I ragni possono occasionalmente mordere l'uomo. Sebbene il 98-99% dei loro morsi sia innocuo, nei casi restanti il morso comporta ferite necrotiche, tossicità sistemica e, più di rado, la morte.

I generi di ragno riconosciuti come potenzialmente mortali sono quattro.

La maggior preoccupazione, in caso di morso di ragno, riguarda il veleno inoculato nella ferita durante il morso. I ragni considerati pericolosi possiedono veleni dannosi per l'uomo, già nella piccola quantità che può essere iniettata da un singolo morso.

Ingerire un ragno ha in generale effetti poco conosciuti, ma talvolta essi vengono consumati come cibo cotto; ciò avviene in alcune aree dell'Amazzonia e, soprattutto, in Cambogia, dove alcune tarantole sono considerate prelibatezze, tanto da essere vendute fritte a prezzi elevati nei mercati.

Biologia ed ecologia dei morsi

I ragni sono predatori, che si nutrono di altri animali, inclusi altri ragni. Il morso e l'iniezione del veleno sono il mezzo tramite il quale sopraffare la preda, che verrà consumata in seguito, paralizzandola o uccidendola. Sebbene il morso e l'eventuale iniezione di veleno trovino impiego anche per la difesa, essi sono soprattutto il modo con cui il ragno si procaccia il cibo.

Apparato boccale

I ragni non hanno denti. Hanno invece due cheliceri, formati da due segmenti ciascuno: la zanna, o aculeo, e il segmento basale. La zanna è l'equivalente organico dell'ago ipodermico, che può penetrare in profondità nella pelle, nella pelliccia o nell'esoscheletro della preda. L'apparato boccale del ragno è concepito per iniettare il veleno nelle vittime, di solito insetti e piccoli animaletti come gli artropodi, non per mordere l'uomo. La porzione basale include, in tutto o in parte, le ghiandole velenifere e i muscoli costrittori che le avvolgono. Questi muscoli vengono contratti volontariamente dal ragno per comprimere le ghiandole e provocare la fuoriuscita del veleno, che attraverso gli aculei verrà iniettato nella ferita causata dalla puntura.

Quando il ragno morde, le due parti di ciascun chelicero si muovono assieme ed analogamente alla lama di un coltello a serramanico quando viene aperto. Nell'assumere la posizione di attacco, il ragno allarga, sia l'angolo tra l'aculeo e il segmento base di ambo i cheliceri, sia l'angolo tra il segmento base e il cefalotorace. Nelle tarantole e in altre migali la separazione orizzontale tra le punte degli aculei rimane quasi invariata, ma nelle altre specie si allarga mentre i cheliceri si alzano. In termini scientifici questo sistema è chiamato coassiale nel primo caso, biassiale nel secondo. Il sistema biassiale è il più diffuso.

Entrambe le punte dei cheliceri di un ragno di grandi dimensioni, come quelle mostrate nella fotografia di questa sezione, sono alquanto taglienti e acuminate. La conformazione fisica del corpo del ragno riesce a ben guidare i due aculei nell'atto di penetrare la carne della vittima. È stato riportato che le punture di alcuni ragni, come quelle del pericoloso Sydney funnel-web (Atrax robustus) dell'Australia, riescono a perforare il cuoio morbido delle scarpe.

Tipi di morso

Il ragno sa controllare la quantità di veleno iniettata nella vittima durante il morso e regola la dose in base alle circostanze. Produrre veleno ha un costo in termini energetici e conviene, dunque, non sprecarlo. Il morso può avvenire per attacco o per difesa, a seconda che il soggetto stia aggredendo una preda per cibarsene oppure si stia difendendo da una situazione percepita come pericolosa. Mentre cattura la preda, il ragno in genere regola il quantitativo di veleno in base alle dimensioni della vittima; quando, invece, morde per difesa, il suo unico scopo è riuscire a costringere l'attaccante a rilasciare la presa per evitare di essere maltrattato o ferito. Talvolta il ragno non inocula veleno e, in tal caso, si parla di dry bite, letteralmente morso a secco. I morsi delle migali all'uomo sono spesso del tipo dry bite.

