Fu governatore di Roma, governatore di Addis Abeba, ministro delle corporazioni e ministro dell'educazione nazionale.

Biografia Giuseppe Bottai nacque a Roma nel 1895. Il padre, Luigi Bottai, toscano di Monsummano, ateo e repubblicano, era commerciante in vini; la madre, Elena Cortesia, di origini liguri. Conseguita la maturità al Liceo Tasso, si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza della Sapienza - Università di Roma, interrompendo gli studi in seguito allo scoppio della prima guerra mondiale e all'arruolamento volontario, come soldato semplice prima e poi come ufficiale degli arditi presso il XXVII reparto d'assalto. In seguito al ferimento fu decorato con medaglia di bronzo al valor militareSabino Cassese. Bottai, Giuseppe. In Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, 1971..

Appartenenza massonica e fede cattolica

Fece parte della Serenissima Gran Loggia di Rito scozzese antico ed accettatoM. Terzaghi, Fascismo e massoneria, Milano, 1950, p. 42.. Suo padre apparteneva a una corrente filosofica agnostica, atea e repubblicana, ma in realtà egli non era intimamente massone e se ne allontanò. Giuseppe Bottai, pertanto, fu battezzato segretamente da una balia e riuscì a fare la Prima Comunione solo da adulto. Contrariato dalla filosofia anticlericale del padre, si avvicinò gradualmente al cattolicesimo; maturò, a seguito della débâcle politico-militare dell'Italia e del fascismo, una convinta e definitiva conversione alla fede cattolica, che non ostentò mai, come egli stesso scrisse nel suo "Diario".

Nel dopoguerra, tornato in Italia, ritrovò vecchie e vere amicizie, tra le quali don Giuseppe De Luca, consigliere assai stimato di Giovanni XXIII: il sacerdote lo invitava spesso a colazione e lo faceva incontrare con personalità di quel periodo. Quando Bottai morì, sulla sua salma pregava il cardinale Giuseppe Pizzardo.

Adesione al fascismo Nel 1919, al termine del primo conflitto mondiale, Bottai, già attivo nel movimento futuristaCarli, Maddalena, Un movimento artistico crea un partito politico: il futurismo italiano tra avanguardismo e normalizzazione, Memoria e ricerca: rivista di storia contemporanea. Fascicolo 33, 2010., incontrò Benito Mussolini e collaborò alla fondazione dei Fasci italiani di combattimento di Roma. Nel 1921, dopo la laurea in Giurisprudenza, divenne direttore della redazione romana de Il Popolo d'Italia. Nello stesso anno pubblicò la silloge Non c'è un paese, dove raccoglieva le poesie da lui scritte negli anni precedenti, di tono crepuscolare e futurista.

Con Ulisse Igliori e Gino Calza-Bini, fu uno dei capi dello squadrismo romano: peraltro, fu tra i pochissimi fascisti di primo piano che nell'estate del 1921 si pronunciarono a favore del "patto di pacificazione" stipulato da Mussolini con i socialisti e destinato a divenire di lì a poco lettera morta proprio per l'opposizione della compagine intransigente delle squadre d'azione. Si unì anche brevemente ai legionari di D'Annunzio nell'impresa di Fiume.

Carriera politica e ministeriale Nel 1921 fu eletto, nelle file del Partito Nazionale Fascista, alla Camera dei deputati, da cui decadde nel 1922 a causa della troppo giovane età. Il 28 ottobre di quello stesso anno partecipò alla marcia su Roma. Nel 1923 fondò la rivista quindicinale Critica fascista, apprezzata da Benito Mussolini, che era consapevole che il partito doveva cambiare sotto certi aspetti, e che ammirava molto il pensiero di Bottai. Rieletto nel 1924 alla Camera, vi sedette ininterrottamente (dal 1939 Camera dei fasci e delle corporazioni) fino al 1943.

