Mediobanca S.p.A. (per esteso Mediobanca Banca di Credito Finanziario) è un istituto di credito italiano fondato nel 1946 per iniziativa di Raffaele Mattioli (allora presidente della Banca Commerciale Italiana che ne fu promotrice insieme con il Credito Italiano) e di Enrico Cuccia (che ne fu il direttore generale dalla fondazione al 1982).
L’attività di Mediobanca si articola in quattro divisioni di business: Wealth Management, Corporate & Investment Banking, Consumer Finance e Insurance. L’area del Wealth Management, il cui lancio nel 2016 ha dato una nuova connotazione alla strategia della banca, ha registrato i maggiori tassi di crescita a partire dal secondo semestre del 2023 ed è attesa diventare entro il 2026 la prima in termini di commissioni e la seconda in termini di ricavi. Con l’esecuzione del Piano Strategico al 2026 “One Brand One Culture”, Mediobanca si è evoluta verso il profilo di un “wealth manager”, facendo leva in particolare sulle sinergie tra le proprie divisioni e sulla tradizionale attività di banca d’affari a servizio di questo nuovo posizionamento.
È presente sui mercati internazionali con le sedi di Milano, Parigi, Madrid, Francoforte sul Meno, Londra, New York e LussemburgoLe sedi di Mediobanca all'estero (dal sito ufficiale).
La società è quotata nell'indice FTSE MIB della Borsa Italiana e componente dello Standard Ethics Italian Banks Index.
Dal settembre 2025 fa parte del Gruppo Monte dei Paschi di Siena.
Storia La fondazione Mediobanca fu costituita nel 1946 per iniziativa di Raffaele Mattioli, allora Presidente della Banca Commerciale Italiana che ne fu promotrice insieme con il Credito Italiano, e di Enrico Cuccia, per soddisfare le esigenze a media scadenza delle imprese produttrici.
Si voleva stabilire un rapporto diretto tra il mercato del risparmio e il fabbisogno finanziario per il riassetto produttivo delle imprese, reduci dalle devastazioni della seconda guerra mondiale.
Dopo l'emanazione della legge bancaria del 1936, che stabiliva una netta separazione tra credito a breve e a medio/lungo termine, dopo che le banche più importanti avevano optato per la specializzazione sul credito a breve, mancava infatti un ente che potesse favorire il credito finanziario e i collocamenti in Borsa delle imprese in espansione. Accanto alla concessione di crediti consolidati, a fronte di una raccolta costituita da certificati di deposito e libretti vincolati, Mediobanca ha sviluppato sin dall'inizio un'attività di intermediazione consistente nel collocamento sui mercati finanziari di obbligazioni e azioni emesse da imprese italiane.
Il Banco di Roma aveva deliberato di non partecipare alla società; tuttavia il direttore generale della Banca d'Italia Donato Menichella fece pressione sulla banca romana perché ritornasse sulla decisione, al fine di non lasciare il nuovo istituto nelle mani dei soli Mattioli e Brughera (consigliere delegato del Credito Italiano)Napoleone Colajanni, Storia della banca italiana, Roma, Newton Compton, 1995. A presiedere l'istituto dalla nascita fino al 1958 fu Eugenio Rosasco a cui successe Adolfo Tino fino alla sua morte nel 1977. Enrico Cuccia ha guidato come direttore generale l'istituto per molti anni (10/4/1946-29/9/1982), anche come amministratore delegato (27/10/1949-29/9/1982) e infine presidente onorario (14/3/1988-23/6/2000), giungendo a far identificare la sua persona con l'impresa stessa.
A metà anni cinquanta del Novecento furono stretti accordi con importanti partner nazionali ed esteri (Gruppo Lazard, Berliner Handels-Gesellschaft, Lehman Brothers, Sofin) che le consentirono di giocare sulla scena internazionale. Nel 1956 la banca fu quotata in Borsa. Mediobanca è intervenuta sin dalle origini in settori collaterali a quello creditizio, quali le gestioni fiduciarie (1948 con la Spafid) la promozione del commercio internazionale (attraverso trading companies operanti soprattutto tra Italia e Africa a metà anni Cinquanta), il credito al consumo (nel 1960 attraverso la Compass che era stata costituita dieci anni prima per sviluppare nuove iniziative con soci industriali), la revisione contabile (1961 con la Reconta S.p.A. che fu la prima società italiana di revisione), il leasing (1970 con la Selma).
