Un trono instabile Figlio di Tudhaliya IV, salì al trono alla morte del fratello Arnuwanda III, avvenuta nel 1207 a.C. per cause sconosciute, forse non senza opposizione da parte di altre fazioni della famiglia reale ittita e di altri ipotetici pretendenti.

Come i suoi predecessori, fu preoccupato di legittimare la sua posizione, difendendo il trono da una serie di minacce, soprattutto interne; prova ne è che si preoccupò di farsi giurare obbedienza dai membri della nobiltà, rammentando il giuramento di obbedienza da essi fatto a suo fratello, specificando che vista l'asssenza di figli di quest'ultimo, egli ne fosse l'erede legittimo Trevor Bryce, The kingdom of the Hittites. Pag.327 e seg..

Il ramo familiare di Šuppiluliuma, infatti, era salito al potere nel 1265 quando, dopo una rapida guerra civile, suo nonno Hattušili III aveva deposto il sovrano in carica, Muršili III, figlio di suo fratello Muwatalli II; e che pertanto è probabile che vi fosse una rosa di potenziali eredi legittimi.

Šuppiluliuma è l'ultimo sovrano conosciuto, e con ogni probabilità l'ultimo in assoluto, dell'impero IttitaBeckman, Bryce, Cline: The Ahhiyawa texts. Pag.253., anche se recentemente qualche studioso ha ipotizzato che possa essergli succeduto sul trono il figlio, del quale non conosciamo il nome, come Tudhaliya VTale pensiero si basa sulla interpretazione data da Zsolt della cosiddetta "Coppa d'argento" del Museo di Ankara, che narra di un dono fatto o ricevuto da un altrimenti ignoto sovrano anatolico, Maza-Karhuha, a un re Tudhaliya, forse ittita; secondo Zsolt tale sovrano per varie argomentazioni non può essere alcuno dei Tudhaliya ittiti precedenti, e quindi per esclusione potrebbe essere l'ignoto figlio di Suppiluliuma II asceso al trono. Si veda S. Zsolt "Die ANKARA-Silberschale und das Ende des hethitischen Reiches", Zeitschrift für Assyriologie 99 (2009) p.247-269. Di parere opposto, tra gli altri, Hawkins (la coppa si riferisce a Tudhaliya I/II) e F. Woudhuisen che pure identifica il sovrano ittita in Tudhaliya I/II e bolla l'ipotesi di Simon come meramente speculativa e priva di qualsiasi riscontro o indizio reale: si veda "The Ankara silver bowl" (2017) p.287.

Suppiluliuma tentò comunque di opporsi vigorosamente, con una serie di imprese militari, ad una situazione di declino che stava pian piano attanagliando l'impero.

L'ipotesi dei due imperi ittiti È dibattuta tra gli studiosi l'ipotesi di un distacco della capitale secondaria del regno, Tarhuntassa (assegnata da Hattušili III al nipote Kurunta, fratello del re deposto, come governatore vassallo già nel 1265 a.C.), da Hattuša, con una divisione dell'impero avvenuta forse all'inizio del regno di Šuppiluliuma II o nel corso di quello di suo padre Tudhaliya IV. Tarhuntassa potrebbe aver coinvolto nella secessione l'area sudoccidentale anatolica, da sempre parte dell'impero; con questa ipotesi si comprenderebbe quanto ci narri il rilievo della cappella 2 del Sudburg, ad Hattuša, altrimenti sorprendente, al riguardo di una vittoriosa campagna militare intrapresa da Šuppiluliuma II contro terre da sempre suddite ittite: Masa (Misia), Lukka (Licia), Ikuna(Ikkuwaniya/Konya), fino a Tarhuntassa.Trevor Bryce, The kingdom of the Hittites, pag. 329-331.

Iscrizioni decifrate su steli di confine nell'area di Tarhuntassa fanno riferimento ad un "...Gran Re Hartapu, figlio del Gran Re Mursili...", il che ha fatto ipotizzare ad alcuni studiosiD'Alfonso, Bryce e, più recentemente, che si trattasse di un figlio del detronizzato Muršili III che in qualche modo avesse riconquistato parte del regno del padre, installandosi su una Tarhuntassa resasi indipendente dal potere centrale di HattusaJasink prima e poi Bryce e D'Alfonso ritengono che il trono possa essere passato ad Hartapu dallo zio Kurunta; si veda Bryce: The world of the neo-Hittite kingdoms. Pag. 28 e seg.; in tal caso la sua avventura regale potrebbe essersi conclusa proprio con la campagna armata di riconquista condotta da Šuppiluliuma IIT. Bryce, The kingdom of the Hittites. Pp. 352-355..

Altri hanno invece sostenutoGià Singer 1996 pag.67, poi ripreso da Yakubovich 2009; contra con ampia trattazione M. Jasink che propende per Hartapu quale oppositore di Šuppiluliuma, sostenendo che se una campagna ampia e vincente come quella condotta dal re ittita avesse avuto come avversari i Popoli del Mare, l'avanzata di questi sarebbe stata bloccata per un lungo periodo: "Il ruolo di Tarhuntassa", pagg 277-282. che sul finire del XIII secolo l'intera area costiera citata nelle iscrizioni fosse già stata occupata dalle prime ondate dei cosiddetti Popoli del Mare, e che questi avessero pertanto già spazzato via Tarhuntassa; tali stranieri, secondo questa teoria, sarebbero stati gli avversari vinti da Šuppiluliuma nella azione di riconquista di cui ci danno notizia le iscrizioni dell'area di Tarhuntassa.

