Il castello di Fénis, situato nell'omonimo comune, è uno dei più famosi manieri medievali della Valle d'Aosta. Noto per la sua architettura scenografica, con la doppia cinta muraria merlata che racchiude l'edificio centrale e le numerose torri, il castello è una delle maggiori attrazioni turistiche della regione ed uno dei castelli medievali meglio conservati in Italia.
Descrizione Diversamente da altri manieri della regione, quali Verrès e Ussel, costruiti in cima a promontori rocciosi per essere meglio difendibili, il castello di Fénis si trova in un punto del tutto privo di difese naturali. Questo porta a pensare che la sua funzione fosse soprattutto di prestigiosa sede amministrativa della famiglia Challant-Fénis e che anche la doppia cinta muraria servisse soprattutto in funzione ostentativa, per intimidire e stupire la popolazione.
Storia Le origini La posizione del castello, sulla cima di una collina circondata da una serie di prati, fa pensare che un tempo possa essere stata la sede di una villa romana, ma diversamente dal castello di Issogne, dove la stessa ipotesi è stata confermata da resti di mura proprio dell'omonima epoca trovati nei sotterranei del maniero, a Fénis non sono ancora state trovate prove di questa teoria.
Il castello viene menzionato apertamente per la prima volta in un documento del 1242, nel quale un castrum Fenitii è indicato come proprietà del visconte di Aosta Gotofredo di Challant e dei suoi fratelli, facenti parte di una delle famiglie più importanti della Valle d'Aosta e vassalli dei Savoia, da cui ottennero anche il titolo visconteo. A quel tempo il maniero probabilmente comprendeva solo la torre colombaia sul lato sud e la torre quadrata, un corpo abitativo centrale e una singola cinta muraria.
Aimone e Bonifacio
La maggior parte dei lavori di costruzione, che hanno portato il castello ad assumere l'aspetto attuale, ebbe luogo tra il 1320 e il 1421 circa. Aimone di Challant ereditò il feudo e il castello di Fénis dal nonno Ebalo Magno nel 1337Ebalo I di Challant morì nel 1323 nominando come eredi i quattro figli minori e i due nipoti Ebalo II e Aimone, figli del suo primogenito che era morto alcuni anni prima. Questo causò una disputa familiare che si concluse solo nel 1337 quando i figli di Ebalo concedettero ad Aimone il feudo di Fénis e a Ebalo II quelli di Ussel e Saint-Marcel. e nel 1340 diede inizio a una prima campagna di lavori, realizzando una struttura di forma pentagonale – ottenuta probabilmente inglobando edifici preesistenti – e la cinta muraria esterna.
Rispetto all'aspetto attuale, ai tempi di Aimone mancava ancora la torre meridionale e l'interno del castello era molto diverso. Il cortile centrale era molto più ampio e privo dello scalone in pietra, fiancheggiato a nord e a sud da due lunghi corpi di fabbrica che terminavano contro il muro occidentale. Doveva inoltre mancare completamente il secondo piano dell'edificio.
Nuovi lavori di costruzione furono voluti da Bonifacio I di Challant, figlio di Aimone, che ereditò il castello dal padre nel 1387. Dopo aver ricoperto per due anni la carica di ispettore delle fortificazioni alla corte dei Savoia, nel 1392 Bonifacio diede inizio a una nuova grande campagna di costruzioni nel maniero, in modo da adattarlo ai nuovi standard della vita cortese. Durante questa campagna edilizia furono riallineati i piani del corpo centrale e venne costruito un nuovo piano ricavandolo dal sottotetto. Fu inoltre costruito un nuovo corpo di fabbrica a ovest, facendo assumere al cortile interno l'aspetto attuale, con due piani di ballatoi in legno e il grande scalone in pietra semicircolare.
