Il missorio di Teodosio, anche detto più propriamente disco di Teodosio, è un grosso clipeus ("disco", in lingua latina) in argento, tradizionalmente identificato con un missorioL'uso del termine "missorio" per il disco di Teodosio è riconducibile a R. Delbrueck () ed è da allora entrato nell'uso comune. Ma la parola non è attestata da fonti contemporanee, né nell'alto né nel basso impero, e l'uso fatto da Isidoro di Siviglia è riferito ai piatti di portata, mentre solo a partire dal VII secolo (missurium) e poi nel X secolo (il greco bizantino minsoúrion) il termine viene collegato a oggetti di lusso. (piatto decorato) ma più probabilmente un piatto di largizione,. conservato alla Real Academia de la Historia di Madrid.Il Römisch-Germanisches Zentralmuseum di Magonza ne possiede una copia. Fu prodotto probabilmente a Costantinopoli nel 388 o nel 393, in occasione dei decennalia (decimo anniversario di regno) o, rispettivamente, dei quindecennalia (quindici anni di regno) dell'imperatore Teodosio I, il quale è raffigurato mentre consegna un codice a un alto funzionario, affiancato dai suoi due co-imperatori, identificati con Valentiniano II (od Onorio) e Arcadio.

Si tratta di un esempio caratteristico dello stile classicheggiante dell'età teodosiana ed è considerato uno dei capolavori dell'oreficeria tardo-imperiale romana.

Piatto commemorativo

Questo disco proviene da un tesoro di oggetti di argento, che comprendeva tre pezzi, trovati nel 1847 ad Almendralejo, 29 km a sud di Mérida, nella provincia spagnola di Badajoz.Attirò immediatamente l'attenzione delle società scientifiche locali e fu acquistato dalla Real Academia de la Historia di Madrid, per la somma di 27.500 reales de vellón. Fu poi restaurato nel 1849 da questo istituto e nel 1999 dall'Istituto del Patrimonio Storico Spagnolo, (foto). È considerato il più bell'esempio di piatto di largitio («largizione») in argento, cioè di quella categoria di oggetti di lusso realizzati in vista delle celebrazioni imperiali (ascensione al trono e anniversario di regno in particolare) e poi offerti in tali occasioni dall'imperatore ai più importanti dignitari dell'impero: si trattava principalmente di piatti e coppe d'argento..

Pochi esemplari di tale argenteria si sono conservati: solo 19 pezzi sono sopravvissuti, tutti datati al IV secolo e prodotti sotto sei imperatori.Gli imperatori che hanno emesso i missorii conservatisi sono Licinio (che ne emise alcuni anche per il figlio Licinio II), Costante I, Costanzo II, Valentiniano I o Valentiniano II e Teodosio I. In questo ambito, il disco di Teodosio si distingue per essere il più recente (anche se la pratica di produrre e donare questi oggetti proseguì probabilmente per altri due secoli) e per avere la decorazione più elaborata: gli unici altri esempi di missorii conservati altrettanto bene sono il piatto di Kerč', conservato al Museo dell'Ermitage e raffigurante Costanzo II a cavallo, e quello di Valentiniano I (o Valentiniano II) a Ginevra.

Descrizione Il piatto di Madrid è d'argento, con tracce di doratura sulle lettere. Le sue dimensioni sono ragguardevoli, in rapporto agli altri piatti d'argento contemporanei noti: misura infatti 0,74 m di diametro, con uno spessore che varia tra i 4 e gli 8 mm. Il piatto si appoggia su di un anello di 0,26 m di diametro e uno spessore di 0,30 mm saldato sul retro, che reca una scritta in greco che indica il peso ufficiale dell'oggetto: ποc ↑Ν ΜεΤ, cioè ποσότης λιτρῶν 50 μετάλλου «50 libbre di metallo». Cinquanta libbre romane equivalgono a 16,13 kg di argento, mentre il piatto pesa 15,35 kg: la differenza potrebbe essere dovuta al fatto che il peso indicato è quello del piatto senza decorazioni, le quali, realizzate per cesellatura, avrebbero rimosso parte del metallo.

