Il massacro di Katyn' (; ), o massacro della foresta di Katyn',. fu l'esecuzione sommaria e in massa di circa tra ufficiali, politici, giornalisti, professori e industriali polacchi (la cosiddetta Intelligencija) da parte dell'Unione sovietica (in particolare, dal Commissariato del popolo per gli affari interni, NKVD), avvenuta, nel 1940, nei pressi della foresta di Katyn', vicino al villaggio di Gnëzdovo, circa 20 km a ovest della città di Smolensk.

Il massacro, avvenuto tra l'aprile e il maggio del 1940, si riferiva inizialmente all'uccisione dei soli ufficiali polacchi detenuti nel campo di prigionia di Kozel'sk, ma la portata dell'evento è stata ampliata ricomprendendovi anche l'eccidio dei prigionieri di guerra dei campi di Kozel'sk, Starobil'sk e Ostaškov e i detenuti internati nelle prigioni delle regioni occidentali di Bielorussia e Ucraina, fatti uccidere su ordine di Iosif Stalin nella foresta di Katyn' e nelle prigioni di Kalinin, Kharkiv e di altre città sovietiche.

La scoperta del massacro, avvenuta mentre Katyn' era occupata dalle forze armate tedesche dopo l'Operazione Barbarossa, fu annunciata il 13 aprile 1943 da Radio Berlino, che ne attribuì la responsabilità ai sovietici. In seguito, durante lo svolgimento del processo di Norimberga, il pubblico ministero Roman Rudenko tentò di ribaltare la responsabilità della strage accusandone i tedeschiUbi Lebel, Politics of Memory: The Israeli Underground's Struggle for Inclusion in the National Pantheon and Military Commemoration, Routledge, 2013, ISBN 978-04-15-41239-1, p. 15., sebbene essa ricadesse senza dubbio sull'Unione Sovietica. Stalin, per ritorsione, decise la rottura delle relazioni diplomatiche con il governo polacco in esilio a Londra e, anche dopo la sua morte, l'URSS continuò a rigettare le accuse, forte delle confessioni tedesche rese a Norimberga, mantenendo questa posizione negazionista fino al 1990, quando infine riconobbe l'NKVD come responsabile del massacro e della sua copertura.

Antefatto Molti soldati, ufficiali e civili polacchi erano stati fatti prigionieri a seguito dell'invasione prima e della spartizione poi della Polonia da parte di tedeschi e sovietici nel settembre 1939. Furono internati in diversi campi di detenzione, tra cui Ostaškov, Kozel'sk e Starobil's'k. A Kozel'sk e Starobil'sk furono imprigionati soprattutto gli ufficiali, mentre ad Ostaškov v'erano guide, gendarmi, poliziotti e secondini. Su di un totale di 15.000 prigionieri, 8000 erano ufficiali.

La pianificazione del massacro rispondeva alla logica di indebolimento della Polonia appena asservita. Poiché il sistema di coscrizione polacco prevedeva che ogni laureato divenisse un ufficiale della riserva, si volle eliminare una parte cospicua della classe dirigente nazionale, nel quadro di una spartizione della Polonia tra Germania nazista e URSS, due potenze dagli antitetici sistemi culturali, politici, economici e ideologici, ma che a quell'epoca, e fino al giugno 1941, erano vincolate dal Patto Molotov-Ribbentrop, che stabiliva un accordo reciproco di non aggressione e la spartizione della Polonia e dei Paesi baltici.

Il 5 marzo 1940, secondo un'informativa preparata per Stalin da Lavrentij Berija, capo della polizia segreta sovietica, alcuni membri del politburo dei Soviet – Stalin, Vjačeslav Molotov, Kliment Vorošilov, Anastas MikojanVedere le firme sul frontespizio del documento riprodotto in questa pagina e lo stesso Berija – firmarono l'ordine di esecuzione degli attivisti "nazionalisti e controrivoluzionari" detenuti nei campi e nelle prigioni delle parti occupate di Ucraina e Bielorussia.

