Nelle sue opere espresse un forte nichilismo e pessimismo, sotto la forma di una prosa elegante, aulica e raffinata. Biografia
Alberto CaracoActe de décès 1379, «Alberto Caraco», redatto 11 settembre 1971, municipio del XVI arrondissement di Parigi", visibile qui, pag. 14 di 31, successivamente detto Albert con grafia francesizzata, figlio di José Caraco ed Elisa Melly Schwarz, nacque a Istanbul l'8 luglio 1919 (benché l'anagrafe francese riporti la data del 10 luglio), allora Costantinopoli capitale dell'Impero ottomano, da una ricca famiglia ebraica sefardita-spagnola di lingua francese, franco-levantini installati in Turchia da quattro secoli, e trascorse un'infanzia cosmopolita tra Vienna, Praga e Berlino, conseguentemente agli spostamenti lavorativi del padre, procuratore di banca. La famiglia abbandona la Germania negli anni trenta e si stabilisce in Francia, a Parigi. Caraco frequenta il modesto Licèe Janson-de-Sailly. Desidera studiare medicina ma i genitori lo spingono verso lÉcole des Hautes Études Commerciales, dove si laurea in economia nel 1939. Parla già spagnolo e tedesco, e imparerà poi altre lingue, anche se la prediletta resterà la lingua madre, il francese, in cui scriverà d'ora in poi.
Prima della seconda guerra mondiale la famiglia, apolide, acquista la cittadinanza dell'Honduras e si trasferisce in Sud America, sfuggendo alle persecuzioni antisemite; si stabiliscono in Argentina e poi passando per il Brasile, in Uruguay, dove divengono cittadini uruguaiani. In questo periodo i Caraco si convertono per opportunità sociale dall'ebraismo al cattolicesimo, ma Albert si converte sinceramente e scrive poesie religiose, per poi abbandonare in seguito la fede. Caraco manterrà sempre la cittadinanza uruguaiana (non avendo chiesto la naturalizzazione, egli non aveva il passaporto francese). Nel 1941 pubblica due tragedie, Ines de Castro e I Martiri di Cordoba, edite a Rio de Janeiro, ed in seguito decide di dedicarsi principalmente alla saggistica e alla prosa filosofica.
Riceve vari premi e onorificenze per le sue opere. La famiglia ritorna a Parigi dopo il 1946, trovando un'Europa devastata, e nel 1949 il giovane Albert, che in questo periodo matura la propria visione del mondo negativa, viene premiato con il premio Edgar Poe per l'opera Le livre des combats de l'âme.Cfr. Franco Volpi, Il nichilismo, Roma-Bari, Laterza, 2004, p. 130. Questo, tuttavia, sarà l'unico riconoscimento ufficiale che egli riceverà in Francia.
Misconosciuto dalla critica e dagli editori del tempo, i numerosi libri da lui pubblicati in vita non ebbero alcuna eco, forse per la violenza delle sue provocazioni, indirizzate contro le tradizionali convinzioni politiche e religiose. Le opere di Caraco vennero pubblicate principalmente in Svizzera per le edizioni "A la Baconnière" di Neuchâtel, e presso le edizioni "L'Age d'Homme" di Losanna, successivamente all'incontro con Vladimir Dimitrijevic. Molte uscirono solo postume.
