Dopo la Restaurazione, nel luglio del 1814, costituì il Corpo dei Carabinieri Reali, da cui oggi deriva l'Arma dei Carabinieri, una delle Forze armate d'Italia. Istituì nel 1815 l'Ordine militare di Savoia.

Biografia Giovinezza

Vittorio Emanuele nacque a Torino il 24 luglio 1759, secondogenito di Vittorio Amedeo III di Savoia e della moglie, Maria Antonia di Spagna; apparteneva a Casa Savoia, discendendo dalle dinastie d'Asburgo, Wittelsbach, Farnese, Borbone e Stuart. Alla nascita fu creato Duca d'Aosta, titolo che prima di lui detenne anche il nonno, Carlo Emanuele III di Sardegna. Similmente ai fratelli, il padre gli costituì un appannaggio costituito dalle città di Chieri e Poirino e dalle località di Riva e Banna, frazione di Poirino, concessogli con lettere patenti datate 3 giugno 1785 con il titolo di principe di Chieri, Poirino, Riva e Banna. Con le medesime lettere patenti gli venne concessa la carica, resa ereditabile dalla sua discendenza, di Gran Balivo della Città e del Ducato di Aosta.

Affidato in un primo tempo alle cure di Elena Ludovica Fresia d’Oglianico, il 31 luglio 1768 cominciò la sua educazione, condotta assieme al fratello Maurizio Giuseppe, duca del Monferrato, sotto la guida del governatore Casimiro Gabaleone di Salmour. L'educazione del Duca d'Aosta fu diversa rispetto a quella dell'erede al trono, il fratello Carlo Emanuele, al quale erano stati accentuati i caratteri religiosi dal precettore Giacinto Sigismondo Gerdil, mentre per Vittorio Emanuele venne impostata un’istruzione più laica. Nonostante ciò, quelli dell’infanzia e dell’adolescenza furono anni trascorsi all’insegna della severità, della rigidezza morale, della chiusura nei confronti delle novità. A tal proposito, nel 1789, il conte Joseph-Thomas d’Espinchal, emigrato francese, scrisse riguardo a Vittorio Emanuele: "E' estremamente brutto e non ci ha dato alcuna idea del suo spirito o del suo carattere".

Matrimonio

Re Vittorio Amedeo III, considerando la sterilità dei principi ereditari, Carlo Emanuele di Savoia e Maria Clotilde di Borbone, sorella di Luigi XVI di Francia, volle assolutamente che il figlio Vittorio Emanuele si sposasse. La scelta ricadde su Maria Teresa d'Austria-Este, figlia di Ferdinando d'Asburgo-Lorena, governatore di Milano e fratello di Giuseppe II del Sacro Romano Impero, e di Maria Beatrice d'Este. L'unione fu ben vista dalla corte austriaca. Definito il contratto il 10 gennaio 1789, le nozze vennero celebrate per procura a Milano il 23 aprile. La ratifica ebbe luogo a Novara, con una cerimonia officiata il 25 aprile dal Vescovo di Torino, Vittorio Maria Costa d’Arignano. La coppia ebbe sette figli:

Maria Beatrice (1792 - 1840) Maria Adelaide (1794 - 1795) Carlo Emanuele (1796 - 1799) Figlia (1800 - 1801) Maria Teresa (1803 - 1879) Maria Anna (1803 - 1884) Maria Cristina (1812 - 1836)

Duca d'Aosta

Invasione francese

A oscurare l’ingresso solenne dei due sposi nella capitale, fu lo scoppio della Rivoluzione francese; il Palazzo Reale, a Torino, divenne rifugio per molti emigrati francesi come Luigi Giuseppe, principe di Condé, a Carlo Filippo, conte d’Artois, futuro Carlo X di Francia e cognato di Vittorio Emanuele, in quanto marito della sorella Maria Teresa di Savoia. Rifiutata nel 1792 l’alleanza difensiva e offensiva con la Francia rivoluzionaria contro l’Austria, il Regno di Sardegna fu invaso e perdette il Ducato di Savoia e la Contea di Nizza. Durante questo periodo, emersero alcune spaccature nella Famiglia reale: il Duca d’Aosta, tenuto lontano dalle decisioni politiche, cominciò a maturare assieme ai fratelli minori Maurizio Giuseppe, Carlo Felice e Giuseppe Benedetto, una specie di fronda, una conventicola familiare denominata fradlansa, fratellanza in piemontese, nei confronti del debole erede al trono, unico principe a essere ammesso al Consiglio della Corona. Quando cominciò il conflitto, le condizioni di salute e l’educazione ricevuta non permisero all’erede Carlo Emanuele di vestire la divisa. A partire per la Guerra delle Alpi, furono invece i Duchi d’Aosta, di Monferrato e del Genevese, ovvero Vittorio Emanuele, Maurizio Giuseppe e Carlo Felice.