Il motivo decorativo principale è la raffigurazione dell'imperatore regnante e dei due co-imperatori. L'imperatore viene raffigurato al centro di una serliana, una figura architettonica simbolo del potere imperiale almeno dall'epoca di Diocleziano, quando l'imperatore romano si presentava nelle cerimonie pubbliche al centro proprio della serliana del cortile del suo palazzo di Spalato.Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 1, Milano, Bompiani, 1999, p. 163 ISBN 88-451-7107-8 (a proposito del palazzo di Spalato).

Un'iscrizione lungo il bordo permette di identificare i personaggi raffigurati e l'occasione della produzione del piatto:

L'iscrizione indica dunque che il piatto fu prodotto in occasione dei decennalia dell'elevazione al trono di un imperatore di nome Teodosio; la presenza di due co-imperatori nella decorazione permette di scartare Teodosio II, che aveva un solo co-imperatore (lo zio Onorio) il giorno del suo decennale di regno (421), e permette di identificare «» con Teodosio I e il giorno con il 19 gennaio 388, mentre l'imperatore era a Tessalonica.Teodosio regnò da Tessalonica dal settembre 387 all'aprile 388. Spesso si ritiene il piatto di fabbricazione tessalonicese, ma considerando i tempi potrebbe essere stato commissionato a un orafo di Costantinopoli, prima che la corte fosse partita per Tessalonica.

Una lettura alternativa dell'iscrizione vede una piccola 'V' sopra la 'X' e quindi propone la lettura , "nel giorno felicissimo del quindicesimo (anno di regno)"; questa lettura sposta l'occasione per la creazione del manufatto al 19 gennaio 393.Per coincidenza, un esempio della scrittura della 'V' sopra la 'X' si trova sui capitelli della famosa villa romana di Carranque (), per la quale è stata proposta l'appartenenza a Materno Cinegio, tradizionalmente identificato con il funzionario che riceve il codice nel disco di Teodosio.

Quando venne scoperto, il disco era piegato in due esattamente in mezzo, a conferma del fatto che era stato conservato per il valore del metallo prezioso, e quindi forse destinato alla fusione, invece che per la sua qualità artistica o per il suo valore storico. Questa era una pratica corrente, come testimonia il missorio del tesoro di Groß Bodungen, ritrovato in pezzi.Wilhelm Grünhagen, Der Schatzfund von Groß Bodungen, Berlino, W. de Gruyter, 1954. Il piatto era stato piegato con la faccia decorata rivolta all'interno, e paradossalmente questo ha permesso che la decorazione si conservasse meglio che se fosse stato interrato non piegato. Lo scopritore, nello spianare il piatto, praticò un'incisione lungo la piega, rompendo in due parti il piatto e distruggendo una parte della decorazione, compresa la testa dell'imperatore a sinistra e quella del funzionario davanti all'imperatore.

Jutta Meischner trasferisce il Missorio di Teodosio al V secolo, all'anno 421. Ella sostiene che l'imperatore è Teodosio II, affiancato da Onorio a destra e Valentiniano III a sinistra. Meischner costituisce questa interpretazione descrivendo il Missorio come un'opera di stile distintivo, qualità di esecuzione e di lavorazione visto negli esempi esemplari di Impero Romano d'Occidente. Lei sostiene che caratteristiche come queste non sono coerenti con l'epoca di Teodosio I. Arne Effenberger ha contraddetto questa interpretazione, affermando che Teodosio II divenne autocrate nell'anno 408, quindi il decimo anniversario del suo regno avrebbe avuto luogo nel 418 e non nel 421. Egli ritiene che sia quindi improbabile che l'anniversario specificato nell'iscrizione potesse risalire al regno di Teodosio II. Tuttavia, Meischner basa la sua argomentazione sulla iscrizione che cita un decimo anniversario imperiale che aveva lo scopo di celebrare la prosecuzione della dinastia dieci anni dopo la salita al potere di Teodosio II nel 418, dopo la morte di suo padre Arcadio nel 408. Sulla base di questa evidenza, come discusso da Alicia Canto, Meischner crede che sia stato probabilmente commissionato da Galla Placidia a Ravenna e prodotto intorno al 421 come un dono a suo nipote Teodosio II. Concede la lettura da Alicia Canto dei numeri romani incisi sul missorio nel suo studio dettagliato (che è stato presentato nella stessa conferenza di Madrid),. come quindecennalia, il quindicesimo anniversario imperiale, invece della lettura comune di decennalia.

