L'isola (hangŭl: 섬; latinizzazione riveduta della lingua coreana: Seom) è un film del 2000 scritto,diretto e montato da Kim Ki-duk.

Durante la proiezione stampa del film alla 57ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia nel 2000, si registrarono svenimenti e malori tra i giornalisti e gli spettatori presenti. Il trauma visivo fu causato da alcune scene particolarmente crude e disturbanti, in particolare quelle in cui vengono usati in modo esplicito e sanguinario gli ami da pesca (sia sui corpi dei protagonisti sia nei tentativi di autolesionismo e suicidio).

Trama In un lago vi è una sorta di villaggio turistico organizzato in casette galleggianti di diversi colori dove la gente passa il tempo pescando e riposando. Essa è gestita da Hee-jin, una ragazza bella e silenziosa che affitta le casette, le pulisce, fornisce le attrezzature ai pescatori e li assiste con cibo, batterie per la luce e con la sua barca funge da traghettatrice sia degli alloggiati, sia per le persone che vengono a far loro visita, generalmente prostitute. Uno dei suoi clienti è un uomo in fuga dopo l'omicidio di una coppia. L'uomo medita il suicidio, e arriva quasi a compierlo quando la polizia arriva sulle sue tracce, ma Hee-jin lo salva; tra i due si instaura un rapporto di attrazione ma a tratti violento, fino a quando una prostituta che conosce l'uomo lo va a trovare e inizia a mostrare dell'interesse affettivo.

Analisi e commento

L'ambiguità del rapporto morboso e autodistruttivo tra i due protagonisti è stata uno dei punti centrali della critica e del dibattito sul film. Più che una classica storia d'amore, la relazione tra Hee-jin (la donna muta) e Hyun-shik (l'uomo in fuga) è stata letta come una metafora estrema dell'incomunicabilità e del bisogno viscerale di possesso. I due protagonisti non comunicano quasi mai a voce (lei è muta, lui parla pochissimo). La critica ha evidenziato come i corpi, il sesso estremo e, soprattutto, l'atto di infliggersi dolore reciproco diventino l'unico modo possibile per stabilire un contatto autentico. Il rapporto non si basa sul romanticismo, ma su una dinamica ossessiva di controllo, colpa e isolamento. Entrambi i personaggi sono anime tormentate che trovano nell'altro un riflesso della propria disperazione, curando il proprio dolore attraverso la sofferenza dell'altro. Kim Ki-duk sfida continuamente lo spettatore non permettendo mai di capire dove finisca l'amore e dove inizi la tortura psicologica e fisica. Questa totale mancanza di giudizio morale da parte del regista ha diviso la critica tra chi vi ha letto una profonda e poetica indagine sull'anima umana e chi una pura provocazione fine a se stessa.

Distribuzione Il film è stato distribuito in patria a partire dal 22 aprile 2000.

Riconoscimenti Festival internazionale del cinema fantastico di Bruxelles 2000: Corvo d'oro al miglior film

Collegamenti esterni

Categoria:Film drammatici Categoria:Film diretti da Kim Ki-duk