La lingua wu (in cinese mandarino oppure: ) è una delle principali varianti della lingua cinese dopo il mandarino. È parlata principalmente nella provincia di Zhejiang, nella municipalità di Shanghai, nel sud della provincia di Jiangsu, e in piccole parti delle province di Anhui, Jiangxi e Fujian. Accanto alla Cina occorre poi considerare quei paesi esteri nei quali sono immigrate comunità di Cinesi originari delle regioni di lingua wu, in particolare Taiwan, Hong Kong e Singapore. Negli ultimi anni, vi è stata una notevole emigrazione di parlanti di Wu anche nel sud dell'Europa.
Al 2026, è parlata da 83,3 milioni di parlanti totali.
il dialetto più prestigioso e esemplare di questa famiglia è lo shanghainese o Shanghaihua (上海话) o Huyu (沪语, dal nome del Fiume Hu).
La Lingua WU è tra quelle inserite nel Voyager Golden Record, un disco dorato di grammofono con incisi musica, suoni ed immagini del Pianeta Terra che le sonde Voyager 1 e 2 stanno portando con loro oltre il Sistema Solare.
Storia e dialetti prestigiosi La lingua Wu moderna trova le sue fonti presso antichi popoli Yue situati intorno al sud del Jiangsu e al nord dello Zhejiang. La pronuncia giapponese go-on (呉音) dei caratteri cinesi proviene dalla stessa regione dove oggi è parlato il Wu e riflette molte caratteristiche del Primo Cinese Medio. La lingua Wu si è sviluppata nel regno di Wu durante il Periodo dei Tre Regni e deriva dal primo cinese medio, di cui conserva svariate caratteristiche: è un dialetto conservativo, ma questa sua peculiarità si limita a un determinato insieme di caratteristiche a inizio sillaba, siccome per esempio non preserva gli stop senza rilascio udibile di suono. Dopodiché la lingua Wu è suddivisa in più dialetti.
I dialetti principali della lingua Wu comprendono quelli di Shanghai, Suzhou, Wenzhou, Hangzhou, Shaoxing, Jinhua, Yongkang e Quzhou. Prima della metà Ottocento il dialetto più prestigioso era quello di Suzhou. Il più diffuso è il dialetto di Shanghai o shanghainese, che ha acquisito sempre più prestigio a partire dal suo sviluppo economico e tale per cui spesso in Occidente il termine è usato impropriamente come sinonimo dell'intera lingua wu. Nel 1984, c'erano 77 milioni di persone che parlavano il cinese Wu,Lewis, M. Paul (ed.), 2009. Ethnologue: Languages of the World, Sixteenth edition. Dallas, Tex.: SIL International. Online version facendone la seconda variante di cinese dopo il mandarino (che ha quasi 1 miliardo di parlanti).
Tra le varietà della lingua cinese, il Wu è spesso considerato soggettivamente come una lingua dolce, leggera e fluida. Vi è anche un termine speciale utilizzato per descrivere questa qualità della lingua Wu: . L'origine effettiva di questa impressione è difficile da spiegare. È in qualche modo una combinazione di diversi fattori. Tra i dialetti Wu, ad esempio, lo shanghainese è considerato più dolce e mellifluo del dialetto parlato a Ningbo.
Come tutte le altre varietà del cinese, vi sono parecchie discussioni per stabilire se il Wu debba essere considerato come una lingua o come un dialetto. In generale, sebbene i Cinesi preferiscano parlare di dialetti (方言, fāngyán) nel riferirsi alle varianti del cinese parlato, l'intelligibilità reciproca tra i vari idiomi è praticamente nulla, per cui molti linguisti considerano il cinese una famiglia di lingue piuttosto che un'unica lingua. La questione è comunque tuttora aperta.
Oggi lo shanghainese viene promosso e tutelato da alcune associazioni ad hoc, poiché il numero di parlanti nativi del dialetto va calando in favore del cinese standard; contemporaneamente la pronuncia va evolvendo, perdendo dunque l'assetto originale. Oggi esistono dizionari cartacei e online di shanghainese e delle grammatiche; le prime in assoluto risalgono a circa metà Ottocento e sono state compilate dagli europei. In questo periodo sono nate anche le prime romanizzazioni della lingua, che altrimenti sarebbe quasi impossibile da imparare a pronunciare, fra cui lo Jyutping per il cantonese e il pinyin per il cinese standard.
