La Ramb I è stata una bananiera veloce italiana, utilizzata durante la seconda guerra mondiale come incrociatore ausiliario dalla Regia Marina.

Premesse e costruzione

Nella seconda metà degli anni trenta il Ministero delle colonie del Regno d'Italia, avendo la necessità di trasportare nel territorio metropolitano le banane prodotte in Somalia, all'epoca colonia italiana, ordinò quattro unità dotate di un'autonomia sufficiente per effettuare il percorso da Mogadiscio a Napoli senza soste intermedie ed a pieno carico. In base a queste necessità furono costruite 4 navi frigorifere che dovevano essere gestite dalla Regia Azienda Monopolio Banane (RAMB, con sede a RomaRolando Notarangelo, Gian Paolo Pagano, Navi mercantili perdute, pp. 398-399.), due nei CRDA di Monfalcone e due, tra cui la Ramb I, nei cantieri Ansaldo di Genova- Sestri Ponente. Costruita tra l'ottobre 1936 ed il dicembre 1937Naviearmatori. (numero di scafo 308)Wrecksite., la Ramb I venne iscritta con matricola 2176 al Compartimento marittimo di Genova ove fu sottoposta alla nel dicembre 1937..

Navi medio-piccole ma molto moderne per l'epoca, le quattro RAMB, munite di quattro stive e di quindici picchi di carico (dodici da cinque tonnellate, uno da 30 a prua, uno da 15 a poppa ed uno da 1500 kg per l'apparato motore), potevano imbarcare 2418 tonnellate di carico, nonché dodici passeggeri, due dei quali in appartamenti di lusso con camera da letto, salotto e servizi e dieci in camerini a due letti, uno dei quali provvisto di bagno, mentre per gli altri vi era un bagno ogni due camerini. La nave era anche dotata di un ponte riservato esclusivamente ai passeggeri (separato da quelli per l'equipaggio), di una sala da pranzo con vista su tutti i lati tranne che a poppa e di due verande-fumatoi vetrate. Le sistemazioni dei passeggeri erano anche provviste di aria condizionataNaviearmatori.. Per passeggeri di equipaggio vi erano due imbarcazioni di salvataggio, con una capienza di cento posti.

Progettata, come le altre, dall'ing. Luigi Barberis, Maggiore Generale del Genio Navale, la Ramb I, che stazzava 3666,91 tonnellate di stazza lorda e 2179,49 tonnellate di stazza netta, raggiunse alle prove la velocità di 18,50 nodi (quella di crociera era invece di 17 nodi). Lo scafo, in acciaio, con prua arrotondata e poppa ad incrociatore, era diviso in sette compartimenti da sei paratie stagne trasversali, con un ponte e 647 metri cubi di doppi fondi continui. Vi erano tre cisterne (anteriore, centrale per nafta e posteriore) con capacità rispettiva di 40, 215 e 73 metri cubi. La nave aveva un ponte principale, un ponte di sovrastruttura completa con cassero e tughe a centro nave, un cassero di 15,20 metri a prua ed una tughetta a poppa. Il profilo dell'unità era caratterizzato da due alberi da carico (uno a prua ed uno a poppa) e da un fumaiolo a centro nave. Le catena delle ancore avevano un diametro di 52 mm.

L'apparato propulsivo era costituito da due motori diesel FIAT a due tempi e nove cilindri del diametro di 520 mm e corsa di 820 mm, che consumavano 40,9 kg di nafta per miglio alla velocità di 17 miglia orarie (inclusa la nafta consumata dai gruppi elettrogeni), ovvero 165 grammi di nafta per cavallo all'ora (inclusi i motori ausiliari): tale consumo era estremamente ridotto. Nelle prove contrattuali la nave viaggiò a 18,5 nodi per sei ore; nelle prove successive con mille tonnellate di carico vennero raggiunti anche i 21 nodi.

In base a disposizioni legislative precedenti, fin dalla costruzione delle unità era prevista la possibilità di trasformarle in incrociatori ausiliari, con 4 pezzi da 120/40 mm in coperta. I materiali per la militarizzazione delle navi furono posti in deposito a Massaua per due unità ed a Napoli per le altre due.

