Il Movimento di Azione Rivoluzionaria, in acronimo MAR, fu un'organizzazione terrorista italiana fondata da Carlo Fumagalli e da Gaetano Orlando.
Storia e ideologia Gruppo armato anticomunista e nazionalista italiano fondato nel 1962 da elementi di varia estrazione politica e culturale, i quali erano uniti dallo scopo di impedire al Partito Comunista Italiano di arrivare al governo d'Italia, e di frenare i movimenti austro-tedeschi separatisti dell'alto adige . Il MAR si differenziava dagli altri gruppi armati di estrema destra, poiché il suo obbiettivo era di instaurare una nuova nazione italiana, con un governo di tipo presidenziale, ma non di creare una dittatura di estrema destra di tipo neofascista o neonazista. I membri del MAR erano tutti uniti dall'anticomunismo, ed appartenevano a vari movimenti sia di sinistra che di destra, ed andavano dai repubblicani italiani, ai social-democratici italiani, fino ai monarchici italiani ed i neofascisti. I fondatori furono Carlo Fumagalli (era stato un eroe decorato nella Resistenza con il nome di battaglia di “Jordan” poiché militò nelle formazioni partigiane di Giustizia e Libertà, che erano di ispirazione repubblicana), nonché della Brigata partigiana autonoma dei Gufi, e da Gaetano Orlando, il quale aveva militato nel Partito Socialdemocratico Italiano, con il quale era stato anche eletto nel 1966 sindaco del suo paese, Lovero, in Valtellina.
Gli attentati in Alto Adige negli anni sessanta contro i separatisti austro-tedeschi
Il Movimento d'Azione iniziò come primo obbiettivo a combattere i movimenti separatisti austro-tedeschi dell'Alto Adige, e la prima azione armata avvenne in territorio austriaco, dove i suoi membri si unirono in quell'occasione ai membri di altre organizzazioni nazionaliste italiane e decisero di vendicare i morti degli attentati dei separatisti sudtirolesi. Il primo attentato compiuto dal MAR, avvenne a Vienna il 18 agosto 1963, quando i membri del MAR insieme ad alcuni membri della Giovane Italia, distrussero il monumento dell'Armata Rossa situato nella capitale austriaca, con delle cariche esplosive che lo disintegrarono, ed un mese dopo compirono una seconda incursione nella cittadina austriaca di Ebensee. Il 23 settembre del 1963, misero diversi ordigni esplosivi alle saline cittadine, alla funivia del Feuerkogel e al "Monumento dei leoni" ("Löwendenkmal"), un monumento che omaggiava al passato imperiale asburgico, riuscendo a distruggerli tutti, e provocando la morte di un gendarme austriaco, che tentava di disinnescare un ordigno, ed il ferimento di quattro persone, che si trovavano nei pressi degli obbiettivi durante le esplosioni. A seguito degli attentati compiuti, seguì un comunicato del MAR congiunto con varie organizzazioni nazionaliste italiane, che venne firmato con la sigla Giovane Italia, la quale dichiarava che se ci fossero stati altri attentati dei separatisti austro-tedeschi in Italia, i membri del MAR avrebbero risposto con estrema violenza, ed avrebbero compiuto azioni armate non solo in Alto Adige, ma anche nei territori austriaci. L'inchiesta giudiziaria veronese, riguardante l'operato altoatesino di Carlo Fumagalli, fu immediatamente accantonata, mentre l'informatore che l'aveva suscitata, Marcello Soffiati,Il "signor Cia", un reduce di Salò inː Corriere della Sera, 30 maggio 1995 subì a stretto giro una perquisizione domiciliare, un processo per direttissima e la condanna a cinque anni di reclusioneDe Lutiis, I servizi segreti in Italia. Dal fascismo all'intelligence del XXI secolo, Sperling & Kupfer, 2010, p. 133 per possesso illecito di armi. Ancora i giudici veronesi ravvisarono soltanto l'omicidio colposo nelle sanguinose sortite in territorio austriaco portate a segno da giovani di ultradestra, che non trascorsero in prigione neppure un giorno per effetto delle blande sentenze irrogate.. Questa versione degli accadimenti è del resto conforme a quella del più volte menzionato generale