Biografia La sua giovinezza Gervasio di Tilbury nacque fra il 1145 e il 1155Cfr. Otia imperialia, III, 104. Gervasio afferma di essere stato un puer al tempo del papa Alessandro III (1159-1181): se per i latini l’età di un puer oscilla fra i sette e i quattordici anni, la sua data di nascita si collocherebbe fra il 1145 e il 1176 ma è verosimile che non si vada oltre alla metà degli anni Cinquanta. È infatti possibile proporre un ventaglio temporale ridotto se si considera una notizia fornita da Rodolfo di Coggeshall nel Chronicon Anglicanum, dove riferisce che, poco tempo dopo il 1176, Gervasio divenne chierico a Reims: inoltre, la sua lunga permanenza presso la corte di Enrico II Plantageneto – che regnò dal 1154 al 1189 – come egli stesso dichiara, suggerisce una datazione risalente al massimo alla metà degli anni Cinquanta. Un’ulteriore annotazione, infine, fornita dallo stesso Gervasio, dichiara la sua presenza allo storico incontro veneziano fra Alessandro III e Federico Barbarossa, avvenuto nel 1177., probabilmente presso Tilbury, un paese nella contea dell’Essex. La sua famiglia d’origine fu nobile: suo zio era, come egli stesso informaOtia imperialia, III, 12., Patrizio conte di Salisbury e successivamente governatore di Aquitania. Studiò il latino, probabilmente con un precettore privato, in quanto non si hanno documenti relativi a scuole a Tilbury negli anni interessatiIn Gervase of Tilbury, Otia Imperialia, recreation for an emperor, edited and translated by S.E. Banks and J.W. Binns, Oxford 2002, p. 347.. Successivamente divenne chierico a Reims, poco dopo il 1176, presso Guglielmo dalle Bianche Mani, potente arcivescovo di Reims dal 1176 al 1202 e stimato uomo di lettere, nonché strenuo oppositore dei catariGervasio di Tilbury, Il libro delle meraviglie, a cura di Elisabetta Bartoli, Pisa 2009, p. 2.: sono infatti gli anni della violenta lotta da parte della Chiesa, al tempo retta da papa Innocenzo III, contro gli ereticiA tal proposito, Rodolfo di Coggeshall riferisce un avvenimento dall’epilogo tragico, secondo il quale il giovane Gervasio, dopo aver incontrato una giovane appartenente alla setta dei publicani – venivano chiamati infatti così i Catari situati nella Francia settentrionale e nelle Fiandre – causerà la sua morte sul rogo: cfr. Rodolfo di Coggeshall, Chronicon Anglicanum, ed. J. Stevenson, London 1875 (Rolls Series XVI), pp. 121-124..
Un devoto alla corte d’Inghilterra Grazie all’ambiente, culturalmente vivace, dell’arcivescovo di Reims e all’esperienza formativa presso la corte di Enrico II Plantageneto, Gervasio entra in contatto con la cultura classica, con la nuova letteratura cortese nonché con i testi di matematica e scienze arabi e greci. È certo che Gervasio fu particolarmente legato, in qualità di devoto, a Enrico il Giovane, re d’Inghilterra, salito al trono nel giugno 1170Al seguito del re, la corte alternava soggiorni in Inghilterra a quelli su territorio francese. Gervasio ebbe dunque l’opportunità di immergersi in un ambiente trilingue: latino, inglese e francese, un’esperienza rintracciabile nel suo gusto per la spiegazione etimologica e nell’impiego di termini volgari nelle sue opere: si veda Gervasio di Tilbury, Il libro delle meraviglie, cit., p. 3.: se l’opera di intrattenimento denominata Liber Facetiarum (il Libro delle Facezie), scritta da Gervasio per Enrico il Giovane, è andata perduta, sotto il regno di quest’ultimo inizia a comporre il primo abbozzo degli Otia Imperialia, certamente la sua opera più importante. La morte del giovane sovrano però, avvenuta nel 1183 nel Quercy, interruppe questo ambizioso progetto.
