I diritti umani (o diritti dell'uomo) sono una concezione filosofico-politica che, accolta come fondamento giuridico dalle Costituzioni moderne, descrive i diritti inalienabili che ogni essere umano possiede.

Tra i diritti fondamentali dell'essere umano si possono ricordare: il diritto alla vita, il diritto alla libertà individuale, il diritto all'autodeterminazione, il diritto a un giusto processo, il diritto ad un'esistenza dignitosa, il diritto alla libertà religiosa con il conseguente diritto a cambiare la propria religione, oltre che, di recente tipizzazione normativa, il diritto alla protezione dei propri dati personali (privacy) e il diritto di voto.

Nel 1948 viene redatta la Dichiarazione universale dei diritti umani che stabilisce per la prima volta nella storia moderna l'universalità dei diritti umani, non più limitati unicamente ai paesi occidentali, ma rivolti ai popoli del mondo intero, e basati su un concetto di dignità umana intrinseca, inalienabile, ed universale.

Indice dei diritti umani

L'indice dei diritti umani è una misura del fatto che le persone siano libere da torture governative, omicidi politici e lavori forzati; abbiano diritti di proprietà e godano della libertà di movimento, religione, espressione e associazione. La variabile varia da 0 a 1 che rappresenta la maggior parte dei diritti.

I paesi migliori del mondo secondo i dati del 2024 sono: Islanda: 97,9% - Diritti civili e sociali pienamente garantiti Estonia: 96,5% - Stato digitale e trasparente Finlandia: 95–96% - Parità, giustizia, diritti politici Svezia: 94–95% - Stato sociale forte, inclusività Nuova Zelanda: 93–95%

Questi paesi presentano sistemi democratici consolidati, giustizia indipendente e bassi livelli di corruzione. LItalia secondo CIRIGHTS 2024 è al 39º posto con 77,8%.CIRIGHTS

I paesi peggiori secondo CIRIGHTS 2024 e Amnesty sono: Corea del Nord: < 10% - Regime totalitario, repressione assoluta Eritrea: < 15% - Leva militare a vita, assenza di libertà Afghanistan: < 25% - Diritti negati alle donne, repressione Iran: < 30% - Pena di morte, dissenso represso

In India, Turchia, Ungheria, e Brasile si segnalano: Leggi repressive sulle ONG, Minacce alla stampa, Attacchi alla giustizia indipendente.

In Tunisia, Zambia, Moldavia si sono viste aperture democratiche, anche se spesso fragili.

Nella storia delle idee

La nozione di diritti minimi connessi alla sola qualità di essere umano, i cosiddetti diritti naturali, è molto antica e anche molto generica. Quello che caratterizza l'idea di diritti dell'uomo è il fatto di inscriverli esplicitamente nel diritto (orale o scritto), di riconoscere loro un'applicazione universale e una forza superiore ad ogni altra norma. Si passa allora spesso attraverso una forma di proclamazione piuttosto che attraverso l'ordinaria emanazione di norme legali; i termini utilizzati sono quelli di un'evidenza preesistente e indiscutibile che si scopre e si riconosce, piuttosto che di una semplice convenzione discutibile. L'unanimità è implicitamente convocata come fonte della legittimità di questi diritti.

Tra i primi ad affrontare il tema, da un punto di vista speculativo, sono forse i filosofi greci, in particolare Aristotele e gli stoici, che affermano l'esistenza di un diritto naturale, cioè di un insieme di norme di comportamento la cui essenza l'uomo ricava dallo studio delle leggi naturali. Questo pensiero, detto giusnaturalismo, ha origini antichissime, e di sovente viene suddiviso in vari tronconi storici. Il giusnaturalismo antico è riassumibile nel pensiero del grande filosofo greco espresso nella sua Etica Nicomachea:Aristotele, Le tre etiche, a cura di Arianna Fermani, Milano, Bompiani, 2008, p. 659

In parallelo con il pensiero cristiano di san Paolo, lo stoicismo romano approfondì il concetto, in particolare con Lucio Anneo Seneca, l'ex schiavo Epitteto e l'imperatore Marco Aurelio. Seneca, il quale postula un'ideale fratellanza fra tutti gli uomini che va oltre l'humanitas e i diritti di cittadinanza romana, perché – come si legge nelle Lettere morali a LucilioXV, 95, 52 – «siamo le membra di un grande corpo; la natura ci ha tratto alla vita stretti da un vincolo di parentela», ispirandoci amore reciproco e facendoci solidali; conferendo sostanza all'equità e alla giustizia. Nel pensiero di Seneca manca, dunque, la rigida distinzione stoica fra «saggi» e «stolti», poiché, essendo tutti gli uomini consanguinei e fratelli, ogni uomo è, per il sol fatto di essere uomo, partecipe dell'essenza divina, unica e immutabile. Atteggiamento riconfermato anche in un'altra epistola, ove, riferendosi alla schiavitù, stabilisce che non esistono schiavi ma «esseri umani» compagni di schiavitù, perché la sorte ha lo stesso potere tanto su noi quanto su loro. Inoltre propone che il governante debba farsi carico di valori di tolleranza (De clementia). Questi concetti furono ribaditi da Epitteto"Schiavo, non sopporterai tuo fratello che ha Zeus per padre, è nato come figlio, dallo stesso germe come te e dalla stessa discendenza celeste, ma per essere stato collocato in una posizione un po' più eminente, t'atteggerai subito a tiranno? Non ricorderai chi sei e su chi comandi? Non sono uomini della tua stessa stirpe, fratelli per natura, discendenti di Zeus?" e nel pensiero di Marco Aurelio:

Nel XIII secolo il giusnaturalismo scolastico, che ha avuto come suo massimo esponente un altro filosofo, Tommaso d'Aquino, descrive i diritti naturali come un "insieme di primi principi etici, generalissimi" che condizionano il legislatore nel diritto positivo, in quanto sigillo di Dio nella creazione delle cose. I diritti umani quindi non sono più un insieme di cose più o meno benevolmente concesse da qualche autorità. È diritto dell'uomo rivendicare la propria libertà quale suo diritto naturale.