L'era Cuccia Le professionalità dimostrate dalla banca sotto la guida di Enrico Cuccia le hanno consentito di guadagnare presto una posizione di guida nel settore dell'investment banking in Italia. Fu in effetti Cuccia a dare alla banca il carattere di unica banca d'affari italiana. Fra le prime operazioni ci fu il salvataggio della Montecatini che terminerà con la costituzione della Montedison nel 1966. Nel 1964 Mediobanca diresse la formazione del primo gruppo di intervento nel capitale di una società, la OlivettiI documenti relativi al Salvataggio Olivetti sono consultabili liberamente online sul sito dell'Archivio Storico Mediobanca "Vincenzo Maranghi". Sul caso in questione è stato anche pubblicato un volume di fonti, Mediobanca e il Salvataggio Olivetti, a cura di Giampietro Morreale, Milano, Mediobanca, 2019, disponibile in pdf., cui partecipò con altri enti finanziari e bancari (IMI, FIAT, Pirelli e la Centrale) allo scopo di ridefinirne gli ambiti strategici e risanarne la struttura finanziaria, in seguito al ritiro della famiglia fondatrice.
Nel 1968 l'istituto di via Filodrammatici gestì la scalata alla Montedison"Merger, Italian Style." Economist [London, England] 8 Jan. 1966: 115+. The Economist Historical Archive, 1843-2012. di Giorgio Valerio da parte dell'Eni di Eugenio CefisSulla scalata di IRI e ENI a Montedison si veda il volume di Giorgio La Malfa e Taddeo Molino Lova, La fusione Montecatini – Edison (1965-1971). Materiali dall'Archivio di Mediobanca, Milano, Mediobanca, 2023, disponibile in pdf. Si vedano anche i documenti, consultabili liberamente online, sul sito dell'Archivio Storico Mediobanca "Vincenzo Maranghi".. Mediobanca è stata per molti anni la banca di fiducia del gruppo FIAT, per il quale ha curato molte operazioni.
In particolare fu l'istituto di Cuccia a trattare con la Libyan Arab Foreign Bank l'ingresso nel 1977 e l'uscita nel 1986 della finanziaria libica dal capitale del gruppo automobilistico torinese, così come è stata Mediobanca a curare il trasferimento della SNIA dalla Montedison alla FIAT nel 1980.
Nel 1981 fu di nuovo Mediobanca a gestire la privatizzazione della Montedison, in favore di un consorzio partecipato dai gruppi Agnelli, Pirelli, Bonomi e Orlando, che in particolare acquistarono il controllo della Gemina, nuovo "salotto buono" della finanza italiana.
Ugualmente importanti le operazioni con la Pirelli e l'Italcementi. L'attività di collocamento di titoli di società italiane sul mercato nazionale e all'estero ha favorito l'assunzione di piccoli pacchetti azionari che nel corso del tempo sono stati incrementati reimpiegando parte degli utili e venendo a costituire il principale investimento reale a presidio del patrimonio. Quegli stessi pacchetti hanno favorito la fidelizzazione dei maggiori clienti. I più importanti riguardarono le Assicurazioni Generali, la Montedison, la SNIA, la Pirelli e la FIAT. I successivi acquisti, a più riprese, di azioni Generali hanno portato la banca ad esserne il maggiore azionista (oggi la quota è del 13%).
Enrico Cuccia tenne l'istituto al di fuori delle influenze politiche che invece nel corso del tempo presero ad interessare l'IRI, ente pubblico che controllava le tre banche d'interesse nazionale sue socie di maggioranza. Nel 1982 iniziò un periodo di forti frizioni con l'IRI (sotto la presidenza di Romano Prodi) che impose alle sue banche di non rinnovare il mandato a Cuccia. Questi tuttavia, pur dimettendosi dalla direzione generale, mantenne la carica di consigliere di amministrazione su designazione del socio Lazard. Nella direzione della banca gli subentrarono i due collaboratori prediletti, Silvio Salteri, che fu nominato amministratore delegato; Vincenzo Maranghi (designato da tempo come suo delfino) direttore generale.