Nel durante gli scontri contro la Francia, il 6 dicembre 1792 nacque la primogenita di Vittorio Emanuele, Maria Beatrice. Poco dopo, nel 1793, il Duca d’Aosta affiancò il generale austriaco Michelangelo Alessandro Colli nella valle Stura di Demonte per tentare di recuperare il Nizzardo, ma la campagna militare fu favorevole ai francesi, che presero il Colle dell’Argentera. L’anno successivo, il 6 gennaio 1794, Vittorio Amedeo III affidò il comando supremo delle operazioni al generale austriaco Joseph Nikolaus De Vins. La decisione, contrastata da Vittorio Emanuele, non portò a risultati positivi. La firma di un trattato tra il Regno di Sardegna e l’Impero asburgico il 23 maggio, fu tutto a vantaggio di quest’ultimo, poiché all’Austria era assicurata in caso di vittoria la retrocessione dei territori al confine con il Milanese. Venne comunque garantito a Vittorio Emanuele il comando di una linea di difesa, tra il Monviso e le Alpi Levanne. Spintosi in profondità nella val Pellice e costretto a ripiegare a causa dello sfondamento francese al forte di Mirabouc, dovette assistere impotente alla disfatta. Usciti dalla coalizione Toscana, Prussia e Spagna, il 23 novembre 1795 i francesi ebbero la meglio sugli austro-piemontesi a Loano; l’anno successivo le truppe rivoluzionarie, al comando di Napoleone Bonaparte, dilagarono nel basso Piemonte: a Vittorio Amedeo III non restò che firmare Armistizio di Cherasco il 28 aprile. Vittorio Emanuele aveva rifiutato fermamente il consiglio del generale francese François Christophe Kellermann di convincere il padre a firmare con il Direttorio una alleanza offensiva e difensiva.

Esilio

Morto il padre Vittorio Amedeo III, il primogenito ascese al trono come Carlo Emanuele IV il 16 ottobre 1796; il nuovo sovrano firmò il 25 febbraio 1797 un’alleanza con la Francia, contro l’Austria. Dissociandosi dall’iniziativa e rifiutandosi, come Generale dell’Esercito, di mettere in assetto l’armata per i nuovi scopi militari, il Duca d’Aosta diede le dimissioni dall’alto comando. Entrato in sospetto ai francesi, ormai sul punto di cacciare i Savoia, Vittorio Emanuele prima si oppose alla consegna della cittadella di Torino, poi intimò Carlo Emanuele IV a resistere contro l’imposizione del Direttorio alla rinuncia delle provincie della terraferma, ovvero l'odierno Piemonte e la Valle d'Aosta. Il Re, sotto la minaccia di un bombardamento di Torino, cedette alla volontà dei francesi e il 9 dicembre 1798 firmò l’atto di capitolazione. Vittorio Emanuele fu obbligato a controfirmare la decisione del fratello. Vittorio Emanuele e la famiglia reale dovettero così lasciare la capitale sabauda, recandosi a Livorno per poi raggiungere la Sardegna. Ribellatosi alla volontà dei francesi di trattenerlo ostaggio in Toscana, il Duca d'Aosta sbarcò a Cagliari il 3 marzo 1799, dove assunse il comando supremo dell’Esercito, in veste di Governatore del Capo meridionale e della Gallura. Giunta la notizia che le armate austro-russe, al comando del generale Aleksandr Vasil′evič Suvorov, erano entrate a Torino il 26 maggio, la famiglia reale fu pronta a ripartire; fu grazie alla Russia, al tempo in opposizione all'Austria che era bramosa di riottenere il Novarese e l’Alessandrino, che i Duchi d’Aosta poterono rientrare, che salparono la settimana successiva da Cagliari. Giunti a Livorno, proseguirono per Pisa e Firenze con l’intenzione di raggiungere rapidamente il Piemonte. Entrato negli ex domini sabaudi, Vittorio Emanuele fu però raggiunto ad Alessandria dal divieto formale austriaco di recarsi a Torino. In attesa degli eventi, decise di stabilirsi a Vercelli, dove venne raggiunto dalla notizia della morte dell’amato fratello Maurizio Giuseppe, duca del Monferrato, avvenuta ad Alghero il 2 settembre 1799.

