Il sacco di Roma del 410 fu uno degli eventi più traumatici della storia antica. Costituì il terzo ed ultimo assedio (dopo quelli del 408 e 409) condotto dai Visigoti di Alarico I sulla più potente capitale dell'antichità, durato ben tre giorni (dal 24 al 27 agosto), in cui gli invasori depredarono luoghi pubblici e svariate case private, specialmente quelle dei più abbienti.
Gli edifici senz'altro più colpiti furono il palazzo dei Valerii sul Celio e le ville padronali sull'Aventino, che furono incendiate; le terme di Decio furono gravemente danneggiate, e il tempio di Giunone regina fu distrutto. Le statue del Foro furono spogliate, la curia Iulia, sede del Senato, data alle fiamme e la stessa augusta Galla Placidia venne presa in ostaggio da Alarico. Ciononostante, Roma incuteva rispetto agli invasori e nei tre giorni di saccheggio Alarico impartì l'ordine di risparmiare i luoghi di culto cristiani (soprattutto la basilica di San Pietro), che considerò come luoghi di asilo inviolabili dove non poteva essere ucciso nessuno.
L'evento ebbe un'immediata risonanza in tutto l'Impero, sconvolgendolo moralmente. Avvertito infatti come evento di portata epocale, venne visto da Agostino d'Ippona (nel De civitate Dei) come segno della prossima fine del mondo o della punizione che Dio infliggeva alla capitale del paganesimo mentre dai gentili come una punizione per l'abiura della religione dei patres per la nuova cristiana. Prima dei Visigoti era dal sacco di Brenno, avvenuto 800 anni prima, che Roma era rimasta inespugnata. Il mito dell'inviolabilità di Roma crollò e la città sarà saccheggiata altre volte fino al 1527.
Contesto storico Stilicone e i Visigoti Onorio assurse al soglio all'età di soli 11 anni, venendo perciò affidato alla reggenza del magister militum Stilicone, prescelto per questo incarico da Teodosio I sin dal 393. Stilicone, di origine vandala, si trovò così a guidare un Impero certamente debilitato dalle lunghe lotte intestine e dalle incursioni delle popolazioni germaniche che premevano sui suoi confini, ma in quel momento ancora piuttosto saldo e in posizione più sicura rispetto al più ricco ma anche più esposto Oriente. Stilicone rivendicò di essere stato nominato custode di entrambi i figli di Teodosio,Zosimo, V,4; Claudiano, In Rufinum, II, 4-6. e questo incrinò di fatto i suoi rapporti con i primi ministri di Arcadio, che non intendevano cedere a Stilicone la reggenza sull'Imperatore d'Oriente, perché ciò avrebbe implicato per loro la perdita del potere acquisito fino a quel momento.. Altro motivo di contesa con l'Oriente romano fu la questione dell'Illirico Orientale, che fino al 379 era appartenuto all'Impero d'Occidente, ma fu trasferito all'Impero d'Oriente sotto Teodosio I: Stilicone rivendicava per l'Occidente romano il possesso delle diocesi di Dacia e Macedonia, essenzialmente perché quelle zone erano state da sempre fonte di reclute di elevata qualità, ma l'Oriente romano non intendeva acconsentire a queste richieste, e da ciò seguì un peggioramento notevole dei rapporti tra le due parti dell'Impero..
Le due partes si trovarono subito a fronteggiare un grave problema. Il neo-proclamato re dei Visigoti, Alarico, che aveva servito come foederatus nell'esercito romano sotto Teodosio, giungendo perfino ad aspirare alla carica di magister militum, destinata invece poi a Stilicone, decise di approfittare del delicato periodo di successione per rivoltarsi. Secondo diversi studiosi, i Visigoti di Alarico erano gli stessi goti che avevano sconfitto l'esercito di Valente nella battaglia di Adrianopoli nel 378 e che erano stati insediati come foederati nei Balcani da Teodosio I nel 382; essi vennero impiegati da Teodosio I nelle lotte contro gli usurpatori gallici Magno Massimo (387-388) ed Eugenio (392-393) e avevano subito pesanti perdite durante la battaglia del Frigido nella quale, secondo Paolo Orosio, Teodosio I aveva ottenuto due vittorie: una sull'usurpatore gallico Eugenio, e un'altra sui foederati goti che servivano nel proprio esercito.. Secondo Heather, le perdite subite in quella battaglia spinsero i Goti a rivoltarsi nel tentativo di costringere l'Impero a rinegoziare il foedus del 382 a condizioni più favorevoli: non è ben chiaro a cosa mirassero, ma, con ogni probabilità, le richieste gote comprendevano il riconoscimento di un proprio capo unico, e la nomina di questi a magister militum dell'esercito romano..