Gli anni del declino
Con la morte di Bonifacio I nel 1426 iniziò una fase di declino economico per la famiglia Challant-Fénis, a cui corrispose un periodo di stasi edilizia per il castello. Il successore Bonifacio II si limitò a commissionare al pittore Giacomino da Ivrea gli affreschi del lato orientale del cortile, non apportando nessuna modifica significativa alla struttura del maniero. Dopo di lui, per circa duecentocinquant'anni non furono praticamente realizzate nuove costruzioni e gli unici interventi riguardarono alcuni affreschi nel cortile e in uno dei locali a sud, realizzati nel XVII secolo.
Nel 1705, con la morte di Antonio Gaspare Felice, ultimo esponente del ramo Challant-Fénis, il castello passò al cugino Giorgio Francesco di Challant Châtillon, il quale nel 1716 dovette venderlo per 90 000 lire al conte Baldassarre Saluzzo di Paesana per fare fronte agli ingenti debitiA contribuire alla rovina della famiglia fu anche il processo, durato più di un secolo, per l'assegnazione dell'eredità di Renato di Challant. Quando morì nel 1565 in mancanza di figli maschi, il conte lasciò i suoi beni alla figlia Isabella e al marito Giovanni Federico Madruzzo. Ciò però andava contro i principî della Legge Salica, che non consentivano la trasmissione dell'eredità per via femminile, e i cugini maschi di Isabella intentarono una causa contro di lei e, in seguito, contro i suoi discendenti. Il processo terminò solo nel 1696, quando i Del Carretto di Balestrina, eredi di Isabella e Giovanni Federico, dovettero restituire il titolo di conte di Challant e i beni di Renato a Francesco Gerolamo di Challant Châtillon, padre di Giorgio Francesco, che ormai aveva contratto ingenti debiti a causa delle secolari spese processuali. .
Iniziò quindi per il castello un periodo di vera decadenza e di successivi passaggi di proprietà. Esso rimase di proprietà dei Saluzzo di Paesana fino al 1798, quando venne venduto a Pietro Gaspare Ansermin, la cui famiglia lo conservò fino al 1863 per poi rivenderlo a Michele Baldassarre Rosset di Quart. Nel frattempo l'edificio era stato abbandonato, spogliato del mobilio e utilizzato come casa colonica, stalla al piano terra e fienile nel primo.
Il recupero ottocentesco e il presente
Il 3 settembre 1895 Giuseppe Rosset, console italiano a Odessa e figlio di Michele Baldassarre, cedette per 15 000 lire. il maniero allo Stato Italiano per mano di Alfredo d'Andrade, il quale trattava da anni la sua acquisizione. Il castello di Fénis era già stato usato da d'Andrade alcuni anni prima come modello per il cortile del Borgo Medievale di Torino.
Già nel 1898 d'Andrade, seguace dei principî di Viollet-le-Duc, diede inizio a una prima campagna di lavori al castello, continuata fino al 1920 sotto la supervisione prima dello stesso d'Andrade e in seguito di Bertea e di Seglie. Scopo di questa campagna, anche a causa dei pochi fondi disponibili, fu soprattutto arrestare il degrado del castello, mettendo in sicurezza i muri pericolanti, rifacendo alcuni tetti, restaurando i solai e i serramenti e costruendo a est una nuova strada di accesso al castello.
Una seconda campagna di restauri ebbe luogo a partire dal 1935, a cura dell'allora Ministro dell'Educazione Nazionale Cesare Maria De Vecchi e dell'architetto Vittorio Mesturino, che vollero accentuare l'aspetto medievale del castello, compromettendo in parte la leggibilità della struttura originaria. Durante questa campagna di lavori si decise inoltre di allestire nel castello un museo dell'ammobiliamento valdostano, riarredando le stanze ormai prive del mobilio originale con una serie di mobili reperiti sul mercato dell'antiquariato, benché non tutti realmente di origine valdostana.
Il castello, dichiarato monumento nazionale nel 1896 e ora proprietà dell'amministrazione regionale della Valle d'Aosta, è visitabile solamente tramite visite guidate.