Dal 1926 al 1929 fu sottosegretario al Ministero delle corporazioniIn una lettera a Mussolini del 1927, il giovane sottosegretario alle Corporazioni Giuseppe Bottai giunse ad affermare nettamente l'impossibilità di applicare “i soliti criteri dell'ordinamento gerarchico” alla pianta organica del nuovo Ministero e chiese con forza di essere svincolato, nel progettarla, dal severo controllo della Ragioneria generale dello Stato: Melis, G., Due modelli di amministrazione fra liberalismo e fascismo. Burocrazie tradizionali e nuovi apparati, Ministero per i beni culturali e ambientali. Ufficio centrale per i beni archivistici, Pubblicazioni degli archivi di Stato, Roma, Saggi, 1988, p. 172. Per il documento citato, cfr. Archivio Centrale dello Stato, Presidenza del Consiglio dei ministri, Gabinetto, Atti, 1927, 1.1.2.1102., di cui assunse la titolarità nel 1929, subentrando allo stesso Mussolini e restando ministro fino al 1932.

In questo periodo emanò la Carta del Lavoro e ottenne la cattedra di diritto corporativo all'Università La Sapienza di Roma"Nel 1927 Bottai tenne a battesimo, scrivendone l'editoriale di presentazione, la nuova rivista “Diritto del Lavoro”, che avrebbe dovuto rappresentare lo sforzo di questa élite per influenzare un'elaborazione giuridica accademica che appariva di fatto impermeabile ai nuovi principi almeno altrettanto quanto apparentemente se ne dichiarava, nicodemicamente, conquistata": Melis, Guido, Le élite nei Ministeri economici, Rivista trimestrale di scienza della amministrazione. Apr. giu., 2005, p. 8 (Milano: Franco Angeli, 2005).. Nel 1932 Mussolini decise di estrometterlo dalla carica di ministro delle Corporazioni, facendogli assumere dal 1932 al 1935 la presidenza dell'Istituto Nazionale per la previdenza sociale. Dal 1935 fu governatore di Roma e, nel maggio del 1936, fu per poco meno di un mese anche governatore di Addis Abeba.

Guerra in Africa orientale e Ministero

Nel 1935, quando ricopriva la carica di governatore di Roma, Bottai partì volontario in Africa orientale con la divisione Sila, con il grado di maggiore di fanteria. Entrato in Addis Abeba il 5 maggio 1936, con la colonna del Maresciallo Badoglio, ne fu nominato in quello stesso giorno governatore, a simboleggiare l'unione ideale tra la capitale del Regno e la nuova capitale dell'impero. Non era ancora stata istituita la carica di Governatore generale dell'Africa Orientale Italiana e Viceré d'Etiopia, così che non le detenne ufficialmente. Il 27 maggio lasciò la carica ad Alfredo Siniscalchi e tornò in Italia per dedicarsi alla riforma scolastica.

Al rientro in Italia fu difatti nominato ministro dell'educazione nazionale, incarico che lascerà nel febbraio del 1943. Frutto di quest'ultima esperienza furono le leggi Bottai, che avranno una durata prolungata, pluridecennale (sia pure con alcuni adeguamenti costituzionali, dopo il 1948): la legge nº 1089 sul patrimonio storico-artistico e la nº 1497 sulle bellezze naturali. Bottai, con il quale collaborarono due giovani storici dell'arte di formazione crociana, Giulio Carlo Argan e Cesare Brandi, incaricò una commissione di giuristi con lo scopo di "riadattare quelle solide leggi prefasciste, perlopiù giolittiane, rendendole assai più centraliste senza però stravolgerle"Emiliani, Vittorio, Tutela del paesaggio ed Unità nazionale, Quaderni del Circolo Rosselli, 111 n.s., 4, 2011, Firenze: Alinea Editrice, 2011..

Oltre a redigere la Carta della Scuola, Bottai volle che artisti di chiara fama potessero accedere alle cattedre universitarie, anche senza laurea e senza concorso. Molti personaggi ne usufruirono, tra i quali Quasimodo, Guttuso, Pratolini, Ungaretti, Carrà, Morandi, Casorati.Giordano Bruno Guerri, Giuseppe Bottai e la "politica delle arti", in Arte e fascismo, a cura di Beatrice Avanzi e Daniela Ferrari, l'Erma Edizioni, 2024, pp. 201-207. ISBN 9788891333148

Non esistendo ancora il Ministero per i beni culturali, Bottai dovette dedicarsi anche a quello che definì «il più glorioso patrimonio artistico moderno». Tra il maggio e il luglio 1939 fece approvare quattro importanti leggi: una, volta al potenziamento dell'attività scientifica delle Soprintendenze, ne aumentava il numero da ventotto a cinquantotto, migliorandone la distribuzione e le competenze; la seconda regolava con norme severe le esportazioni, le riproduzioni e le espropriazioni delle cose di interesse artistico; la terza riguardava la difesa delle bellezze naturali con un ordinamento rigoroso e innovativo, tanto che alcune disposizioni sono rimaste ancora in vigore dopo più di ottant'anni; la quarta creava l'Istituto centrale per il restauro, il primo nel mondo basato su criteri assolutamente scientifici.

