Lo jatvingio, noto anche come sudoviano,Le due denominazioni si possono altresì trovare citate rispettivamente nelle forme jotvingio, jatvingico o jatvingiano e sudovio, sudavo o sudeto. Occasionalmente la lingua viene anche denominata dainavio o pollexiano. è una lingua baltica estinta, un tempo parlata dal popoli degli Jatvingi nei territori delle attuali Lituania meridionale, oblast' di Kaliningrad orientale e Polonia nordorientale.

Classificazione Data la scarsa attestazione della lingua jatvingia, per lo più riscostruita tramite idronimi e toponimi o tramite poche parole o nomi propri citati nelle cronache, la sua esatta collocazione nell'ambito delle lingue baltiche è stata a lungo oggetto di dibattito... Oggi la tesi maggioritaria lo include nel gruppo delle lingue baltiche occidentali, secondo alcuni come una lingua autonoma, secondo altri come un dialetto periferico del prussiano. Questa posizione troverebbe inoltre conferma nella prefazione del catechismo in lingua prussiana del 1545, nella quale si afferma che i Sudovi erano in grado di comprendere quanto scritto nello stesso libro con poche difficoltà.

Alcuni linguisti, tuttavia, ritengono che lo jatvingio vada invece considerato un idioma di transizione tra il gruppo baltico occidentale e quello orientale per via di diverse sue caratteristiche condivise con il lituano, se non addirittura un dialetto periferico di quest'ultimo.

Storia Si ritiene che la prima menzione degli Jatvingi vada riconosciuta nei Soudinoí (Σουδινοί) citati dal geografo greco Claudio Tolomeo nel II secolo tra i popoli che abitavano l'estremo nord..

L'inizio della crociate del nord e la conseguente espansione dell'Ordine teutonico nella Prussia storica segnò di fatto la fine per la maggior parte dei popoli baltici e per le loro lingue. Gli Jatvingi, in particolare, furono tra i più irriducibili oppositori dell'Ordine e per questo furono severamente puniti: la maggior parte di loro fu massacrata, deportata o costretta a fuggire, mentre la loro terra fu di fatto desertificata, divenendo nota come Grande Terra Selvaggia. Questo territorio rimase poi terra di scontro tra Teutonici, Lituania e Polonia fino ai trattati di Toruń del 1411 e del 1466, dopodiché fu ripopolato da coloni lituani, tedeschi, polacchi e ruteni che rapidamente assimilarono i pochi nativi rimasti..

La lingua jatvingia sopravvisse più a lungo al di fuori del suo territorio originale. Nel XIII secolo infatti un gruppo di 1.500 Jatvingi era stato deportato in Sambia dai Teutonici e nel 1535 Johann Gramann riporta come questa comunità, stabilita in 32 villaggi noti come "Angolo Sudoviano" e molto chiusa alle influenze esterne, utilizzasse ancora la propria lingua nativa. Col tempo tuttavia anche questo gruppo andò incontro a una lenta assimilazione da parte della maggioranza tedesca circostante e l'ultima testimonianza di persone che ancora si esprimevano in "sudoviano" risale al 1684.

Alcuni Jatvingi sono menzionati in un censimento russo del 1800 nella zona di Hrodna, ma si ritiene si trattasse tuttalpiù di discendenti degli antichi Balti che ne avevano mantenuto il nome ma che erano ormai totalmente slavizzati..

Attestazioni L'unico testo di una certa consistenza pervenutoci in probabile lingua jatvingia è il cosiddetto Pogańske gwary z Narewu (polacco per "Dialetti pagani del Narew"), un manoscritto datato al XV-XVI secolo riscoperto per caso nel 1978 e contenente un breve vocabolario con la traduzione in polacco di circa 200 termini in una lingua baltica parlata lungo il corso del Narew, area che faceva parte dell'originario territorio degli Jatvingi..

