Il palazzo della Pace (in olandese Vredespaleis ) è un edificio completato nel 1913 in stile neorinascimentale, sulla Carnegieplein in un parco a nord de l'Aia, nei Paesi Bassi. Ospita la Corte internazionale di giustizia, la Corte permanente di arbitrato, l'Accademia del diritto internazionale e la biblioteca del Palazzo della Pace; inoltre nel centro visitatori, aggiunto nel 2012 e progettato da Michael Wilford, è presente una mostra permanente sulla storia del movimento pacifista.
Il Costruito in granito, arenaria e laterizi, con un tetto spiovente di piastrelle grigie, combina gli stili romanico, gotico e bizantino.
Ospita anche regolarmente diversi eventi nel campo del diritto internazionale e della politica, con lo scopo di supportare il reperimento di soluzione pacifica ai conflitti tra i paesi.
L'8 aprile 2014 con decisione della Commissione europea il Palazzo della Pace è stato insignito del Marchio del patrimonio europeo per il suo impegno nella realizzazione degli ideali di pace.
Storia La proposta dello Zar
Lo zar Nicola II di Russia Romanov sostenne in un suo rescritto del 24 agosto 1898 che era auspicabile ridurre o fermare l'allarmante e crescente processo di armamento. Propose pertanto che alcuni rappresentanti delle nazioni si riunissero in una conferenza internazionale destinata ad occuparsi esclusivamente dei problemi legati alla pace mondiale e al disarmo.
Il messaggio venne inviato a Berlino, Parigi, Londra e Washington e seguirono alcune reazioni di gioia, ma prevalentemente di scetticismo, giustificato dal fatto che non si era certi delle motivazioni che avessero indotto lo zar ad impegnarsi per la pace. I motivi alla base della scelta dello zar Nicola vanno ricercati nelle difficoltà economiche della Russia causate dalla corsa agli armamenti, ma probabilmente ebbero un certo peso anche le riflessioni etiche, comuni nella famiglia Romanov.Arthur Eyffinger, The Peace Palace, Residence for Justice - Domicile of Learning, Carnegie, 1988 Già nel 1804 infatti lo zar Alessandro I di Russia propose, in un memorandum, che le nazioni europee stipulassero un patto che impegnasse gli stati a non iniziare una guerra senza aver prima tentato in ogni modo di trovare una forma di mediazione. Inoltre lo zar fu molto influenzato dall'opera di Jan Gotlib Bloch, un banchiere pacifista polacco che nel 1892 pubblicò i sei volumi che compongono La Guerre Future, riguardanti le barbarie delle guerre attuali e il fatto che l'umanità si stesse avviando in un processo di autodistruzione.
Tuttavia lo scritto dello zar lasciava ampio spazio a interpretazioni inesatte.
La prima risposta, giunta da Berlino, sottolineò come nessun armamento che garantisse la pace fosse eccessivo e come nessun tedesco ne sentisse il peso. Le democrazie occidentali mostrarono più cortesia; per esempio il primo ministro inglese Lord Salisbury promise la piena collaborazione della Gran Bretagna nell'organizzare una conferenza, il cui scopo fosse di discutere i metodi più efficaci per assicurare il proseguimento della pace mondiale e per imporre qualche limite alla costante crescita degli armamenti.
Avendo ricevuto risposte positive da quasi tutte le nazioni a cui era stato mandato lo scritto, venne inviata una seconda lettera l'11 gennaio 1899, in cui venne sottolineata l'importanza di agire subito e vennero ribaditi gli obiettivi: porre un limite al costante aumento degli armamenti e prevenire conflitti armati con mezzi pacifici, come la mediazione e l'arbitrato. Venne anche avanzata un'ipotesi sul luogo in cui si sarebbe potuta tenere una conferenza, che chiaramente non poteva essere né San Pietroburgo né la capitale di qualsiasi altra potenza. La giovane regina olandese Guglielmina dei Paesi Bassi propose l'Aia come sede. La città venne scelta probabilmente perché, essendo situata sul mare, era facilmente raggiungibile da ogni parte del mondo, ed inoltre perché i Paesi Bassi, oltre ad essere neutrali all'epoca, erano la terra natia di Ugo Grozio e di Cornelis van Bynkershoek.
