Living in the Material World è il quarto album da solista di George Harrison, pubblicato nel 1973.

L'album venne certificato disco d'oro negli Stati Uniti dalla RIAA due giorni dopo la sua pubblicazione, salendo in vetta alla classifica e producendo il singolo di successo Give Me Love (Give Me Peace on Earth). Il disco raggiunse la prima posizione in classifica anche in Canada e Australia, la seconda in Gran Bretagna, e la quarta in Italia.

Tratta tematiche religiose e spirituali con testi che riflettono il tormento interiore di Harrison diviso tra ricerca dell'illuminazione spirituale e status di ricca rockstar. Molti critici hanno individuato nell'opera le migliori prove canore e le parti di chitarra più raffinate di tutta la carriera dell'ex-Beatle. In contrasto con All Things Must Pass, Harrison scelse una produzione più misurata per l'album, e ridusse il contributo musicale a un ristretto gruppo di musicisti comprendenti Nicky Hopkins, Gary Wright, Klaus Voormann e Jim Keltner. Ringo Starr, John Barham e il musicista classico indiano Zakir Hussain furono tra gli altri contributori.

Storia Dopo l'enorme successo dei suoi due precedenti progetti (All Things Must Pass e The Concert for Bangladesh), George Harrison trascorse il 1972 tra il meritato riposo e la convalescenza dopo un incidente automobilistico. Per questo motivo l'atteso nuovo album dell'ex Beatle uscì solo nell'estate del 1973. In realtà tra i motivi di questo ritardo era da aggiungere la mancanza di nuovo materiale: col monumentale triplo All Things Must Pass, Harrison aveva esaurito in un colpo solo le riserve accumulate durante la militanza nei Beatles.

Harrison si affidò a uno stuolo di collaboratori ben noti: Ringo Starr, Jim Keltner, Nicky Hopkins, Gary Wright e Klaus Voormann. Nelle previsioni l'album doveva essere prodotto da Phil Spector; in realtà, a causa delle precarie condizioni psicofisiche del noto produttore, Harrison si ritrovò a produrre da solo l'intero album. Fa eccezione Try Some Buy Some, per la quale Harrison usò la base registrata nel 1971 per Ronnie Spector e prodotta da Phil Spector. «Non mi preoccuperò davvero se nessuno sentirà più parlare di me. Io voglio solo suonare e registrare dischi e lavorare su alcune idee musicali.» — George Harrison, Record Mirror, aprile 1972Clayson, pag. 318. I progetti umanitari caritatevoli di George Harrison del periodo 1971–72 in favore della nuova nazione del Bangladesh gli avevano fatto guadagnare una reputazione di "eroe internazionale",Schaffner, pp. 147, 159.Leng, pag. 121.Tillery, pag. 100. ma lo avevano anche lasciato esausto e frustrato nei suoi sforzi per assicurarsi che i fondi raccolti andassero a finire veramente ai bisognosi.George Harrison, p. 220.Doggett, pp. 180–81, 192. Invece di pubblicare subito un seguito dell'acclamato All Things Must Pass per sfruttare la scia della fortuna commerciale che l'opera aveva riscosso, Harrison mise in pausa la sua carriera solista per oltre un anno dopo i due concerti per il Bangladesh,Lavezzoli, pp. 193–94.Kevin Howlett, The Apple Years 1968-75, note interne, (Apple Records, 2014), pag. 31. svoltisi al Madison Square Garden di New York nell'agosto 1971.Woffinden, pp. 48, 68. Nel corso di un'intervista concessa alla rivista Disc and Music Echo nel dicembre dello stesso anno, il pianista Nicky Hopkins raccontò di aver appena preso parte a una sessione in studio a New York per il singolo Happy Xmas (War Is Over) di John Lennon, dove Harrison aveva suonato per loro "circa due o tre ore" di nuove canzoni, aggiungendo: "Erano veramente incredibili!"Andrew Tyler, "Nicky Hopkins", Disc and Music Echo, 4 dicembre 1971, disponibile in . Hopkins suggerì che la lavorazione del prossimo album di Harrison sarebbe potuta iniziare a gennaio o febbraio nel suo nuovo studio di registrazione casalingo a Friar Park, ma qualsiasi progetto venne rimandato a causa della raccolta fondi a favore del Bangladesh.Leng, pp. 123–24. Tra le attività più pressanti che tennero impegnato Harrison dal settembre 1971 fino alla fine del 1972, ci furono le difficoltose negoziazioni con la Capitol Records per l'album The Concert for Bangladesh,Rolling Stone, pag. 43. vari problemi tecnici con il film tratto dai concerti, e le molte riunioni d'affari e con gli avvocati sia negli Stati Uniti sia in Gran Bretagna.Doggett, p. 192. Inoltre, negli ultimi mesi del 1971 egli produsse alcuni singoli di Ringo Starr e Lon & Derrek Van Eaton, ed aiutò a trovare i finanziamenti per un documentario su Ravi Shankar,Badman, pp. 54–56.Leng, p. 123. per poi passare, nell'agosto 1972, a produrre Cilla Black quando questa incise la sua composizione When Every Song Is Sung.Madinger & Easter, pp. 439–40.

