Le torri e i palazzi dei Roero in Asti sono edifici medievali ubicati nel Rione San Martino-San Rocco, nell'area compresa tra piazza San Giuseppe, via Roero, via Quintino Sella e piazza San Martino. I Roero, o "Rotari" una delle maggiori famiglie della nobiltà. appartenente alle casane astigiane, cominciarono ad occupare l'area all'inizio del XIII secolo e, grazie all'aumento dei propri profitti ottenuti dal commercio e dal prestito di denaro su pegno, aumentarono in modo esponenziale la colonizzazione dell'area. Sul finire del XIII secolo, il Comune di Asti, grazie al finanziamento delle famiglie mercatali fu in grado di tessere una proficua rete di alleanze e accordi commerciali. La lega che il Comune strinse con Pavia, Genova e il Marchese di Saluzzo, portò alla disfatta dell'esercito AngioinoAldo di Ricaldone, Annali del Monferrato (951-1708). Roma 1987, pag 265 e gli permise di dominare sulla maggior parte del Piemonte centro-meridionale. L'aumento del peso politico astigiano sul Piemonte portò di conseguenza un aumento demografico e urbanistico della città di Asti per tutto il XIV secolo. La carta del Laurus del XVII secolo mostra quante ancora erano le caseforti e le torri nell'abitato cittadino e lascia solamente ipotizzare quale fosse il reale assetto urbano nel periodo di massima espansione trecentesco.Peyrot A., Asti e l'Astigiano, vedute e piante dal XIV al XIX secolo, Torino 1987. (Riproduzione di un'incisione in rame di Jacopo Lauro denominata "Asti, Nobilissima città del Piemonte 1639" dal libro di Guido Antonio Malabaila, Compendio historiale della città d'Asti. Roma 1638), pag 54
Anche la densità delle abitazioni dei Roero presenti nella zona di San Martino aumentò proporzionalmente all'influenza e all'espansione della famiglia. Il potere dei Roero divenne tale che nel XIV secolo ospitarono l'imperatore Enrico VII di Lussemburgo. Al termine del soggiorno, l'Arrigo di dantesca memoriaDante Alighieri, Inferno - Canto sesto in segno di riconoscenza elargì alcuni privilegi che permisero alla Contrada di essere considerata un territorio "franco" e inviolabile rispetto agli altri quartieri cittadini assumendo una connotazione di extraterritorialità.. Anche sotto l'imperatore Carlo V, la famiglia ebbe particolari privilegi. Ad essa venne concesso di dare diritto d'asilo in un loro palazzo della Contrada..
La zona per secoli venne indicata come contrada Roera e il toponimo rimase fino alla fine dell'Ottocento.
Il rione di San Martino
Nel periodo comunale, il passaggio dall'attività commerciale delle merci a quella del denaro, comportò ad Asti un accentramento della ricchezza attorno a un gruppo limitato di famiglie (le casane) che finirono per caratterizzare e modificare anche il tessuto urbano della città.
Questi gruppi familiari si organizzarono in subsistemi costituiti da caseforti, collegate tra di loro da cortine murarie e protette da torri, a costituire un insieme urbano più vasto, gravitante sui rioni, nel cui ambito vigeva il potere di uno specifico gruppo familiare e dei suoi alleati..
La costruzione delle torri diventò anche il metro visivo dell'ascesa "sociale" del casato. Esse erano sicuramente utili per la difesa, ma vi si ricorreva soprattutto per dimostrare la propria disponibilità economica e per autocelebrare il proprio peso politico..
I Roero si stabilirono nel rione San Martino, uno dei quartieri più antichi della città. Infatti, ancora negli statuti del 1379, il rione, riferendosi alla antica forma urbis della civitas, era considerato come uno dei due centri di aggregazione dell'antica città romana.Renato Bordone, Città e territorio nell'alto medioevo. La società astigiana dal dominio dei Franchi all'affermazione comunale. Biblioteca Storica Subalpina, Torino 1980, p. 190. Situato a sud-ovest della città, il rione si sviluppò intorno ad alcune realtà urbanistiche, punti di aggregazione militare e socio-religiosa, presenti in quella zona: la porta di San Martino, la chiesa di Sant'Ilario e la chiesa di san Martino.