Prendendo a pretesto il fatto che Alarico non avesse ottenuto un ruolo di comando nell'esercito romano,Zosimo, V,5. i Visigoti invasero la Tracia e la Macedonia: all'epoca vi furono sospetti di collusione con il praefectus praetorio per Orientem Flavio Rufino, che avrebbe spinto Alarico a rivoltarsi.Claudiano, In Rufinum, I, 308 sgg.; Zosimo, V,5. Stilicone intervenne in soccorso dell'Impero d'Oriente marciando con le sue forze contro Alarico, ma Arcadio, spinto da Rufino, nemico di Stilicone, ordinò alle truppe orientali, che formavano una parte dell'armata di Stilicone, di far ritorno in Oriente.Claudiano, In Ruf., II,101 sgg. Rufino, infatti, aveva ancora timore che in realtà Stilicone mirasse a marciare su Costantinopoli per destituirlo e sostituirsi a lui nella reggenza di Arcadio. Lo stesso Alarico, a capo di un popolo che non era più stato respinto dai Romani dopo la disastrosa sconfitta di Adrianopoli del 378, si trovò a giocare abilmente in mezzo alle rivalità esistenti tra le due parti dell'Impero. Stilicone obbedì e rimandò indietro le truppe che di fatto non avevano fatto ritorno in Oriente dopo la battaglia del Frigido, indebolendo il suo esercito. Intanto, giunte a Costantinopoli, le truppe uccisero Rufino: i sospetti che fossero state sobillate dallo stesso Stilicone furono alti.Claudiano, in Ruf, II, 202 sgg.; Zosimo, V,7; Giovanni Antiocheno, frammento 190; Filostorgio, XI,3.
Nel 397, intanto, Alarico aveva invaso il Peloponneso, ma venne affrontato da Stilicone, sbarcato in Acaia con un imponente esercito: Alarico fu accerchiato dall'esercito di Stilicone a Foloe, una catena montuosa dell'Arcadia, ma il generale romano esitò a dare il colpo definitivo ai Visigoti; in questo modo Alarico ebbe a disposizione sufficiente tempo per trovare una via di fuga non sorvegliata da cui fuggire all'accerchiamento.Claudiano, de IV cons. Hon 459 sgg.; Claudiano, De bello Get., 513-517; Zosimo, V,7. Non sono chiari i motivi dell'esitazione di Stilicone: il generale romano forse non si fidava a sufficienza del suo esercito, che peraltro alcune fonti ostili al generale accusarono di aver devastato la Grecia forse anche in modo peggiore rispetto allo stesso Alarico, o forse intendeva negoziare con Alarico un'alleanza contro l'Impero d'Oriente.. In ogni modo l'esitazione di Stilicone nell'annientare Alarico non fece che rinfocolare nuovi sospetti sul conto del generale romano in Oriente, e il nuovo primo ministro di Arcadio, Eutropio, fece dichiarare dal Senato di Costantinopoli Stilicone nemico pubblico dell'Impero d'Oriente, probabilmente con l'accusa di collusione con i Goti.Zosimo, V,11. Nel frattempo Alarico, giunto ad un accordo con Arcadio, venne nominato dall'Impero d'Oriente magister militum per Illyricum, e ciò gli permise di riequipaggiare il suo esercito di nuove armi; inoltre, ai Goti fu rinnovato il trattato di alleanza del 382 a condizioni maggiormente favorevoli per essi: ottennero nuove terre da coltivare e dove insediarsi in Dacia e Macedonia.Claudiano, In Eutrop., II, 214-218..
In quello stesso anno i contrasti tra i due imperi portarono a una rivolta in Africa: il comes Africae Gildone trasferì infatti la propria obbedienza all'Impero d'Oriente, di conseguenza rivoltandosi e interrompendo il rifornimento del grano proveniente dall'Africa a Roma.Orosio, VII,36. Stilicone reagì immediatamente inviando contro il ribelle un'armata sotto il comando di Mascezel, fratello dello stesso Gildone; la rivolta venne immediatamente sedata e l'Africa ritornò a rifornire Roma e l'Italia di grano, anche se Mascezel perì in circostanze sospette, forse assassinato per ordine di Stilicone.Claudiano, De bello Gildonico; Zosimo, V,11; Orosio, VII,36.
Nel 399, tuttavia, Eutropio, caduto in disgrazia, fu giustiziato e i suoi successori, probabilmente in seguito alla rivolta di Gainas, annullarono la validità del trattato firmato da Eutropio con i Goti nel 397: i Goti persero il riconoscimento legale da parte di Costantinopoli delle terre da loro occupate e Alarico fu privato della carica di magister militum per Illyricum da Arcadio.. Il re goto, minacciato forse dagli Unni di Uldino (alleati di Arcadio) e conscio che con Stilicone (che portava avanti la politica filogotica di Teodosio I) e con il governo occidentale sarebbe stato più facile raggiungere un accordo, mosse ben presto verso l'Italia, superando i primi contrafforti alpini nell'anno 401. Erano iniziate, per l'Occidente romano, le invasioni barbariche.
I motivi per cui Alarico decise di invadere l'Italia non furono precisati dalle fonti antiche, alquanto laconiche al riguardo. In passato fu avanzata da alcuni studiosi la congettura che, in modo analogo a quanto sarebbe poi successo nel 489 con il re ostrogoto Teodorico, Alarico e i Visigoti sarebbero stati sobillati dai diplomatici di Arcadio a invadere l'Italia al duplice fine di danneggiare Stilicone e di liberarsi della loro scomoda presenza. I suddetti studiosi portano a supporto della propria tesi i cattivi rapporti tra Stilicone e i primi ministri di Arcadio, soprattutto Rufino ed Eutropio, e la conseguente conflittualità tra le due partes. Tuttavia, in tempo recente, tale teoria è stata contestata da diversi studiosi, anche perché è stato dimostrato che i rapporti tra le due partes migliorarono decisamente nel periodo 401-403, per poi peggiorare di nuovo solo a partire dal 404. Non è da escludere, secondo una congettura alternativa, che Alarico fosse stato scacciato dalla pars orientis e costretto a spostarsi nell'Occidente romano dall'intervento militare degli Unni di Uldino, che, in qualità di alleati dell'Impero d'Oriente, potrebbero aver ricevuto da Arcadio l'ordine di attaccare i Visigoti.