Fu uno dei più grandi divi del cinema muto e il massimo sex symbol della sua epoca, tanto che gli fu dato l'appellativo di Latin Lover. Nonostante il successo negli Stati Uniti, Valentino non avviò le pratiche per la naturalizzazione, conservando la cittadinanza italiana fino alla morte, avvenuta a soli trentuno anni.
Biografia Famiglia Terzo di quattro figli (Beatrice, Alberto e Maria erano i suoi fratelli), nacque a Castellaneta, in provincia di Taranto, da padre italiano, Giovanni Guglielmi, un veterinario ex capitano di cavalleria, originario di Martina Franca, appassionato d'araldica (i suoi studi lo convinsero di essere imparentato a certi nobili papalini e decise, di conseguenza, di aggiungere al proprio cognome il titolo "di Valentina D'Antonguella"), e da madre francese di origine torinese, Marie Gabrielle Bardin (Bardini poi francesizzato in Bardin), dama di compagnia della marchesa del posto.
Studi
A Castellaneta frequentò le classi elementari, per proseguire gli studi dapprima (1904) a Taranto, dove si trasferì con la sua famiglia in un appartamento sito in via Massari 16, casa del suo migliore amico Vincenzo Albano, e poi (1906) a Perugia, anche in seguito alla difficile situazione che si ebbe dopo la prematura morte del padre, presso l'ONAOSI (Opera Nazionale Assistenza Orfani Sanitari Italiani), dove rimase tre anni. Venne poi radiato dal collegio a causa della sua indisciplina. Nel 1909 tentò di entrare all'Istituto Nautico di Venezia, ma fu scartato per problemi fisici e di vista. Si diplomò a Genova in agraria, nell'Istituto "Bernardo Marsano" di Sant'Ilario, e infine tornò a Taranto.
L'esperienza a Parigi e l'emigrazione in America Dopo qualche mese a Taranto partì in vacanza per Parigi. Qui si diede alla vita frivola: ben presto rimase senza denaro e fu costretto a chiedere aiuto economico alla famiglia per tornare a casa. Questa esperienza non fu del tutto infruttuosa, poiché gli permise di affinare le sue doti di ballerino. Ritornato a Taranto, decise di partire per gli Stati Uniti in cerca di fortuna. Ad aumentare il fascino del Nord America su Rodolfo contribuirono anche i racconti dei successi del musicista tarantino Domenico Savino, che anni prima era partito: i Guglielmi conoscevano bene la famiglia Savino e la sorella di Domenico talvolta raccontava a Rodolfo della fama del fratello.
Nel 1913, così, si imbarcò sul mercantile ''Cleveland'' e raggiunse New York il 23 dicembre dello stesso anno. Nuovamente Rodolfo rimase in breve tempo al verde e iniziò a intraprendere mestieri di fortuna, come il cameriere e il giardiniere. Grazie all'amico Domenico Savino, che gli regalò un tight, si presentò al Night-Club Maxim, dove riuscì a fare una buona impressione: venne immediatamente assunto come taxi dancer (partner a pagamento per balli di coppia). Con le cospicue mance, ricevute dalle signore, riuscì a superare il periodo di crisi economica nel quale era incappato.
Nel frattempo, ebbe dapprima una relazione con la nota ballerina Bonnie Glass, che si era appena separata dal compagno Clifton Webb. Da questa relazione Rodolfo ebbe anche vantaggi economici, poiché fu ingaggiato dalla stessa per 50 dollari alla settimana.
In seguito Valentino fece coppia con un'altra ballerina, Joan Sawyer, con la quale lavorò per sei mesi. Dopo queste esperienze si trasferì sulla costa occidentale degli Stati Uniti, a San Francisco, dove venne ingaggiato da una compagnia teatrale di operetta. Qui incontrò Norman Kerry, vecchia conoscenza newyorkese che lo convinse a trasferirsi a Hollywood. Qui girò una serie di film di secondo piano da comparsa, prima di interpretare I quattro cavalieri dell'Apocalisse (1921), il film che gli diede il successo a lungo sognato.
