La chiesa di San Martino, nota storicamente come pieve di Vico, è la pieve della frazione di Castevoli, nel comune di Mulazzo, in provincia di Massa-Carrara e diocesi di Massa Carrara-Pontremoli. Sorge nel nucleo detto Pieve, nella valle del torrente Canosilla, ed è documentata fin dal 998 come centro religioso più antico dell'intero territorio castevolese..
Storia
Le origini: la pieve di Vico La più antica menzione risale al 998, quando il marchese Oberto II, con una cartula promissionis, rinunciò alla potestà su quattro pievi della diocesi di Luni in favore del vescovo Gotifredo, fra le quali quella «de Vico», poi detta di Castevoli; il documento è tràdito dal Codice Pelavicino (strumento n. 224).. Con la denominazione di plebs de Vico — residuo dell'antica organizzazione romana per vici — la chiesa è indicata con continuità, secondo Giuliani, da «tre bolle e una lettera papale» fino agli estimi del XV secolo.
Nel 1229 una lettera di papa Gregorio IX (7 agosto) incaricò l'arciprete Confalonerius archipresbiter de Vigo, insieme a un canonico genovese, di dare esecuzione a una sentenza pontificia: è la prima testimonianza diretta della cura d'anime della pieve.. Nelle rationes decimarum dell'età di papa Bonifacio VIII (trienni 1295-1304) la plebs de Vico compare seguita dall'elenco delle sue dipendenze; nel 1303 è registrata per la prima volta col titolo di «S. Martini de Casteuli» anziché «de Vico», a testimonianza della crescente rilevanza del borgo castellano..
Negli estimi annessi al sinodo della diocesi di Luni-Sarzana del 1470-1471 la pieve, retta dall'arciprete Baldinus archipresbiter de Vicho, risulta la più tassata del suo distretto, censita per quindici lire..
Età moderna La visita pastorale del 7 maggio 1568 compiuta dal cardinale Benedetto Lomellini, vescovo di Luni-Sarzana, si apre con l'arrivo del visitatore «ad Plebem Sancti Martini de Vico Castevoli»., che cita E. Cavalli, Il più antico manoscritto delle visite pastorali della Diocesi di Luni, 1968. Tra Cinque e Seicento il parroco cumulava i due titoli di pievano di San Martino e rettore dell'oratorio dell'Assunta del borgo, più comodo per gli abitanti a causa della distanza della pieve.. Nel 1832 la parrocchia contava 532 abitanti sparsi in più villaggi, mentre l'intera arcipretura ne contava 742..
I passaggi di diocesi Con il riassetto delle circoscrizioni ecclesiastiche dell'Ottocento la parrocchia fu scorporata dalla diocesi di Luni-Sarzana per la nuova diocesi di Massa (1822) e successivamente trasferita alla diocesi di Pontremoli (1853, effettivo dal 1856): per questo l'archivio parrocchiale è oggi conservato a Pontremoli.. Il fondo archivistico testimonia una cura d'anime ininterrotta dal pieno Cinquecento, con registri dei battesimi dal 1596, dei matrimoni dal 1597 e dei morti dal 1609..
Giurisdizione plebana Il territorio del plebato si estendeva sulla destra del Magra, dai confini della curia di Groppoli (soggetta alla pieve di Filattiera) fino a quelli delle pievi di Montedivalli e di Bolano, nelle valli dei torrenti Geriola, Canosilla, Osca e Pènolo.. Ne dipendevano dieci cappelle: Tresana, Popetto, la cappella castellana di Castevoli, Canossa, Lusuolo, Careggia, Riccò, Villa, Boia e Saltulo (la Pietrasalta di Giovagallo).. Un tempo al centro del proprio distretto, la pieve si trova oggi all'estremità meridionale del territorio storico, presso il confine sul Canosilla che separa il comune di Mulazzo da quello di Tresana..
Descrizione L'edificio sorge su un breve pianoro, in terreno poco stabile, il che nei secoli ha imposto ripetuti rifacimenti; secondo Giuliani il fabbricato ha così perduto ogni carattere primitivo, forse anche l'orientamento originario, mentre la chiesa antica, a giudicare dall'ampiezza della circoscrizione, doveva essere assai vasta.. Dei muri più antichi, costruiti a corsi regolari di piccoli conci di pietra locale, restano un tratto della parete settentrionale e di quella ridotta a facciata, che formano l'angolo su cui si eleva la torre campanaria in arenaria, a vela, rinforzata da un grosso arco e da uno sperone..
All'interno si conserva una vasca battesimale monolitica in macigno a forma di calice, con la coppa posata su una base di tipo romanico ornata agli angoli da quattro foglie a costola rilevata: è ritenuta uno degli elementi di maggior pregio della pieve.
Note
Bibliografia
Voci correlate Castevoli Diocesi di Massa Carrara-Pontremoli Malaspina
Altri progetti
Martino (Mulazzo) Mulazzo Martino San Martino di Castevoli