Ore disperate (Desperate Hours) è un film del 1990 diretto da Michael Cimino, interpretato da Mickey Rourke, Anthony Hopkins e Mimi Rogers. È ispirato al romanzo di Joseph Hayes, adattato da Lawrence Konner.
Il film è un remake dell'omonimo del 1955 di William Wyler con Humphrey Bogart, anche se rispetto all'originale offre, come dice il Mereghetti: "divagazioni western e riuscite caratterizzazioni di contorno".
Trama Nello stato dello Utah, Nancy Breyers è un’avvocato difensore che nutre un’attrazione tanto inspiegabile quanto pericolosa per uno dei suoi assistiti, Michael Bosworth, un detenuto intelligente ma profondamente sociopatico. Durante una pausa in aula, Nancy riesce a passargli di nascosto una pistola: Bosworth ne approfitta immediatamente, uccide una guardia spezzandole il collo e fugge insieme a lei. Poco dopo, però, la situazione cambia bruscamente: l’uomo la aggredisce, le strappa i vestiti e la abbandona, lasciandola libera di raccontare alle autorità di essere stata minacciata con un’arma durante l’evasione.
Bosworth si dilegua in auto insieme al fratello Wally e al loro complice Albert, un uomo imponente ma mentalmente instabile. Dopo aver cambiato veicolo in un luogo isolato - dove Nancy ha lasciato un’altra macchina per lui - i tre si mettono in cerca di un rifugio sicuro. Nel frattempo, Tim Cornell, veterano decorato della guerra del Vietnam War, torna nella casa che un tempo condivideva con l’ex moglie Nora. Con lei vivono i due figli, la quindicenne May e il piccolo Zack. La coppia si è separata a causa dell’infedeltà di Tim con una donna più giovane, Karen, ma lui è ancora innamorato di Nora e tenta un difficile riavvicinamento.
In cerca di un nascondiglio temporaneo, Bosworth e i suoi complici scelgono casualmente proprio la casa dei Cornell, messa in vendita. Una volta entrato, Bosworth dimostra una notevole capacità di osservazione e manipolazione: in breve tempo comprende le dinamiche familiari e trasforma tutti i presenti in ostaggi. Intanto Nancy, pur cercando di apparire innocente, non riesce a ingannare l’agente dell’FBI Brenda Chandler, che inizia a sorvegliarla attentamente. Messa alle strette, Nancy accetta infine di collaborare con le autorità in cambio di uno sconto di pena, tradendo Bosworth.
La tensione cresce quando il piccolo Zack tenta di fuggire da una finestra e incontra casualmente l’agente immobiliare Ed Tallent. Bosworth lo costringe a entrare in casa e, dopo un breve scambio, lo uccide a sangue freddo, ordinando ad Albert di sbarazzarsi del corpo. Sempre più instabile, Albert fugge da solo ma viene individuato dopo aver attirato l’attenzione di alcuni passanti; braccato dalla polizia, rifiuta di arrendersi e viene ucciso sulle rive di un fiume.
Nancy, ormai disperata, implora Chandler di darle un’arma, ma l’agente - senza che lei lo sappia - rimuove i proiettili. Quando Nancy raggiunge la casa dei Cornell, l’edificio è ormai circondato dall’FBI. Lo scontro a fuoco è inevitabile: Wally viene colpito mortalmente e crolla addosso a una Nancy sconvolta, mentre Tim riesce a impossessarsi della sua pistola.
Nel caos finale, Bosworth prende Nora in ostaggio, pronto a usarla come scudo contro Tim. Non sa però che l’arma che impugna è scarica: Tim ha rimosso i proiettili. Approfittando di questo vantaggio, lo trascina all’esterno, dove Bosworth ignora l’ordine di arrendersi e viene abbattuto dagli agenti dell’FBI, ponendo fine alla vicenda.
Produzione Il progetto nasce inizialmente alla Paramount Pictures, con Dino De Laurentiis nel ruolo di produttore e la sceneggiatura affidata a Lawrence Konner e Mark Rosenthal. In seguito passa alla TriStar Pictures sotto la supervisione di Jeff Sagansky, con Christopher Cain designato alla regia e Mickey Rourke come protagonista.
