Fu uno degli artisti più rappresentativi dell'epoca barocca e un grande ritrattista. Tra il 1629 e il 1631 trascorse un anno e mezzo in Italia con l'intento di viaggiare e studiare le opere d'arte presenti nel paese, facendovi poi ritorno nel 1649. Oltre a numerose versioni di note scene storiche e letterarie, dipinse moltissimi ritratti dei membri della famiglia reale di Spagna, di altri importanti personaggi dell'Europa del tempo ed anche di persone comuni, attività che raggiunse il suo vertice massimo con la realizzazione del capolavoro Las Meninas.

A partire dalla prima metà del XIX secolo l'opera di Velázquez ha rappresentato un modello a cui si sono ispirati i pittori dei movimenti realista e impressionista, in particolare Édouard Manet. Da allora, anche altri artisti moderni, tra cui gli spagnoli Pablo Picasso e Salvador Dalí e l'angloirlandese Francis Bacon, hanno pagato il loro tributo a Velázquez, reinterpretando alcune delle sue opere più celebri.

Ancora oggi è considerato uno dei principali rappresentanti della pittura spagnola e uno dei maestri della pittura universale.

Biografia Infanzia e gioventù

Velázquez nacque a Siviglia, in Andalusia, qualche giorno prima del 5 giugno 1599 (il 6 giugno è il giorno in cui fu battezzato nella chiesa cittadina di san Pedro.), figlio di Juan Rodríguez de Silva (vero nome João Rodrigues da Silva), un avvocato di origine portoghese, e di Jerónima Velázquez, appartenente alla classe degli hidalgo, la nobiltà minore spagnola.. I suoi nonni paterni, Diogo da Silva e Maria Rodrigues, erano portoghesi e si erano trasferiti a Siviglia decenni prima. Quando gli fu offerto il titolo di cavaliere nel 1658, Velázquez rivendicò l'appartenenza alla nobiltà minore; in realtà, tuttavia, i suoi nonni erano commercianti e forse ebrei conversi.Newitt, Malyn (2009). Portugal in European and World History. London: Reaktion Books. p. 98. . Come era consuetudine in Andalusia, Velázquez usava di solito il cognome di sua madre.

I suoi genitori gli impartirono un'educazione molto religiosa e, dato che desideravano avviarlo ad una professione di tipo intellettuale, ricevette una buona preparazione linguistica e filosofica. Tuttavia, dimostrò ben presto di possedere un talento artistico ed iniziò, quindi, a studiare presso lo studio di Francisco Herrera il Vecchio, un energico pittore che disprezzava l'influenza dell'arte italiana sulla prima scuola pittorica di Siviglia. Velázquez rimase con lui per un anno. Probabilmente è da Herrera che imparò ad usare i pennelli a setole lunghe..

Dopo aver lasciato lo studio di Herrera all'età di dodici anni, Velázquez iniziò a fare l'apprendista di Francisco Pacheco, un altro artista e maestro di Siviglia. Nonostante sia comunemente considerato un pittore mediocre e senza particolari virtù, Pacheco talvolta si esprimeva con uno stile semplice e realista, opposto a quello di Raffaello Sanzio che gli era stato insegnato. Velázquez restò nello studio di Pacheco per 5 anni, studiando le proporzioni e la prospettiva ed assistendo al susseguirsi delle tendenze nei circoli letterari ed artistici della città..

Primo periodo a Madrid

Entro i primi anni del decennio 1620-1630 Velázquez era già riuscito a costruirsi una buona reputazione e posizione sociale a Siviglia; sua moglie, Juana Pacheco (1º giugno 1602 - 10 agosto 1660), figlia di Francisco Pacheco, che aveva sposato nel 1618, gli diede due figlie. La più piccola, Ignacia de Silva Velázquez y Pacheco, morì durante l'infanzia, mentre la primogenita, Francisca de Silva Velázquez y Pacheco (1619-1658), crebbe normalmente e finì per sposare il pittore Juan Bautista Martínez del Mazo nel 1633..

In quel periodo Velázquez realizzò diverse opere degne di nota, come i dipinti a soggetto sacro Adoración de los Reyes (1619, L'adorazione dei magi) e Jesús y los peregrinos de Emaús (1620, Gesù e i pellegrini di Emmaus), in cui inizia a trasparire il suo incisivo ed attento realismo.

