Barzanò (Barzenò in dialetto brianzolo) è un comune italiano di abitanti della provincia di Lecco in Lombardia.
È un centro industriale e agricolo situato a 20 km dal capoluogo in direzione sud-ovest, sulle colline tra l'Adda e il Lambro, nel territorio del Meratese. È posto a quasi uguale distanza da Como-Monza-Lecco, in un territorio verdeggiante sulle colline dell'alta Brianza dalle quali si gode un panorama suggestivo che spazia dal San Genesio al Resegone e alle Grigne, dai Corni di Canzo alla catena delle Alpi fra cui spicca il monte Rosa, alla immensa pianura lombarda fino ad arrivare agli Appennini.Fonte: sito ufficiale del comune di Barzanò.
Storia
Le origini Si ha ragione di credere che l'area Barzanò fosse abitata sin dall'epoca preistorica, poiché nel 1905, nei pressi della stazione tranviaria allora esistente, venne ritrovata una tomba a cremazione, attribuita alla prima età del ferro, compresa fra il 1000 circa a.C. e l'invasione gallica del 400 a.C., prima che i Romani dessero un nome al luogo. Comunque, della civiltà gallica in Brianza poche sono le testimonianze rimaste, e nessuna si riferisce a Barzanò.
Del successivo periodo romano, invece, non mancano tracce notevoli, fra le quali le tombe a inumazione rinvenute nel 1959 fra Barzanò e la frazione di San Feriolo, lungo la strada provinciale (davanti al consorzio agrario), prive di qualsiasi segno cristiano, ma con un cospicuo corredo funebre con oggetti in terracotta verniciata, vetro, ferro, bronzo cesellato e piccoli oggetti di metallo, fra i quali sei monetine. Da ricordare, anche, fra le vestigia romane, due are votive sacrificali dedicate a Giove Summano con iscrizioni di cui non si è potuta stabilire la data, ma che si presume appartengano al III o IV secolo. Da queste are si rileva il nome di Novelliano Pandaro, al quale si riferisce una delle iscrizioni, appartenente a facoltosa famiglia romana.
Sia che Novelliano Pandaro verso la fine del IV secolo dimorasse in Barzanò, sia che vi si rifugiasse da Milano in una sua villa costruita nella località, a lui, alla sua famiglia e discendenti Barzanò deve la conservazione nei tempi, dell'impronta della sua romanità avendo mantenuto il titolo specifico di "Villa Barzanorum" anche durante le successive invasioni barbariche.
Nella sua opera fondamentale "Barzanò antica", dalla quale è tratto in gran parte questo profilo storico, don Rinaldo Beretta ricorda che, secondo quanto scrisse il Mantovani, "negli andati tempi il villaggio di Barzanò era più popolato ed esteso e costituiva pertanto un importante "pagus" della regione decima ai tempi della romana repubblica", Il culto pagano a Barzanò durò per lo meno fin quasi alla fine del IV secolo, conservato si ritiene, appunto da Novelliano Pandaro, signore latifondista del luogo. Come riporta di terza mano il Beretta, secondo il Galvano Fiamma, Barzanò fu una delle otto città dell'InsubriaSormani, De' passeggi. Giornata Seconda, Milano, 1752, p. 19.. Con il secolo V incomincia il grande periodo delle invasioni barbariche nell'impero romano, iniziate in Italia nel 401 con Alarico e i Visigoti e terminata con i Longobardi, calati nella penisola nel 568 e che, delle invasioni barbariche, fu quella che durò a lungo scomparendo soltanto nel 774, con la conquista del regno longobardo per opera di Carlo Magno.
Secoli di stragi, devastazioni, violenze e lotte caratterizzarono il lungo periodo, ponendo in fuga gran parte delle popolazioni. Con l'avvento dei Longobardi, molte famiglie di questi si erano stabilite in Brianza, dove ebbero corti e ville con poderi e vigneti e soprattutto boschi. Non si ha, però, notizia che in Barzanò avesse preso sede una famiglia longobarda perché il tempo, l'incuria degli uomini e l'indifferenza generale non hanno conservato né documenti, né testimonianze, né memorie di quei tempi fortunosi e lontani della nostra storia. Si può dire, perciò, che dal V secolo sino al primo quarto dell'XI su Barzanò si sia disteso un velo di oscurità, benché il villaggio abbia sicuramente continuato a vivere secondo la tarda tradizione romana. Il Beretta scrive, a questo proposito, che "probabilmente il latifondo di Novelliano Pandaro si sarà trasformato in corte dei Longobardi e successivamente, in feudo".
