Io sono (in greco ἐγὼ εἰμί, egò eimì, in latino ego sum, in ebraico antico ani) è un'espressione ricorrente nei testi sacri soprattutto monoteistici, ma non solo biblici, per definire l'identità di Dio, oppure dell'uomo, come l'Avestā, l'Antico e Nuovo Testamento.
Così si definisce anche Krishna, Varuna, Iside, ecc.
Nell'Avesta Al verso 7 dell'inno ad Ahura Mazdā (noto anche come Hormazd Yasht) contenuto nella Khordah dell'Avestā, dove Dio elenca i nomi con cui può essere indicato, egli inizia dal primo che è appunto Io sono:
Utilizzando il verbo essere alla prima persona, egli intende definirsi come una divinità auto-sussistente, quale principio di tutto ciò che è.
Nell'Antico Testamento
La rivelazione Io Sono si trova anche nel libro dell'Esodo (Es 3,14-15): «Dio disse a Mosè: Io sono Colui che sono!. Poi disse Dirai agli israeliti: Io-Sono mi ha mandato a voi. Si rilevano inoltre attinenti alcuni versetti del Deutero-Isaia: Is 43,10; Is 43,25; Is 45,18; Is 51,12; Is 52,6 (tutti dipendenti da Es 3,14).
Nel Nuovo Testamento Questo appellativo Io Sono viene poi utilizzato da Gesù per designare se stesso; è citato 5 volte e solo nel Vangelo secondo Giovanni: Gv 8,24 «… se infatti non crederete che Io Sono, morirete nei vostri peccati» Gv 8,28 «Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora saprete che Io Sono» Gv 8, 58 «Rispose loro Gesù: «In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono» Gv 13,19 «lo dico fin d'ora prima che accada, perché quando sarà avvenuto, crediate che Io Sono» Gv 18,5 «Gli risposero: "Gesù, il Nazareno". Disse loro Gesù: Io Sono. Vi era là con loro anche Giuda, il traditore. Appena disse "Sono io", indietreggiarono e caddero a terra».
La tradizione affianca a questa autorivelazione assoluta sette autorilevazioni nominali (fornite del predicato nominale) presenti qua e là in tutto il Nuovo Testamento: «Io sono il pane della vita» «Io sono la luce del mondo» «Io sono la porta (del gregge)» «Io sono il buon pastore» «Io sono la risurrezione e la vita» «Io sono la via, la verità e la vita» «Io sono la vera vite».
Nell'Apocalisse troviamo anche «Io sono l'alfa e l'omega» (), «Io sono il primo e l'ultimo» e «[Io sono] il Vivente» ().
Nella cristologia L'espressione assume particolare rilevanza poiché pone Gesù allo stesso piano di Dio, del quale è Figlio. Essa venne utilizzata nel primo Concilio di Nicea (325) come uno dei vari argomenti a sostegno della consustanzialità di Gesù con Dio nella condanna all'eresia ariana. Tecnicamente gli esperti lo classificano come autorivelazione assoluta in quanto privo di predicati.
È stata rivalutata nell'ambito dello spirito antroposofico da parte di Rudolf Steiner, per il quale l'espressione «Io sono» è ritenuta l'essenza stessa dell'Io superiore dell'umanità, in cui la coscienza interiore del singolo individuo può incontrare l'impulso esteriore e macrocosmico del Cristo, identificandosi cioè col Logos universale che permea la totalità dei mondi, ed operare così «in suo nome».
Incarnandosi nell'involucro fisico di Gesù, il Cristo avrebbe inteso appunto risvegliare l'Io più autentico di ogni essere umano, situato al di là di ogni appartenenza di sangue, di stirpe familiare, o di comunità.
Note
Voci correlate Anima del mondo Essere Io (filosofia) Io sono colui che sono Macrocosmo
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