Biografia Nato a Bari, terzogenito di due fratelli e una sorella, cresce a Terlizzi (Bari), figlio di Francesco Vendola, impiegato alle poste e consigliere comunale di Terlizzi per oltre 18 anni (1960-1978) per il Partito Comunista Italiano (PCI), nonché eletto sindaco del comune nel 1970; e di Antonietta, casalinga.
Il diminutivo "Nichi" gli viene dato dai genitori in omaggio al leader dell'Unione Sovietica Nikita Chruščëv, di cui avevano simpatia in quanto promotore della destalinizzazione alla fine degli anni '50.
Consegue il diploma presso il Liceo Scientifico-Linguistico "O. Tedone" di Ruvo di Puglia e successivamente si laurea in Lettere presso l'Università di Bari "Aldo Moro" con una tesi su Pier Paolo Pasolini, relatore Arcangelo Leone de Castris. In gioventù ha dichiarato di essere stato allievo di monsignor Antonio Bello.
Al momento di svolgere il servizio militare di leva, presenta obiezione di coscienza. Nel 1978 si dichiara omosessuale e negli anni '80 è stato tra i promotori e fondatori dell'associazione Arcigay e della Lega italiana per la lotta contro l'AIDS (Lila). È iscritto dal 1991 all'Ordine dei Giornalisti della Puglia.
Prime attività politiche Nel 1972 s'iscrive alla Federazione Giovanile Comunista Italiana (FGCI), militando nella sezione di Terlizzi del PCI fino al 1984, quando si trasferisce a Roma. Nel 1985 viene chiamato a far parte dell'esecutivo nazionale come responsabile centri per l'ambiente. In tale veste si schiera subito coi contrari all'uso di centrali nucleari.
Alle elezioni politiche del 1987 viene candidato alla Camera nelle liste del PCI del Lazio, appoggiato da Arcigay e dalla rivista Babilonia, ottenendo preferenze e non risultando eletto. L'anno dopo lascia la sua carica nella FGCI e diventa giornalista per il settimanale comunista Rinascita. Contrario alla svolta della Bolognina promossa da Achille Occhetto nel novembre 1989, al penultimo congresso del PCI del marzo 1990 è tra i 105 dirigenti eletti nel comitato centrale per la mozione di Pietro Ingrao.
In Rifondazione Comunista Sciolto il PCI, aderisce al Movimento per la Rifondazione Comunista e lavora nella prima redazione di Liberazione, il settimanale del futuro Partito della Rifondazione Comunista. In questo partito rimane fino al 2009, quando guida la scissione del Movimento per la Sinistra.
Alle elezioni politiche del 1992 viene eletto con preferenze alla Camera dei deputati per la prima volta, essendo il candidato del PRC più votato a Bari e Foggia. Da allora rimane alla Camera fino al 2005, quando si dimette essendo stato eletto Presidente della Regione Puglia. Nel 1993 dentro Rifondazione è vicino alle posizioni del segretario Sergio Garavini, antagonista di Armando Cossutta. Nel 1994 entra nella Commissione parlamentare antimafia e viene eletto segretario.
A marzo 1995 è tra i garaviniani che, in dissenso con quanto deciso dal partito, votarono in Parlamento a favore della manovra economica del governo Dini insieme con Partito Democratico della Sinistra, Lega Nord e Partito Popolare Italiano. Due mesi dopo però non partecipò alla scissione del Movimento dei Comunisti Unitari, promossa dagli altri dissidenti.
Nel 1995 fu presente al Festival di Sanremo, in cui, con lo pseudonimo di Alce e Martello, prese parte al gruppo La Riserva Indiana, accompagnando sul palco dell'Ariston David Riondino e Sabina Guzzanti durante l'esecuzione della canzone Troppo sole. Dal dicembre 1996 fino allo scioglimento è stato vicepresidente della Commissione Antimafia; più volte oggetto di intimidazioni dovette ricorrere alla scorta. Nel 1998 denunciò il cosiddetto verminaio Messina, che portò alle dimissioni del sottosegretario all'Interno Angelo Giorgianni.