Nell'epoca moderna Il giusnaturalismo razionalistico moderno nacque tra il 1600 e il 1700, divisibile in due filoni: quello dell'Illuminismo di fine Settecento (con l'affermazione del concetto di libertà dell'individuo, soprattutto in opposizione all'assolutismo, la forma di governo caratteristica dell'età moderna) e quello che si sviluppa a partire dal pensiero di Thomas Hobbes (il quale per la verità considerava il diritto naturale proprio solo allo stato di natura, ovvero alla condizione in cui l'uomo si trova prima di stipulare quel contratto sociale che porta all'istituzione dello stato; pertanto Hobbes non può ritenersi autenticamente un giusnaturalista).

Fra gli autori che, a vario titolo, hanno affrontato il tema del diritto naturale in età moderna si possono quindi citare: Thomas Hobbes Huig de Groot (Ugo Grozio) John Locke Jean Jacques Rousseau Montesquieu Immanuel Kant

Secondo la formulazione di Grozio e dei teorici razionalisti del giusnaturalismo, gli uomini, pur in presenza dello stato e del diritto positivo ovvero civile, restano titolari di alcuni diritti naturali, quali il diritto alla vita, alla proprietà etc., diritti inalienabili che non possono essere modificati dalle leggi. Questi diritti naturali sono tali perché razionalmente giusti, ma non sono istituiti per diritto divino; anzi, Dio li riconosce come diritti proprio in quanto corrispondenti alla ragione.

Locke sviluppò invece il concetto di diritto naturale come derivato dalla divinità, in quanto l'uomo è creazione di Dio, non limitando questo diritto né al possesso della cittadinanza né a criteri di etnia, cultura o religione. Il filone dell'utilitarismo sviluppò questa concezione, che entrò mediante gli economisti neoclassici nelle elaborazioni dell'umanesimo politico modernoJeremy Waldron (Editor), Nonsense Upon Stilts: Bentham, Burke and Marx on the Rights of Man, 0416918905 Methuen Publishing, 1987..

Significativa al riguardo è la filosofia politica degli Stati Uniti d'America che alla nozione storicistica propria della madrepatria inglese accosta quella individualistica (dovuta a una diffidenza di fondo nei confronti dell'onnipotenza del legislatore) e quella statualistica (che si concreta soprattutto nel ruolo della Costituzione rigida così come riconosciuto dalla Corte suprema a partire dalla sentenza Marbury vs. Madison del 1803). I documenti che esprimono queste concezioni sono essenzialmente il Bill of Rights, gli Emendamenti alla Costituzione degli Stati Uniti d'America e la Dichiarazione di indipendenza americana.

Similmente, nella Francia rivoluzionaria, pur eliminando radicalmente ogni riferimento alle nozioni storicistiche in polemica opposizione allancien regime, sono ben presenti sia le nozioni individualistiche (laddove si affermano, nella Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino del 1789, i «diritti naturali e imprescrittibili dell'uomo») che quelle statualistiche (valorizzate soprattutto dalla funzione attribuita alla legge), in un contesto dominato dal principio della rappresentatività politica e dalla connessa petizione di principio che nega la possibilità di contrasti tra Costituzione e legge. La Costituzione francese del 1793 introdusse diversi diritti sociali, spesso di fatto non applicati in seguito alla legislazione di emergenza sfociata nel regime del terrore.

La successiva evoluzione dello Stato liberale nel corso del 1800 determinerà l'accentuazione degli elementi statualistici già presenti nel modello rivoluzionario francese, giungendo a ritenere la legge non più l'espressione della sovranità popolare, ma l'esercizio di una funzione pubblica e - nelle degenerazioni dittatoriali e totalitarie - concependo lo Stato come l'evoluzione storica della Nazione, che trova quindi in sé stesso la sua legittimazione, e i diritti funzionalizzati al perseguimento degli scopi dello Stato, superiori ed indipendenti rispetto a quelli dei singoli.

Nel 1948 le Nazioni Unite votarono la Dichiarazione universale dei diritti umani.

Il costituzionalismo contemporaneo, infine, stabilisce nella Costituzione la fonte e la garanzia dei diritti di libertà, rafforzata - sulla scorta del modello nordamericano - dalla distinzione tra potere costituente e poteri costituiti e dalla conseguente rigidità della costituzione e la previsione di una giustizia costituzionale (deputata a verificare la conformità alla costituzione rigida delle norme di legge ordinaria), come anche la base programmatica comune e sottratta alle dinamiche politiche, con particolare riguardo alle libertà così dette positive.

Esistenza, validità e contenuti dei Diritti Umani continuano ad essere oggetto di dibattito sia in filosofia che nell'ambito delle scienze politiche anche dopo che, da un punto di vista giuridico, i Diritti Umani si sono affermati nella modernità con convenzioni e leggi internazionali, ma anche con gli ordinamenti giuridici di numerose Nazioni. Secondo molti, la dottrina dei Diritti Umani va al di là delle singole leggi e forma le basi morali fondamentali per regolare l'ordine geo-politico. Forse con questi propositi l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò la Dichiarazione sul Diritto dei Popoli alla Pace con la risoluzione 39/11 del 12 novembre 1984, iscrivendo così la pace tra i diritti umani e dichiarandone la salvaguardia "un obbligo fondamentale per ogni Stato".