Marzollo (al tempo, comandante del gruppo carabinieri di BolzanoNella nomenclatura organica dell'epoca, il gruppo carabinieri era un comando provinciale dell'Arma, grosso modo assimilabile alla questura.); in particolare asserì che Christian Kerbler,Silj, op. cit., pag. 175Caso Amplatz, "avvisi" a poliziotti e carabinieri, inː Corriere della Sera, 5 gennaio 1992 (esecutore materiale dell'agguato a Georg Klotz e Alois Amplatz, in cui quest'ultimo perse la vita) era un infiltrato dei servizi e/o della questura di Bolzano.Commissione stragi, Relazioni sull'inchiesta condotta su episodi di terrorismo in Alto Adige, a cura dei senatori Boato e Bertoldi, 22 aprile 1978, pag. 78
Il senatore Luigi Bertoldi, relatore della commissione parlamentare d'inchiesta, arrivò a sospettare che perfino la magistratura, in questo affare, avesse sistematicamente deviato dai propri doveri istituzionali. Il concorso di forze di polizia e servizi risulta oltre tutto dalle deposizioni di Giovanni Peternel,Interrogatorio avanti giudice Mastelloni, 16 luglio 1997 capo ufficio politico,Silj, op. cit., pag. 177 e del colonnello Renzo Monico, Capocentro SIFAR di Verona.Commissione stragi, Relazioni sull'inchiesta condotta su episodi di terrorismo in Alto Adige, a cura dei senatori Boato e Bertoldi, 22 aprile 1978, pag. 75 Per la cronaca, Peternel, cui Kerbler si era costituito, lo fece rifugiare (eseguendo degli ordini) in Libano.Commissione stragi, Relazioni sull'inchiesta condotta su episodi di terrorismo in Alto Adige, a cura dei senatori Boato e Bertoldi, 22 aprile 1978, pag. 49
Condannato in contumacia a ventidue anni di reclusione, nel 1976 Kerbler fu scoperto fortuitamente a Londra, ma venne rimesso in libertà per l'inerzia del governo italiano nel richiederne l'estradizione, dopo di che se ne sono perse definitivamente le tracce.Commissione stragi, Relazioni sull'inchiesta condotta su episodi di terrorismo in Alto Adige, a cura dei senatori Boato e Bertoldi, 22 aprile 1978, pag. 73Secondo il sostituto procuratore Cuno Tarfusser, nel 1991 Kerbler si sarebbe trovato a Durban, Sudafrica. (' QUEL KILLER FU PAGATO DAI SERVIZI', Repubblica — 7 novembre 1991 pagina 15 sezione: POLITICA INTERNA)
Gli attentati contro i tralicci dell'elettricità e contro le fabbriche occupate
Dopo le azioni armate contro i separatisti tedeschi dell'Alto Adige, il MAR concentrò la propria azione su una serie di attentati esplosivi contro i tralicci dell'Enel. Il 7 gennaio del 1971 si rese responsabile dell'incendio del deposito copertoni della Pirelli-Bicocca in via Lanzi a Milano, dove alcuni operai comunisti manifestavano contro la dirigenza giudicata capitalista e sfruttatrice, e dove le Brigate Rosse facevano proselitismo; durante il rogo perse la vita l'operaio Gianfranco Carminati, che tentava di domare le fiamme. Il MAR venne in seguito coinvolto nelle indagini sulla morte del fondatore dei Gruppi d'Azione Partigiana, Giangiacomo Feltrinelli, in quelle collegate al Golpe Borghese e all'organizzazione terroristica denominata Rosa dei venti. La magistratura non ritenne le prove indiziarie nel caso Feltrinelli sufficienti a emettere una condanna, mentre alcuni esponenti delle Brigate Rosse sostennero l'ipotesi che la morte fosse avvenuta per incidente.
Il MAR, dopo questi attentati dinamitardi, venne poi smantellato attraverso l'arresto dei quadri dirigenti avvenuto nel 1974.
Note
Bibliografia Luciano Lanza, Bombe e segreti. Piazza Fontana: una strage senza colpevoli, Eleuthera, Milano, 1997
Voci correlate Organizzazioni armate di destra in Italia Associazione Protezione Italiani Monarchismo Movimento Italiano Alto Adige Nazionalismo italiano Organizzazioni armate di sinistra in Italia Partito Comunista Italiano Repubblicanesimo Storia dei servizi segreti italiani Storia dell'Alto Adige
Collegamenti esterni
Categoria:Organizzazioni terroristiche attive durante gli anni di piombo Categoria:Organizzazioni armate del neofascismo