Negli anni del governo Prodi I, Vendola è tra i primi sostenitori del segretario del PRC Fausto Bertinotti contro il presidente Armando Cossutta. Negli anni successivi Vendola si schiera sempre nell'area bertinottiana del suo partito.
Alle elezioni europee del 2004 Vendola viene candidato al Parlamento europeo, tra le liste di Rifondazione Comunista nella circoscrizione Italia meridionale, raccogliendo preferenze ma risultando il primo dei non eletti (e il candidato di Rifondazione più votato dopo Bertinotti). Tre mesi dopo il PRC decide di proporre Vendola come candidato unico del centro-sinistra alla presidenza della regione Puglia.
Presidente della Regione Puglia
In vista delle elezioni regionali in Puglia del 2005, si candida alle elezioni primarie del centro-sinistra per la scelta del candidato presidente della Regione Puglia, dove il 16 gennaio Vendola vince ottenendo il 50,9% dei voti () sconfiggendo Francesco Boccia, economista de La Margherita supportato da Massimo D'Alema, che ottiene il 49,1% (38.676).
Alla tornata elettorale si presenta sostenuto dalla coalizione di centro-sinistra L'Unione, formata da Democratici di Sinistra, La Margherita, Rifondazione Comunista, Socialisti Democratici Italiani, UDEUR (con candidati di Rinnovamento Puglia), Comunisti Italiani, Socialisti Autonomisti - MRE - PSDI, Italia dei Valori, Verdi, Democratici Cristiani Uniti, Partito Pensionati e la lista civica La Primavera Pugliese, dove vince con un margine molto ristretto, ottenendo il 49,84% dei voti contro il 49,24% di Raffaele Fitto, candidato del centro-destra e presidente uscente, divenendo così il primo presidente della Puglia di estrazione politica comunista ed il primo capo di un governo regionale in Italia dichiaratamente membro della comunità LGBT. Nello stesso anno si dimette dalla carica di deputato, venendo sostituito da Maria Celeste Nardini.
L'amministrazione Vendola si caratterizza, secondo alcuni analisti di politiche pubbliche, per alcune riforme innovatrici, come la forte importanza attribuita alla partecipazione, o le politiche in materia di energia rinnovabile. Dall'altro lato però sconta una diffusa resistenza a rompere equilibri consolidati, da parte sia della struttura amministrativa sia degli stessi partiti della maggioranza, che finiscono quindi per causare il fallimento di alcune delle riforme previste, oltre a scandali di corruzione e illeciti che comporteranno alcuni rimpasti di giunta.
Acqua e energia Durante il primo mandato di Vendola la regione Puglia diventa la prima regione in Italia a dotarsi di un piano energetico ambientale e di un sistema di regole che favoriscono lo sviluppo delle fonti alternative, rendendola nel 2009 la prima regione italiana per produzione di energie rinnovabili (eolica e solare).
Per quanto riguarda la gestione del servizio idrico Vendola nel 2005 nomina Riccardo Petrella a capo dell'Acquedotto Pugliese, la società che gestisce l'approvvigionamento idrico in tutta la regione. Il presidente entra però in contrasto con Petrella sulla priorità da dare alla trasformazione della società per azioni in un ente di diritto pubblico, sostituendolo nel 2007 con Ivo Monforte, che rimarrà in carica sino al 2012. Quest'ultimo in cinque anni di gestione riduce le perdite della rete dal 60 al 35%, sana il bilancio arrivando a un profitto di 40 milioni di euro, aumenta gli investimenti e reinternalizza alcuni servizi come il trattamento delle acque reflue. La regione nel 2012 introduce inoltre "tariffe sociali" scontate per famiglie. Nel 2009 la giunta regionale apre un tavolo di confronto con i movimenti per l'acqua pubblica e l'anno successivo tenta di trasformare la società in ente pubblico, ma la riforma viene bloccata tre anni dopo dalla Corte Costituzionale. Il rapporto con i movimenti per l'acqua pubblica è stato tuttavia altalenante, con accuse alla giunta Vendola di adottare riforme soltanto a ridosso delle elezioni e di mantenere una logica privatistica nel tempo rimanente. A tale proposito sono stati criticati l'aumento delle tariffe, i quasi 500 licenziamenti, le dismissioni di patrimonio, le sospensioni della fornitura agli utenti morosi e gli sforamenti dei parametri degli inquinanti.