In tutto questo periodo, la devozione di Harrison verso la spiritualità induista e in particolare l'Associazione internazionale per la coscienza di Krishna, attraverso la sua amicizia con A.C. Bhaktivedanta Swami PrabhupadaAllison, pp. 45–47. – raggiunse l'apice.Leng, pag. 124.Huntley, pp. 87, 89. Anche se, come ammise lo stesso Harrison, la sua aderenza alla dottrina spirituale non era impeccabile all'epoca.George Harrison, pag. 254., superseventies.com Egli infatti aveva frequenti relazioni sessuali extraconiugali, tradendo di nascosto la moglie Pattie Boyd, e continuava a fare uso di droga (principalmente cocaina).O'Dell, pag. 188. Questa sua dualità fu notata da parenti e amici all'epoca.Clayson, p. 330. Se da un lato Harrison era capace di passare giorni interi immerso nella lettura dei testi sacri induisti, dall'altro prendeva parte a selvagge sessioni in studio a Londra, divertendosi con alcol, sesso e droghe, come in occasione di quelle per l'album solista di debutto di Bobby Keys.

Nell'agosto 1972, quando anche il film documentario tratto dal The Concert for Bangladesh era stato ultimato e distribuito nei cinema, Harrison parte da solo in auto per un viaggio di vacanza in giro per l'Europa, durante il quale raccontò in seguito di avere recitato il mantra Hare Kṛṣṇa nonstop per un giorno intero.Clayson, pag. 248.Greene, pag. 194. Secondo l'accademico religioso Joshua Greene, un devoto Hare Krishna, questo viaggio fu la preparazione spirituale di Harrison per la registrazione dell'album Living in the Material World.Greene, pag. 194

Contenuti Piuttosto che rivisitare le composizioni lasciate fuori da All Things Must Pass o provate durante le sessioni per l'album in questione, Harrison scrisse i brani contenuti in Living in the Material World nel periodo 1971-72,Madinger & Easter, pag. 439. con l'eccezione di Try Some, Buy Some, da lui composto nel 1970 ed inciso per Ronnie Spector nel febbraio 1971.Leng, pp. 105, 133. I brani riflettono la sua devozione spiritualeWoffinden, pp. 69–70., come nel caso di The Lord Loves the One (That Loves the Lord), Living in the Material World, Give Me Love (Give Me Peace on Earth) e Try Some, Buy SomeGeorge Harrison, pp. 246, 254, 258.Tillery, pp. 111–12. – ma anche i suoi sentimenti in merito al periodo pre e post concerto di beneficenza per il Bangladesh, in canzoni quali Miss O'Dell (non inclusa nell'album ma pubblicata come B-side di Give Me Love) e The Day the World Gets 'Round.George Harrison, pp. 226, 248.

Sia The Lord Loves the One sia la title track dell'album furono ispirate direttamente dagli insegnamenti del maestro spirituale Prabhupada.Lavezzoli, pp. 194–95., Chant and Be Happy/harekrishna.com. L'accademico religioso Joshua Greene fece notare l'adattamento da parte di Harrison di un passaggio della Bhagavadgītā nei testi di Living in the Material World ed aggiunse: "Alcune delle canzoni distillano concetti spirituali in frasi così eleganti da ricordare sūtra vedici: brevi codici che contengono interi volumi di significati."Greene, pp. 194, 195. In Give Me Love, Harrison fonde lo stile indù bhajan (o canzone devozionale) con la musica gospel occidentale, ripetendo la formula del suo successo internazionale My Sweet Lord.Leng, pag. 157. Nella sua autobiografia del 1980, I Me Mine, egli descrisse la canzone "una preghiera e una dichiarazione personale tra me, il Signore, e a chiunque interessi".Harrison, pag. 246.