La Francia però intraprese la Seconda campagna militare in Italia: le truppe francesi invasero il Piemonte dal Gran San Bernardo, di conseguenza Vittorio Emanuele e la moglie Maria Teresa scapparono a Genova, in mano agli austriaci. Ricevuta la notizia della vittoria di Napoleone a Marengo, sotto la protezione inglese salparono alla volta di Livorno ma anche lì il soggiorno fu interrotto per la discesa in Toscana dei francesi. Giunti a Portoferraio nell’ottobre del 1800, si trasferirono a Napoli dove si ricongiunsero a Carlo Emanuele IV, rifugiatosi alla corte del re Ferdinando di Borbone. Per il Duca Vittorio Emanuele non fu un buon periodo, sia a causa della situazione bellica, la diplomazia e la politica deludente del fratello, ma anche a causa del fatto che la Duchessa Maria Teresa partorì una figlia, alla fine del 1800, che morì solo quindici giorni dopo.

Re di Sardegna

Ascesa al trono

Quando Maria Clotilde di Borbone, regina di Sardegna, morì il 7 marzo 1802, re Carlo Emanuele IV, in esilio a Roma, decise di abdicare il 4 giugno dello stesso anno; così il fratello minore, Duca d'Aosta, gli successe l'8 giugno 1802 come Vittorio Emanuele I. L'atto fu siglato a Napoli. Osteggiato contemporaneamente dai francesi e dagli austriaci, ma sostenuto dalla Russia, dalla Gran Bretagna e dal Portogallo, alla morte del fratello Giuseppe Benedetto, conte di Moriana e governatore di Sassari, avvenuta il 29 ottobre 1802, Vittorio Emanuele I decise di non rientrare in Sardegna, destinando il governatorato a Carlo Francesco Thaon di Revel, in sostituzione al principe Carlo Felice di Savoia. L'isola sarda al tempo era divenuta una terra traviata dalla plaga feudale, dalle scorrerie dei contrabbandieri e dei barbareschi, dalle manovre dei fuoriusciti sardi aderenti ai disegni francesi di conquista. Morti i fratelli minori ed essendo padre di solo figlie femmine, il Re convinse il fratello Carlo Felice a contrarre matrimonio con Maria Cristina di Borbone, figlia del re Ferdinando di Napoli e Sicilia, onde assicurare una successione alla dinastia. In mezzo a problemi finanziari a non finire e speranzoso di ottenere dalla Russia uno Stato a compensazione di quello perduto, fosse anche con la cessione della Sardegna, decise di restare nello Stato pontificio, fino a che, deluso per il comportamento acquiescente di Papa Pio VII in occasione dell'incoronazione di Napoleone, si trasferì nuovamente a Napoli. Alla corte dei Borbone, nutrì invano l’idea di partecipare alla Guerra della Terza coalizione alla testa di una legione sarda o italiana, finanziata dagli anglo-russi. Dopo la vittoria napoleonica ad Austerlitz e la fuga dei Borbone da Napoli, non gli restò altra scelta, nel febbraio del 1806, che andare in Sardegna, dopo sei anni di assenza. Sull’isola, oltre a concentrarsi sull’amministrazione del territorio e sulla difesa delle coste con l’organizzazione di una flotta navale, ebbe il tempo non solo di preparare il matrimonio del fratello Carlo Felice, celebrato a Palermo il 5 aprile 1807, ma anche di progettare tra il 1808 e il 1809 alleanze in triangolazione con Austria, Gran Bretagna e corte borbonica in Sicilia, al fine di riconquistare manu militari le terre avite. Il 20 giugno 1812, la primogenita Maria Beatrice sposò l'arciduca Francesco d'Asburgo-Este, suo zio materno, a Cagliari il 20 giugno 1812; le nozze furono occasione per la Gran Bretagna di valutare la possibilità, presto sfumata, di una riscossa antinapoleonica che partisse dall’isola al comando del futuro Duca di Modena. Vittorio Emanuele I fu a traino degli eventi che si consumarono in Europa nel 1814.

Rientro a Torino