La porta di San Martino, localizzata allo sbocco tra via Grassi e via XX Settembre, nella zona meridionale della città, sorgeva a fianco della attuale chiesa di San Rocco.
La porta, per giurisdizione era articolata in alcune contrade o vicinie a connotazione principalmente aristocratica:Comitato Palio Rione S. Martino / S. Rocco. Il Borgo San Martino San Rocco nella storia di Asti. Ed. Comitato Palio SMSR, Asti, 1995 una prima vicinia comprendente parte della contrada di San Sisto che prendeva nome dall'omonima chiesa presente già nell'886 sull'antico decumano romano all'altezza dell'attuale piazza Roma;Gabotto F., Le più antiche carte dell'archivio capitolare di Asti (Corpus Chart. Italiae XIX). Pinerolo Chiantore-Mascarelli 1904, doc. 16 una contrada costituita fin dal XIII secolo da una parte delle abitazioni della potente famiglia dei guelfi Solaro; la contrada Roera, comprendente appunto le abitazioni dei Roero nella zona della chiesa e della porta di San Martino.
Oltrepassando la porta di San Martino, si raggiungeva il fossato di demarcazione delle mura, costituito dalla bealera antica, che era il primo sistema di irrigazione cittadino e anche un importante accesso fluviale per le merci che da lì potevano raggiungere il fiume Tanaro.
Da qui in poi, fino al fiume Borbore, si estendeva il territorio del borgo di San Martino, ricco di botteghe di tintori e conciatori, che, al contrario del rione, aveva una forte connotazione popolare.
La contrata Rotariorum
La contrada Roera cominciò a formarsi nel XIII secolo. Le prime famiglie dei Roero iniziarono a spostarsi dalla zona di Porta Vivarii di San Paolo, nel quartiere della Porta di San Martino, assestandosi principalmente lungo l'asse dell'attuale via Roero.
Le case dei Roero erano disposte a partire dalla Porta di San Martino lungo tutta la contrada, fino in prossimità della contrada maestra (l'odierno corso Alfieri) ai confini con le proprietà della famiglia Re.
All'inizio del Trecento lo spostamento della famiglia nella zona di San Martino era praticamente completato.
La tipologia delle abitazioni riprendeva quella classica della casaforte medievale, costituita dalla residenza nobiliare, la torre, il rustico, il giardino e l'orto interno.
Questi edifici, indipendenti tra di loro, si dotarono di una cortina muraria quando nel XIII secolo, con l'intensificarsi delle lotte tra il partito guelfo e quello ghibellino,Guglielmo Ventura, nel capitolo IV del suo Memoriale riferendosi all'anno 1271, tratta degli scontri tra la fazione guelfa dei Solaro e quella ghibellina dei Guttuari che portarono alla morte e al ferimento di alcuni nobili astigiani. Nel 1272, gli astigiani stipularono una tregua che durò fino al 1300. In seguito gli scontri ripresero e i continui disordini costrinsero i cittadini di Asti a richiedere protezione all'imperatore (Gorrini G., Il comune astigiano e la sua storiografia. Firenze, Ademollo & c., 1884, pag. 148). nacque la necessità di fortificare e proteggere le proprietà.
In questo periodo, l'imperatore Enrico VII di Lussemburgo venne ospitato per più di un mese nella casa di Tommaso di Aicardo Roero,M.del Prete, L'aristocrazia bancaria astigiana. Vicende politiche ed economiche della famiglia Roero fino al 1330, tesi di laurea anno accademico 1991-1992. potente capo ghibellino. L'imperatore, riconoscente ai Roero per l'ospitalità ricevuta, concesse alla famiglia astigiana alcuni privilegi tra i quali quello di inibire il transito alle processioni funebri, vietare la costruzione di carceri nella loro contrada, concedere la grazia ogni anno a tre giustiziandi e di considerare il loro palazzo luogo d'asilo inviolabile a ogni persona..
Questo conferì alla zona uno status di "extraterritorialità", a quel tempo privilegio esclusivo delle strutture religiose..
Palazzi Roero in piazza San Martino Il complesso Roero di Monteu
Nel 1299, un ramo dei Roero fu investito dal vescovo di Asti, il beato Guido da Valperga,G. Visconti, Diocesi di Asti e Istituti di vita religiosi, Asti 2006, p. 119. dei luoghi di Monteu, Santo Stefano Belbo e Castagnito..
