Il chassidismo, ḥasidismo o hassidismo (, Ḥăsīdūt) è un movimento di massa S. Pines, The Judaic tradition in Enciclopedia Britannica. ebraico basato sul rinnovamento spirituale dell'ebraismo ortodossoU. Cassuto, Ḥasidismo in "Enciclopedia Italiana (1933)", su Enciclopedia Treccani. H. Rosenthal, S. M. Dubnow. Ḥasidism in Jewish Encyclopedia (1906)., sorto nella Podolia del XVIII secolo per opera del taumaturgo e kabbalista Yisrāēl ben ĔlīezerJ. Dan in M. Eliade (a cura di). Enciclopedia delle Religioni, Vol. VI: Ebraismo, pag. 55. Jaca Book, Milano 2003, ISBN 88-16-41006-X., meglio conosciuto come il Ba'al Shēm Ṭōv e anche noto con il soprannome di Besht (BeShT, acronimo di Baʻal Shem Tov). Rientra tra le forme di ebraismo cui spesso ci si riferisce come ultra-ortodosso.

Sviluppatosi tra gli ebrei ashkenaziti dell'Europa orientale, il chassidismo ha promosso la popolarizzazione della Kabbalah come un aspetto fondamentale della fede nelle comunità ebraiche povere e illetterate, quindi la gente comune, stanziate in quelle regioni. Il fulcro dell'insegnamento propugnato dal Beshṭ prima e dagli chassidim poi era la trasformazione della mistica nella vita quotidiana in un sentimento interiore, una pietà che santifica qualunque cosa, finalizzata al raggiungimento di uno stato di eterna gioia e unione con Dio.

Nonostante la forte critica e opposizione da parte dell'élite formata da rabbini e halakhisti della Lituania - i mitnageddim, di cui il maggior esponente fu il Gaon di Vilna - il movimento chassidico è riuscito ad avere successo e a diffondersi con dinamismo tra gli ebrei di mezza Europa, trovando, a partire dal XX secolo, proseliti anche in Israele, Canada, Stati Uniti d'America e Australia.

Origini La prima metà del XVIII secolo fu per gli ebrei, in particolare nelle terre dell'Europa centro-orientale, un periodo particolarmente difficile. La Controriforma, altrove trionfalmente vincitrice, non era ancora stata metabolizzata dalle popolazioni polacche e russe. Inoltre la tragica conclusione della vicenda che vide protagonista lo pseudo-messia Sabbatai Zevi aveva gettato nello sconforto più profondo un po' tutto il popolo d'Israele, ma in particolare quelle regioni periferiche ad alta concentrazione ebraica.Joseph Dan, "Hasidism: Teachings and Literature", articolo in The YIVO Encyclopedia of Jews in Eastern Europe.

La reazione a questi fatti fu dapprima un aumento di rigore dottrinario, che divenne particolarmente pesante. D'altra parte la popolazione ebraica era una frazione consistente della popolazione generale e l'ebraismo, seppure lontanissimo dall'essere maggioritario o anche solo riconosciuto, era una realtà importante che si auto-sosteneva, sia a livello religioso, sia a livello economico.Louis Jacobs, Basic Ideas of Hasidism, in "Hasidism", Encyclopaedia Judaica, 2007. Volume 8, p. 408. La presenza di piccoli e piccolissimi centri, a volte esclusivamente ebraici, faceva sì che vi fossero delle figure, che oggi chiameremmo predicatori, che svolgevano le funzioni di ministri di culto e docenti itineranti. Queste figure avevano importanti funzioni non solo religiose e svolgevano anche funzioni diverse, quali il medico, il macellaio rituale, il circoncisore e altro. Nell'opprimente clima di quei tempi questi "ministri" itineranti dovevano essere consapevoli del malessere che serpeggiava nelle comunità ebraiche. Il Baal Shem Tov era uno di questi e diede una risposta originale al malessere dei tempi.Mendel Piekarz, Ben ideʼologyah li-metsiʼut, Bialik Institute, 1994, OCLC 31267606. pp. 151-152; Dyner, Men of Silk, p. 27.

Tra quelli Lituani e quelli conosciuti come Mitnagdim, i rabbini che contestarono i primi rabbini chassidim vennero accusati di eseguire la legge della Tōrāh in parte troppo meccanicamente. In opposizione essi contrastarono la facilità nel diffondere quei segreti della Torah che secondo loro avrebbero dovuto essere retaggio di pochi: essi si appoggiavano sul principio della rivelazione dei misteri unicamente all'approssimarsi dell'era messianica e completamente solo quando questa si fosse manifestata pienamente. In seguito alla fondazione del Movimento Lubavitch da parte dei diretti successori primi del Besht figura l'Alter Rebbe Shneur Zalman di Liadi che riuscì a ricreare armonia tra le parti fondando ciò sull'amore e la pietà fraterna che permise il confronto e l'instaurazione di una vera e propria unione religiosa tra gli ebrei che vollero dialogare o aderire al nuovo movimento Lubavitch che venne anche definito Chabad. Questo nome deriva dalle tre parole ebraiche Chokhmah, Binah e Daat, distintamente tradotte con i significati di sapienza, intelligenza e conoscenza; queste, anche note come le tre Sefirot superiori immediatamente successive a Keter, furono l'espressione della nuova ma originaria forma religiosa fondante e di dialogo che caratterizzò parte della natura spirituale e mistica del Maestro citato nonché di mediazione con la cultura intellettuale e religiosa prevalente soprattutto nei Maestri Lituani dell'epoca.