Arrivo a Madrid

Velázquez si recò a Madrid nella prima metà dell'aprile 1622, con una lettera di presentazione di Don Juan de Fonseca, anch'egli di Siviglia, che era stato il cappellano del re.. Su richiesta di Pacheco dipinse il ritratto del celebre poeta Luis de Góngora y Argote. Velázquez lo ritrasse con una corona d'alloro in testa, ma in un momento successivo qualcuno ritoccò il dipinto, ricoprendola e facendola sparire.. È possibile che Velázquez, per realizzarlo, si sia fermato a Toledo all'andata, come aveva consigliato Pacheco, o che l'abbia fatto al ritorno da Madrid, come invece aveva suggerito Gongora, che era un grande ammiratore di El Greco e compose una poesia in occasione della sua morte.

Nel dicembre 1622 morì Rodrigo de Villandrando, il pittore di corte preferito dal re, e Don Juan de Fonseca fece avere a Velázquez l'ordine di recarsi a corte del Duca-Conte de Olivares, il potente ministro di Filippo IV di Spagna.. Gli furono dati 50 ducati (pari a 175 grammi d'oro) per coprire le spese e così partì accompagnato dal suocero. Fonseca ospitò il giovane pittore a casa sua e posò egli stesso per un ritratto che, una volta finito, fu portato al palazzo reale. A Velázquez fu commissionato un ritratto del re che il 16 agosto 1623 posò per lui. Il ritratto fu finito in un solo giorno; pertanto non doveva trattarsi di molto di più di uno schizzo, ma piacque molto sia al re che ad Olivares. Olivares ordinò a Velázquez di trasferirsi definitivamente a Madrid, promettendo che a nessun altro pittore sarebbe stato permesso di ritrarre il re e che tutti i ritratti preesistenti sarebbero stati fatti sparire dalla circolazione. L'anno seguente, nel 1624, ricevette dal re 300 ducati per pagare le spese del trasferimento di tutta la sua famiglia a Madrid, città che rimase la sua casa per il resto della sua vita... Velázquez si assicurò il posto di pittore di corte, con uno stipendio di 20 ducati al mese, oltre all'alloggio, l'assistenza medica e il compenso per i dipinti che avesse realizzato.. Il ritratto venne esposto sulla scalinata della chiesa di San Felipe, e fu accolto con entusiasmo, ma successivamente è andato perduto. Tuttavia il Museo del Prado possiede due ritratti del re realizzati da Velázquez (numeri di catalogo 1070 e 1071); in essi si nota che la severità del periodo di Siviglia è scomparsa e i toni sono ora più delicati. Lo stile non è però mutato e si richiama a quello di Antoon Mor, il ritrattista olandese al servizio di Filippo II di Spagna che esercitò una notevole influenza sulla scuola spagnola. In quello stesso anno arrivò alla corte di Spagna il Principe del Galles, il futuro Carlo I d'Inghilterra.

Nel settembre 1628 Peter Paul Rubens arrivò a Madrid con l'incarico di emissario dell'Infanta Isabella e Velázquez gli tenne compagnia tra i dipinti di Tiziano all'Escorial. Allora Rubens era nel suo periodo di massimo splendore e influenza. I sette mesi di missione diplomatica dimostrarono la sua brillantezza sia come pittore che come uomo di corte. Aveva un'ottima opinione di Velázquez, ma non influenzò molto il suo stile pittorico; tuttavia la sua frequentazione accrebbe il desiderio di Velázquez di visitare l'Italia e vedere le opere dei grandi maestri italiani..

Nel 1627 re Filippo indisse una gara tra i migliori pittori di Spagna sul tema della cacciata dei Mori e il vincitore fu Velázquez.. Il suo dipinto finì distrutto nell'incendio del palazzo reale del 1734. Descrizioni dell'epoca dicono che rappresentasse Filippo III di Spagna che puntava il suo scettro contro una folla di uomini e donne scacciata da una carica di soldati, mentre la femminea personificazione della Spagna sedeva calma e rilassata. Come ricompensa Velázquez fu nominato cerimoniere di corte.

