Fica e figa sono termini volgari della lingua italiana di uso comune impiegati per indicare una parte dell'apparato genitale femminile, ossia la vulva e, per estensione, anche la stessa vagina. Come il termine cazzo, non si tratta di semplici sinonimi del termine anatomico, bensì rappresentano una forma dell'espressività letteraria e popolare. Etimologia Il termineVedi Dizionario storico del lessico erotico italiano, voce: Fica, fico, pagg. 464-66 viene dal tardo latino fica "frutto del fico", come femminile di ficus, "l'albero del fico" (Ficus carica) ma anche dell'apparato sessuale femminile. La dicotomia al frutto del fico usata in latino infatti è sempre parallela alla parte anatomica femminile, fatto lamentato dallo stesso Aristotele, (300 a.C.). Il significato per la parte sessuale femminile era già presente nella parola greca (συκον) sykonSemantica dell'eufemismo, pag. 89 "fico", usato gìà da AristofanePace, 1350 nelle proprie commedie. Si tratterebbe quindi di un calco che dal greco è passato alla lingua italiana tramite il tardo latino. Il termine greco però deriva direttamente attraverso il fenicio dal precedente accadico: pīqu, ovvero sīqu (2300 a.C.)de La Fayette, Maximillien. Akkadian-English Dictionary; Kindle Edition, 2011. in cui assume propriamente e solo il significato comune dell'organo sessuale, ed anche a verbi ed aggettivi associati alla copula ed alla penetrazione.
In latino venne usato in parallelo come termine più gentile per sostituire il più volgare cunnusLa parola, secondo Boisacq, è stata fatta risalire a una radice antica «che appare nel greco kústhos, il cui significato originario sarebbe cavità» citato in Semantica dell'eufemismo, pag. 89 (in italiano conno, termine poco usato) e . L'assunzione semantica del termine con valore prettamente sessuale, presto trasformato in senso osceno, ha fatto sì che, molto più tardi con la formazione del volgare, il nome del frutto dell'albero del fico in italiano, venisse "censurato" e passato al maschile, così come è l'albero, cioè "fico", in deroga all'usuale regola della lingua italiana (mela frutto del melo, pera frutto del pero ecc.), dove il nome del frutto è il nome dell'albero passato al femminile.
Nei dialetti e nelle lingue romanze in cui fica non ha assunto il senso primario di "vulva", il frutto è rimasto al femminile (ad esempio francese la figue, nel napoletano, nel ligure, nei dialetti reggino e salentino fica o figa). In tali linguaggi il significato sessuale od osceno è espresso da altri termini.
In alcuni dialetti italiani meridionali si usano termini direttamente derivanti dal lemma latino cunnus. Ad esempio cunno o cunnu nel catanzarese viene utilizzato sia nel significato di "apparato genitale femminile" sia come offesa per l'interlocutore. Nell'accezione dispregiativa vuole indicare la scarsa intelligenza della persona apostrofata con questo termine, nei significati di fesso, bonaccione, tonto, imbecille. Nella variante campidanese della Lingua sarda, invece, il termine cunnu indica esclusivamente l'apparato genitale e viene usato anche, nel gergo giovanile cagliaritano, il termine "cunnata", con cui si intende una cosa bella, gradevole, come nell'equivalente italiano "figata".
Il termine fa parte di uno dei filoni principali della letteratura - a volte anche alta - e dello scrivere tipico della goliardia.
Termini volgari analoghi in altre lingue sono cunt in inglese, con in francese e coño in spagnolo, tutti e tre dal latino cunnus.
La letteratura Il termine appare in letteratura sin dal Medioevo, sia nella forma fica sia in quella figa. Franco Sacchetti, scrittore e mercante fiorentino anche se nato nella Repubblica di Ragusa usò il termine nella raccolta Trecentonovelle scritta in Toscana intorno al 1390. Nella forma più diffusa, il primo uso è dovuto probabilmente a Pietro Aretino che lo adottò nella commedia Il Marescalco del 1533. Il termine fu usato da Pedante alla fine del terzo atto.
Dante Alighieri apre il venticinquesimo canto della Divina Commedia (Inferno, versi 1-3Divina Commedia, canto XXV) con i seguenti versi:
Riferendosi al gesto del "far la fica" o "far le fiche", atto di scherno o di spregio ancora utilizzato in alcune culture che prevede la chiusura del pugno con il pollice frapposto tra indice e medio, per imitare l'aspetto di una vulva e indirizzata a una persona oppure al cielo in segno di bestemmia (come nel caso della citazione dantesca).