Dialetti
Il wu si divide in due forme: una del nord e l'altra del sud. Tali forme non sono reciprocamente intelligibili. All'interno delle due divisioni vi sono poi sei varianti: Taihu: parlato nel sud del Jiangsu e nel nord dello Zhejiang, includendo Shanghai, Suzhou, Changzhou, Hangzhou, Ningbo, Shaoxing, ecc. La forma di wu parlata a Shanghai viene chiamata spesso shanghainese (上海话 / 上海話, Shànghǎihuà). È simile al dialetto di Suzhou, che gli abitanti si questa città considerano spesso come la forma più elegante del Wu; Taizhou: parlato intorno a Zhejiang e Taizhou; Oujiang: altra varietà dialettale importante che si parla intorno alla città di Wenzhou, il 温州话 / 溫州話, wēnzhōuhuà, dialetto di Wenzhou. Quest'ultima è precisamente la forma di cinese wu che parla la maggior parte della comunità cinese in vari paesi del sud Europa (in particolare la Spagna e Italia); Wuzhou: parlato intorno a Jinhua e Zhejiang; Chuqu; Xuanzhou.
Scrittura Il wu ha una tradizione scritta molto scarsa. Alla fine del XIX secolo, esistette una letteratura popolare in wu. L'opera più famosa è Biografie in serie dei fiori di Shanghai (海上花列傳), un romanzo scritto da Han Bangqing (韓邦慶) che descrive in modo vivido la Shanghai di fine Ottocento (incluse le prostitute) e che sarebbe stato tradotto in inglese dalla famosa scrittrice di Shanghai Eileen Chang. "Haishang" si può intendere sia come il nome arcaicheggainte di Shanghai, sia come "fiori sul mare", 海上花 se si traduce il titolo letteralmente ("Biografie in serie dei fiori sul mare"). Il dialetto wu, esattamente come il cantonese, utilizza i caratteri tradizionali. La scrittura e pronuncia si possono trovare nei dizionari di dialetto.
Attualmente non vi è una norma scritta del wu, né si editano libri o pubblicazioni periodiche in questa varietà del cinese eccetto delle grammatiche, studi e dizionari perlopiù di shanghainese. I suoi parlanti ricorrono al mandarino standard per la lingua scritta e nelle occasioni formali, anche se esiste un movimento a favore della creazione di una forma scritta standard, in generale basata sul dialetto shanghainese, e scritta in caratteri cinesi. Dall'arrivo in Cina di missionari europei nel XIX secolo, sono esistiti anche metodi di scrittura diversi basati sull'alfabeto latino.
Vocaboli Come in altri dialetti meridionali, anche la lingua wu utilizza molte parole derivate dal cinese medio, alcuni vocaboli sono comuni a tutte le lingue parlate al sud, altre comuni solo ad alcune. Le parole comuni che troviamo nella lingua wu sono: 囥,讲,物事,晓得,明朝,记牢. Ci sono differenze lessicali evidenti tra i dialetti wu meridionali e quelli settentrionali, e.g. dialetto shanghai/dialetto wenzhou, 活/徛(vivere),长光/时间(tempo cronologico),欢喜/喜欢(piacere, costruzione del verbo 'to like' in inglese),立/企(stare in piedi). Quanto invece alla singola pronuncia di un vocabolo, si possono avere in taluni casi due possibilità, cioè una pronuncia letteraria 文 e una colloquiale 白. Solitamente, quella colloquiale si avvicina di più al Primo Cinese Medio. Questa divisione esiste pure nel dialetto di Fuzhou (famiglia Min) e nell'Hakka.