Appurata l'autenticità del documento, i linguisti si sono concentrati sull'identificazione della lingua baltica in esso riportata. Tenendo perciò conto di alcuni probabili errori presenti nel testo, quasi certamente dovuti alla poca o nulla dimestichezza dello scrittore (probabilmente un ecclesiastico) con l'idioma in questione, e della presenza di alcuni vocaboli di evidente origine lituana, i filologi baltici hanno formulato tre principali ipotesi sulla natura della lingua nel vocabolario:.

il testo riporta un dialetto jatvingio in avanzata fase di lituanizzazione il testo riporta un dialetto lituano meridionale con un marcato substrato jatvingio il testo riporta sia parole jatvinge che lituane senza distinzione a causa dell'incapacità dello scrittore di distinguere tra le due

Lessico La stragrande maggioranza del lessico jatvingio noto proviene dal già citato Pogańske gwary z Narewu. Presupponendo quindi che tutte le parole del vocabolario appartenessero effettivamente alla lingua jatvingia, si è riscontrato che l'11% dei lessemi è comune a tutte le lingue baltiche, il 7% condiviso solo con il prussiano (la percentuale potrebbe essere più alta, ma è impossibile stabilirlo a causa della scarsità di attestazioni di entrambe le lingue), il 20% condiviso con le lingue baltiche orientali (in particolare con il lituano) e il 28% di origine baltica ma non condivisi con nessun'altra lingua. A questi si aggiunge un 10% di origine germanica e un restante 24% di origine varia o non chiara, tra cui parole slave e forse alcune di origine ugrofinnica...

Tramite lo studio dei toponimi è stato inoltre possibile ricostruire alcune radici semantiche come gail- (bianco), garb- (monte) o kirsn- (nero)...

Caratteristiche Tramite lo studio dei toponimi, delle poche attestazioni scritte e degli effetti di substrato, è stato possibile ricostruire le seguenti caratteristiche della lingua jatvingia:

conservazione del dittongo protobaltico *ei (condivisa con il prussiano, mentre in baltico orientale si è invece sviluppato in *ie);. depalatalizzazione *š e *ž in *s e *z (condivisa con tutte le lingue baltiche eccetto il lituano) sviluppo del suffisso aggettivale -ingė/-ingis sviluppo della desinenza nominale -ùs depalatalizzazione della maggior parte delle consonanti palatalizzate protobaltiche, con conseguente abbassamento della vocale seguente trasformazione delle palatalizzate *t' e *d' a rispettivamente a *k e *g' conservazione parziale delle palatovelari indoeuropee (satemizzazione parziale). conservazione della vocale lunga protobaltica *ā. perdita delle consonati labiali in inizio di parola probabile conservazione del genere neutro desinenza dell'infinito in -ti/-di, a volte ridotta a -t/-d. probabile estensione della radice ir-, utilizzata nel resto delle lingue baltiche solo nella terza persona (lit. yrà, lav. ir "è"), a tutte le forme dell'indicativo presente del verbo essere al posto della radice es- (è attestata la forma verbale irm "io sono", confronta lit. esù e lav. esmu) Menzione particolare merita il dialetto lituano della città bielorussa di Dzjatlava (Zietela in lituano), il quale presenta delle caratteristiche uniche nel panorama lituanofono che vengono attribuite a un forte substrato jatvingio, tra le quali:

sostituzione del dittongo ei con ie in alcuni contesti (sviekata "salute", sveikata in lituano standard) sostituzione di u con i davanti a v (živiė "pesce", žuvis in lituano standard) uso del dittongo ai al posto di a (dailyti "distribuire", dalyti in lituano standard) riduzione della desinenza del nominativo singolare (vaiks "bambino", vaikas in lituano standard) sostituzione di ž con z (ząsė "oca", žąsis in lituano standard) preservazione dei gruppi consonantici šč, št, žd e st senza l'aggiunta per epentesi di k o g (pauštis "uccello", paukštis in lituano standard) — questo fenomeno è riscontrabile anche in prussiano (e.g. rīsti "frusta") nei pronomi personali, sostituzione di v con j nei casi strumentale e adessivo singolari (tajim (ins), tajip (ade) "con te", rispettivamente tavim e tav'ip in lituano standard)

Note

Bibliografia

Voci correlate

Jatvingi Lingua prussiana Lingue baltiche occidentali

Collegamenti esterni

Joseph Pashka's Virdainas, un dizionario dello jatvingio.

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