La regina mise a disposizione della conferenza la residenza estiva della famiglia reale, Huis ten Bosch.
L'idea del Palazzo della Pace II magnate e filantropo Andrew Carnegie, affascinato dall'ideale della pace universale, considerò interessante l'idea del Segretario Generale della Corte Permanente di Arbitrato Robert Melvil van Lynden di costruire una biblioteca di diritto internazionale per un costo di dollari: per il terreno e l'edificio, per dotarla dei migliori testi di diritto internazionale e diplomazia. L'edificio, nelle sue intenzioni, avrebbe dovuto essere elegante, confortevole e solenne, non troppo elaborato e appariscente.
Successivamente Carnegie sviluppò quest'idea che diventò qualcosa di più grande: la creazione di un simbolo di un desiderio mondiale di pace e delle buone intenzioni degli uomini.
Nell'estate 1902 si aprì il primo caso di arbitrato all'Aia (Messico contro USA per la California), ma la Corte permanente di Arbitrato lo dovette discutere in una sede ritenuta umile rispetto ai suoi nobili obiettivi. Inoltre si valutò che essa non sarebbe stata sufficientemente grande se vi fossero stati due casi di arbitrato contemporaneamente. Anche il primo ministro olandese Kuyper affermò che, una volta che la corte fosse entrata in funzione a pieno regime, si sarebbe reso necessario un edificio più grande.
Il governo dei Paesi Bassi fu in principio piuttosto cauto riguardo a questa idea, ma il 20 novembre 1902 espresse la sua disponibilità ad intervenire. Tuttavia si vociferava che l'offerta di Carnegie fosse stata rifiutata. Il 28 gennaio 1903 Robert Melvil van Lynden, ora ministro degli affari esteri, interrogato in materia, dichiarò persino di voler declinare l'offerta di Carnegie.
Nel frattempo, il 5 agosto 1902 Andrew Dickson White (primo delegato americano alla conferenza dell'Aia del 1899), in una sua lettera a Carnegie, chiese al magnate di considerare l'idea di Frederic de Martens (professore di Diritto Internazionale e Arbitrato) di creare un tempio della pace, le cui porte, al contrario del mitologico tempio di Giano, fossero aperte in tempo di pace e chiuse in tempo di guerra, come promemoria solenne e silenzioso per le nazioni del fatto che vi fosse una corte per la risoluzione pacifica delle questioni internazionali aperta a tutti. Questo palazzo sarebbe stato la conseguenza tangibile della conferenza tenutasi nel 1899.
Carnegie fu affascinato da questa idea. Il 19 gennaio 1903 White insistette con Carnegie su tale proposta e gli chiese un milione di dollari per lanciare questo progetto. Carnegie si dichiarò disposto a considerare l'idea e il 5 marzo 1903 il governo dei Paesi Bassi dichiarò che, se le condizioni legali fossero state rispettate (ossia la creazione di una fondazione per la costruzione del palazzo), nulla avrebbe ostacolato la donazione e l'inizio dei lavori, così assicurò la propria collaborazione nell'acquisto del terreno e nella preparazione dei progetti per il palazzo.
Carnegie desiderava una competizione internazionale per il progetto del palazzo, che preferibilmente avrebbe dovuto essere circondato da un parco, avere locali sufficientemente ampi da ospitare grandi riunioni e una grande biblioteca.
Il 22 aprile 1903 Carnegie ordinò al suo tesoriere di inviare un assegno da 1,5 milioni di dollari al governo dei Paesi Bassi per il palazzo.
Prima di iniziare il progetto era necessario creare una fondazione con un consiglio di amministratori. In seguito a un decreto reale del 30 maggio, in un atto notarile del 6 giugno 1904 vennero fissate le regole della Carnegie Foundation for the Advancement of Teaching, il cui scopo era la costruzione e il mantenimento di un edificio e di una biblioteca a disposizione della Corte Permanente di Arbitrato.
