La prima guerra punica (264 - 241 a.C.) fu la prima delle tre guerre combattute tra Cartagine e la Repubblica romana.
Vero e proprio esempio di guerra di logoramento, durò oltre 20 anni e vide le due potenze scontrarsi per acquisire la supremazia nel Mar Mediterraneo occidentale, principalmente combattendo in Sicilia, allora ricchissimo centro dei commerci marittimi del Mediterraneo e politicamente suddivisa tra più potenze. La Repubblica romana risultò vincitrice al termine della guerra e impose a Cartagine pesanti sanzioni economiche..
La serie di guerre tra Roma e Cartagine furono chiamate dai romani "guerre puniche", dal nome in latino con il quale venivano chiamati i cartaginesi: Punici, derivato da Phoenici, in riferimento alle origini fenicie del popolo..
Contesto storico La situazione precedente al conflitto
Roma Nel 280 a.C. Roma era in una condizione di vittoriosa espansione. Dopo secoli di conflitti e ribellioni, l'intera penisola italiana a sud dell'Appennino Tosco-emiliano era strettamente controllata dalle forze romane; tutti i nemici prossimi come gli Etruschi, i Sabini e i Volsci erano stati sconfitti. I Marsi, gli Apuli e i Vestini erano federati o alleati. I Galli Senoni erano stati fermati al Piceno (attuali Marche). Roma aveva stretto accordi di alleanza o di non-interferenza con varie popolazioni italiche e colonie greche dell'Adriatico come Ancona (aiutata contro i Galli). Operazioni di consolidamento si stavano effettuando soprattutto nei territori del sud appena entrati nell'orbita della Repubblica. Roma era abituata al successo e riponeva un'enorme fiducia nel suo sistema politico e nel suo esercito.
Per contro non possedeva, in pratica, una vera Marina e per i commerci si affidava soprattutto agli Etruschi e ai Greci. Le guerre sannitiche avevano portato Roma a cercare di accerchiare il Sannio con l'alleanza degli Apuli (in Puglia) e una politica di controllo dei territori a stretto contatto con le colonie greche del Mar Ionio fra cui Tarentum. I tarantini, in lotta con Thurii che aveva chiesto aiuto a Roma, dal momento che la loro fragile coalizione con Sanniti, Bruzi e Lucani non riusciva ad aver ragione delle forze romane, si risolsero a chiedere aiuto a Pirro, re dell'Epiro.
Pirro Pirro aveva perso il trono nel 302 a.C. ed era stato mandato quale ostaggio alla corte egiziana di Tolomeo I Sotere. Questi nel 297 a.C. lo aiutò a rientrare nel suo regno. Nel 295 a.C. sposò la figlia di Agatocle di Siracusa. Chiamato dalla città greca di Taranto contro Roma che aveva rotto un trattato, giunse in Italia nel 280 a.C. con un esercito di uomini e 20 elefanti da guerra. Dopo aver vinto la battaglia di Heraclea e quella di Ascoli di Puglia, giunse in Sicilia per aiutare i sicelioti a combattere contro i cartaginesi, ma i suoi stessi alleati lo tradirono, poiché vedevano in lui un futuro dominatore. Tornato in Italia, nel 275 a.C. venne sconfitto dai Romani a Maleventum, ribattezzata dai vincitori Beneventum per il buon esito dello scontro, e si ritirò in Grecia dove morì. Nel 272 a.C. Roma ottenne Taranto, quindi completò l'occupazione della Calabria, e in seguito anche della Puglia.
Siracusa
Siracusa, fin dall'inizio del V secolo a.C., con l'affermazione al potere della Dinastia dei Diomenidi, alla quale apparteneva il Tiranno Gerone I, era diventata una potente polis che, dopo aver sottomesso tutte le poleis della Sicilia sud-orientale, controllava tutte le altre città siceliote ad eccezione di Akragas. Di questa prima fase storica è la Battaglia navale di Cuma del 474 a.C. che vide i siracusani sconfiggere pesantemente gli Etruschi che dovettero rinunciare definitivamente alla loro espansione sull'Italia meridionale peninsulare.