Gli esponenti più conservatori del fascismo attaccarono duramente Bottai, infastiditi dallo stile poco enfatico e poco solenne degli artisti che egli ospitava nel Premio Bergamo, concorso di pittura creato da lui esplicitamente con l'intento di contrapporsi al Premio Cremona che, ideato da Roberto Farinacci con la collaborazione di Ugo Ojetti, promuoveva un'estetica iper-realista ispirata dall'idea dello strapaese e dalla glorificazione del Regime. Oggi c'è scarso ricordo dei pittori che parteciparono al Premio Cremona e molte delle tele da loro dipinte sono andate disperse, mentre a Bergamo furono premiati artisti del calibro di De Pisis, Mafai, Guttuso.

Le leggi razziali Nel 1938 fu tra i firmatari del Manifesto della razza, prodromo alla promulgazione delle leggi razziali dello stesso anno, nella quale Bottai si dimostrò animato "da un accanimento persecutorio maggiore di quello del duce"Finzi, Roberto, La cultura italiana e le leggi antiebraiche del 1938, Studi storici: rivista trimestrale dell'Istituto Gramsci, 49, 4, 2008, p. 915 (Roma: Carocci, 2008).. Nel Diario di Ciano del 6 ottobre 1938 si legge: «Gran Consiglio. Problema degli ebrei. Parlano in favore Balbo, De Bono e Federzoni. Gli altri, contro. Soprattutto Bottai che mi sorprende per la sua intransigenza. Si oppone a qualsiasi attenuazione dei provvedimenti.» Come ministro dell'educazione nazionale, infatti, Bottai sancì, nell'autunno del 1938, la puntuale applicazione nella scuola italiana delle leggi razziali"Bottai ordinava un censimento «razziale» dei membri delle accademie che dovevano comprovare, tramite la compilazione di un questionario, la loro appartenenza alla stirpe ariana. Scopo del raccapricciante accertamento era di appurare quanti degli intellettuali indagati appartenessero alla razza ebraica, in vista di un’imminente epurazione": Di Rienzo, Eugenio, Intellettuali italiani e antisemitismo, 1938-1948: a proposito di un libro recente, Nuova rivista storica, XCVII, 2, 2013, p. 361 (Roma: Società editrice Dante Alighieri, 2013)., con la conseguente espulsione degli studenti e dei professori ebreiM. Sarfatti, La scuola, gli ebrei e l’arianizzazione attuata da Giuseppe Bottai, in D. Bonetti, R. Bottoni, G. Gargia De Maio, M.G. Zanaboni, I licei G. Berchet e G. Carducci durante il fascismo e la resistenza, Milano, Liceo classico statale «G. Carducci» di Milano, 1996, pp. 41-42 e 47-60..

Abbandono del regime Insieme ad altri 19 gerarchi, Bottai aderì all'Ordine del giorno Grandi, una mozione che metteva in minoranza Benito Mussolini (25 luglio 1943). A causa dell'adesione a tale mozione, egli fu condannato a morte in contumacia al processo di Verona, nel 1944, da un Tribunale della neo-costituita Repubblica Sociale Italiana, assieme a Galeazzo Ciano, Dino Grandi (contumace), Emilio De Bono e altri. Dopo la destituzione di Mussolini visse per alcuni mesi nascosto in un convento di Roma.Enzo Forcella, La resistenza in convento, Einaudi, 1999.

Nel suo libro Vent'anni ed un giorno, in merito all'Ordine del giorno Grandi, scrisse: "In un giorno solo assieme a Grandi provammo a porre rimedio a tutte le malefatte del regime post 1936. In un giorno solo provammo a rimediare al tradimento fatto dal Fascismo dopo il 1936 rispetto agli ideali rivoluzionario-sociali che spinsero tutti noi nel Fascismo degli anni '20".

L'esperienza nella Legione straniera e il dopoguerra