Il successo arrivò anche e, soprattutto, grazie alla bellezza e al magnetismo che la sua figura sprigionava: fu forse uno dei primi sex symbol maschili portati alla ribalta dal cinema, divenendo in breve – probabilmente anche in conseguenza della sua morte precoce – un'icona destinata a entrare nella memoria collettiva.
Valentino recitava e col proprio stile dettava la moda del momento: gli abiti alla Valentino, i capelli alla Valentino, gli stivali alla Valentino e, soprattutto, lo sguardo alla Valentino. Fu il primo "divo" – o "superdivo" – maschile del Cinema.
Altri suoi film importanti furono Lo sceicco (1921), Sangue e arena (1922), Aquila nera (1925) e Il figlio dello sceicco (1926), in cui impersonava l'eroe romantico e mascalzone, che col suo fascino magnetico ipnotizzava di volta in volta la protagonista.
La sua casa Arrivato al culmine del suo successo, un anno prima della morte Rodolfo Valentino comprò una sfarzosa villa sulla collina di Beverly Hills e la battezzò "Falcon Lair" (Nido del falco). Secondo le poche fotografie scattate, l'edificio era arredato sfarzosamente con lampadari di cristallo e costosi tappeti.
La villa era circondata da un parco di circa sei ettari, in cui Valentino andava a cavallo e aveva le tenute. Poté viverci solo un anno, fino alla sua morte; successivamente fu messa all'asta assieme al suo mobilio per pagare i debiti che ammontavano al triplo dei suoi possedimenti. Dopo di ciò, il "Nido del falco" cambiò molti proprietari fino al 2006, anno della sua demolizione.
Le donne
Subito dopo la morte della madre (1918), Valentino conobbe la sua prima moglie, Jean Acker, in occasione di una festa danzante organizzata dal suo amico Douglas Gerrard (direttore del Circolo Atletico di Los Angeles). Si sposarono il 5 novembre 1919, ma la prima notte di nozze Valentino venne chiuso fuori dalla stanza da letto dalla Acker, in preda ai rimorsi per aver sposato un uomo pur essendo lei lesbica. A seguito di ciò, dopo appena un mese i due si separarono.
Grazie al film La signora delle camelie, Valentino incontrò Natacha Rambova, che sarebbe diventata la sua seconda moglie. La Rambova, che negli ambienti di Hollywood era molto apprezzata per gli scenari e i costumi che disegnava, fu molto importante sia per la sua vita sentimentale che per la sua carriera artistica. La Rambova era però molto ambiziosa e si indignava quando il marito veniva impiegato in ruoli di scarso valore qualitativo. Valentino sposò la Rambova il 13 maggio del 1922 ma, otto giorni dopo il matrimonio, fu arrestato con l'accusa di bigamia, per non aver rispettato una legge californiana che obbligava i divorziati a non contrarre e consumare matrimonio prima di un anno dalla sentenza di divorzio.. I due furono costretti a vivere separati per circa un anno, fino al definitivo matrimonio avvenuto il 14 marzo del 1923..
Sia Valentino che Rambova erano spiritisti, e condividevano innumerevoli interessi tra cui l'arte e la scrittura. Valentino scrisse un libro di poesie, Daydreams, molte delle quali ispirate alla Rambova.. La vita domestica dei due fu invece travagliata da concezioni del tutto contrastanti: Valentino era ancorato agli ideali tradizionali che vedevano la donna come moglie e madre, mentre Natasha non era disposta a rinunciare alla propria carriera per essere relegata al ruolo di moglie. Lui desiderava figli, lei non era interessata a diventare madre...
La delusione del film Il giovane Rajah portò alla rottura definitiva di Valentino con la Paramount. Fu ingaggiato poi dalla United Artists, che vietò per contratto alla Rambova di intervenire sulle scelte artistiche del marito. Anche per questo motivo i due si separarono. Nell'ultimo periodo della sua vita Valentino ebbe una relazione con l'attrice Pola Negri.
