I suoi dipinti, i suoi disegni e le sue incisioni riflettevano gli sconvolgimenti storici in corso e influenzarono i più importanti pittori coevi e del secolo successivo. Goya è spesso indicato come l'ultimo degli antichi maestri e il primo dei moderni.

Nel 1786 divenne pittore di corte della corona spagnola e questa prima parte della sua carriera fu caratterizzata dai numerosi ritratti di appartenenti all'aristocrazia e alla famiglia reale spagnola, oltre che dalla produzione di varie serie di cartoni per arazzi, prodotti nella recente Real Fàbrica di Santa Barbara, in stile rococò, destinati al palazzo di San Lorenzo all'Escorial, residenza d'autunno dei reali di Spagna, committenza che nei successivi 17 anni si estenderà al Palazzo reale del Pardo.

Nel 1793 soffrì di una grave malattia che lo lasciò sordo, dopodiché il suo lavoro divenne progressivamente più cupo e pessimista. I suoi successivi dipinti sembrano riflettere una visione desolante dell'esistenza, che contrasta con la sua strepitosa scalata sociale: nel 1799, infatti, divenne Primer Pintor de Cámara (Primo Pittore di Corte), il grado più alto per un pittore di corte spagnolo. Alla fine del 1799, su incarico di Godoy, completò la sua Maja desnuda, un nudo straordinariamente audace per l'epoca e chiaramente ispirato allo stile di Diego Velázquez. All'inizio del XIX secolo dipinse La famiglia di Carlo IV, anche qui influenzato da Velázquez.

Nel 1807, Napoleone guidò la Grande Armata nella guerra peninsulare contro la Spagna. Durante il conflitto Goya rimase a Madrid e, sebbene non abbia mai espresso in pubblico i suoi pensieri, sembra che questi fatti lo abbiano colpito profondamente, come si può desumere da alcuni suoi lavori come I disastri della guerra, Il 2 maggio 1808, Il 3 maggio 1808. Altre opere della sua maturità includono un'ampia varietà di dipinti riguardanti la follia, i manicomi, le streghe, le creature fantastiche e la corruzione religiosa e politica, che suggeriscono che temesse per la propria salute mentale e fisica.

Il suo periodo più tardo culmina con le Pitture nere del 1819-1823, realizzate nella Quinta del Sordo, la sua casa alla periferia di Madrid dove visse, disilluso dagli sviluppi politici e sociali in Spagna, in una situazione di quasi isolamento. Alla fine, nel 1824, Goya decise di abbandonare la Spagna per ritirarsi nella città francese di Bordeaux dove completò la sua serie La Tauromaquia e una serie di altre tele importanti.

Verso la fine della sua vita un ictus lo lasciò paralizzato sul lato destro. Morì e fu sepolto il 16 aprile 1828 all'età di 82 anni. Il suo corpo fu successivamente traslato nella Chiesa di Sant'Antonio della Florida a Madrid.

Biografia

Formazione Francisco de Goya y Lucientes nacque a Fuendetodos, una desolata cittadina rurale situata nei pressi di Saragozza (nell'Aragona), presso la quale i genitori si erano insediati in quel periodo per motivi ignoti, il 30 marzo del 1746. Il padre, José Benito de Goya Franque, era un maestro doratore di lontane origini basche (gli avi paterni del pittore erano infatti originari di Zerain) e si segnalava soprattutto per i suoi lavori per la basilica di Nostra Signora del Pilar, mentre la madre, Gracia de Lucientes y Salvador, apparteneva invece a una famiglia decaduta della piccola nobiltà aragonese. Da quest'unione, legittimata nel 1736 con le nozze, Francisco Goya Amio nacque come quartogenito: suoi fratelli erano Rita (n. 1737), Tomás (n. 1739), destinato a seguire le orme paterne, Jacinta (n. 1743), Mariano (n. 1750) e Camilo (n. 1753)..