Sanità In occasione delle elezioni regionali del 2005 uno dei principali motivi del successo di Vendola era stata l'opposizione al piano di riduzione dei reparti ospedalieri proposto da Raffaele Fitto. Al governo fa inizialmente una (controversa) scelta di continuità con le precedenti gestioni nominando come assessore il socialista Alberto Tedesco. La gestione Tedesco è caratterizzata dalla riforma che nel 2007 riduce le ASL da 12 a 6, da iniziative per la territorializzazione dei servizi, da riforme amministrative interne (con alcuni esperimenti partecipativi nei confronti delle associazioni di cittadini), dalla riduzione dei posti letto e da un aumento dei costi, arrivando a un deficit del 4%. Nel 2009 Tedesco viene costretto però alle dimissioni a seguito di vicende giudiziarie ed è sostituito da Tommaso Fiore, indipendente vicino a Vendola, alla guida del sistema sanitario pugliese. Sotto la gestione Fiore nel 2011 viene avviato un piano di rientro del deficit, mentre la politica di maggior rilievo è stata la creazione di una rete dialitica pugliese. Il sociologo Onofrio Romano ha criticato la politica sanitaria vendoliana, sostenendo che le riforme approvate sulla carta non si siano poi effettivamente concretizzate, tranne per specifici aspetti come le dialisi, segnando quindi una sostanziale continuità col sistema esistente.
Altri ambiti Uno degli elementi più pubblicizzati dalla giunta Vendola è la partecipazione, con l'istituzione di un Assessorato alla Trasparenza e alla Cittadinanza attiva e l'avvio di pratiche partecipative: inizialmente incentrate sull'allocazione dei fondi strutturali europei, vengono poi estese a diversi altri ambiti (tutela delle coste, sport, salute, politiche giovanili, ecc), rendendo la Puglia secondo osservatori esterni un "laboratorio delle politiche partecipative".
Fra le altre iniziative promosse dalla regione Puglia durante gli anni di presidenza di Vendola vi sono lApulia Film Commission, che ha visto la realizzazione dei cineporti di Bari e Lecce, e la Puglia Sounds. I due enti hanno il compito di promuovere l'industria cinematografica e quella musicale nella regione.
Altre critiche vengono mosse sul versante delle consulenze professionali che al 2006 sarebbero ammontate a oltre 500 con più di 11 milioni di euro di cachet versati dalla regione.
Scissione dal PRC e nascita di Sinistra Ecologia Libertà
Dopo l'esperienza della Sinistra Arcobaleno, al VII congresso del PRC Vendola è primo firmatario della mozione congressuale "Manifesto per la Rifondazione", che riflettendo sulla portata della sconfitta storica subita alle elezioni dell'aprile 2008, proponeva una costituente per creare un nuovo partito che rappresentasse l'intera sinistra con Sinistra Democratica, Unire la Sinistra e la Federazione dei Verdi. La mozione riporta la maggioranza relativa dei consensi (47,3%), ma non viene approvata dalla maggioranza congressuale del PRC. Il 21 gennaio 2009 Vendola lascia il partito e fonda il Movimento per la Sinistra assieme ad altri fuoriusciti da Rifondazione Comunista, dichiarando di volersi impegnare in un percorso di costituzione di un nuovo soggetto politico che riunisca le diverse anime della Sinistra italiana. In vista delle elezioni europee del giugno successivo viene lanciata "Sinistra e Libertà", una lista comune tra Movimento per la Sinistra, Federazione dei Verdi, Partito Socialista, Sinistra Democratica e altre formazioni minori.
Alle elezioni europee del 2009 Vendola viene candidato in tutte le circoscrizioni elettorali italiane con la lista di Sinistra e Libertà, ottenendo complessivamente circa preferenze ( nella circoscrizione Meridionale, nella circoscrizione Centrale, nella circoscrizione Nord-Occidentale, nella circoscrizione Nord-Orientale e nella circoscrizione Isole). La lista tuttavia non supera il quorum del 4% e quindi non elegge nessun eurodeputato.