Visse in completa solitudine, perfezionando la sua formazione culturale, che si riflette nel taglio classico della sua prosa vibrante e lucida. Malinconico, misantropo e introverso, la morte della madre nel 1963 peggiorò il suo "male di vivere", spingendolo però alla scrittura di Post mortem. Con lei, frivola e mondana, misogina verso le altre donne, possessiva e gelosa nei confronti del figlio che voleva "galantuomo" e a cui instillò la propria antisessualità, ebbe sempre un morboso rapporto di amore-odio. Su di lei scrisse anche Madame mère est mort ("La signora madre è morta"), poi confluito in Post mortem e su di lei modellerà la sua visione della figura femminile. Suicidio
Caraco morì suicida a 52 anni, ingerendo barbiturici e al contempo impiccandosi (alcune fonti, come Franco Volpi, riportano overdose da barbiturici colpendosi poi alla gola con un'arma da taglio), presumibilmente il 7 settembre del 1971, il giorno dopo la morte del padre, nell'appartamento parigino al n. 34 di rue Jean-Giraudoux (oggi non più esistente e sostituito da un palazzo moderno).Franco Volpi, Il nichilismo, Bari, Laterza, 2004, p. 133“Il mondo che abitiamo è duro, freddo, cupo, ingiusto e metodico, i suoi governanti sono o imbecilli patetici o veri scellerati”. Albert Caraco, l’esegeta del caos, su pangea.news Tale decisione era premeditata e non frutto di una momentanea disperazione; più volte nei suoi diari Caraco aveva espresso la volontà di uccidersi («il signor padre dorme, come per imparare a morire, nella stanza a fianco, è l'ultimo legame che mi tiene attaccato a questo mondo e se un bel mattino non si svegliasse più, lo seguirei di buona grazia»)"Scrivo davanti al mio tavolo e ho qui vicino a me l'armadio in cui si ammassano i numerosi manoscritti, mi domando appena cosa diventeranno e il signor padre dorme, come per imparare a morire, nella stanza a fianco, è l'ultimo legame che mi tiene attaccato a questo mondo e se un bel mattino non si svegliasse più, lo seguirei di buona grazia [...] Attendo la morte con impazienza ed arrivo ad augurarmi il decesso di mio padre, poiché non oso uccidermi prima che lui se ne vada. Il suo corpo ancora non sarà freddo quando io non sarò più al mondo" (Albert Caraco, Ma confession, Lausanne, L'Age d'Homme, 1975, p. 16 e segg.)., e tuttavia questo gesto sarà compiuto dopo la morte dei genitori, "per cortesia".V. Dimitrijevic, Nota, in Albert Caraco, Post mortem, Milano, Adelphi, 2009, p. 128."Attendo la morte con impazienza e arrivo ad augurarmi il decesso di mio padre, poiché non oso uccidermi prima che se ne vada. Il suo corpo non sarà ancora freddo quando io non sarò più al mondo" I corpi furono rinvenuti l'11 settembre.
Tematiche
Nichilismo, gnosticismo e ateismo Rappresentante di un "nichilismo oscuro" di tipo esistenziale, pessimista e antinatalista, imperniato sulla caducità, la tragicità, la caoticità in cui vive l'uomo moderno, Caraco descrive in toni "profetici" un mondo in piena decadenza, ove gli uomini per sopravvivere distruggono il loro pianeta e si sterminano a vicenda, fino a un futuro senza speranza. In lui sono presenti accenti anti-urbani, ambientali, simili all'ecologia profonda.
Eppure proprio la decadenza diventa una mistica della salvezza:
Le religioni sono "cancri" che contribuiscono alla distruzione, assieme al consumismo e al capitalismo sfrenato:
È la morte il tema principale"È per la morte che noi viviamo, è per la morte che amiamo ed è per lei che procreiamo e sgobbiamo, le nostre fatiche e i nostri giorni si susseguono ormai all'ombra della morte, la disciplina che osserviamo, i valori che salvaguardiamo e i progetti che facciamo portano tutti a un solo esito: la morte. La morte ci mieterà maturi, noi maturiamo per lei, e i nostri discendenti, che saranno ridotti a non più di un pugno di uomini sulla superficie dell'ecumene in cenere, non smetteranno di maledirci, finendo di bruciare tutto ciò che adoriamo. Noi adoriamo la morte sotto mentite spoglie e non sappiamo che è lei, le nostre guerre sono sacrifìci in lode alla morte, per la quale ci immoliamo, la nostra morale è una scuola di morte, e le virtù che pregiamo sono sempre soltanto virtù di morte. Di qui non si esce, non possiamo mutare l'ordine del mondo, siamo condannati a portare ciò che ci schiaccia, sostenendo ciò che ci disgrega, non ci resta che perire o uccidere, prima di morire noi stessi - fosse pure per ultimi -, una terza via, lo dico apertamente, è impossibile" (Breviario del caos), da cui dipartono tutte le sue tesi.