I preparativi sovietici

Pochi giorni dopo l'invasione della Polonia, il 19 settembre 1939, il Commissario di Primo Grado della Sicurezza di Stato (il Ministro per gli Affari Interni), Berija, riunì il Consiglio dell'NKVD per i prigionieri di guerra e gli internati, presieduto dal Capitano della Sicurezza dello Stato, Pëtr K. Soprunenko, ordinando l'apertura dei campi di detenzione per i prigionieri polacchi: Juchnov (stazione ferroviaria di Babynino), Juže (Taliсy), Kozel'sk, Kozelščina, Oranki, Ostaškov (Isola Stolbnyj, sul Lago Seliger, vicino a Ostaškov), Putivl' (stazione ferroviaria di Tëtkino), Starobil's'k, Vologda (stazione ferroviaria di Zaenikevo) e Grjazovec.

Dal 3 aprile al 19 maggio 1940 circa 22.000 prigionieri di guerra furono assassinati, di cui circa 6.000 provenienti dal campo di Ostaškov, circa 4.000 da Starobel'sk, circa 4.500 da Kozel'sk e circa 7.000 dalle parti occidentali di Ucraina e Bielorussia. Solo 395 prigionieri si salvarono, portati prima al campo di Juchnov e poi a Grjazovec. Beate Kosmala: Katyn. In: Wolfgang Benz, Hermann Graml, Hermann Weiss: Enzyklopädie des Nationalsozialismus. Klett-Cotta, Stuttgart 1998, ISBN 3-608-91805-1, S. 542.

La dinamica del massacro I prigionieri di Kozel'sk furono uccisi nella contea di Smolensk, nella foresta di Katyn', che diede poi il nome al massacro; quelli provenienti da Starobel'sk nella prigione dell'NKVD di Char'kov e i loro resti sepolti nei pressi di Pjatichatki; mentre gli ufficiali di polizia di Ostashkov furono uccisi nella prigione dell'NKVD di Kalinin (Tver') e sepolti a Mednoe.

I trasporti si effettuarono solo dopo la compilazione di un dossier per ogni soldato: Bachko Kobulov elaborò la bozza di questi dossier, che dovevano essere esaminati dalla troika composta da lui stesso, Vsevolod Merkulov e Leonid Bashtakov.. I campi dovevano rispedire i documenti compilati entro il 16 marzo. Su queste liste la troika avrebbe poi deciso la condanna dei prigionieri. Il trasferimento di prigionieri era sotto la supervisione del capo del Dipartimento centrale per i prigionieri di guerra (sotto l'NKVD): Soprunenko.

Informazioni dettagliate sulle esecuzioni di Kalinin furono fornite da Dmitrij S. Tokarev, ex capo del consiglio del distretto dell'NKVD di Kalinin. Riferì che le uccisioni iniziarono la sera e finirono all'alba. Il primo trasporto, il 4 aprile, contava 390 persone e i carnefici ebbero difficoltà ad eseguire il loro compito in una sola notte. Il trasporto successivo non superava invece le 250 persone. I successivi trasporti comprendevano tra le 50 e le 250 persone, gli ultimi due tra le 25 e le 33 persone. Le esecuzioni furono eseguite con pistole Walther PPK, fornite da Mosca. L'utilizzo di armi e munizioni tedesche sarebbe servito poi per attribuire il massacro ai tedeschi.

Il metodo con cui eseguire le esecuzioni era stato studiato nel dettaglio. Si verificavano i dati anagrafici del condannato, che poi era ammanettato e portato in una cella isolata, dove veniva ucciso con un colpo alla nuca. Il colpo di pistola era mascherato azionando macchine rumorose (probabilmente ventilatori). Il cadavere era quindi trasferito all'aperto passando da una porta posteriore e poi caricato su uno dei sei camion predisposti per il trasporto. Si passava quindi alla vittima seguente. La procedura fu ripetuta ogni notte, ad eccezione della festa del primo maggio. Nei pressi di Smolensk la procedura era diversa: i prigionieri erano portati direttamente alle fosse con le mani legate dietro la schiena e uccisi con un colpo di pistola alla nuca.

La scoperta

Poco dopo l'invasione tedesca dell'Unione Sovietica del giugno 1941, il governo polacco, in esilio a Londra, ed il governo sovietico conclusero un accordo anti Germania. Fu costituito un Corpo d'Armata polacco in territorio sovietico per combattere i nazisti. Quando i generali Władysław Anders e Władysław Sikorski iniziarono ad organizzare l'armata, richiesero informazioni sugli ufficiali polacchi, che credevano internati in territorio sovietico. Anders e Sikorski incontrarono Stalin e gli chiesero espressamente che fine avessero fatto. Il dittatore fu evasivo, suggerendo che alcuni di loro potevano essere fuggiti in Manciuria.