Il progetto attraversa però diverse trasformazioni: Cain abbandona e viene sostituito da William Friedkin, che a sua volta decide di dedicarsi a L'albero del male. A quel punto è Rourke a coinvolgere Michael Cimino, il quale prende in mano la regia e riscrive completamente la sceneggiatura, segnando l’uscita di scena di Konner e Rosenthal.
Le riprese si svolgono tra ottobre e dicembre del 1989, in diverse località dello Utah, tra cui Salt Lake City, Echo Junction, Orem, Zion National Park e Capitol Reef National Park. Il film rappresenta anche il ritorno alla produzione per De Laurentiis dopo il fallimento del 1988. Secondo diverse fonti, la versione originale di circa due ore e mezza voluta da Cimino venne pesantemente rimaneggiata dai produttori, dando origine a un montaggio frammentario e pieno di incongruenze narrative. Le uniche tracce concrete delle scene eliminate sono alcune fotografie di scena, che suggeriscono l’esistenza di sequenze mai incluse nel film distribuito.
Nel 2005, durante un intervento alla Cinemateca Portuguesa, Cimino raccontò un episodio emblematico legato a una scena poi esclusa dal montaggio finale. Si trattava di un confronto all’aperto tra Kelly Lynch e Lindsay Crouse. Dopo una prima ripresa che il regista giudicò eccellente, chiese un’ulteriore take, dando però a Crouse un’indicazione segreta: al comando “motore”, avrebbe dovuto prendere il volto della collega e baciarla con la massima intensità possibile, senza che Lynch fosse preparata. Durante la ripresa finale accadde qualcosa di inatteso: cominciò a nevicare, con grandi fiocchi bianchi che si posavano sui costumi e tra i capelli delle attrici, creando un effetto visivo quasi irreale. Quando la macchina da presa partì, Crouse eseguì le indicazioni, sorprendendo completamente Lynch, che rimase paralizzata dallo shock. Subito dopo, la scena proseguì con la battuta prevista.
Cimino descrisse il risultato come un momento di autentica “trascendenza”: l’intera troupe percepì di aver catturato qualcosa di unico e irripetibile, un raro allineamento tra interpretazione, regia e condizioni naturali. Paradossalmente, fu lo stesso regista a decidere in seguito di eliminare la sequenza dal film, rendendola una delle tante immagini perdute di un’opera segnata da una produzione travagliata.
Accoglienza Il film si rivelò un insuccesso commerciale e fu accolto in modo decisamente negativo dalla critica. Il critico e storico del cinema Leonard Maltin lo liquidò come “ridicolo”, sottolineando l’assenza totale di suspense, una colonna sonora a tratti involontariamente comica e la presenza di Shawnee Smith in un ruolo - quello della figlia/vittima - talmente irritante da spingere lo spettatore a desiderare che venga messa fuori gioco.
Anche gli aggregatori di recensioni confermano questa accoglienza tiepida: su Rotten Tomatoes il film ottiene appena il 29% di giudizi positivi, mentre il pubblico sondato da CinemaScore gli assegna una media di “C+”, segnale di un gradimento piuttosto modesto.
Ancora più tagliente il commento di Christopher Tookey sul Sunday Telegraph, che definì il film “uno di quei film che non avrebbero mai dovuto essere distribuiti, nemmeno sulla parola - un pericolo per se stesso”.
Sul fronte dei riconoscimenti, il film si fece notare soprattutto in negativo: Mickey Rourke ricevette una candidatura ai Razzie Awards come peggior attore (anche per Orchidea selvaggia), ma il premio andò a Andrew Dice Clay per Le avventure di Ford Fairlane.
Infine, il film fu inserito anche nella lista dei peggiori dell’anno stilata da Gene Siskel e Roger Ebert: proprio Ebert lo definì un “melodramma sopra le righe”, incapace di trovare un equilibrio tra tensione e credibilità.
Incassi A fronte di un budget di 18.000.000 di dollari ne ha incassati solamente 2.740.000 in tutto il mondo.
Note
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