguerra stilisti come Christian Dior si affrettarono ad introdurre abiti con gonne molto lunghe con abbondante uso di tessuto, che diverranno tipici del decennio successivoSamantha Bleikorn, The Mini Mod Sixties Book, Last Gasp, 2005, ISBN 978-0-86719-642-9, pp. 24-25. Ciò non toglie che la gonna corta e i miniabiti, seppur non ancora chiaramente definiti come indumenti a sé stanti, siano comunque già presenti nell'immaginario comune, vestendo le già citate pin-up e sex symbol nelle loro foto promozionali o comparendo in pellicole cinematografiche e serie televisive, come le corte uniformi scolastiche della commedia inglese Blue Murder at St Trinian's del 1957Bianca Lang, Tina Schraml, Lena Elster, La minigonna. La rivoluzione, gli stilisti, le icone, White Star, 2011, ISBN 978-88-540-2057-3, p. 28, ispirata all'opera del vignettista satirico Ronald Searle, le uniformi spaziali dei personaggi femminili del telefilm fantascientifico statunitense Space Patrol, in onda sull'American Broadcasting Company nei primi anni cinquanta o i costumi classicheggianti di alcune delle interpreti femminili dei film del genere peplum.

Gli anni '60, l'origine della "mini"

L'origine della prima gonna dichiaratamente "mini" è generalmente accreditata nel 1963 per opera della stilista britannica Mary Quant, che fu ispirata dall'automobile Mini e che, a partire dalla fine degli anni cinquanta, aveva iniziato a proporre abiti sempre più corti. Il nome inglese del nuovo capo di abbigliamento era mini-skirt (skirt = gonna). Secondo la Quant questo tipo di indumento, proprio per la sua lunghezza ridotta che non ostacolava il movimento delle gambe, risultava molto più pratico rispetto agli abiti femminili di moda prima della sua introduzione Dominic Midgley, Happy Birthday to the mini-skirt! Half a century later and still raising eyebrows, articolo del sito web del Daily Express, del 30 aprile 2014. La stessa Quant nel 1962 era stata intervistata dal quotidiano californiano Long Beach Independent, proprio relativamente al fenomeno degli abiti primaverili sempre più corti indossati dalle giovani britanniche (definite "ragazze Ya!-Ya!", dal tormentone del tempo "yeah-yeah"), e aveva predetto che questo stile avrebbe sempre più caratterizzato la moda giovane negli anni successivi.

La paternità non è però condivisa da tutti i critici e storici della moda: in Francia per esempio il designer francese André Courrèges è spesso citato come inventore della mini-jupeHow Mary Quant's mini-skirt conquered the world, articolo del Daily News, del 10 febbraio 2014 (aveva presentato degli abiti che terminavano sopra il ginocchio a partire dalla sua collezione del 1964André Courrèges , articolo della sezione moda del sito del Victoria and Albert Museum e li accorciò ulteriormente in quella del 1965Loris Mannucci, Un sarto parigino lancia la "gonna cortissima", articolo de La Stampa, del 27 febbraio 1965, introducendo la "mini" nell'alta moda), mentre altri autori (come la giornalista Marit AllenGarments worn by Marit Allen , articolo della sezione moda del sito del Victoria and Albert Museum, firma in quegli anni dell'edizione britannica di Vogue), citano lo stilista e costumista John Bates (suoi alcuni degli abiti di Diana Rigg nella serie The AvengersSamantha Bleikorn, The Mini Mod Sixties Book, Last Gasp, 2005, ISBN 978-0-86719-642-9, 31). Lo stilista austriaco naturalizzato californiano Rudi Gernreich (già noto per aver presentato negli Stati Uniti nel 1964 un costume da bagno pensato espressamente per il toplessPeggy Moffitt in Rudi Gernreich, Topless Swimsuit, 1964 , foto opera di William Claxton) viene presentato dalla stampa della seconda metà degli anni sessanta come uno degli anticipatori che, con i suoi modelli, hanno alzato sensibilmente sopra il ginocchio l'orlo delle gonne vendute nel mercato statunitenseFashion: Up, Up & Away , articolo di TIME, del 1º dicembre 1967. La nascita della minigonna, seppur non come abito da indossare normalmente, è attribuita anche a Helen Rose, costumista statunitense che ideò alcune gonne molto corte per gli abiti di scena (in parte ispirati alle tuniche romane) dell'attrice Anne Francis nel film di fantascienza Il pianeta proibito (Forbidden Planet), girato nel 1956, quasi un decennio prima della nascita ufficiale dell'indumentoGalleria fotografica del film Il pianeta proibito (Forbidden Planet, 1956), su Internet Movie Database, costumi peraltro che furono tra le motivazioni della censura del film in diversi stati. "Sesenta años desde que se viera la primera minifalda en la pantalla de un cine", Hoycinema, 18 marzo 2016.