Il Chassidismo è anche l'incontro di vivacità e fervore spirituali religiosi, caratterizzati anche dalla Kavvanà espressa nella gioia e nella santità delle danze e dei canti, con lo studio metodico e rigoroso, riservato tuttavia esclusivamente ai maschi. Questi aspetti, l'immediato della gioia, quello dello studio profondo e quello del rigore, vengono vissuti in modo completo e unitariamente secondo quella semplicità che aveva caratterizzato il Besht, e ciò avveniva sia nella vita quotidiana fatta di lunghi pellegrinaggi con lo scopo di raggruppare o sostenere il maggior numero di ebrei, sia nello studio e nell'insegnamento, casi in cui le cose apparentemente insormontabili risultavano sempre sfociare in una buona occasione per fare di quell'esperienza una tradizione orale il cui insegnamento sprigionava la fede e l'unione con Dio nella consapevolezza del continuo sostegno provvidenziale e messianico vissuto nel cuore di ogni ebreo del tempo e di sempre.

Filosofia

Il tema fondamentale alla base di tutta la teoria chassidica è l'immanenza di Dio nell'universo, spesso espressa in una frase dal Tikunei haZohar,Tikunei haZohar (, lett. "Rettificazione dello Zohar"), noto anche come Tikunim (תקונים), è uno dei testi principali dalla Cabala ebraica. È un'appendice separata dello Zohar e consiste di settanta commentari sulla parola iniziale della Tōrāh, Bereshit (בראשית), in uno stile di Midrash cabalistica. Leit Atar panuy mi-néya (aramaico: "nessun sito ne è privo"). Derivato dal discorso lurianico ma notevolmente esteso in quello chassidico, tale concetto panenteistico implica che letteralmente tutta la creazione sia suffusa di divinità. In principio Dio dovette contrarre (Tzimtzum), la sua onnipresenza o infinità, lEin Sof. Pertanto un Vuoto Vacante (Khalal panui) fu creato, privo della presenza divina e quindi in grado di possedere il libero arbitrio, le contraddizioni e altri fenomeni apparentemente separati da Dio stesso, il che sarebbe stato impossibile nell'ambito della sua esistenza originale perfetta. Tuttavia proprio la realtà del mondo che vi fu creato è interamente dipendente dalla sua origine divina. La materia sarebbe stata nulla e vuota senza la vera essenza spirituale che possiede. LEin Sof infinito però non può manifestarsi nel Vuoto vacante e deve limitarsi a spoglie di corporeità misurabile che possano essere percepite. Rachel Elior, יש ואין - דפוסי יסוד במחשבה החסידית , in Masuʼot : meḥḳarim be-sifrut ha-ḳabalah ube-maḥshevet Yiśraʼel, Bialik Institute, 1994, OCLC 221873939. pp. 53-54.

Esiste pertanto un dualismo tra il vero aspetto del tutto e la parte fisica, falsa ma ineluttabile, con l'uno che si evolve nell'altro: come Dio deve comprimersi e dissimularsi, così gli esseri umani e la materia in generale devono ascendere e riunirsi con l'onnipresenza. La Cabala ebraica evidenziava l'importanza di tale dialettica, ma soprattutto (sebbene non esclusivamente) la evocava in termini cosmici, per esempio facendo riferimento alla maniera in cui Dio progressivamente si diminuiva nel mondo attraverso le varie dimensioni, o Sephirot. Il Chassidismo lo applicava anche ai particolari più mondani dell'esistenza, ma specialmente al campo religioso. Tutte la scuole chassidiche dedicarono un posto prominente del loro insegnamento, con accenti differenti, alla natura intercambiabile dellEin, infinita e impercettibile, che diventava Yesh, "Esistente" – e viceversa. Usarono questo concetto come un prisma per valutare il mondo e le esigenze dello spirito in particolare. Rachel Elior commenta: "La realtà perse la sua natura statica e il suo valore permanente, ora misurati con un nuovo standard, cercando di esporre l'essenza divina infinita, manifesta nel suo opposto circoscritto e tangibile".Elior, op. cit., p. 56.

Il Giusto

Sebbene gli insegnamenti mistici ed etici non siano facilmente distinguibili da quelli di altre correnti ebraiche, la dottrina che definisce il chassidismo è quella del leader santo, che serve sia come concetto ideale sia come figura istituzionale intorno al quale si organizzano i seguaci. Nella letteratura sacrale del movimento, questa persona viene indicata come lo Zaddiq, il Giusto – spesso conosciuto anche con il titolo onorifico generico Admor (acronimo di "il nostro maestro, insegnante e rabbino" in ebraico), concesso ai rabbini in generale – o colloquialmente come il Rebbe. L'idea che, in ogni generazione, ci siano persone giuste (rette) attraverso le quali l'emanazione divina viene attratta dal mondo materiale ha le sue radici nel pensiero cabalistico, che sostiene inoltre che una di queste persone sia suprema, la reincarnazione di Mosè. Il Chassidismo ha posto il concetto di Zaddiq alla base di tutto il suo sistema - elaborandolo al punto che il termine stesso ha acquisito un significato autonomo al suo interno, separatamente dall'originale che denotava persone timorose di Dio ed estremamente osservanti. Tale transizione accadeva in parallelo con il termine Ḥasid, tradizionalmente "pio", che divenne sinonimo di "aderente" (di un particolare Zaddiq) e venne usato così in ebraico moderno.David Assaf, The Regal Way: The Life and Times of Rabbi Israel of Ruzhin, Stanford University Press, 2002, pp. 101-104.