Un grande utilizzatore del termine fu il poeta e scrittore vernacolare Giuseppe Gioachino Belli, dove la terzina più nota è la finale del sonetto Er Lavore:
Sempre di Belli è un altro sonetto assai noto, La madre de le Sante, datato 6 dicembre 1832 (il sonetto fa il paio con l'analogo Er padre de li santi, steso nella medesima data) nel quale, della fica, sono goliardicamente riportati diversi sinonimi e circonlocuzioni utilizzati nel dialetto romanesco dell'epoca (alcuni scomparsi dall'uso e alcuni sopravvissuti come termini volgari, con piccole varianti, anche nella terminologia attuale).
Come un licenzioso, ma non per questo meno affascinante, Cirano impegnato in una delle sue celebri tirate, recita Belli:
Nel sonetto 426, Un indovinarello, il Belli dà voce alla convinzione diffusa per cui gli interessi economici e l'attrazione sessuale sarebbero le forze che realmente governerebbero la società umana, più dei monarchi o dei capi religiosi.
Anche Cesare Zavattini ha scritto una poesia che ne parla in dialetto luzzarese, dal titolo "Diu".
L'uso come sineddoche e il cambio di genere Il termine nasce nelle parlate calabro-sicule, tardivamente latinizzate, nelle quali il frutto del fico è femminile, fica. Il riferimento preciso è al frutto della qualità nera detta mulingiana, che quando è maturo e leggermente spaccato fa intravedere il rosso dell'interno, e quindi somiglia alla vulva femminile incorniciata da peli.
Il sostantivo trae origine da questa somiglianza fisica tra il frutto e l'organo. Così come avviene per altri sostantivi, per esempio gnocca, per la sua somiglianza all'organo genitale femminile.
Questo sostantivo, usato per secoli per indicare la vulva, da qualche tempo è diventato una sineddoche per indicare una donna molto appetibile dal punto di vista sessuale come abbreviazione dell'apprezzamento riferito a quel tipo di donna che viene qualificata come un pezzo di fica che abbreviato diventa fica, indicando la parte per il tutto.
Soprattutto nel gergo giovanile, il termine figaVedi anche l'espressione genovese «'na figa». E parolle do gatto, pag. 74 e il suo accrescitivo strafiga o figona sono spesso usati come sineddoche per indicare una donna sessualmente attraente.
Con analogo significato è usata anche la forma maschile, figo o fico, ovvero ragazzo/uomo attraente.
Da notare anche l'uso del diminutivo fighetto o addirittura fighetta (con articolo maschile). Si tratta di un uso frequente nelle parlate settentrionali, di maschili in -a, soprattutto nell'ambito dei diminutivi, vezzeggiativi, ecc. Si veda ad esempio il milanese el moletta "l'arrotino", el manetta "il conducente del tram", ecc. Il significato è quello di "damerino", ragazzo dai modi e dall'abbigliamento marcatamente curati allo scopo di piacere, con connotazione ironica o spregiativa.
Il termine e la sua corrispondente forma maschile sono stati usati nel gergo giovanile a partire dagli anni settanta come aggettivi e interiezioni col significato neutro di bello: La tua moto è fighissima! (qui il parlante intende rivolgere all'interlocutore un forte apprezzamento per la sua moto); Figo! (dove la i è spesso prolungata a piacere del parlante; qui si intende apprezzare un fatto appena accaduto o sentito o un oggetto appena visto o di cui si è appena sentito parlare).
Esistono inoltre diverse forme derivate, sia comuni sia artistiche: figata (cosa figa o bella trovata); figoso (che rende fighi o che è figo); Bella figheira è stato un personaggio interpretato da Anna Marchesini nella parodia de I promessi sposi realizzata nel 1990 insieme a Massimo Lopez e Tullio Solenghi.
Altro termine derivato che, avendo ormai perso quasi tutta la carica originaria di volgarità, è entrato nel gergo comune, tanto da essere usato da persone di tutte le età, è sfiga, col significato di sfortuna. La parola figa in lingua portoghese ha esattamente il significato di fortuna. Tant'è che il simulacro (di legno, osso, avorio o altro) del gesto che Dante attribuisce a Vanni Fucci è detto "a figa brasileira" e viene indossato come amuleto o portafortuna.
