Fu il braccio destro di Tito e uno degli attori principali della resistenza jugoslava durante la seconda guerra mondiale, nonché una delle personalità politiche più influenti della nuova Jugoslavia socialista. Negli anni '50 pubblicò alcuni libri di critica ai sistemi realsocialisti realizzati dopo il 1945 nei paesi dell'Europa dell'Est, che gli valsero la fama di dissidente.

Di origini montenegrine, conosciuto anche col nomignolo Ðido, ancora giovane (21 anni) cooperò con il Partito Comunista di Jugoslavia. Al termine della seconda guerra mondiale, venne nominato vice-primo ministro della FNRJ, presidente del parlamento e inviato dell'ONU.

A metà degli anni '50 cadde in disgrazia: venne progressivamente allontanato dalla Lega dei Comunisti di Jugoslavia (SKJ), anche a causa delle politiche violente poi definite di "errori di sinistra" di cui era stato accusato di essere stato il promotore durante la guerra, e da tutte le cariche pubbliche. Subì alcuni processi e fu condannato più volte a pene detentive. Con l'estromissione dalla vita politica, ripiegò sull'attività di saggista e narratore, cooperando con giornali e riviste straniere.

Biografia Milovan Đilas nacque il 4 giugno 1911 nel villaggio di Podbišce in Montenegro. Il padre era un commerciante in vista, la madre un'insegnante. Rimasto orfano del padre, andò a Berane, dove frequentò le scuole elementari e il liceo. Ai tempi del ginnasio iniziò la sua attività per il movimento operaio locale. Dopo la maturità andò a Belgrado, dove nel 1932 si iscrisse alla facoltà di filosofia e diritto dell'università. Contemporaneamente si iscrisse allo SKOJ e al KPJ, ossia l'allora illegale movimento comunista jugoslavo. Si occupò soprattutto della stesura e della diffusione di materiale propagandistico all'università. Proprio per questo motivo venne più volte espulso dalla facoltà. Nel 1933 fu arrestato dalla polizia durante una manifestazione al mercato di Belgrado; fu quindi condannato a cinque anni di carcere.

Detenuto a Sremska Mitrovica, tradusse tre romanzi e dieci racconti di Maksim Gor'kij, oltre al Paradiso perduto di John Milton. Vi rimase rinchiuso a lungo in un regime di rigida detenzione. Dopo un'attenuazione delle misure di trattamento venne rilasciato anzitempo nel 1936. Di ritorno dal carcere, convisse con un ex compagno di studi nella periferia di Belgrado, continuando a occuparsi di propaganda comunista.

Tra il 1936 e il 1938 nacque il sodalizio tra Đilas e Tito, che era allora il segretario generale del KPJ. Al congresso di Zagabria del 1938 Tito affidò a Đilas il compito di organizzare le unità di volontari serbi per la guerra di Spagna. Nello stesso anno Đilas venne eletto membro del Comitato centrale del KPJ (CK KPJ). Fu tra il 1938 e il 1940 che Đilas entrò a pieno regime nel KPJ, come dirigente, gestendo la filiale jugoslava dell'Internazionale Comunista. Scrisse l'articolo Za cistocu i boljševizaciju Partije ("Per la pulizia e la bolscevizzazione del Partito"), il cui completamento fu scritto da Tito. Collaborò con le riviste Naša Stvarnost, Sodobnost, Književni Savremenik, Mlada Kultura e altre.

Nell'aprile 1941 il Terzo Reich, l'Italia fascista e i loro alleati sconfissero l'Esercito reale jugoslavo e smembrarono il Regno di Jugoslavia. . A Belgrado, assieme alla moglie Mitra Mitrović (con la quale combatté nella seconda guerra mondiale), conobbe Rade Končar e .