Il palazzo che si trova in piazza San Martino angolo via Roero venne acquistato dalla famiglia intorno al XIV secolo. È sicuramente il palazzo più rappresentativo della contrada. Stefano Giuseppe Incisa nel XIX secolo lo considerò uno dei palazzi medioevali meglio conservati della città.Stefano Giuseppe Incisa, Giornale d'Asti, vol. 40, p. 148
Il nucleo originale del complesso è costituito da tre edifici della metà del XIII secolo, che avevano in origine l'ingresso sul vicolo che li separava dalla chiesa di San Martino, un tempo con la facciata rivolta verso i palazzi a creare una piazzetta..
Verso la fine del XIII secolo avvenne la costruzione della torre centrale, vero punto di raccordo degli edifici circostanti.
Tutto l'isolato venne rialzato con la costruzione di due piani comprendenti ciascuno tre bifore "a ghiera concava" bianco-rossa, tipici dell'architettura astigiana, dando vita ad un tipico palatium trecentesco.
La torre di 7,50 metri di lato appartiene al "secondo periodo".
Un tempo di otto piani, presenta in corrispondenza degli spigoli, dei mattoni di coloritura più chiara, tipici nell'architettura astigiana del Duecento.
Il piano terra presenta ancora una volta a crociera con costoloni cilindrici che decorrono verso il centro, ove si trova una chiave a forma di rosone.
Abbelliscono la torre le decorazioni pittoriche, raffiguranti lo stemma dei RoeroLo stemma dei Roero di Asti era: uno scudo rosso a tre ruote d'argento. Il cimiero presentava un uomo selvatico, armato di clava. Sul cartiglio il motto: A BON RENDRE, con le varianti: A BIEN RENDRE o A BUEN RENDRE (A. Manno, Il patriziato subalpino. Volume 26, p. 359 ). e la cima è caratterizzata da tre fasce di archetti terminanti nella merlatura.
Nel periodo napoleonico, il palazzo divenne sede della prefettura con gli alloggi del Prefetto. Nel 1804, il palazzo accolse papa Pio VII durante il suo viaggio verso la Francia per incoronare Napoleone Bonaparte Imperatore dei francesi..
Nel 1814 la torre venne abbassata e portata all'attuale altezza.
Palazzo dei Roero di Settime e di Mombarone Sul lato occidentale di piazza San Martino si trova l'imponente palazzo settecentesco che continua per tutto l'isolato, seguendo via Malabayla fino alla congiunzione di via Asinari.
Il Gabiani colloca il nucleo centrale del palazzo tra le migliori caseforti cittadine del XIII secolo.
In realtà, la costruzione settecentesca è il frutto di alcuni accorpamenti effettuati durante i secoli..
La caduta degli intonaci e il degrado avvenuto nell'ultimo quarto del XX secolo, rivelarono che nell'area del palazzo vi erano ben sette corpi di fabbrica.
Nel XVI secolo, l'isolato risultava suddiviso in due grandi proprietà: la più occidentale, verso via Asinari, costituita da un edificio formato dai corpi di fabbrica V, VI, VII, appartenne alla stirpe dei Mombarone; la più orientale, verso piazza San Martino, appartenne al ramo dei Settime ed era formata dagli altri edifici.
Gli edifici delle due proprietà, con l'unificazione delle due famiglie in un'unica stirpe detta "di Settime e Mombarone", vennero accorpati nel XVIII secolo in un solo fabbricato, non intaccandone l'impianto strutturale, ma costruendo esternamente un'unica facciata barocca che si affaccia su piazza San Martino.
Nel XVIII secolo, la proprietà passò al nobile Antonio Gaspare Guidobono Cavalchini, gentiluomo di corte del re di Sardegna, che sposando la baronessa Felicita Maria Roero assunse il titolo di Roero di San Severino..
Il palazzo infine passò alla famiglia Pogliani e all'inizio del XX secolo venne adibito come sede della sotto-prefettura e degli uffici di Pubblica Sicurezza.
Palazzi Roero in via Roero Palazzo e torre Roero di Monticello e di Piea, poi Musso-Isnardi