La sceneggiatrice June Mathis intuì per prima il fascino istantaneo che Rodolfo Valentino esercitava sulle donne e fu, in sostanza, l'artefice del suo mito. La Metro le aveva affidato il compito di sceneggiare I quattro cavalieri dell'Apocalisse di Vicente Blasco Ibáñez, un romanzo di successo, considerato, tuttavia, poco adatto allo schermo, dal quale, contro ogni previsione, riuscì a trarre un'eccellente sceneggiatura. Richard Rowland, direttore dello Studio, decise allora di ricorrere al suo intuito per la scelta del regista e del protagonista maschile. June Mathis indicò Rex Ingram per la regia e impose Rodolfo Valentino per il ruolo di Julio, malgrado le resistenze della Metro, riluttante ad affidare il ruolo di protagonista ad uno sconosciuto. Il 6 marzo 1921 il film uscì nelle sale di New York, riscuotendo un enorme successo.
Valentino entrò a passo di tango nella storia del cinema mondiale e nell'immaginario femminile, consolidando il mito dell'amante latino, del cavaliere senza macchia e senza paura che muore giovane, come tragicamente accadde, a soli trentuno anni, all'apice di un successo per molti versi ancora insuperato. Nemmeno il genio dissacrante di Ken Russell, nel film Valentino (1977), interpretato da Rudol'f Nureev, riuscì a scalfire il suo mito.
June Mathis contribuì alla sua folgorante e breve carriera anche dopo il successo dei Quattro cavalieri. Firmò, infatti, la sceneggiatura di La signora delle camelie, dove Valentino interpretava il ruolo di Armand al fianco di Alla Nazimova, regina della Metro e stella delle scene teatrali. Valentino, conscio del richiamo commerciale legato al suo nome, decise, malgrado il diverso parere della Mathis, di firmare un contratto con la Famous Players-Lasky (futura Paramount), che gli proponeva un considerevole aumento retributivo per interpretare Lo sceicco, un film che avrebbe immortalato l'immagine esotica dell'attore, connotandolo, tuttavia, in modo non sempre positivo. L'anno successivo sceneggiò Sangue e arena, un altro romanzo di Vicente Blasco Ibáñez intriso d'amore, di fatalità e di morte. Il soggetto calzava molto bene con il temperamento di Valentino, che riuscì a trasformarsi realisticamente nel torero Gallardo. Un'interpretazione che lo confermò attore di talento oltre che divo di successo, agevolato in questo dalla duttile regia di Fred Niblo, che assecondò la sua recitazione.
Dopo aver girato L'aquila (1925), diretto da Clarence Brown, considerata una delle sue migliori interpretazioni, Valentino ritornò ad interpretare lo “Sceicco”, il ruolo che tanto aveva contribuito alla sua immagine, nel film Il figlio dello sceicco (1926), diretto da George Fitzmaurice, con Vilma Bánky come attrice protagonista. Amplificato dalla scomparsa di Valentino a soli trentuno anni e all'apice del successo, il film uscì nelle sale il 6 settembre 1926, pochi giorni dopo la morte del suo protagonista, scatenando scene d'isteria collettiva che non hanno più avuto uguali nella storia del cinema statunitense.
Sessualità A Valentino vennero attribuite relazioni omosessuali, alcune mai confermate, altre smentite dai fatti. Secondo alcuni, i matrimoni con la Acker prima e con la Rambova poi, entrambe vicine al circolo lesbico raccolto attorno alla nota attrice Alla Nazimova, furono matrimoni di copertura sia per Valentino che per le rispettive mogli. Ad ogni modo, Valentino ebbe diverse relazioni di lavoro con uomini che contribuirono al suo successo ad Hollywood: tra queste quella con il regista di I quattro cavalieri dell'Apocalisse Rex Ingram e con i colleghi Paul Ivano e André Daven. Tuttavia, Paul Ivano negò che il rapporto con Valentino fosse di natura omosessuale, asserendo che sia lui che Valentino erano eterosessuali..Diverse furono anche le voci riguardo all'amicizia intima e duratura di Valentino con uno dei suoi truccatori personali: Giorgio Rea.