Il vero destino dei prigionieri scomparsi rimase un mistero fino all'aprile del 1943, quando la Wehrmacht, su indicazione di alcuni abitanti del luogo, nella foresta nei pressi di Katyn', scoprì le fosse comuni di oltre 4.000 ufficiali polacchi. Joseph Goebbels, ministro della Propaganda del Terzo Reich, vi vide un eccellente strumento per inserire un cuneo tra Polonia, alleati occidentali ed Unione Sovietica. Il 13 aprile Radio Berlino annunciò il ritrovamento: «È stata trovata una grande fossa, lunga 28 metri e ampia 16, riempita con dodici strati di ufficiali polacchi, circa 3.000. Essi indossavano l'uniforme militare completa, e mentre molti di loro avevano le mani legate, tutti avevano ferite sulla parte posteriore del collo, causate da colpi di pistola. L'identificazione dei corpi non comporterà grandi difficoltà, grazie alle proprietà mummificanti del terreno e al fatto che i bolscevichi hanno lasciato sulle vittime i documenti di identità. È già stato accertato che tra gli uccisi c'è il generale Mieczysław Smorawiński, di Lublino.»

Gli Alleati sapevano già che i nazisti avevano trovato le fosse comuni, avendo captato le loro trasmissioni radio, decifrate nella base inglese di Bletchley Park. Il governo sovietico negò le accuse tedesche e sostenne che i polacchi, prigionieri di guerra, erano stati impiegati in opere di costruzione ad ovest di Smolensk e successivamente giustiziati da unità tedesche nell'agosto 1941. Sia le investigazioni tedesche sia quelle successive della Croce Rossa sui cadaveri di Katyń produssero prove evidenti che il massacro si era verificato all'inizio del 1940, in un periodo in cui l'area era ancora sotto i sovietici. Rimaneva tuttavia la questione dei proiettili tedeschi nei corpi dei polacchi. Goebbels appuntò nel suo diario che «Sfortunatamente munizioni tedesche sono state trovate nelle fosse di Katyń. Dev'essere ancora chiarito in che modo vi sono giunte. O si tratta di munizioni vendute ai sovietici ai tempi della buona intesa [nazi-sovietica], oppure sono stati gli stessi sovietici a gettare lì le munizioni. In ogni caso, è essenziale che questa circostanza rimanga segretissima. Se essa dovesse venire a conoscenza del nemico, l'intero affare di Katyń verrebbe a cadere».

In seguito alla richiesta ufficiale di investigare sulle responsabilità del massacro, inviata alla Croce Rossa Internazionale dal Generale Władysław Sikorski, il 26 aprile 1943 Radio Mosca annunciò la decisione russa di rompere le relazioni diplomatiche con il governo polacco in esilio a Londra,Daily Express, n.13.387 del 27 aprile 1943 accusandolo di collaborare con la Germania nazista e avviando una campagna per far riconoscere dagli Alleati occidentali il governo collaborazionista, da loro organizzato, in contrapposizione a quello dei cosiddetti "Polacchi di Londra", guidato da Wanda Wasilewska.

Commissione internazionale d'inchiesta e intimidazioni Su iniziativa della Germania nazista si costituì, a fine aprile 1943, una commissione internazionale sotto il patrocinio della Croce Rossa Internazionale, formata da dodici esperti di altrettanti Paesi, tutti cattedratici universitari, guidata dallo svizzero Naville e della quale faceva parte anche l'italiano Vincenzo Mario Palmieri, ordinario di Medicina legale e delle assicurazioni all'Università di Napoli.

Il verdetto unanime di questa commissione, basato sull'esame dei cadaveri e dei fori d'entrata e uscita delle pallottole, dell'abbigliamento invernale, dei documenti trovati loro indosso, tutti attestanti date non successive al marzo 1940, della dendrocronologia degli alberi della foresta circostante, rivelanti un'età non superiore ai tre anni, ma non inferiore ai due (quindi non compatibile con la data rivendicata poi dai Sovietici della tarda estate 1941), attribuì il massacro all'Armata Rossa. I Sovietici non accettarono tale verdetto, che ritennero influenzato dalla propaganda nazista.