Poiché l'uomo e, in generale, i grandi mammiferi non sono considerati prede dai ragni, ne segue che i ragni non attaccano l'uomo. La quasi totalità dei loro morsi, ricevuti dalle persone, sono di tipo difensivo e spesso dry bite o talvolta a piccola dose di veleno, perché essi hanno come unico scopo quello di allontanare la persona. Alcuni ragni, tra cui la pericolosa Phoneutria fera brasiliana, possono diventare aggressivi verso i grandi animali, uomo incluso, quando percepiscono una minaccia.

Il veleno dei ragni del genere Phoneutria è molto tossico per l'uomo e ha, a grandi linee, un potere offensivo circa dieci volte maggiore di quello degli altri ragni considerati potenzialmente mortali per l'uomo adulto.Simó, Miguel & Brescovit, D. Antonio, "Revision and cladistic analysis of the Neotropical spider genus Phoneutria Perty, 1833 (Araneae, Ctenidae), with notes on related Cteninae" - Bulletin British Arachnology Society (2001) 12 (2) 67-82 Ciò nonostante, conseguenze serie per una loro puntura sono poco comuni, perché il loro morso verso l'uomo è spesso di tipo dry bite o con scarso quantitativo di veleno inoculato. Nel caso il morso non fosse tale, esso potrebbe divenire letale.

Prevenire il morso

Prima di mordere, il ragno assume la tipica posizione di attacco, di fronte alla quale si è ancora in tempo ad arretrare, e morde solo come ultima risorsa se non ha altra scelta.

Quasi tutti i morsi inferti all'uomo avvengono perché il ragno viene inavvertitamente calpestato, oppure perché si introduce una mano o un piede in un capo di vestiario o in una scarpa, dove esso si trova nascosto. Anche piccoli ragni possono dare morsi dolorosi, se vengono intrappolati o stretti. Per esempio, il comune ragno saltatore, che raggiunge un solo centimetro di lunghezza, può infliggere morsi dolorosi come la puntura di un'ape se intrappolato nel palmo della mano o se seriamente infastidito.

Occorre prestare sempre cautela quando si vuol eliminare una ragnatela, o muovere una vecchia scatola o una calzatura da tempo in disuso oppure un indumento lasciato a terra. Per rimuovere la tela, conviene agire dolcemente aiutandosi con una lunga scopa; prima di muovere la scatola conviene spostarla con la scopa e aprirla per assicurarsi che, all'interno o dietro di essa, non alberghino ospiti indesiderati. Eventuali ragni presenti fuggiranno in fretta. L'attacco chimico con insetticidi non è mai raccomandabile e va utilizzato solo come ultima risorsa.

Veleno

L'elemento più significativo in campo medico riguardo al morso del ragno è il suo veleno. L'avvelenamento da ragno avviene quando il ragno morde qualcuno e decide d'inoculare veleno nella ferita. Non tutti i morsi implicano inoculazione. La quantità di veleno iniettata può variare da zero (morso a secco) all'ammontare massimo possibile per il tipo di ragno in base alle circostanze e all'ambiente. Ragni di specie diverse si comportano diversamente di fronte ad analoga situazione. Tranne pochissime eccezioni, come gli aracnidi dell'ordine dei Solifugae, tutti i ragni sono velenosi. Tuttavia il loro veleno è spesso quasi innocuo per l'uomo e il morso meccanico in sé, veleno a parte, non è quasi mai preoccupante. Taluni morsi lasciano però ferite così larghe che insorge il pericolo d'infezione e talaltri possono veicolare batteri infettivi che all'atto della puntura si trovavano sugli aculei. In ogni caso è la tossicità del veleno a porre i maggiori rischi per l'uomo: alcuni ragni dispongono di veleno che può risultare fatale nella quantità tipicamente iniettata con una singola puntura. Questi ragni sono potenzialmente mortali.

