Aurea mediocritas (in italiano «aurea moderazione» o anche «aurea via di mezzo») è una locuzione latina tratta dal poeta Orazio (Odi 2, 10, 5), spesso usata in senso lato per indicare il principio della moderazione, cioè la scelta di una via intermedia tra due estremi e il rifiuto degli eccessi, intesi come fattori di squilibrio nella condotta individuale.
Significato Nella lingua latina il termine mediocritas non ha il valore dispregiativo che ha in italiano la parola "mediocrità", ma significa piuttosto "stare in una posizione intermedia" tra l'ottimo e il pessimo, tra il massimo e il minimo, ed esalta il rifiuto di ogni tipo di eccesso, invitando a rispettare il "giusto mezzo". Nel secolo XIX il filosofo belga Georges de Tollemonde riproponeva come validi questi precetti morali ampliandoli all'estetica nell'opera Du juste milieu: traité général de philosophie et d'art.
La mediocritas è definita dal poeta "aurea", ovvero la migliore condizione che si possa immaginare, così come l'oro è il più apprezzabile dei metalli. Questa concezione esistenziale si ispira alla filosofia epicurea, che invitava l'uomo a godere dei piaceri della vita senza abusarne (edonismo), come per esempio bere il vino ma senza ubriacarsi, godere del cibo senza essere dediti alla crapula, apprezzare il piacere sessuale senza soggiacere alla libidine. Qualora l'uomo la realizzi, avrà raggiunto il fine ideale che è quello di trovare una misura in tutte le cose, senza mai trascendere negli eccessi, come il poeta stesso raccomanda con la massima est modus in rebus (Satire 1, 1, 106-107).
Tuttavia, l'espressione viene utilizzata anche in senso ironico, in riferimento a una persona che non ha particolari capacità e che si accontenta della sua mediocrità.
Il concetto nella tradizione filosofica e religiosa Il principio dell’aurea mediocritas presenta rilevanti analogie con il concetto di giusto mezzo elaborato da Aristotele nell’Etica Nicomachea, secondo cui la virtù consiste nel porsi in una posizione intermedia tra due estremi opposti, rappresentati dal vizio per eccesso e dal vizio per difetto.Aristotele, Etica Nicomachea, II, 6-7. Tale impostazione influenzò profondamente la filosofia morale occidentale, venendo ripresa anche dalla tradizione scolastica medievale e dalla dottrina della temperanza come virtù cardinale.Cfr. Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II.
Un analogo principio è riscontrabile nella Via di Mezzo del Buddhismo, formulata da Siddhartha Gautama come rifiuto sia dell’ascetismo estremo sia dell’indulgenza sensuale, proponendo un percorso equilibrato fondato su disciplina etica, meditazione e saggezza.Dhammacakkappavattana Sutta (SN 56.11). Anche nella filosofia cinese il Taoismo e il pensiero dello Zhongyong (Dottrina del Mezzo) enfatizzano l’armonia tra opposti e la ricerca di un equilibrio dinamico tra le forze complementari dello yin e yang.Confucio, Zhongyong; Laozi, Tao Te Ching.
In ambito esoterico e simbolico In ambito esoterico ed ermetico, il principio della Via aurea o anche Via di mezzo assume un significato più ampio rispetto alla semplice moderazione etica, configurandosi come un percorso di integrazione degli opposti e di realizzazione interiore. Nella alchimia esso è spesso associato alla coniunctio oppositorum, ovvero all’unione simbolica di elementi contrari (come zolfo e mercurio), finalizzata al conseguimento della pietra filosofale e alla trasformazione spirituale dell’individuo.Cfr. Carl Gustav Jung, Psicologia e alchimia.
In tale prospettiva, l’aggettivo aurea viene interpretato non solo in senso metaforico, ma anche simbolico, in quanto l’oro rappresenta tradizionalmente la perfezione, l’incorruttibilità e la compiutezza del processo iniziatico. La “via di mezzo” diviene così una via regia, ossia un cammino centrale che trascende la dualità e conduce a uno stato di equilibrio superiore tra spirito e materia.Mircea Eliade, Forgerons et alchimistes.
Interpretazioni moderne e uso metaforico Nella cultura contemporanea, l’espressione aurea mediocritas continua a essere utilizzata sia in ambito filosofico sia nel linguaggio comune. In filosofia morale essa è spesso richiamata come principio di equilibrio e misura nelle scelte individuali, mentre in ambito psicologico può essere interpretata come ricerca di stabilità e autoregolazione tra impulsi contrastanti.Cfr. Paul Ricoeur, Soi-même comme un autre.
Parallelamente, nel linguaggio corrente l’espressione può assumere una connotazione ambivalente: da un lato indica una condizione ideale di equilibrio e sobrietà, dall’altro viene talvolta impiegata in senso critico o ironico per designare un atteggiamento rinunciatario o privo di eccellenza, in linea con l’evoluzione semantica del termine “mediocrità” nelle lingue moderne.Si veda la voce corrispondente sul sito dizionario.internazionale.it.
Note
Voci correlate Apatia (filosofia) Epicureismo Est modus in rebus In medio stat virtus Medio tutissimus ibis Temperanza
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