Nei due anni di pace in cui si trovò ad operare la Ramb I venne impiegata per il trasporto delle banane dalla Somalia a Venezia, Napoli e Genova, trasportando merci di vario genere in Somalia nei viaggi di andata.

La seconda guerra mondiale

Il 10 giugno 1940, alla data dell'entrata dell'Italia nella seconda guerra mondiale, l'unica della quattro navi a trovarsi nel Mediterraneo era la Ramb III, mentre le altre tre si trovavano nel Mar Rosso, quindi senza alcuna possibilità di collegarsi con il territorio metropolitano. La Ramb I, così come le Ramb II e IV, era a Massaua, in Eritrea, dove venne messa a disposizione del Comando Navale Africa Orientale Italiana.

Già il giorno precedente la dichiarazione di guerra, il 9 giugno 1940, la Ramb I era stata requisita, a Massaua, dalla Regia Marina. Iscritta nel ruolo del naviglio ausiliario dello Stato quale incrociatore ausiliario (così come la Ramb II, mentre la IV, inizialmente inutilizzata – probabilmente per il fatto che le dotazioni inviate a Massaua, come sopra detto, erano per due sole navi, mentre quelle per le altre due si trovavano a Napoli –, venne poi convertita in nave ospedale), la nave venne armata con quattro cannoni da 120/45 mm (o 120/40) e due (o quattro) mitragliere da 13,2 mmIncrociatori ausiliari.Navypedia.altre fonti parlano di due cannoni da 120 mm ed otto mitragliere antiaeree da 13,2 mm. Dupuis, op. cit., riferisce di quattro cannoni da 102 mm e quattro mitragliere. (la trasformazione venne compiuta a Massaua).

Inserita nella Flotta del Mar Rosso, nel corso delle operazioni militari in Africa Orientale Italiana la Ramb I non fu molto attiva, stazionando a Massaua e limitando la propria attività ad una singola ed infruttuosa incursione in Mar Rosso, come ‘nave corsara’, alla ricerca di naviglio mercantile nemicoRamb I., nell'agosto 1940, missione che fu interrotta proprio perché non risultò possibile trovare navi da attaccareCorsari italiani (virtuali).. A parte alcune brevi crociere lungo le coste eritree, la nave venne usata principalmente per la difesa contraerea di Massaua dai bombardamenti aerei.

L'inizio dell'Operazione Compass in Africa settentrionale e la sconfitta delle truppe italiane a Sidi el Barrani, tra il 9 ed il 12 dicembre 1940, segnò definitivamente l'impossibilità per le truppe italiane della Libia di raggiungere l'Africa Orientale Italiana in tempo per spezzarne l'accerchiamento, essendo previsto che le scorte di carburante di tale possedimento si sarebbero esaurite entro il giugno 1941Enrico Cernuschi, Maurizio Brescia, Erminio Bagnasco, Le navi ospedale italiane 1935-1945, pp. 40-42.Dobrillo Dupuis, Forzate il blocco! L'odissea delle navi italiane rimase fuori degli stretti allo scoppio della guerra, pp. 24-26.. In previsione della futura ed inevitabile caduta di tale colonia, venne pianificata la partenza dall'Eritrea delle poche navi dotate di autonomia sufficiente ad affrontare lunghe traversate verso l'Estremo Oriente o verso la Francia occupata, e la distruzione di tutte le altre navi per evitarne la cattura. Le unità in grado di affrontare una traversata oceanica violando il blocco nemico furono individuate nelle motonavi mercantili India ed Himalaya, nel piroscafo Piave, nella nave coloniale Eritrea e nelle gemelle Ramb I e Ramb II, oltre che nei sommergibili Perla, Guglielmotti, Archimede e Galileo Ferraris: tutte tali unità partirono tra febbraio e marzo 1941, con diverse destinazioni e differenti sorti (i sommergibili raggiunsero Bordeaux in Francia, l'India ed il Piave furono costretti a rinunciare al viaggio ed a rientrare ad Assab, mentre l'Himalaya raggiunse il Sud America, da dove poi si trasferì a Bordeaux).