Tra le influenze che caratterizzano il pensiero di Caraco va annoverato certamente lo gnosticismo moderno e un misoteismo alla Lovecraft (benché Caraco come Lovecraft si definisca ateoStefano Marullo, Nichilismo ed ateismo in Albert Caraco, in L'Ateo, rivista dell'Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, n. 84, maggio 2012, p. 27 o agnostico indifferente, mancando in lui la prospettiva spiritualista e trascendente"Ognuno di noi muore solo e muore interamente: sono due verità che i più rifiutano, giacché i più durante tutta la loro vita sonnecchiano e quando stanno per morire temono di svegliarsi." (Breviario del caos), e anti-monoteista), che infonde nell'autore una visione del mondo come degradazione, perdizione e caduta dell'uomo, creazione negativa o caos casuale dominato da volontà di vivere irrazionale.
La sua unica prospettiva escatologica è il nulla, l'uomo viene dal nulla e ad esso deve tornare: Caraco indica inoltre l'assenza di dolore e di distacco emotivo come obiettivi.
La figura femminile
Benché lontanissimo dalle teologie femministe, Caraco scrive, rimpiangendo il paganesimo e, sotto l'influenza di Frazer, Graves e Bachofen, la religione matriarcale; immaginare un mondo futuro, in cui però non crede, popolato da donne in pace mentre l'umanità attuale si sarà tutta estinta o autodistrutta. Caraco caldeggia il ritorno della prostituzione sacra, promiscuità rituale, ierogamia, saturnali e adorazione dei simboli.
La figura femminile, verso cui riflette la propria misoginia e odio per la riproduzione ma anche le proprie speranze, riflette il rapporto con la sua stessa madre, è ambivalente come l'archetipo junghiano della Grande Madre, è salvezza e apocalisse, come si nota nell'opera seguente (seppur pubblicata prima) Post mortem: è la «"madre divoratrice" e la "Mater Gloriosa". Caraco la celebra come un sacerdote, conscio di essere stato mutilato sessualmente dalla dea. Ma quella mutilazione aveva segnato anche la sua iniziazione.»Introduzione a Post mortem, edizione Adelphi
Caraco tuttavia fu molto provato dalla malattia e dalla morte della madre che ringrazia per averlo protetto dal mondo e dalle altre donne.
Nelle ultime pagine del Breviario afferma che «noi usciremo dalla nostra Storia soltanto dopo averla esaurita e non la esauriremo se non mediante la nostra immolazione, tutto il mondo dovrà diventare un cimitero perché prevalga il cambiamento di sensibilità...»
Eppure la donna di Caraco resta idealizzata e irreale, la femminilità reale non è compresa filosoficamente (si intravede qui l'influenza di Weininger e Schopenhauer): Al contempo la sfera maschile non sfugge al severo giudizio di Caraco, anzi la maggioranza viene ritenuta spiritualmente inferiore. Ma nemmeno il principio femminile salverà il mondo: Caraco conclude il suo Breviario senza dare alcuna speranza all'umanità.
Pessimismo, elitismo, misantropia e altri temi filosofici Importante per l'autore è anche la lettura della manualistica seicentesca, come ad esempio il più volte citato Baltasar Gracián,Cfr. Albert Caraco, Le semainier de l'agonie, Lausanne, L'Age d'Homme, 1985, pp. 250-251. dal quale Caraco prende in prestito l'attitudine prudente e corteseLa cortesia è l’arte di avere riguardo per gli altri senza diventare per questo spregevoli, giacché non si dovrà adularli e neppure divertirli troppo, così come sarà importante non censurarli e nemmeno tediarli, ecco i quattro scogli in cui ci si incaglia e da cui l’uomo civile si tiene lontano, la necessità di vivere appartato e di dissimulare.