Mentre i canti devozionali a Kṛṣṇa presenti in All Things Must Pass erano stati edificanti celebrazioni di fede,Anthony DeCurtis, , Rolling Stone, 12 ottobre 2000. le sue ultime composizioni tradiscono una qualità più austera,Leng, pag. 137. in parte risultato dell'esperienza del concerto per il Bangladesh.Inglis, pp. 37–38. Il suo arrangiatore musicale, John Barham, avrebbe successivamente suggerito che una "crisi spirituale" possa esserne stata la causa;Leng, pag. 137 mentre altri osservatori hanno indicato invece il fallimento del matrimonio di Harrison con Pattie Boyd, che stava andando a rotoli all'epoca, come probabile causa del tono più cupo del disco.Huntley, pp. 91–92.

Sin dal principio, l'adesione di Harrison alle tematiche spirituali non fu sempre costante, dedito com'era a stili di vita contrastanti: Chris O'Dell, amico di Harrison e Boyd, raccontò in più di un'occasione quanto fosse difficile sapere se il musicista "metteva le mani nell'onnipresente borsa delle orazioni o in quella della cocaina".O'Dell, 2009, pag. 188. Vari biografi riportano la medesima dualità: da un lato, Harrison tradiva regolarmente la moglie in diverse avventure extraconiugali, mentre dall'altro lato, partecipava a sessioni di amici e conoscenti per favorirne la carriera, come nel caso del primo lavoro da solista di Bobby Keys, o della produzione della canzone di Harry Nilsson You're Breakin' My Heart, durante la prima metà del 1972.Clayson, 2003, pag. 293 Nel medesimo periodo, a George venne ritirata per la seconda volta la patente per avere condotto la sua Mercedes-Benz a 145 km orari ed esser rimasto coinvolto in un incidente in una rotonda, nel quale sua moglie Pattie si procurò le lesioni più gravi.Clayson, 2003, pag. 320.

Le tematiche di altre canzoni trattano degli strascichi della separazione dei The Beatles,Clayson, pag. 322. in diretto riferimento alla storia della band – come nel caso di Living in the Material World e Sue Me, Sue You BluesMacDonald, pag. 326. – oppure esprimendo il desiderio di Harrison di vivere nel presente, libero dalla sua precedente identità di "Beatle George", come nel caso di The Light That Has Lighted the World, Who Can See It e, soprattutto, Be Here Now.Leng, pp. 126–28, 129–30, 131, 133. Il testo di Who Can See It riflette in particolare il disincanto di George nei confronti del suo status pregresso di membro più giovane dei Beatles, "una sorta di fratello minore" per Lennon e Paul McCartney,Leng, pag. 129. mentre Sue Me, Sue You Blues è il suo commento alla causa intentata da McCartney nel 1971 agli altri tre Beatles per dissolvere il gruppo come società.Doggett, pp. 156, 157. In linea con gli insegnamenti di Prabhupada, tutti i traguardi inerenti fama, ricchezza o posizione sociale non significano nulla dal punto di vista del George Harrison del 1972.Leng, pag. 131. Persino in canzoni apparentemente "d'amore" come That Is All e Don't Let Me Wait Too Long,Allison, pp. 141, 157. Harrison sembra indirizzarsi a una divinità piuttosto che a una persona fisica.Ingham, pag. 134. Musicalmente, quest'ultima composizione risente dell'influenza dello stile di scrittura di inizio anni sessanta di Brill Building.Inglis, pp. 39–40.

Harrison donò la sua quota di diritti d'autore di nove delle undici canzoni incluse in Living in the Material World all'associazione di beneficenza Material World Charitable Foundation da lui fondata.Schaffner, pag. 160 Questa iniziativa si era resa necessaria per le varie ragioni fiscali che avevano ostacolato i suoi sforzi di aiuto nei confronti dei rifugiati del Bangladesh.Madinger & Easter, pag. 438Clayson, pag. 315.

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