In particolare, Ramb I, Ramb II ed Eritrea lasciarono Massaua intorno al 20 febbraio 1941, a breve intervallo di tempo l'una dall'altra, con destinazione rispettivamente Nagasaki (i due incrociatori ausiliari) e Kōbe (l'Eritrea), nel neutrale ed amico Giappone (da dove si pensava poi di utilizzare tali navi come navi corsare, impiego al quale la Kriegsmarine aveva destinate con successo diversi incrociatori ausiliarisecondo alcune fonti il Ramb I aveva già ricevuto l'ordine di attaccare il naviglio mercantile alleato nelle Indie Orientali Olandesi.: le Ramb avrebbero attaccato il traffico nemico dopo essersi rifornite in Giapponeproposito poi risultato inattuabile a causa della neutralità del Giappone.secondo alcune fonti, il comandante Bonezzi, dopo la cattura, riferì che la nave aveva l'ordine di attaccare il naviglio mercantile durante la navigazione nelle Indie Orientali Olandesi, attendendo poi ulteriori istruzioni circa la destinazione finale. Appare probabile che Bonezzi abbia mentito per non svelare la vera destinazione (Kobe) e dare così alla Ramb II ed all'Eritrea maggiori probabilità di forzare il blocco.). Il Ramb I salpò da Massaua il 20 febbraio, al comando del capitano di corvetta BonezziNaval History – February 1941.. Dopo la partenza da Massaua le tre unità superarono dapprima lo stretto di Perim (eludendo la sorveglianza operata da unità della Royal Navy ed aerei della Royal Air Force con base ad Aden ed a Socotra), quindi lo stretto di Bab el-Mandeb ed il golfo di Aden (la Ramb I vi transitò nella notte del 21 febbraio, avvistando anche, al largo di Socotra, una nave sconosciuta, ed evitando contatti), per poi passare tra Capo Guardafui e Ras Hafun ed entrare così nell'Oceano Indiano. Opportunamente camuffate, le tre navi italiane non ebbero particolari problemi, al di là di alcuni sporadici avvistamenti, rapidamente elusi.

Alle 5.10 (ora italiana) del 27 febbraio 1941, tuttavia, il Ramb I, in navigazione nel Mare Arabico settentrionale, al largo delle Maldive, s'imbatté nell'incrociatore leggero neozelandese Leander, nettamente superiore in corazzatura (del tutto assente sull'ex bananiera), velocità e potenza di fuocoil Leander, che raggiungeva la velocità di 32,5 nodi, era armato con otto cannoni da 152 mm, altrettanti da 102 mm, quattro da 47 mm, dodici mitragliere da 12,7 mm ed otto tubi lanciasiluri da 533 mm.. Il Leander, distaccato a Bombay dal convoglio «US 9», era in navigazione in quelle acque alla ricerca dell'incrociatore tedesco Admiral Scheer, che si riteneva si trovasse in zonaHMS Leander., nonché di navi corsare tedesche, camuffate da navi mercantili: dopo aver ricevuto notizia della caduta di Mogadiscio, ritenendo che qualche nave italiana, fuggita dal porto somalo e diretta in Estremo Oriente, potesse transitare in zona, il comandante dell'incrociatore, capitano di vascello Bevan, aveva modificato la rotta intorno alle sette del mattino (quando si trovava 28 miglia a nord dell'Equatore e 320 miglia ad ovest delle Maldive), dirigendo verso nord. Secondo alcune fonti la nave avversaria, dopo aver ridotto le distanze a meno di 6 miglia, intimò alla Ramb I, mediante segnalazioni al proiettore, di fermare le macchine e fornire le proprie generalità (la nave italiana era infatti camuffata e batteva bandiera britannica). L'incrociatore ausiliario replicò fornendo generalità false, ed il Leander, dopo aver segnalato «Well», richiese il nominativo segreto di guerra. Non potendo rispondere a tale domanda, il comandante Bonezzi decise che non vi erano ormai alternative allo scontro: ammainata la bandiera britannica ed issato il Tricolore italiano, la Ramb I aprì il fuoco contro l'incrociatore nemico, dando inizio ad un violento combattimento durato una ventina di minuti (per altre fonti oltre mezz'ora).