Il documento più antico, anzi l'unico che si conosca di quei lontanissimi tempi e nel quale il nome di Barzanò viene fatto per la prima volta, è un diploma del 4 ottobre 1015 con il quale l'imperatore e re d'Italia Enrico II donava, da Maresburg, ad Alberico Vescovo di Como e ai suoi successori, con facoltà di tenere, conservare o alienare, la corte di Barzanò con tutte le sue dipendenze, confiscata ai ribelli Ugo e Berengario, figli del conte Sigifredo cui la corte era venuta ad appartenere.
Dal Medioevo, castelli e ville Del castello di Barzanò, di quando sia stato costruito e di quali avvenimenti sia stato teatro, non si hanno che congetture poiché mancano dati e testimonianze sicure. Si ha solo notizia che nel 1222 l'esercito popolare milanese agli ordini del podestà Ardigozzo Marcellino, fra gli altri castelli, avrebbe distrutto anche quello di Barzanò, del quale è giunto a noi solo il vecchio, imponente avanzo di torrione, rimasto nella villa già dei nobili Nava, passato successivamente in proprietà dei Moizzi.
Nel 1860 si rinvennero i resti delle antiche mura dallo spessore di due braccia e mezzo che avevano una doppia porta, l'esterna era a ponte levatoio. Si dice che il castello fosse fiancheggiato da 15 robuste torri e da formidabili spalti, e sicuramente occupava tutto lo spazio della collina, inglobando anche l'antica chiesa di S. Salvatore.
Comunque, si può ritenere che Barzanò medievale consistesse nel castello signorile con poche casupole attorno ad altre sparse nel territorio della corte. Nessun documento è giunto a noi per dirci quando e da chi fosse stato costruito il castello. Si crede eretto da un certo Rothfurt scudiero di Astolfo penultimo re dei Longobardi, da questi creato conte perché nella battaglia della Chiusa delle Alpi contro re Pipino, ferito, fu da lui sottratto alla mischia e a morte certa..
L'unica notizia sicura, è che alla fine del X secolo il conte Sigifredo, ricchissimo e potentissimo signore, di discendenza franco-borgognona, sceso in Italia dopo la caduta del regno longobardo, oltre a molti beni nel Varesotto e fuori del Milanese, possedeva anche la corte di Barzanò, ma in quale anno egli fosse venuto in possesso della corte e perché è del tutto ignoto. Si ritiene probabile che la sua morte sia avvenuta alla fine del X secolo, lasciando la successione ai figli Ugo, conte, e Berengario prete fautori di re Arduino.
Questi furono spodestati e cacciati in esilio dall'imperatore tedesco Enrico II nominatosi Re d'Italia nel 965. Alberico Vescovo di Como, elettore di Enrico II, pensò bene di appropriarsi del feudo dei profughi, perciò recatosi a Maresburg, ottenne dall'imperatore l'investitura con diritto di vendere, alienare, ecc. la corte di Barzanò, con diploma del 4 novembre 1015: cosa che Alberico non tardò a fare, dato che negli archivi non c'è traccia di alcuno suo atto di autorità. Possiamo dire che con questa carta Barzanò entra nella storia della Brianza ufficialmente, con tutto il suo vasto e fertile territorio, composto di terre colte e incolte, vigne, campi, pascoli, selve, mansi, masserizi, acque, mulini, case, servi e aldi, tutti elencati nel diploma.