Nel 1749 la famiglia Goya y Lucientes si trasferì per motivi di lavoro a Saragozza, dove qualche anno prima aveva comprato una casa. Qui il giovane Francisco poté frequentare gratuitamente il collegio delle Scuole Pie dei Padri scolopi, compiendo un iter scolastico abbastanza regolare ma non particolarmente brillante: malgrado potesse leggere, scrivere e contare senza troppe difficoltà, il giovane Goya sembrava «non interessarsi affatto alle questioni teologiche e filosofiche, tanto che anche la sua carriera di pittore fu senza pretese: Goya non era affatto un teorico d'arte», per dirla con le parole di Robert Hughes.«[The artist] seems to have taken no [...] interest [...] in philosophical or theological matters, and his views on painting... were very down to earth: Goya was no theoretician», in . Fu proprio nel collegio, tuttavia, che Goya conobbe Martín Zapater, con il quale stabilì un rapporto di reciproca stima e di amicizia destinato a perdurare profondamente, come ci è testimoniato dalla fitta corrispondenza epistolare che li tenne legati per tutta la vita..

Nel frattempo il giovane Goya manifestò una precoce vocazione per il disegno e per la pittura. Il padre, intuendone le inclinazioni e le potenzialità, collocò il figlio presso la bottega del pittore locale José Luzán y Martínez, condiscepolo del Solimena ed emulo di Luca Giordano e Pietro da Cortona, dal quale trasse «una grande facilità di mano, una grande rapidità di esecuzione e un certo gusto per la decorazione e per l'armonia del colore» (Pietro D'Achiardi). Nellatelier del Luzán, uomo attento e coscienzioso verso gli allievi, Goya trovò molti compagni (fra cui Francisco Bayeu) e compì grandi e rapidi progressi, apprendendo i rudimenti del disegno e copiando le stampe dei maestri del rinascimento e del barocco italiano..

Esordi A Madrid Compiuti i diciotto anni Goya, spinto dalla volontà di dipingere autonomamente, si trasferì a Madrid al seguito del condiscepolo Francisco Bayeu. Madrid all'epoca era una città ricca di fermenti artistici, grazie all'illuminato regno di Carlo III di Spagna, che vi aveva accentrato artisti di grande nome, primi fra tutti il neoclassico Anton Raphael Mengs e il tedoforo del rococò Giovan Battista Tiepolo, entrambi attivi nel cantiere del Palacio Real..

A Madrid, dove giunse nel 1763, Goya si divise tra un'intensa attività di studio e gli svaghi e le frequentazioni concesse da una grande città. Nella città madrilena Goya trascorreva il tempo nelle osterie a bere e a suonare o cantando serenate alle belle fanciulle locali: fu anche coinvolto in diverse risse e per dare prova della sua audacia non esitò a entrare in una cuadrilla di toreri, così da sperimentare le emozioni dell'arena.. Ciò malgrado, questi furono anni estremamente formativi per il pittore, nonostante la bocciatura al concorso per l'Accademia di Belle Arti (dove tentò invano di iscriversi): a Madrid, infatti, Goya poté ampliare i propri orizzonti figurativi e cominciare a formare personali orientamenti di gusto, in primo luogo a contatto con i cantieri di Tiepolo e Mengs e con le tele di Corrado Giaquinto. Un secondo tentativo di entrare all'Accademia nel gennaio 1766 ebbe ancora una volta un cattivo esito a causa della migliore prestazione di Ramón Bayeu, fratello di Francisco, che nel 1767 verrà nominato pittore di camera del re. Per dirla con le parole di Silvia Borghesi, «i due fratelli Bayeau, che oggi conosciamo e di cui parliamo soltanto in virtù di Goya, al loro tempo gli fecero mangiare la polvere per un buon tratto di strada»..

A Roma

Alla morte del Tiepolo, nel 1770, Goya decise di allontanarsi da Madrid e di recarsi a proprie spese a Roma, epicentro di quel classicismo che costituiva il modello di riferimento di tutta la cultura accademica del tempo. Un tempo non si sapevano molti dettagli su questo soggiorno, anche perché all'epoca Goya era un semisconosciuto: i suoi primi biografi arrivarono persino a teorizzare che giunse in Italia al seguito di una banda di toreri o di un diplomatico russo.. La scoperta del Cuaderno Italiano da parte dello studioso spagnolo Arturo Ansón Navarro, tuttavia, ci ha consentito di sapere che l'artista soggiornò nel Bel Paese dal marzo-aprile 1770 fino al giugno 1771, per un totale di quattordici mesi. Dopo aver risalito la costa sino ad Antibes, dunque, Goya avrebbe fatto affrettatamente sosta a Torino, Milano e Pavia, per poi prendere un traghetto da Genova a Civitavecchia e finalmente arrivare a Roma.. Fu un soggiorno assai fecondo: come osservato da Pietro D'Achiardi, la Città Eterna «in quel momento era veramente un grande centro artistico e l'atmosfera satura di cultura, di arte e di lusso, costituivano un ambiente unico in Europa, di fronte al quale Saragozza e Madrid dovettero sembrare assai provinciali al giovane artista. Le grandi processioni religiose, le feste carnevalesche, la varietà dei tipi e dei costumi insieme coi monumenti del passato, offrivano agli artisti una visione incomparabile e una sorgente inesauribile di ispirazione».