Cinque anni dopo averlo dipinto, ricevette un compenso extra di 100 ducati per il quadro Il trionfo di Bacco, realizzato nel 1629. Lo spirito e i propositi di quest'opera si capiscono meglio dal titolo spagnolo Los borrachos or Los bebedores (It. Gli ubriachi - I bevitori), ispirato dai personaggi che porgono un beffardo omaggio ad un giovane seminudo che siede su una botte di vino con il capo cinto d'edera. Il tratto del dipinto è fermo e risoluto e si vede che l'artista padroneggia il gioco di luce e ombra con maggior sicurezza di quanto avvenisse nelle sue opere precedenti. Complessivamente il dipinto può essere considerato il migliore esempio dello stile di Velázquez del primo periodo.

Primo viaggio in Italia La tradizione è solita dividere la carriera di Velázquez servendosi delle due visite in Italia, definendo come secondo periodo quello successivo alla prima visita e come terzo quello successivo alla seconda. Questa arbitraria periodizzazione può essere sostanzialmente accettata, anche se non è sempre applicabile perché, come succede per molti pittori, i suoi stili talvolta si sovrappongono l'un l'altro. Velázquez di rado firmò i propri quadri e negli archivi reali si trovano le date di realizzazione delle sole opere più significative. Per l'attribuzione dei suoi ritratti ci si deve affidare all'esame degli stessi e a ricerche storiche.

Nel 1629 Velázquez soggiornò in Italia per un anno e mezzo circa. La sua prima visita nella penisola è stata riconosciuta come uno dei momenti cruciali per lo sviluppo dello stile pittorico dell'artista spagnolo e anche della storia del mecenatismo della corona di Spagna, dato che fu Filippo IV a finanziare il viaggio. Il sovrano, infatti, gli assegna 400 ducati d'argento (corrispondenti a circa 2 anni di salario) a cui si aggiungono altri 200 d'oro, elargiti dal duca di Olivares.

Secondo periodo a Madrid Velázquez dipinse il primo di molti ritratti del giovane principe erede del trono di Spagna, don Baltasar Carlos, conferendogli un aspetto nobile e signorile nonostante fosse solo un bambino, vestito da feldmaresciallo sul suo cavallo che impenna. La scena è ambientata nella scuola equestre di palazzo, con il re e la regina che osservano da un terrazzo mentre Olivares fa da insegnante d'equitazione al principe. Don Baltasar morì nel 1646 quando aveva 17 anni, così, a giudicare dall'età che dimostra nel ritratto, si ritiene che esso sia stato dipinto attorno al 1641.

Il potente ministro Olivares fu il primo e più fedele protettore del pittore. Il suo volto impassibile e malinconico ci è stato reso familiare dai molti suoi ritratti che Velázquez ha realizzato. Due sono di notevole importanza; uno lo ritrae a figura intera, in una posa nobile e solenne, mentre porta la croce verde dell'ordine militare di Alcántara e tiene in mano un bastone, simbolo della sua carica di gran cavaliere, l'altro lo ritrae invece a cavallo rappresentandolo in modo lusinghiero in veste di feldmaresciallo in azione sul campo di battaglia. In questi ritratti Velázquez ha ripagato bene il debito di gratitudine che aveva nei confronti del suo primo mecenate, al cui fianco rimase anche quando Olivares stava cadendo in disgrazia, nonostante così agendo si esponesse al rischio di irritare il geloso re Filippo..

Lo scultore Juan Martínez Montañés fece una statua modellandola su uno dei ritratti del re a cavallo realizzati da Velázquez, dipinto nel 1636, che fu poi trasformata in bronzo dallo scultore fiorentino Tacca e che attualmente si trova nel Palazzo reale di Madrid. Il dipinto originale ispiratore non esiste più, ma ne sono invece sopravvissuti altri. Velázquez, in tutti i ritratti del re, dipinge Filippo mentre indossa la golilla, un colletto di lino rigido che dallo scollo si proiettava verso l'alto. Era stata inventata dal re stesso, che ne era così orgoglioso da celebrarlo con una festa a cui seguiva una processione diretta in chiesa per ringraziare Dio di quella benedetta idea. Per questo, la golilla rappresentava un capo di gran moda, e compariva nella maggior parte dei ritratti di gentiluomini dell'epoca.