Ciò che si sa è che tutto l'insieme patrimoniale di Barzanò costituiva, allora, un unico complesso, la "longobarda corte" la cui economia era costituita dai possedimenti terrieri e dal lavoro servile vincolato. In quell'epoca feudale "la corte", scrive il Beretta, "volgeva la sua vita in un regime chiuso. Ogni corte era come un piccolo mondo che bastava a sé stesso, producendo quel tanto che era necessario al consumo interno. In tal regime economico, non poteva esserci posto per una vera industria e un commercio; i pochi scambi occorrenti si svolgevano per lo più col baratto dei prodotti in natura e manufatti casalinghi e raramente in moneta. Di grande importanza, perciò, erano allora le grandi proprietà terriere laiche, ecclesiastiche e monastiche".
Con l'avvento dei liberi Comuni Lombardi, che daranno vita a un'economia più aperta ed espansiva, scrive ancora il Beretta «verranno di riflesso spezzandosi a poco a poco anche nelle campagne le barriere curtensi (da corte o cortile, spazio cintato intorno alla casa padronale); a un'economia naturale a mercato chiuso, subentrerà ben più largamente di prima, quella monetaria». Anche per Barzanò, il vasto podere con la casa padronale e le annesse proprietà, avrebbe assunto il significato di "villaggio".
Dopo la distruzione del castello avvenuta nel 1222, l'area occupata dallo stesso venne forse acquistata da un nobile milanese della famiglia dei Pirovano, già proprietaria di fondi in Barzanò.
Delle antiche famiglie della Barzanò medievale sono da ricordare, principalmente, quelle dei Nava e degli Origo di Torricella. I Nava provenivano dal villaggio di Nava, situato sul colle di Brianza, e diedero luogo a due casate: quella di Barzanò e l'altra di Monticello. Quella di Barzanò durò più a lungo, tanto da essere presente ancora nello scorcio del secolo XV, per estinguersi poi nei conti Lurani alla prima metà del XIX secolo. Sin dalla prima metà del Cinquecento era presente in Barzanò la famiglia Origo di Torricella, proveniente da Paderno Robbiate, che verso la metà del secolo XVIII sarebbe risultata la maggiore proprietaria terriera del comune di Barzanò.
Compresa nel contado della Martesana, agli inizi del Quattrocento, Barzanò divenne sede del Capitanato. Concessa in feudo ai Pozzo, nel 1650 riscattò la prima libertà dalla infeudazione, ma nel 1732 ne vennero ancora investiti i Nava.
Anni recenti Nel dopoguerra Barzanò compie un grande passo avanti, con un crescente sviluppo diversificato di tutta la sua struttura socioeconomica, che comporta, oggi, la presenza di una popolazione di oltre quattromila abitanti dei quali circa 1 300 attivi. Nascono nuove imprese artigiane e industriali, si arricchisce il settore commerciale, l'urbanizzazione realizza sviluppi edilizi che si accompagnano a quelli delle attività produttive.
Nasce una zona industriale destinata alla edificazione per le aziende artigiane e industriali e la rete delle comunicazioni si fa più completa, sia nell'ambito territoriale del comune, sia per quanto riguarda i collegamenti con le città e i comuni vicini.
Interventi urbanistici di grande importanza rinnovano la struttura e i servizi del paese: i nuovi complessi scolastici, la nuova Piazza del Mercato, il complesso consortile delle Piscine e il Centro Sportivo "Paolo VI".
Nel multiforme settore artigiano-industriale Barzanò vede presenti oggi, con le loro organizzazioni imprese di molti comparti produttivi: carpenterie metalliche, produzioni tessili, lavorazioni delle materie plastiche, imprese per la costruzione di macchine speciali, manufatti in cemento e rivestimenti plastici, semilavorati in legno, arredamento e produzioni alimentari. A queste numerose e moderne attività produttive, si affiancano quelle commerciali e di servizi.
Diminuita invece necessariamente, nella sua tradizionale importanza primaria, l'agricoltura oggi è presente nell'area barzanese soprattutto e prevalentemente, con colture di frumento, mais e foraggi.
Il gemellaggio con la cittadina della Francia centrale Mézières en Brenne, ha aperto ai barzanesi una finestra europea di proficui scambi culturali. I ragazzi hanno avuto la possibilità di vivere a Mézières esperienze nuove, mentre numerose famiglie di Barzanò hanno ospitato ragazzi francesi con la nascita di conoscenze e amicizie che continuano nel tempo.