A metà del V secolo a.C., tra il 459 a.C. e il 450 a.C., la potenza siracusana dovette affrontare la rivolta dei Siculi guidati da Ducezio. Fin dall'inizio delle migrazioni elleniche, i Siculi avevano ritirato le loro roccaforti nell'interno della Sicilia ma costituivano la gran parte della popolazione residente nelle varie poleis come Siracusa, Messana, Catania e Naxos. Pur essendosi le due etnie (sicula ed ellenica) ormai fuse insieme, la popolazione delle città siceliote era suddivisa in due classi sociali: i Gamoroi, discendenti dei primissimi colonizzatori, che costituivano l'aristocrazia e i molto più numerosi Killichirioi, cioè Siculi e coloni Ellenici di migrazioni tardive, che erano semplici lavoratori che non avevano diritti politici e che vivevano in una condizione di quasi discriminazione etnica. La rivolta dei Siculi ebbe quanto meno il risultato finale di porre fine a questa discriminazione e, anche se venne sconfitto, lo stesso Ducezio ricevette dai vincitori l'onore delle armi acquisendo il diritto a fondare alcune colonie nella Sicilia settentrionale come Kalè Aktè.
L'ormai definitiva fusione tra Siculi e Greci di Sicilia venne definitivamente sancita, pochi anni dopo, in occasione del Congresso di Gela del 424 a.C., al quale parteciparono i delegati di tutte le poleis siceliote, dei Siculi e dei Sicani, che sancì il principio "né Dori, né Ioni ma Siciliani" che fu di vitale importanza per fare fronte comune e respingere valorosamente, sotto la guida del condottiero siracusano Ermocrate, la Spedizione ateniese in Sicilia.
Passati alcuni anni, dopo la morte di Ermocrate, tra la fine del V secolo e l'inizio del IV secolo a.C., Dionisio I conquistò il potere dando inizio alla nuova Dinastia dei Dionisii. Siracusa divenne la capitale di un vasto stato denominato' Arcontato di Sicilia che aveva unificato sotto il proprio controllo, in una sorta di monarchia, tutta la Sicilia posta ad est del fiume Salso, inclusi pure molti centri abitati dai Siculi. Lo stato fondato da Dionisio I (poi governato dai suoi successori della dinastia dei Dionisii) era una potenza militare e commerciale di una certa importanza che sconfisse a più riprese i Cartaginesi, le poleis italiote, i Popoli italici; che stipulò accordi con i Galli per contrastare l'espansionismo romano e che fondò svariate colonie sull'Adriatico: le città di Ancona, Adria, Lissa e Alessio.
Il trentennio che seguì la cacciata di Dionisio II fu caratterizzato dalla pacifica e prospera fase repubblicana del Governo democratico di Timoleonte. Tuttavia nel 316 a.C., Agatocle, rovesciata con un golpe la democrazia, riprese la politica monarchico-autoritaria e imperialista di Dionisio I, proclamandosi " Βασιλεύς τῆς Σικελίας " (Basilèus tès Sikelìas) cioè "Re di Sicilia" e auto-incoronandosi alla maniera ellenistica dei Diadochi orientali. Il regno siracusano di Agatocle, nel periodo della sua massima espansione, aveva come confine occidentale il Fiume Platani, estendendosi sulla parte orientale della Sicilia; su Gela, su Akragas e sul suo circondario; su Selinunte; sui territori dei Siculi e dei Sicani (stanziati nell'interno), su Rhegion, Locri e sull'estremità meridionale della Calabria. Solo l'estremità occidentale della Sicilia rimaneva in mano ai Cartaginesi che controllavano le città di Lilibeo, Drepanon e Panormo; mentre agli Elimi, loro alleati, appartenevano le città di Segesta, Erix, Entella, Elima, Iaitas e Nakone.
