Biografia Vocazione sacerdotale e impegno tra i giovani Nasce in un paesino dell'allora provincia di Forlì, nell'entroterra collinare a 20 km da Rimini, da una povera famiglia di operai, sesto di nove figli. All'età di 12 anni (nel 1937) entra in seminario a Urbino per passare dopo tre anni a quello di Rimini. Viene ordinato sacerdote il 29 giugno 1949. Il 5 luglio dello stesso anno viene nominato cappellano della parrocchia di San Nicolò al Porto a Rimini.

Nell'ottobre 1950 viene chiamato in seminario a Rimini quale insegnante e nominato vice-assistente della GIAC (Gioventù Italiana di Azione Cattolica) di Rimini (ne sarà poi assistente nel 1952)dal libro "Un incontro simpatico" di Riccardo Ghinelli, Rimini, Sempre, 2011, ISBN 978-88-89807-31-6. È in questo periodo che matura in lui la convinzione dell'importanza di essere presenti ai giovani adolescenti, in particolare alla fascia fra i 13 e i 15 anni, ai quali nell'Azione Cattolica veniva dato il nome di pre-ju, periodo nel quale si formano i metri di misura definitivi dei valori di vita. Riteneva fondamentale, infatti, realizzare una serie di attività che favorissero un «incontro simpatico con Cristo» per coinvolgere gli adolescenti ad avere incontri decisivi con Cristo. In funzione di questo progetto realizzò anche una casa per ferie, la «Casa Madonna delle Vette», ad Alba di Canazei, costruita dal 1958 al 1961.

Mantenendo l'impegno fra gli adolescenti, nel 1953 è diventato direttore spirituale nel seminario di Rimini per i giovani nella fascia di età dai 12 ai 17 anni. Attraverso tale compito (protrattosi fino al 1969) ha potuto approfondire la conoscenza dell'animo giovanile. Nel frattempo, dal 1953, oltre al seminario, ha insegnato religione in una scuola media, la Scuola agraria «San Giovanni Bosco» di Rimini, frequentata dagli adolescenti nei tre anni dopo le elementari. Questo impegno ha costituito per lui un ulteriore punto di osservazione e campo di azione nel mondo degli adolescenti. Nel 1959, continuando l'ufficio di padre spirituale in seminario, è stato trasferito al Liceo Ginnasio Statale "Giulio Cesare" di Rimini, poi nel 1963 al Liceo Scientifico "Alessandro Serpieri" di Rimini, ed infine nel 1969 al Liceo Scientifico "Alessandro Volta" di Riccione. In tutti questi anni, dal 1956 in poi, ha gestito nella Diocesi di Rimini l'ufficio Pre-ju attraverso il quale sacerdoti e giovani delegati animavano attività nelle parrocchie e nella casa alpina.

La Parrocchia Nel 1968 e fino al 2000, insieme a don Elio Piccari, don Romano Migani e don Sisto Ceccarini, diventa Parroco della Parrocchia "La Resurrezione" in un quartiere della periferia di Riminidal libro "Don Oreste Benzi - Parroco, cioè padre" di Valerio Lessi, Milano, Paoline, 2011, ISBN 978-88-315-3987-6 che divenne la sua casa fino a un mese dalla morte, quando andò a vivere alla "Capanna di Betlemme", una struttura di accoglienza per senza dimora.Enea Abati Da un mese viveva coi barboni alla Capanna da "Corriere Romagna" del 3 novembre 2007 Nella conduzione si distinse per la vicinanza alle persone e mise in atto alcune innovazioni del Concilio Vaticano II come la comunità fra sacerdoti e la partecipazione attiva dei laici alla gestione della parrocchia.

La Comunità Papa Giovanni XXIII Nel 1968, con un gruppo di giovani e con alcuni altri sacerdoti ha dato vita al primo soggiorno estivo per ragazzi disabili. Il soggiorno non è rimasto un episodio isolato e a questo, e alla vita insieme ai disabili sviluppatasi subito dopo, si fa risalire la nascita dell'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII. Le persone con disabilità Parallelamente alla vita insieme e all'accoglienza con la Comunità Papa Giovanni XXIII ha portato avanti un'azione di rivendicazione dei diritti delle persone con disabilità, in funzione della loro uscita dagli istituti di cura ove vivevano reclusi. Venivano richiesti inserimento lavorativo e scolastico, abbattimento delle barriere architettoniche, possibilità di assistenza sanitaria sul territorio. L'azione è stata portata avanti in primo luogo coordinando le diverse associazioni di categoria che presentarono al Governo una piattaforma unitaria, diventata la base per diverse leggi in materia. Le case-famiglia Dall'incontro con persone sole ed emarginate, don Benzi matura l'idea della prima casa-famiglia della Comunità a Coriano, aiutato dalla disponibilità a tempo pieno di alcuni giovani; la casa viene inaugurata il 3 luglio 1973dal libro "Un incontro simpatico" di Riccardo Ghinelli, Rimini, Sempre, 2011, ISBN 978-88-89807-31-6. In quegli anni la sua azione è volta a estendere il campo di azione della associazione e a precisarne la natura e gli scopi. In particolare la Comunità, seguendo il suo stile, ha scelto, come caratteristica visibile, la "condivisione di vita con gli ultimi", ossia andare oltre l'assistenza e lasciare che la presenza degli ultimi modifichi la propria vita, anche vivendo sotto lo stesso tetto, senza tenere per sé alcun privilegio. Negli anni successivi l'associazione si espande in più di quaranta paesi nel mondo. Nel tempo l'azione di don Oreste e della Comunità Papa Giovanni XXIII si è allargata a diversi campi, ma le case-famiglia sono rimaste la parte principale della sua attività.

Affido familiare Come naturale estensione dell'attività delle Case-famiglia nel 1976 iniziò l'opera di accoglienza di bambini provenienti da famiglie in difficoltà. Una delle maggiori difficoltà fu la mancanza di un riconoscimento giuridico dell'istituto dell'affido familiare. Anche qui iniziò, con altre associazioni, una rivendicazione sul piano legislativo che portò all'introduzione dell'affido familiare nell'ordinamento giuridico italiano. L'obiettivo era la chiusura degl'istituti per minori, potenzialmente raggiunto con la legge 149/2001 che però lasciava aperta l'accoglienza in "strutture di tipo familiare" anziché nelle sole famiglie come avrebbe voluto don Benzidal libro "Genesi di una rivoluzione. Don Benzi e la sua gente" di Riccardo Ghinelli, Rimini, Sempre Editore, 2025, ISBN 979-12-80783-58-5.

Tossicodipendenza Su sollecitazione del Vescovo di Rimini Giovanni Locatelli nel 1980 è iniziata l'azione di recupero dei tossicodipendenti. Prese spunto dal metodo "Day top" americano, applicato in Italia da don Picchi, aggiungendo però la dimensione religiosa nel programma educativo delle comunità terapeutiche della Comunità Papa Giovanni XXIII. Don Benzi ha preso parte al dibattito politico in materia divenendo uno dei personaggi più attivi. Si è adoperato perché il percorso terapeutico fosse riconosciuto come alternativa alla detenzione. La sua linea era molto netta: si disse contrario a compromessi come il metadone, la riduzione del danno, la depenalizzazione delle droghe leggere o della modica quantità.

Missioni Nel 1982 si decise che la Comunità Papa Giovanni XXIII si aprisse alle missioni. Grazie alla disponibilità del vescovo di Ndola (Zambia), mons. Denis De Jong, nel 1985 è partita la prima missione stabile della Comunità. In poco tempo la missione si è ampliata comprendendo, oltre alla casa-famiglia, un'azienda agricola, un centro di accoglienza per bambini di strada, scuole, un centro di addestramento professionale e una rete di centri nutrizionali. Il tutto all'interno di un progetto integrato, opera della dottoressa Mara Rossi, per la prevenzione dell'AIDS. La presenza all'estero si è poi allargata ad altri paesi e al momento (2005) la Comunità Papa Giovanni XXIII è presente in 42 paesi del mondo.

Obiezione di coscienza e pace Insieme agli obiettori di coscienza che prestavano servizio nella Comunità Papa Giovanni XXIII ha partecipato alle rivendicazioni per il pieno riconoscimento del diritto all'obiezione. In particolare nel 1986 appoggiò la rivendicazione per la parificazione della durata al servizio militare. Un'ulteriore rivendicazione fu quella di poter svolgere il Servizio Civile in zona di guerra, che si è concretizzato per la prima volta nel 1992 con un intervento nella ex-Jugoslavia di quella che diventerà poi l'Operazione Colomba.

Prostituzione Nel 1990 inizia la sua azione fra le prostitute schiavizzate, allora in gran parte provenienti da paesi africani, andando ad incontrarle sulla strada, proponendo loro un percorso di inserimento nella società e cercando di sottrarle agli sfruttatori. In questo settore il servizio legale della Comunità Papa Giovanni XXIII ha ottenuto per la prima volta in Italia il riconoscimento del reato di riduzione in schiavitù. Anche qui partecipa attivamente al dibattito politico prendendo ripetutamente posizione contro la riapertura delle "case chiuse" e proponendo provvedimenti per favorire l'uscita delle donne dal circuito dello sfruttamento. Con la Comunità Papa Giovanni XXIII ha promosso una proposta di legge d'iniziativa popolare per la punibilità dei clienti che ha raccolto molto più del numero necessario di firme, ma non è mai stata discussa in Parlamento.

Vita nascente Oltre all'accoglienza e all'affiancamento di madri in difficoltà, don Oreste Benzi propose, a partire dal 1999, la preghiera davanti agli ospedali nel giorno delle interruzioni di gravidanza.

Altre azioni Nel 1987 apre la prima "Capanna di Betlemme", struttura di accoglienza e di reinserimento sociale dedicata ai senza-dimora.

Dal 1989 inizia ad occuparsi dei popoli romaní, opponendosi agli sgomberi forzati e chiedendo l'istituzione di micro-aree al posto dei campi di sosta.

Nel 2002 apre un servizio di soccorso alle vittime delle sette occulte, anche mediante l'istituzione di una linea telefonica dedicata in collaborazione con la Polizia di Stato.

Morte Da lungo tempo don Benzi accarezzava il desiderio di poter vivere in un «“centro di accoglienze alla rinfusa”, cioè un luogo dove c’è posto per tutti»Nicoletta Pasqualini - Alessio Zamboni, Don Oreste Benzi: "I miei primi 50 anni da sacerdote", in Sempre N. 6 del giugno 1999. Finalmente alla fine del settembre 2007 corona questo desiderio, trasferendosi alla "Capanna di Betlemme" di Rimini, la casa della Comunità Papa Giovanni XXIII che accoglie i senza fissa dimora. Lo stile di vita fatto di giornate intense, di viaggi e di incontri continua, ma ormai "il corpo non risponde più".

Di ritorno dall'ennesimo viaggio che quel giorno lo aveva portato prima in Puglia e poi a Roma, la sera del 31 ottobre 2007 all’aeroporto di Fiumicino Benzi viene colpito da un principio di infarto. Rifiuta però di ricoverarsi perché è atteso in una discoteca di Mercatino Conca per una festa alternativa ad Halloween organizzata dai giovani della diocesi di San Marino-Montefeltro, presente anche il vescovo, Luigi Negri. Il giorno seguente però è costretto a cancellare tutti gli impegni già presi. Viene visitato dal suo cardiologo che conferma la necessità del ricovero programmato per il giorno seguente.

Oreste Benzi muore il 2 novembre 2007 alle 2.22 in seguito a un attacco cardiaco nella stanza della canonica della sua parrocchia di Rimini, all'età di 82 anni.È morto don Benzi, oggi la camera ardente.. Corriere della Sera, 2 novembre 2007. Le parole da lui scritte a commento della prima lettura di quel giorno, riportate sul messalino Pane Quotidiano, suonano davvero profetiche:

Su richiesta della Comunità Papa Giovanni XXIII i funerali, officiati da monsignor Francesco Lambiasi, vescovo di Rimini, si sono svolti al Palacongressi di RiminiMarco Letta Il Duomo non basta per don Oreste da "Corriere Romagna" del 4 novembre 2007 per consentire la partecipazione di quegli "ultimi" che Oreste Benzi amava. Erano presenti più di diecimila personePino Ciociola Don Oreste, l'addio diventa festa da Avvenire del 6 novembre 2007.