Il soggiorno in Italia Meridionale e in Provenza Gervasio lasciò dunque l’Inghilterra per raggiungere l’Italia, insegnando in un primo momento diritto canonico a BolognaOtia imperialia, III, 103. – centro di eccellenza in Europa per gli studi giuridici, dove acquisì il titolo di magister – e recandosi successivamente in Sicilia, al servizio di Guglielmo II il Buono. È probabile che Gervasio si sia trasferito in Sicilia in virtù della sua fedeltà al casato dei PlantagenetiGervasio di Tilbury, Otia Imperialia. Libro III, a cura di F. Latella, Roma 2010, p. 13.: Guglielmo II era infatti sposato con Giovanna, figlia di Enrico II e sorella di Riccardo Cuor di Leone. In questo periodo, inoltre, Gervasio si reca a Napoli, Nola e Salerno, come egli stesso rivela, «proprio nell’anno dell’assedio di Acri»: a Nola infatti risiedeva durante il periodo estivo, una concessione di Guglielmo di Sicilia per sfuggire alla caotica PalermoÈ al 1189, invece, che risale la visita del cugino Filippo di Salisbury, con il quale andò a Napoli dall’arcidiacono Pinnatelli: cfr. Otia imperialia, III, 12.. Nello stesso anno muore Guglielmo II di SiciliaSempre nello stesso anno muore anche Enrico II Plantageneto, evento del quale però Gervasio non parla.: non è chiaro se, dopo la morte del regnante, Gervasio sia rimasto in Sicilia, ma è certo che nel 1194 si trovava ad Arles, presso l’arcivescovo Imberto d’Aiguières, come egli stesso rivelaOtia imperialia, III, 86. e come attestano i documenti vescovili redatti fra il 1198 e il 1202Gervase of Tilbury, Otia Imperialia, cit., p. XXXIX.. In questi anni Gervasio si sposa con una parente dell’arcivescovo, legandosi così a una famiglia della potente nobiltà cittadinaGrazie a questa unione, inoltre, Gervasio ottenne un palazzo portato in dote dalla moglie – che gli sarà concesso di mantenere dopo la dipartita di quest’ultima, grazie a un’ordinanza imperiale – nel quale accolse ospiti prestigiosi, come Alfonso II d’Aragona. e, inoltre, opera come giudice della contea di Provenza, come riportato negli atti della cancelleria vescovile del 1207, 1216 e 1217Gervase of Tilbury, Otia Imperialia, cit., p. XXX..
Al seguito di Ottone IV di Brunswick La morte dell’imperatore Enrico VI, avvenuta nel giorno 28 settembre 1197, destabilizzò il precario equilibrio politico internazionale: i due pretendenti al trono imperiale erano, rispettivamente, Filippo di Svevia – erede legittimo ma ancora minorenne – e Ottone di Brunswick, appoggiato dal papato. Con la morte del primo, Ottone venne incoronato da papa Innocenzo III a Roma, il 4 ottobre del 1209: il nuovo imperatore, il cui nonno materno era Enrico II e lo zio Riccardo Cuor di Leone, era stato cresciuto, fin da bambino, alla corte plantagenetaÈ possibile, dunque, che Gervasio abbia conosciuto Ottone fin dai tempi della permanenza alla corte inglese, e che fosse altresì presente all’incoronazione imperiale: Gervasio di Tilbury, Otia Imperialia. Libro III, cit., p. 15.. L’imperatore Ottone nomina Gervasio Maresciallo della corte imperiale di Arles, un titolo di natura prettamente onorifica e di rappresentanza, come egli si firma nella lettera dedicatoria alla fine degli Otia: Gervasio, infatti, decise di terminare l’opera intrapresa sotto il regno di Enrico il Giovane, e a quest’ultimo inizialmente dedicataÈ stato osservato che la modalità con la quale Gervasio si rivolge a Ottone e la franchezza di certe considerazioni – come i numerosi moniti rivolti all’imperatore, nonché lezioni morali tratte dagli eventi – rivelino una conoscenza personale con l’imperatore, ibidem..