La scelta del sito Fu Carnegie stesso a esprimere il desiderio che il governo dei Paesi Bassi scegliesse il sito su cui costruire il palazzo. L'inizio dei lavori fu ritardato dal fatto che lo stato non possedesse territori adatti; furono quindi ponderate numerose opzioni: Parte della tenuta Zorgvliet, che include il palazzo Buitenrust; Una fascia di terra lungo il canale Scheveningen, posseduta dalla Contessa van Bylandt (Wassenaarserweg); L'Alexanderveld, dove erano situate delle caserme militari; Il campo tra Benoordenhoutseweg e Waassenaarserweg, anche questo appartenente alla Contessa van Bylandt; Un'altra fascia di terra lungo il canale Scheveningen (Waalsdorperweg-Kwekerijweg), al tempo occupato dal St. Hubert club; Una fascia di terra nella parte frontale dei boschi dell'Aia, dietro Malieveld, vicino al Capanno dei Ranger del Parco sul Benoordenhoutscheweg (Koekamp). Dopo lunghe discussioni, il 18 agosto 1905 la Fondazione Carnegie acquistò i 5 ettari dell'area Zorgvliet al prezzo di fiorini olandesi.
Questa scelta non fu ben accetta dalla popolazione e da diverse figure di rilievo nel campo architettonico, ma nessuna delle opzioni era stata in grado di soddisfare tutte le parti.
Il 3 gennaio 1908 la fondazione acquistò un altro ettaro di terreno adiacente, lungo lo Scheveningseweg per fiorini olandesi.
L'appalto
Il bando internazionale e il progetto originale Fu indetto un bando internazionale che poneva le seguenti condizioni: Costo massimo del palazzo limitato a fiorini olandesi; 7 mesi di tempo per presentare il progetto dettagliato, nel quale fosse chiaramente visibile la struttura dell'edificio e fosse spiegato l'utilizzo dei vari locali; I progetti dovevano essere anonimi (il nome dell'architetto doveva essere inserito in una busta chiusa); I migliori 6 progetti diventavano proprietà della fondazione e venivano premiati (primo premio di fiorini olandesi). Questo perché nel caso il progetto vincitore risultasse in un secondo momento non adatto, la fondazione si riservava la possibilità di sceglierne un altro.
Dopo la dichiarazione del vincitore ci furono molti ricorsi legali, che si trascinarono per 7 anni, dai quali la Fondazione Carnegie uscì sempre vittoriosa.
Tra i 216 partecipanti, i vincitori furono: L. Cordonnier di Lille, A. Marcel di Parigi, F. Wendt di Charlottenburg, O. Wagner di Vienna, Greenley & Olin di New York, F. Schwechten di Berlino. Tutti i progetti inviati possono essere raggruppati in tre categorie principali: Edifici separati per la Corte e la biblioteca, connessi da un corridoio, Un unico edificio, illuminato da cortili esterni, Un unico edificio illuminato da cortili interni. Alla fine fu scelto il progetto di Cordonnier; in seguito a pressioni esterne sulla giuria, quest'ultima costrinse Louis Marie Cordonnier ad accettare l'architetto van der Steur come suo collega nella realizzazione del progetto.
Le modifiche al progetto Dall'aprile 1907 in poi la direzione dei lavori fu assunta da van der Steur, elogiato nei documenti della Fondazione Carnegie per il suo talento e la sua sensibilità.
Il suo lavoro si focalizzò subito nel soddisfare le richieste della fondazione. Dopo aver compiuto l'opera, van der Steur ottenne stima all'Aia e lavorò per la Fondazione Carnegie per molti decenni a venire.
L'aggiustamento del disegno iniziale di Cordonnier non fu cosa affatto facile e durò tre mesi. Vennero presentati al Consiglio della Fondazione i bozzetti corretti in luglio e in seguito furono aggiustati in minima parte. Nel complesso le modifiche al modello base e alla facciata furono tali da creare un nuovo edificio.
Anche la questione delle spese era delicata: era necessario non superare la cifra della donazione; per questo motivo van der Steur tenne minuziosamente conto delle spese effettuate e di quelle previste.
I colleghi di van der Steur (progettisti, disegnatori e ingegneri) erano Bremer, Slothouwer, Oger e Wijdeveld e aiutarono l'architetto a interpretare le modifiche volute dalla Fondazione Carnegie.
Le modifiche erano state spinte da motivi di natura stilistica o economica e le principali furono: