Considerato tra i protagonisti più importanti dell'architettura contemporanea italiana fu operativo principalmente nella sua città a partire dagli anni Trenta fino alle soglie del XXI secolo. Il suo contributo fu significativo nella definizione di un linguaggio organico di matrice mediterranea, insieme agli studi condotti parallelamente da Luigi Cosenza e Bernard Rudofsky. Protagonista indiscusso della ricostruzione post bellica, insieme a Cosenza, Carlo Cocchia, Francesco Di Salvo, Francesco Della Sala e Stefania Filo Speziale.

Biografia Le origini, la formazione e i primi lavori

Nato in una famiglia artisticamente stimolata. Il padre, il noto scultore napoletano Luigi De Luca, già allievo all'Accademia di belle arti di Napoli di Stanislao Lista e docente di scultura presso la stessa accademia, rese gli ambienti di casa De Luca un piccolo salotto culturale della città. Gli indirizzi paterni orientarono il giovane De Luca in direzione delle discipline artistiche, con particolare attenzione all'architettura. Nel frattempo conseguì il diploma di maturità classica presso il prestigioso Liceo classico Giambattista Vico, all'epoca ancora negli spazi dell'antica Casa professa dei gesuiti in Piazza del Gesù. Nel 1930 s'iscrisse al primo corso di laurea alla Real Scuola Superiore di Architettura di Napoli, allocata, allora, negli spazi dell'Accademia di belle arti. Negli anni accademici il giovane studente di architettura iniziò ad interessarsi della vita culturale della città partecipando, secondo le indicazioni e le strategie di dominio delle masse portate avanti dall'ideologia del regime fascista, a numerosi eventi organizzati dal GUF. In uno di questi eventi realizzò l'unica sua opera scultorea, debitrice della lezione paterna, un Ritratto di Donna in argilla. In questi anni fu significativo l'incontro nella Scuola di Architettura con il docente Marcello Canino che intravide nel giovane collega in formazione la figura di studente modello instaurando un rapporto di ammirazione e stima reciproca.. Nel 1933, alla giovane età di ventuno anni, ottenne la laurea in architettura con il massimo dei voti.

Appena laureato venne rapidamente introdotto nell'ambiente accademico della neonata facoltà di Architettura, dapprima come assistente volontario alla cattedra di Meccanica Razionale e Statica Grafica retta dal brillante ingegnere e professore Adriano Galli e in seguito a quella di Composizione Architettonica tenuta dal professore Alberto Calza Bini. Nel 1937 vinse il concorso nazionale diventando assistente di ruolo alla cattedra di Composizione.

Parallelamente alle prime esperienze accademiche affiancò quelle in ambito professionale. Inizialmente legato strettamente alle esperienze della prima architettura razionale che agli inizi degli anni Trenta iniziò a diffondersi grazie all'attività delle prime riviste specializzate e ai numerosi concorsi di rinnovamento urbano secondo le disposizioni del regime, De Luca seppe attingere l'asciuttezza monumentale attraverso l'impiego di materiali pregiati. Partecipò nel 1936 ai Littorali di Architettura a Venezia con una Caserma di Artiglieria divisionale. L'anno successivo fu il turno del concorso per il Sacro Cuore di Parma dove per la prima volta vennero abbandonati gli stilemi fascisti del monumentalismo per un approccio ancora conforme al linguaggio di regime ma più aperto alle sperimentazioni e all'imprevedibilità che caratterizzarono la produzione successiva.

La consacrazione professionale avvenne nel 1938 mettendosi in risalto per il cantiere della Mostra d'Oltremare. Considerata la sua opera prima, l'Arena Flegrea. Il progetto venne presentato in diverse soluzioni. Alla fine dell'anno fu presentata una prima proposta basata sull'idea di teatro reversibile secondo le indicazioni costruttive del teatro moderno. La ricerca condotta da De Luca fu molto attenta rintracciando archetipi costruttivi presenti in area mediterranea: il teatro greco e il teatro romano. Riferimenti attinti anche per la tipologia costruttiva adottata, in parte scavato nella collina dove era adagiato e in parte in elevazione. In seguito a dettagliate critiche sull'esecuzione, i costi e l'organizzazione degli spettacoli, l'architetto fu costretto, in un breve lasso di tempo a modificare completamente il suo progetto preferendo un'impostazione di tipo tradizionale che riammetteva la distinzione tra pubblico e palcoscenico, inoltre la capienza fu ridotta a dodicimila spettatori. La seconda proposta di progetto fu ruotata di novanta gradi con la disposizione della platea a sud e la scena a nord. Espediente studiato per evitare l'abbagliamento del pubblico durante i raduni politici mattutini e negli spettacoli pomeridiani. Sia nella prima proposta, rimasta sulla carta, che la seconda, effettivamente eseguita, De Luca seppe creare un pregevole lavoro di sintesi tra quattro poli che soddisfacessero la richiesta progettuale e di fattibilità: il teatro di massa; le indicazioni del nuovo teatro contemporaneo, il linguaggio razionalista e l'architettura teatrale del mondo antico. Il frontone esterno che aveva molteplici funzioni, in particolare acustiche per arginare i venti che spiravano da sud verso nord disperdendo il suono, fu ornato da un mosaico in marmo lungo 114 metri e alto 6 metri che racconta la storia del teatro italiano fu eseguito da Nicola Fabricatore. Per la Mostra d'Oltremare si occupò anche dei collegamenti infrastrutturali al sito progettando la Funivia di Posillipo con le sue stazioni a valle e a monte, tuttora esistenti ma del tutto abbandonate.

L'esperienza del nuovo polo fieristico nell'area flegrea segnò la conclusione della fase iniziale dell'architetto. Lo scoppio della Guerra, la perdita di fiducia verso il sistema politico di allora che condusse il Paese in guerra, il progressivo avvicinamento della politica internazionale italiana verso il Terzo Reich segnarono profondamente il giovane architetto che iniziò gradualmente a prendere le distanze dal fascismo e dalle sue iniziative. Negli anni della guerra fu contattato dalla redazione di Domus insieme ad altri importanti architetti italiani per sviluppare un personale tema sulla casa ideale. In questo progetto non realizzato, sulla scorta delle ricerche condotte per l'Arena flegrea, emerse per la prima volta l'atteggiamento mediterraneo abbandonando i modelli compositivi tipici del razionalismo di regime. Questi nuovi ed aggiornati approcci furono applicati alla progettazione e realizzazione di Villa Piscitelli in via Michelangelo Schipa a Napoli. Contemporaneamente fu chiamato nell'esercito come Ufficiale di Artiglieria, ma dopo l'Armistizio di Cassibile venne arrestato da squadre fasciste e deportato in un campo di concertamento in Germania. Liberato dall'Armata Rossa, partecipò nei mesi finali del conflitto alle operazioni di guerra sull'Oder contro i tedeschi.

Il dopoguerra: oscillazione tra l'impegno civile e professione

Conclusa la parentesi bellica, De Luca si trovò ad affrontare la dura stagione della ricostruzione. Nell'attività dell'architetto si verificò un atteggiamento che oscillava tra aspirazioni civili e morali del ruolo professionale e quello legato alla compromissione con la cultura della speculazione edilizia che si verificò proprio nei primi anni del dopoguerra. In un arco temporale tra il 1946 e il 1950 fu fondata da De Luca la sezione campana dell'APAO, creata poco tempo prima a livello nazionale da Bruno Zevi, Mario Ridolfi e Pier Luigi Nervi. De Luca, attraverso questo atto, si schierò contro l'accademismo classicista e monumentale ancora in voga nell'insegnamento universitario e che aveva caratterizzato la produzione edilizia prebellica. Abile ricercatore linguistico, seppe, nel giro di poco tempo, spaziare dal razionalismo degli anni Trenta al linguaggio organico. Fu tra i primi in Italia ad assimilare la lezione di Frank Lloyd Wright, maestro che ebbe difficoltà nella diffusione del suo linguaggio presso le scuole di architettura europee.

Il dopoguerra vide De Luca partecipare attivamente ai problemi della ricostruzione di quartieri residenziali di edilizia popolare, anche grazie al piano INA-Casa. Il primo quartiere che vide la partecipazione attiva dell'architetto in un gruppo di progettazione di altissimo livello fu l'edificazione del Rione Mazzini a Capodichino per conto dello IACP di Napoli. Il quartiere, progettato prevalentemente da un gruppo di architetti ed ingegneri ancora legati alla cultura razionale mitteleuropea delle siedlung non consentirono a De Luca di far emergere la sua attitudine organica. Il primo lavoro in questa direzione fu Cinematografo al Lido di Camaiore a Camaiore, realizzato nel 1947 dove vengono fuse nel progetto l'approccio razionale delle funzioni da allocare nell'edificio e l'approccio organico attraverso uno spazio che esalta la propria libertà espressiva. Il lavoro compiuto sulla spiaggia versiliese fu pubblicato in un articolo della rivista Metron, contribuendo alla notorietà nazionale dell'architetto.

Nel 1950, insieme a Raffaello Salvatori, progettò per conto dell'INA - Casa il Rione Capodimonte di fronte al muro di cinta del Bosco di Capodimonte. Il complesso è caratterizzato dall'impiego di due tipologie residenziale: in linea e a torre stellata. La sapiente disposizione delle volumetrie fu organizzata creando, con gli edifici in linea alti quattro livelli fuori terra, una cortina compatta lungo Via Miano che fronteggia la solida alberata di confine del bosco; mentre i lotti interni furono occupati da edifici a torre sfalsati tra un blocco in linea e un altro nel primo livello e da un secondo livello di edifici a torre sfalsati questa volta tra una torre e l'altra del livello precedente. Questo gioco di sfalsamenti crea una sottile composizione urbana fatta di contrappunti linguistici caratteristici alternando le diverse altezze dei fabbricati e la diversa lettura urbana vivacizzata da questi scartamenti che negano la rigidezza tipica dei coevi rioni razionalisti. Il progetto originario prevedeva due viali carrozzabili che chiudevano la fascia centrale delle torri il cui accesso era garantito da una maglia di vialetti pedonali immersi nella vegetazione. Le varianti in corso d'opera cancellarono questa lettura urbana dal sapore organico, preferendo un sistema di strade secondarie carrozzabili, isolando di fatto ogni singolo edificio. Sempre De Luca e Salvatori per conto del medesimo ente progettarono l'insediamento di cinque palazzine a Bacoli, in questo caso, la lottizzazione, coeva a quella di Capodimonte, si caratterizzò per un linguaggio più semplice e vicino alle tendenze del razionalismo mediterraneo.