A Roma Goya si accostò alla nutrita colonia degli spagnoli e soggiornò presso la casa del pittore polacco Taddeo Kuntz; qui conobbe anche Giovan Battista Piranesi, incisore veneto al culmine della sua fama, che lasciò un'impronta profonda sulla fantasia del pittore aragonese. Nell'Urbe Goya si avvicinò anche alle opere di Hubert Robert e Johann Heinrich Füssli, presenze oscure nel secolo dei Lumi che, nell'opporsi ai solenni ideali estetici del neoclassicismo, già preludevano al romanticismo. Ispirandosi anche alla pittura magica e visionaria del seicentesco Salvator Rosa, Goya sarebbe stato immensamente debitore ai vari esponenti della fronda preromantica, i quali esercitarono un'influenza della quale non si vedono immediatamente le conseguenze, ma che riemergerà violentemente in alcune soluzioni estreme della maturità..

Altrettanto significative per il giovane artista furono le stanze di Raffaello, la volta carraccesca di palazzo Farnese e, soprattutto, la pala dell'altare maggiore della Chiesa della Santissima Trinità degli Spagnoli, eseguita da Giaquinto, pittore che aveva già potuto ammirare de visu in Spagna;. tra gli artisti espressamente ricordati nel Cuaderno, in ogni caso, vi sono anche Bernini, Veronese, Reni, Guercino, Maratta, Algardi e Rubens.. L'ultimo atto compiuto da Goya in Italia fu quello di inviare la grande tela di Annibale vincitore che rimira per la prima volta dalle Alpi l'Italia al concorso tenutosi nel 1771 all'Accademia di Parma con l'intento di consolidare la propria fama, non riuscendo tuttavia a vincere (pur ottenendo un rispettabile secondo posto). Dopo un atto criminoso (rapì una ragazza di Trastevere, rinchiusa dai parenti in un convento, e fu per questo perseguitato dalla polizia), con l'aiuto economico dell'ambasciatore spagnolo fece ritorno a Saragozza nel giugno 1771.

Il successo Dopo il rimpatrio, Goya, forte del credito acquisito con il viaggio in Italia, ricevette la commissione di decorare a fresco la basilica di Nostra Signora del Pilar a Saragozza, cui seguirono altre committenze altrettanto prestigiose con le quali riuscì a consolidare la propria notorietà. Nel frattempo il pittore si sposò con Josefa, la sorella di Francisco Bayeu. Le nozze, celebrate il 25 luglio 1773 e coronate dalla nascita di Antonio Juan Ramon Carlos nel 1774, non si rivelarono tuttavia molto felici; Josefa, infatti, era notoriamente di sgradevole aspetto ed ebbe poca o nulla influenza sulla vita affettiva del Goya, costellata da numerose amanti.

Anno cruciale per il Goya fu proprio il 1774 quando, grazie all'interessamento di Francisco Bayeu (che, tra l'altro, gli era ormai cognato), venne chiamato a Madrid dal Mengs, allora soprintendente alle Belle Arti, con l'incarico di eseguire i cartoni per la fabbrica reale degli arazzi di Santa Barbara. La manifattura degli arazzi era sino ad allora svolta seguendo l'iconografia fiamminga, ed era intenzione del Mengs ingaggiare giovani spagnoli in grado di sapervi impiegare la maniera locale. Goya, tra il 1774 e il 1792 produsse ben sessantatré cartoni: il loro successo fu sfolgorante ed essi assicurarono al pittore un prestigio sempre crescente, anche tra le classi aristocratiche.