Il castello
Giuseppe Giacosa nel suo I Castelli Valdostani descrive il castello di Fénis come segue:
Il castello è costituito da un corpo centrale di forma pentagonale, probabilmente dovuta alla necessità di inglobare strutture preesistenti e di seguire le irregolarità del terreno., circondato da una doppia cinta muraria merlata lungo la quale sono posizionate diverse torrette collegate tra loro da un cammino di ronda. Le torri più grandi, a sud e a ovest, sono munite di feritoie per frecce, e beccatelli a sostegno della parte più alta. Il muro rivolto a nord, verso la strada maestra che attraversava la valle e quindi il più esposto a eventuali attacchi, era dotato di quattro torrette circolari, divenute cinque in seguito ai restauri degli anni trenta.. Si accede all'interno della struttura attraverso un portale che si apre nelle mura del lato a sud e passa vicino a una delle torri più antiche del maniero. Questo ingresso è stato realizzato durante la ristrutturazione degli anni trenta, mentre l'accesso originale si trovava probabilmente nei pressi della torre quadrata sul lato ovest..
Superata la cinta muraria ci si ritrova in un cortile chiuso, che circonda la struttura centrale. Sul lato nord-est di questo cortile è presente un edificio rettangolare un tempo adibito a scuderia, mentre l'accesso al corpo abitativo centrale si trova in corrispondenza della torretta a metà del lato est. Il corpo centrale si sviluppa su tre piani, che circondano un cortile interno quadrangolare, oltre al seminterrato dove erano situate le cantine e le prigioni. Il piano terreno era destinato alla guarnigione del castello e a locali di servizio: vi si trovavano in particolare il corpo di guardia, la cucina e una sala da pranzo. Il primo piano era riservato ai signori del castello e ospitava una cucina, le stanze dei signori, il tribunale e la cappella. Il secondo piano infine era destinato alla servitù e agli ospiti del maniero. Il maniero poteva accogliere complessivamente circa sessanta persone tra la famiglia del signore, eventuali ospiti, guarnigione e personale di servizio..
Percorrendo lo spazio entro la prima cinta muraria del castello si notano in alto, scolpite in pietra sulle mura, alcune maschere aventi funzione apotropaica.. (pag.16)
Il cortile
Centro del corpo abitato centrale è il piccolo cortile di forma quadrangolare realizzato da Bonifacio I tra la fine del XIV e l'inizio del XV secolo. Al centro del cortile si trova un caratteristico scalone semicircolare in pietra, sulla cui sommità svetta un affresco raffigurante San Giorgio che uccide il drago, realizzato intorno al 1415 e attribuito alla bottega di Giacomo Jaquerio. Il tema di San Giorgio e il drago era molto diffuso al tempo in Valle d'Aosta, in quanto era considerato un'incarnazione dell'ideale cavalleresco.. Sull'affresco si può notare il monogramma BMS, interpretato come le iniziali del committente, Bonifacium Marexallus SabaudiaeBonifacio I di Challant ricopriva infatti la carica di maresciallo di Savoia presso la corte sabauda..
Il cortile, le cui pareti sono interamente affrescate da decorazioni in stile gotico internazionale, è circondato su tre lati da una doppia balconata in legno in corrispondenza dei due piani superiori. Lungo le pareti della balconata si snoda una serie di saggi, uno diverso dall'altro, che reggono pergamene riportanti proverbi e massime morali scritte in francese antico. Un tempo in corrispondenza di ognuno dei saggi era indicato il nome del personaggio raffigurato, ma la maggior parte di essi è ormai illeggibile., tra questi saggi è raffigurato anche un personaggio in costume arabo, probabilmente per ricordare la partecipazione di Challant a una crociata.
Tra i proverbi e le massime morali è possibile citare
In un angolo del cortile si trova anche una sorta di profezia
Su uno dei muri del castello è stata trovata anche una poesia, in francese antico, attribuita a Bonifacio I e scritta in occasione delle nozze di sua figlia Bona con il signore di Uriage Jean Allamant e la sua conseguente partenza, considerata uno dei più antichi esempi scritti della lingua francese parlata nella zona alla fine del Medioevo..