Gli ultimi anni Dopo la disfatta di Bouvines, che vide come vincitore Federico II, Ottone si recò nei suoi possedimenti in Sassonia, fino alla sua morte: Gervasio gli rimarrà fedele, recapitandogli l’opera a lui dedicata, probabilmente nell’estate del 1215 durante un suo soggiorno a HelmstedtNon sembra che la morte di Ottone, d’altra parte, abbia influito negativamente rispetto alla funzione di giudice di Gervasio: al contrario, l’episodio più importante della sua carriera risale al 1221, quando si occupò di una questione inerente al cimitero di Aliscamp: Otia, III, 90.. Gli ultimi anni della vita di Gervasio sono tuttora dibattuti dagli studiosi: non si conosce, infatti, la sua data di morte, poiché l’ultimo atto che lo menziona risale al 16 luglio 1222, data oltre la quale è probabile che Gervasio si sia ritirato dalla funzione di giudice per entrare in monastero, nell’ordine dei Premostratensi, come sembra evincersi dalla dedica del Commento al Padre Nostro. Grazie alla testimonianza di Rodolfo di Coggeshall, infatti, che riferisce di aver appreso la storia giovanile dello scrittore di Tilbury dalla sua stessa voce tempo dopo, quando era diventato canonicus, è possibile acquisire una conoscenza precisa del percorso esistenziale di GervasioIvi. p. 17.. Lo scrittore di Tilbury, dunque, abbandonò la vita secolare probabilmente negli anni Venti del 1200, dopo la morte della moglie e quella di Ottone, stabilendosi nella sede premostratense di Beleigh nell’Essex, non lontano dall’abbazia cistercense di Coggeshall dove viveva Rodolfo.
Le opere Otia imperialia L’opera principale di Gervasio di Tilbury sono senz’altro gli Otia Imperialia: furono un lavoro in continuo divenire in quanto, dopo aver consegnato l’opera all’imperatore nell’estate del 1215A partire dai pochi riferimenti cronologici interni all’opera, è possibile che la stesura del testo si sia concentrata nel giro di pochi anni, fra il 1211 e il 1215: in Gervasio di Tilbury. Il libro delle meraviglie, cit., p. 10, Gervasio non smise di dedicarsi agli Otia, come sembrano dimostrare i numerosi addenda rinvenuti in alcuni manoscrittiIbidem.. Gli Otia furono concepiti per istruire e allo stesso tempo dilettare l’imperatore, e non appartengono a un genere letterario preciso: il testo si presenta ora come un trattato di geografia medievale, ora come un compendio di storia e di storia sacra, infine, come una narrazione enciclopedica di fatti insoliti e meravigliosi. Se da un lato, dunque, si potrebbe definire l’opera come un’enciclopedia«Gli Otia possono definirsi un’enciclopedia, anche se il sapere contenuto nel libro di Gervasio paragonato con quello, di ben più ampio respiro, dello Speculum maius di Vincenzo di Beauvais e persino con quello di “petites encyclopédies” come il De naturis rerum di Alessandro Neckam o il De proprietatibus rerum di Bartolomeo Anglico esce sicuramente ridimensionato». In F. Latella, Come lavorava un intellettuale laico del Medioevo. Gli Otia Imperialia di Gervasio di Tilbury tra inventio e compilatio, «Revista de Literatura Medieval» XXV (2013), pp. 103-134., dall’altro può definirsi quasi uno speculum principis, a partire dai numerosi moniti rivolti a Ottone e dai tentativi di indirizzarne le scelte e gli obiettivi, attraverso gli insegnamenti che costellano il testoCome precisa efficacemente Latella, «l’autore si è preoccupato di definirlo in termini decisamente antitetici al campo semantico del labor, così da darlo a intendere come scritto destinato allo svago e da farlo includere tra gli strumenti di distrazione piuttosto che tra gli strumenti di apprendimento»: in Gervasio di Tilbury, Otia Imperialia. Libro III, cit., p. 16..
A tal proposito, lo scrittore affronta a più riprese il complesso problema del rapporto fra potere imperiale e potere pontificio: se infatti Gervasio sostiene l’opinione, piuttosto diffusa al suo tempo, che riconosce l’autorità dell’imperatore sui corpi e quella del papa sulle animeGervasio di Tilbury. Il libro delle meraviglie, cit., p. 12., allo stesso tempo precisa come il primo sia destinato alla dissoluzione propria delle cose materiali, mentre il secondo «dirige il suo corso verso ciò che è perfetto»Otia, Prefatio. In Gervase of Tilbury, Otia Imperialia, cit., p. 12.. Tuttavia, tali riflessioni politiche non prevalgono nella narrazione degli Otia, la cui materia principale ruota attorno agli aneddoti curiosi e ai racconti sui costumi delle varie regioni: lo studioso Lecouteux, infatti, ha definito Gervasio il primo folklorista del MedioevoC. Lecouteux, Aspects mythiques de la montagne au Moyen Age, in «Le Monde Alpin et Rhodanien», Mélanges C. Joisten, 10, 1982..
La struttura