Lessico
Come accade per il corrispettivo cazzo, termine volgare dell'organo di riproduzione maschile – il pene – anche per il lemma fica ci sono numerose altre denominazioni dialettali, colloquiali, familiari o, semplicemente, volgari che indicano l'organo genitale femminile.Fica non è un semplice sinonimo del termine anatomico, bensì rappresenta una forma dell'espressività letteraria e popolare.
Alcune di esse affondano le radici nella notte dei tempi; altre sono di più recente creazione e possono essere a tutti gli effetti considerate dei neologismi.
Ne vengono elencate qui in ordine alfabetico alcune fra le più note. Inoltre, sono citati anche i termini presenti nella letteratura italiana.
A Affare (Paolo Volponi); Ampolla (Pietro Aretino); Ànara (Veneto); Anonima Sequestri (Roberto Benigni); Armadio (Pietro Aretino); Arnese (Niccolò Franco); Priapea; AzzittapretiRoberto Benigni, E l'alluce fu, Einaudi 1996. ISBN 88-06-14184-8;
B Babilonia (Giovanni Sercambi); Babbo (babbu, Sicilia orientale); Baccello (Aretino); Bagatellabussolotto. Vedi: Dizionario storico del Lessico erotico italiano, pag. 408 (Giuggiola); Balestrieraferitoia. Vedi: Dizionario storico del Lessico erotico italiano, pag. 442 (Il Fiore e il Detto d'Amore); Bambagia (Pier Francesco Giambullari); Banca foratapanca (Sercambi); Baratro (Vignali); Bareta o Baretina (Veneto); Barca (Ludovico Dolce); Beccatoio (Anton Francesco Grazzini); Becchina (Aretino); Belzebù (Pataffio); Bernarda; Bersaglio (Aretino); Bicchiere (Pietro di ser Mino da Montevarchi); Bignola (Piemontese)"Mi si vede la bignola?" Luciana Littizzetto; Bigonciolopentolino. Vedi: Dizionario storico del Lessico erotico italiano, pag. 380 (Firenzuola); Böcc(termine ticinese, "Böcc l'è böcc l'üsèl al g'ha mia l'öcc", traduzione "Buco è buco, il pene (uccello) non ha l'occhio"); Bocciolo (Gasparo Gozzi); Borgo (Antonio Cammelli); Borratellopiccolo burrone. Vedi: Dizionario storico del Lessico erotico italiano, pag. 419 (Malatesti); Borsa (Sercambi); Bosco, Boschetto (Teofilo Folengo); Botte (Aretino); Bottega (Giuseppe Gioachino Belli); Bracesinonimo di porca, cioè la striscia di terreno rialzato tra i solchi dell'aratura. Vedi: Dizionario storico del Lessico erotico italiano, pag. 427 (Bargagli); Breccia (Gamerra); BroccaVedi: Dizionario storico del Lessico erotico italiano, pag. 381 (Malatesti); Brigna e Brogna (prugna in piemontese il primo, veneto e lombardo il secondo); Brolo (Gabriele D'Annunzio); Buca (Pietro Aretino); Buco (Belli); Busolina (Veneto);
C Caccone (Puglia); Calamaio, Calamaro; Callaiaviottolo campestre (Luigi Pulci); Calza rottal'analogia è il buco (Manganello); Camera (Vignali); Camino (Pietro Aretino); Campanaper la forma metafora vaginale, dove il batacchio rappresenta una metafora fallica(Firenzuola); Campo (Giovanni Boccaccio), Campo di fiori (Agnolo Poliziano), Campo sacro, Campicello; Canàcanale, grondaia (dialetto piemontese); Cancello (Malerba); Candeliere (Giordano Bruno); Canestra (Allegri); Cantoangolo (Lorenzo de' Medici); Cantuccio; Capanna (Gentile Sermini); Cappella del suffragio (Belli); Carne Giuggiola; Carretta (Matteo Bandello); Casa (Pietro Aretino); Cassa della viola (Pietro Aretino); Cassetta (Giuggiola); Castello (Giovanni Boccaccio); Catubbaromanesco: gran cassa(Belli); Caverna (Vignali); Cavicchia (Pietro Aretino); Cecca Cella (Belli); Centro (Moravia);