Il presunto conflitto tra Hattusa e Tarhuntassa, con una contrapposizione tra le due capitali che potrebbe aver minato le basi politiche degli Ittiti, unito ad una devastante carestia che avrebbe colpito l'Anatolia sul finire del 13º secoloT. Bryce: The kingdom of the hittites; pag. 330-335., potrebbe aiutare a comprendere come uno degli imperi più potenti dell'epoca, con un esercito addestrato ed equipaggiato, sia potuto cadere di lì a poco, sotto l'avanzata dei Popoli del MareT. Bryce: The secession of Tarhuntassa; pag.127.

Abbiamo anche di una vittoriosa campagna militare navale da parte di Šuppiluliuma (l'unica della storia Ittita) contro l'isola di Alasiya/Cipro, la cui conquista venne poi ultimata via terra, in quello che resta l'ultimo successo militare Ittita di cui abbiamo notizia. È possibile che l'isola, un tempo vassalla degli Ittiti e annessa da Tudhaliya solo pochi decenni prima, fosse caduta in mano ai Popoli del mare; si è ipotizzato che l'attacco ittita all'isola servisse per garantire porti sicuri in un periodo di probabile carestia, implicando così un controllo precario da parte di Šuppiluliuma sull'area costiera meridionale, usualmente utilizzata per importare cerealiT. Bryce, The kingdom of the Hittites, pp. 331-332; di stesso avviso Singer e la Jasink: Il ruolo di Tarhuntassa, pp. 281-282 (si veda l'ampia nota 57), che vede in tale campagna un'azione dimostrativa anche sul mare contro un nemico totalmente nuovo.

La fine: l'invasione dei Popoli del Mare È in questo clima di disordini ed instabilità politica che giunse la fine: l'impero ittita che, tra alterne vicende, era stato protagonista nel Vicino Oriente per oltre 500 anni, fu infatti distrutto attorno al 1180-1170 a.C. dall'avanzata dei Popoli del mare, evento di cui abbiamo notizia indiretta dalle fonti egizie di Ramses IIIIn realtà già sotto il regno di Merneptah (1213-1204) le invasioni erano iniziate, con i Popoli del Mare, attratti dalle fertili terre del Nilo, che si erano uniti ai Libici guidati da Meryre, tentando ripetute incursioni; ma il faraone li aveva respinti sul Delta: si veda l'iscrizione di Merneptah sul muro Est del tempio di Karnak (che parla chiaramente di distruzioni nella terra di Hatti) e le registrazioni del regno vassallo ittita di Ugarit il cui reggente implora l'intervento del sovrano Ittita:

Mio padre vede le navi nemiche arrivare qui; le mie città (?) furono bruciate, ed essi hanno compiuto atti malvagi nel mio territorio. Non sapeva mio padre che tutte le mie truppe e la cavalleria sono nel regno Ittita, e tutte le mie navi nel regno di Lukka? (...) Così, il paese è abbandonato a sé stesso. Mio padre possa saperlo: le sette navi dei nemici che sono venute qui ci hanno inflitto molti danni.

Gli studiosi hanno molto dibattuto sulla origine e composizione di questi gruppi armati vocalizzando la scrittura egizia che non prevedeva vocali, possiamo dedurre i nomi di alcuni di questi popoli dai rilievi di Ramses III sul tempio di Medinet Habu: Peleset, Ekwesh, Djekker, Shekelesh, Weshesh, Denyen, Lukka, Teresh, Sherden. Si veda T. Bryce che riassume così l'orientamento del mondo accademico; T. Bryce: The kingdom of the Hittites, pp. 336-337 note 41-47-48.senza giungere a conclusioni definitive; si trattava di gente senza terra, con famiglie al seguito che, spinta da fame e da un perdurante, generale periodo di carestia, si muoveva su carri e navi, razziando e distruggendo ciò che incontrava sul proprio cammino.

Sono loro i principali indiziati della fine della cultura micenea, della devastazione dell'area anatolica oltre che corresponsabili del crollo dell'impero Ittita; inoltre, a mano a mano che si muovevano, alcuni degli aggrediti si erano uniti agli aggressori.

Non si hanno notizie scritte di scontri tra gli Ittiti ed i Popoli del Mare, né di dove essi siano eventualmente avvenuti, se per mare o per terra; ciò che è certo è che la capitale Hattusa era già bruciata nel 1178 a.C. quando Ramses III fermò i Popoli del mare, non senza fatica, nell'area siriana nella battaglia di Djahy T. Bryce: The kingdom of the Hittites, pag 333-340., prima di sconfiggerli definitivamente nello scontro navale del Delta del Nilo.

Alcuni storici in luogo della tradizionale visione dell'assalto e del successivo sacco e incendio di Hattusa, propendono per uno scenario alternativoC. Mora e M. Giorgieri: Kingship in Hatti during the 13th century, pag. 145, che rilancia una teoria di Seeher.: la capitale sarebbe stata progressivamente abbandonata dalla corte e dalle istituzioni, con una disgregazione graduale; al momento della caduta di Hattusa, la famiglia reale ittita sarebbe già riparata altrove, forse a Karkemish.

Gli invasori avrebbero trovato così una città vuota e le tribù barbare dei Kaska, storici rivali del Nord, da sempre ribelli al giogo Ittita, finito per controllare le zone del cuore dell'impero, nei dintorni della capitale Hattuša, del cui incendio finale restano i più seri indiziati.

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