Dopo la morte di Agatocle e l'instaurazione di un regime repubblicano, il territorio dello stato di Siracusa si era progressivamente ridotto a favore dei Cartaginesi che avevano conquistato Akragas e Gela e dei Mamertini, (mercenari di stirpe sabellica che avevano combattuto per conto di Agatocle) che occuparono Messana facendone la base delle loro scorrerie che si concretizzavano in stragi e rapine.Massimo Costa. Storia istituzionale e politica della Sicilia. Un compendio. Amazon. Palermo. 2019. Pagg. da 28 a 43 - ISBN 9781091175242 Finita la parentesi repubblicana e il breve regno di Pirro, nel 270 a.C., Gerone II fu proclamato "Basileus tes Sikelìas" dopo avere ottenuto successi contro i cartaginesi e dopo vittoriose azioni contro i Mamertini a Messana. La guerra contro questi mercenari, alleati di Roma, per la riconquista di Messana (odierna Messina) lo spinse a un'innaturale e temporanea alleanza con Cartagine.
L'accordo del 279 a.C.
La potenza navale di Cartagine si vide nel 279 a.C. attenta a non far dimenticare i suoi interessi sulle coste italiche e preoccupata di un possibile allargamento del regno di Pirro, greco e "imparentato" con Siracusa, Cartagine inviò una flotta di 120 navi che si ancorò nel porto di Ostia per forzare i romani, impegnati nella guerra con Pirro e che pensavano a continuare le ostilità. Cartagine così ottenne di avere mani più libere contro Siracusa e la stipulazione di un trattato (il quarto con Roma) nel quale le due potenze implicitamente spartivano le zone di influenza.
Il patto, oltre a promesse di aiuto economico e militare di Cartagine contro i greci, garantiva a Roma che i punici non si accordassero con Pirro (c'erano voci di accordi in proposito) mentre Roma era impegnata in combattimenti con Sanniti, Lucani e Bruzi. La zona di influenza di Roma veniva fissata nell'Italia peninsulare e proibiva ai romani di sbarcare in Sicilia se non per necessità di rifornimento o riparazioni navali. L'anno successivo, Pirro sbarcò con uomini a Catania e Taormina, allontanò i cartaginesi da Siracusa e conquistò praticamente tutta la Sicilia, ricostruendo quello che, pochi anni prima era stato il regno agatocleo, riducendo i punici al possesso del solo Capo Lilibeo. Due anni dopo dovette però rientrare in Italia e Cartagine ritornò sulle posizioni precedenti.
Casus belli Nel 288 a.C. i Mamertini, un gruppo di mercenari italici della Campania originariamente al servizio di Agatocle, tiranno di Siracusa, rimasti senza un signore alla morte di quest'ultimo avvenuta l'anno prima, occuparono la città di Messana (la moderna Messina), uccidendo tutti gli uomini e prendendone le donne.. Nel 280 a.C., la vittoria di Pirro sui romani nella battaglia di Eraclea portò le popolazioni italiche a ritenere possibile la sconfitta di Roma e in alcuni casi a ribellarsi. La guarnigione romana di Rhegium (l'attuale Reggio Calabria) costituita da soldati campani, pensò di prevenire una sollevazione della popolazione e fece strage degli uomini, impossessandosi anche in questo caso dei beni e delle donne. Sconfitto Pirro nella battaglia di Maleventum del 275 a.C., i romani nel 270 a.C. decisero di riprendere Rhegium. Il console Gneo Cornelio Blasione pose l'assedio alla città, aiutato dalla flotta siracusana, e quando la guarnigione si arrese dopo una strenua difesa, deportò a Roma i sopravvissuti tra i 4000 che dieci anni prima avevano preso la città. Il senato chiese una punizione esemplare per quei soldati che si erano macchiati di crimini contro la popolazione e i superstiti furono condannati come scellerati. Vennero perciò tutti fustigati e decapitati.