Pochi mesi dopo l'invasione del 6 aprile 1941, si organizzò la resistenza e nel congresso del 4 luglio Đilas venne eletto delegato del Partito comunista jugoslavo in Montenegro, dove fu mandato per combattere le forze di occupazione italiane. Queste il 12 luglio 1941 avevano proclamato un'entità fantoccio fascista, ossia il Regno indipendente del Montenegro, con a capo Sekula Drljević, ma guidato strettamente dall'autorità italiana con a capo un fidato di Mussolini, il generale Alessandro Pirzio Biroli. . Nell'ottobre 1941 ritornò a Užice, che nel frattempo era stata liberata, dove gestì le edizioni del giornale Borba.

Con la caduta della Repubblica di Užice (novembre 1941) e la fuga dalla Serbia, il movimento partigiano attraversò un periodo di crisi. Tito (comandante in capo) era in Bosnia, mentre . . Nel frattempo era divampata una guerra civile tra partigiani comunisti e cetnici. .

Ritornato in Bosnia, riprese a lavorare . Durante l'operazione Schwarz si ritirò assieme allo stato maggiore. . . .

A cavallo tra 1943 e 1944 i gruppi partigiani capeggiati da Hebrang avevano liberato e occupavano una parte cospicua della Croazia. Scoppiò una polemica interna al partito, che accusava il movimento partigiano croato di essere troppo filo-croato. Đilas fu il principale detrattore di Hebrang e lo accusò di essere troppo indulgente con paveliciani e anticomunisti. Tra settembre e ottobre 1944 Hebrang venne destituito e sostituito da Vladimir Bakarić. La liberazione di Belgrado (ottobre 1944), alla quale Đilas partecipò, sancì l'espulsione delle forze dell'Asse dalla Serbia. All'indomani della caduta di Hitler, Đilas e Tito si recarono a Mosca per sottoscrivere un accordo di mutua cooperazione tra Jugoslavia e URSS.

Nel governo provvisorio dell'8 marzo 1945 . Dal febbraio 1946 fu ministro senza portafoglio in diversi governi; rivestì durante tutto il dopoguerra cariche ai vertici dello Stato jugoslavo: Vice-primo ministro jugoslavo (1945-1954). Membro dello stato maggiore (Vrhovni štab). Luogotenente generale dell'Armata di Liberazione Nazionale (AVNOJ). Membro del Consiglio Esecutivo Federale (SIV, Savezno Izvršno Veće).

All'apertura del congresso fondatore del Cominform nella Polonia occidentale, rappresentò il KPJ assieme a Edvard Kardelj.

Quando Mosca pubblicò alcune lettere compromettenti, Đilas lavorò alla risposta da parte del CK KPJ. Erano così scoppiate le tensioni tra Stalin e Tito che avrebbero portato la Jugoslavia a staccarsi dal blocco sovietico. Đilas cooperò in questo periodo con il Partito comunista jugoslavo anche come editorialista dei giornali ufficiali Politika e Borba. Divenne uno dei critici principali dei tentativi di Stalin di portare la Jugoslavia sotto un controllo più diretto di Mosca. Inizialmente i comunisti jugoslavi, nonostante la rottura con Stalin, mantennero una linea centralizzante di stampo sovietico, ma presto (anche a seguito di una campagna di epurazione antistalinista) iniziarono a perseguire una politica indipendente di socialismo liberaleggiante, che sperimentarono con un programma di autogestione dei lavoratori nelle imprese statali. Đilas fu uno dei promotori di questa politica, ma presto iniziò un processo di evoluzione e deviazione da questa linea. Data la sua posizione di spicco nell'apparato di propaganda jugoslavo, avviò una piattaforma per nuove idee. Lanciò così un giornale, Nova Misao ("Il Nuovo Pensiero"), nel quale pubblicò una serie di articoli . .

Đilas cominciò a lavorare a pieno regime con Borba l'11 ottobre 1953, pubblicando degli articoli nei quali trattava alcuni dei problemi cruciali del Partito, delle sue riforme e dello sviluppo futuro della Jugoslavia. Ci furono in tutto 17 articoli di questo tipo, che vennero pubblicati oltre che per Borba anche per "Nova misao".