Decorazione I tre imperatori, che sono i protagonisti della scena decorativa, sono raffigurati in trono, dinanzi a una facciata tetrastila, con un podio, quattro colonne corinzie che reggono un architrave con un arco centrale, sormontata da un frontone. Sulla facciata del frontone sono due putti, ai lati dell'arco, che recano delle offerte (cesti di frutta). I tre imperatori sono affiancati da due gruppi di guardie, mentre un funzionario è davanti all'imperatore centrale, Teodosio I. La parte inferiore del piatto, l'esergo, è occupato da una figura femminile accompagnata da tre putti.

Le figure imperiali sono identificabili sia per la loro disposizione che per i loro attributi, incluso i capi di vestiario. Tutti e tre gli imperatori sono vestiti in maniera simile: una tunica con maniche lunghe riccamente decorata sulle spalle e sulle maniche, una clamide ricamata fissato alla spalla con una grande fibula a forma di disco. La fibula è un gioiello con montatura decorata con perle e tre pendenti ingioiellati: è identico alla fibula dell'imperatore Giustiniano I raffigurata nel mosaico parietale della basilica di San Vitale a Ravenna, e si ritrova identica in alcune monete, come il grande «medaglione» da 36 solidi di questo stesso imperatore.

Le teste degli imperatori sono cinte da diademi, delle larghe bande con due file di perle, interrotte sulla parte frontale dalla montatura tonda e ornata di perle di una pietra preziosa. Si trattava, sin dall'epoca di Costantino I che per primo l'aveva adottato, del simbolo imperiale per eccellenza, raffigurato su tutti i ritratti imperiali, sulle monete e sulle statue. Le teste degli imperatori sono poi incorniciate da aureole, attributo comune in questa epoca e presente su monete e dittici imperiali o consolari (come nella raffigurazione di Onorio nel dittico consolare di Probo del 406): il nimbo era un attributo ereditato dall'alto impero e indicante la divinità, senza collegamento all'iconografia cristiana.

Gli imperatori si distinguono l'uno dagli altri per gli accessori. I due imperatori laterali reggono con la mano sinistra un semplice orbe, su cui è incisa una croce di sant'Andrea; ma il loro orbe non è sormontato da una croce o da una statua. L'imperatore seduto a sinistra tiene inoltre con la destra alzata un lungo scettro, la cui estremità poggia su ginocchio destro, mentre l'imperatore a destra alza la mano destra vuota in segno di benedizione. L'imperatore seduto al centro, Teodosio, tiene la mano sinistra nascosta sotto la clamide, mentre con la destra regge un dittico codicillare (invece che un volumen codicillare, in quanto l'oggetto è chiaramente rettangolare) che consegna al dignitario davanti a sé e contenente la nomina dello stesso.

L'ultimo attributo imperiale che distingue le tre figure sedute è proprio la sedia: si tratta di un modello senza braccioli né schienale, coperto da uno spesso cuscino con una ricca decorazione ricamata e con le gambe modellate e decorate, con davanti un poggiapiedi. Questo tipo di sedia, che si distingueva nettamente da un trono classico, era il sedile imperiale derivato dalla sella curulis, la sedia curule riservata agli alti magistrati, come il console, sin dalla Repubblica romana.Per una ricostruzione di questa tipologia di sedia e del suo significato in rapporto al trono nell'iconografia tardo antica si veda Thomas F. Mathews, The Clash of Gods, Princeton (NJ), Princeton University Press, pp. 104-108. ISBN 0-691-03350-1 Durante l'impero romano, questa sedia era divenuta un simbolo dell'autorità imperiale come il diadema, il globo, lo scettro e la fibula elaborata della clamide, anche se rimaneva un attributo dei consoli, come mostrato dalle raffigurazioni dei dittici consolari.