La privatizzazione Nel 1988, grazie all'intervento di Antonio Maccanico, che assunse la presidenza nel 1987, le posizioni contrastanti furono ricomposte e venne realizzata la privatizzazione della banca attraverso la costituzione di un sindacato di blocco con partecipazione paritetica di gruppi bancari (inizialmente le tre Bin fondatrici) e gruppi privati. In tale occasione la carica di amministratore delegato passò a Vincenzo Maranghi e Cuccia accettò la nomina a Presidente d'Onore mantenendo in banca una presenza simbolica e di alta consulenza. Dopo Antonio Maccanico, chiamato ad incarichi di governo, la presidenza passò a Francesco Cìngano che era stato il successore di Mattioli alla Banca Commerciale Italiana.
Secondo Giorgio La Malfa, il problema di Mediobanca si complicò ulteriormente con l'emanazione della nuova legge bancaria nel 1993, che abolì l'obbligo della specializzazione consentendo agli istituti di credito ordinario di entrare nel mercato del medio/lungo termine, generò una serie di problemi tra Mediobanca e i propri soci bancari che cessarono di essere il canale quasi esclusivo di collocamento dei depositi vincolati e delle obbligazioni: "le banche commerciali furono autorizzate a operare nel credito a medio termine. A partire da quel momento il conflitto di interessi fra le banche azioniste e Mediobanca, che era emerso solo in via sporadica ed eccezionale, diventò un problema quotidiano: Mediobanca divenne il concorrente dei suoi azionisti bancari nelle operazioni per certi aspetti più importanti sia come possibile profittabilità sia come evidenza pubblica.
Dopo la morte di Cuccia fu esattamente un conflitto di questo genere che provocò lo scoppio delle ostilità nei confronti dell'amministratore delegato Vincenzo Maranghi"Giorgio La Malfa, Cosa direbbe oggi Cuccia ai nuovi vertici di Mediobanca e Generali, Il Foglio quotidiano, 3 aprile 2010.. Nel mutato contesto dei mercati finanziari a partire dagli anni Novanta, Mediobanca si è evoluta impegnandosi maggiormente nelle operazioni di investment banking, realizzando una diversificazione importante nel private banking ed espandendo l'area del credito al consumo, infine sviluppando una presenza internazionale.
Negli anni Novanta fu tra i principali operatori del programma italiano di privatizzazione delle grandi imprese pubbliche (le maggiori operazioni riguardarono Telecom Italia, Enel, Banca di Roma e Banca Nazionale del Lavoro), contribuendo anche ai programmi esteri nel Regno Unito, in Francia, Germania e Spagna.
Dopo la morte di Cuccia La morte di Enrico Cuccia, nel giugno 2000, fece acuire le tensioni con i soci bancari a causa dei conflitti d'interesse, della competizione sugli stessi mercati e dell'ostilità della banca centrale verso la direzione di Mediobanca. Nell'aprile 2003 Vincenzo Maranghi accettò di dimettersi a patto che venisse conservata l'autonomia della banca. Ciò avvenne promuovendo ai vertici operativi due suoi stretti collaboratori, Alberto Nagel e Renato Pagliaro, poi rimasti alla guida della banca fino all’ottobre 2025. La fase successiva alle dimissioni di Maranghi comportò la nomina di una presidenza esterna (Gabriele Galateri di Genola e Cesare Geronzi), prima che gli eventi successivi ristabilissero, a partire dal 2010, tutte le condizioni che garantivano l'autonomia dell'istituto.
I nuovi vertici svilupparono più intensamente le operazioni di mercato (collocamenti, M&A, negoziazione di strumenti finanziari), riducendo il peso delle partecipazioni storiche (alcune delle quali vennero smobilizzate, come quella sulla Fiat). Realizzarono anche la penetrazione sulle principali piazze estere, dove fu stabilita una presenza attraverso team professionali di origine locale.
L'evoluzione nel Wealth Management