Romanizzazioni e descrizione dei suoni Le romanizzazioni dello shanghainese sono principalmente tre: quella di Qian Nairong, professore all'Università di Shanghai e promotore del dialetto Wu, quella di un dizionario online di dialetto Wu e quella del Wikizionario (Wiktionary). A esse è affiancato l'IPA e una spiegazione dei numerosi suoni e dittonghi. La romanizzazione di Qian Nairong è una base di partenza insieme al pinyin (che già di suo è un sistema di latinizzazione di suoni cinesi ed è riciclabile in altre romanizzazioni), ma non trascrive alcuni stacchi glottali e numerose finali di sillaba. La seconda e la terza invece sono complete, ma solo la terza, quella del Wikizionario, ricicla il pinyin. Con tre lettere doppie, indica una consonante sonora, mentre con l'aggiunta della "h" indica l'aspirazione della consonante (il dialetto Wu infatti conserva le doppiette e triplette di suoni ben distinti in Primo Cinese Medio, cioè alcuni suoni sordi-sonori oggi non più distinti e alcuni suoni sonori-sordi-sordi con aspirazione).
Da un'osservazione dei suoni e di alcuni esempi (a loro volta estendibili tramite ricerche nei dizionari, fanqie e osservazioni di colonne di rimari), si nota innanzitutto che lo shanghainese è, come appena accennato, un dialetto conservativo riguardo alle consonanti a inizio sillaba, tuttavia non conserva i tre suoni retroflessi *tr-, dr-, trh- e la differenza tra -n e -nr retroflessa. In generale, perde tutti i suoni retroflessi del Primo Cinese Medio, come avviene pure in dialetto Yue. Di contro, restano in parte in putonghua. Contiene anche lui le sonanti, come il cantonese, cioè delle consonanti che fungono da vocale e sono intonabili: il cantonese/dialetto Yue ha "ng", mentre l'Wu ne ha due: "mm" e "ngg" secondo la romanizzazione del Wikizionario. Sono entrambi suoni nasali (il sanscrito e lituano possono avere altre tipologie di sonanti, presenti pure in Proto-Germanico e Proto-Indoeuropeo). Il dialetto Wu dopodiché non conserva le bilabiali *bj-, pj, phj, contrariamente al vietnamita antico e al coreano, siccome diventano /f/ e /v/. Il suono /v/ non è presente né in putonghua né in Primo Cinese Medio (ma è presente in Tardo Cinese Medio e si ritrova pure nella pronuncia non-standard del puntonghua di Dalian). Quanto ai suoni velari che in Primo Cinese Medio erano seguiti dalla semivocale */j/-, mentre nelle lingue sino-xeniche sono preservati come pure nel dialetto Yue/cantonese, in dialetto Wu si palatalizzano come avviene anche in putonghua e guanhua. Il suono *ng- resta preservato, ma di fronte a vocali e semivocali anteriori (/i, j/) si palatalizza in ny-, mentre in talune sillabe si trasforma in una sonante siccome cade tutto il resto della sillaba (in cantonese *ng- resta preservato in buona parte delle sillabe). L'antica iniziale palatale *ny- da cui deriva R- in putonghua viene preservata in svariate pronunce colloquiali, ma in quella colta e in alcune in cui non si conserva muta in "z" /z/ (il cantonese non la preserva, il coreano la mutava in */z/ con una lettera apposita poi caduta ma rintracciabile in incunaboli e cinquecentine, mentre il vietnamita le preserva. Il giapponese, nelle pronunce go-on molto arcaiche le preserva). Quanto alle sillabe "ER" in putonghua, che iniziavano proprio con *ny-, in shanghainese si pronunciano allo stesso modo del putonghua. L'iniziale *mj- si rintraccia ancora in shanghainese siccome è "m" accompagnata dalla lenizione più tarda "v" (sporadicamente invece muta in una semivocale arrotondata come in putonghua). La /m/ si ritraccia in cantonese, coreano e anche vietnamita e giapponese (insieme a doppie versioni con */w/ > /v/ in vietnamita e /b/ in giapponese). Quanto agli stop senza rilascio udibile di suono *-p, *-t, *-k, essi subiscono la stessa sorte dei dialetti settentrionali e del Primo Mandarino (khanato mongolo): si riducono infatti a uno stacco glottale a fine sillaba, ma sono preservati in vietnamita, coreano, dialetto Yue/cantonese, negli Hokkien (Minnan), in Hakka e sono ricostruibili dai kanji in giapponese.