Con l'eccezione degli Uloboridae, degli Holarchaeidae, dei primitivi Mesothelae e di altri aracnidi che ragni non sono sebbene vi somiglino quali gli Opilionidi e i Solifugi, tutti i ragni sono in grado di secernere veleno. Ciò nonostante solo il morso di una piccola percentuale di specie è pericoloso per l'uomo. Molti hanno cheliceri non in grado di penetrare la pelle umana, altri dispongono di veleni non abbastanza tossici nella quantità inoculata per meritare l'attenzione di un medico. Pochissimi possono causare la morte.

Il loro veleno agisce in base a uno di due principi e per tale ragione viene distinto in due classi: neurotossico se attacca il sistema nervoso, necrotossico se attacca i tessuti attorno alla ferita o gli organi interni.

Neurotossico

La maggioranza dei ragni possiede veleni neurotossici, cioè basati su neurotossine che attaccano in qualche modo il sistema nervoso. Le tossine variano da ragno a ragno.

La Latrodectus mactans, familiarmente chiamata vedova nera, dispone della latrotossina, che provoca il rilascio del neurotrasmettitore acetilcolina che stimola la contrazione muscolare. Ciò può comportare seri disturbi per il corpo umano, tra cui dolorosi crampi addominali, interferenze con il sistema respiratorio e altri effetti sistemici. L'australiano Atrax robustus, familiarmente chiamato ragno dei cunicoli, e la Missulena occatoria, familiarmente detta ragno topo, hanno tossine in grado di aprire il canale ionico del sodio nelle cellule e provocare eccessiva attività neurale che interferisce con la normale attività corporea. La Phoneutria, familiarmente detta ragno vagabondo, dispone di una potente neurotossina che attacca vari canali ionici. Oltre a ciò il suo veleno contiene alta concentrazione di serotonina che rende molto doloroso il morso.

Necrotossico

I ragni che dispongono di veleno necrotossico appartengono alla famiglia Sicariidae, che include sia il genere Loxosceles sia la specie Sicarius hahni. I membri di questa famiglia possiedono l'agente dermonecrotico sfingomielinasi D. Alcune specie sono più velenose di altre, in particolare la quantità di sfingomielinasi posseduta dalle Loxosceles cileni e dalle Sicarius sudafricane è un ordine di grandezza maggiore rispetto a quella degli altri ragni della stessa famiglia, come la Loxosceles reclusa.

Il morso di questi ragni produce sintomi che vanno da modesti effetti locali a gravi lesioni dermonecrotiche che possono condurre a insufficienza renale e anche alla morte. Pur in assenza di effetti sistemici possono provocare ulcere necrotiche che distruggono i tessuti molli e che richiedono mesi, talvolta anni, per cicatrizzarsi lasciando però chiare cicatrici visibili. Il tessuto può anche andare incontro a gangrena. In principio non si avverte dolore per il morso, poi nel volgere di 2-8 ore la zona inizia a prudere e nelle successive 12-36 ore il dolore si acuisce e si manifestano effetti locali; con il passare dei giorni compare la necrosi e la ferita può allargarsi fino a raggiungere i 25 cm nei casi più gravi.

Seri effetti sistemici possono manifestarsi prima di questo periodo poiché il veleno si diffonde nel corpo nel volgere di pochi minuti. I sintomi leggeri includono nausea, vomito, febbre, eruzione cutanea e dolori muscolari; i più gravi emolisi, piastrinopenia e coagulazione intravascolare disseminata. I pazienti debilitati, in particolare i bambini e gli anziani, possono essere più predisposti al loxoscelismo sistemico.

Casi di morte sono stati riportati per i morsi sia di Loxosceles reclusa sia delle specie sud americane Loxosceles laeta e Loxosceles intermedia.