Questi articoli suscitarono accese discussioni e dibattiti sia nello SKJ sia a livello di masse popolari. Uno degli articoli più discussi portava il titolo Anatomija jednog morala, ossia "Anatomia di una morale".

In questo articolo Đilas criticava apertamente il concetto stalinista di comunismo in quanto sistema, attirandosi il malanimo della crescente fazione della "nova-klasa". Tre giorni prima del penultimo articolo di Đilas (7 gennaio 1954), Borba pubblicò una sorta di limite agli articoli di Đilas, voluto dal Comitato esecutivo del CK SKJ. Fu sottolineato come gli articoli di Đilas avessero creato disordine all'interno del SKJ, di come questi articoli fossero direttamente contrari alle direttive del VI Congresso del SKJ e che fossero distruttivi per tutto il sistema politico jugoslavo.

Đilas dichiarò al Comitato esecutivo che avrebbe interrotto la pubblicazione dei suoi articoli. Tuttavia era già tardi, poiché il Comitato esecutivo aveva già indetto un vertice straordinario dove si sarebbe giudicato il caso eccezionale di Milovan Đilas. Đilas venne a conoscenza di questa convocazione il giorno stesso della seduta.

A Belgrado si tenne il 16 e 17 gennaio 1954 il Terzo vertice straordinario CK SKJ dedicato al caso di Milovan Đilas. Uno dei punti del vertice titolava così: "Il caso Milovan Đilas e l'attuazione delle decisioni del VI congresso SKJ". Il vertice fu aperto da Tito, che criticò pubblicamente gli scritti di Đilas. Sottolineò come Đilas avesse attaccato la Lega dei Comunisti di Jugoslavia (SKJ), come avesse tentato di istigare all'anarchia e come avesse predicato la democrazia pura e, facendo ciò, come avesse denigrato lo SKJ. Durante la seduta fu criticato Vladimir Dedijer, in quanto direttore del giornale Borba e quindi complice di Đilas. Alla fine della seduta Đilas non reagì, giacché sapeva che la sua sorte era già segnata.

Il vertice stabilì che le interpretazioni di Milovan Đilas erano in nuce contrarie alla linea politica stabilita dal VI Congresso SKJ; che queste interpretazioni avevano indotto l'agitazione e la confusione in tutto il partito, che le interpretazioni avevano colpito esclusivamente il Partito e che, facendo ciò, aveva cercato di infrangere il sacro concetto dell'ideale unità (jedinstvo) del SKJ e del paese intero.

Il vertice escluse Đilas dalla SKJ, lo allontanò da qualsiasi funzione pubblica interna al partito e gli indirizzò un ultimo ammonimento.

Nel dicembre 1954 Đilas diede un'intervista al New York Times nella quale sosteneva che il Paese era governato da reazionari camuffati. In seguito a ciò, prese il via una processo giudiziario segreto a Belgrado, nel quale fu preso in causa anche Dedijer in quanto simpatizzante di Đilas. Đilas fu condannato a un anno e mezzo di prigione con la condizionale; lo stesso per Dedijer. Subì anche, insieme al presidente del Parlamento Pijade, un'inchiesta su presunte esazioni su civili perpetrate durante la guerra partigiana, dalla quale uscirono assolti per insufficienza di prove. Il 13 gennaio 1955 Đilas rassegnò le proprie dimissioni scritte da presidente della Camera dei deputati; quindi argomentò che da allora non si sarebbe più considerato membro del SKJ e che di sua spontanea volontà rinunciava a esserne membro. Nonostante il precedente ammonimento, Đilas pubblicò la sua opera più famosa, Nova klasa : analiza komunistickog sistema.

Durante la carcerazione fu privato della medaglia di eroe nazionale, che aveva ricevuto verso la fine del 1945; il tribunale militare gli tolse il grado di generale-colonnello della JNA in riserva, oltre a tutti i riconoscimenti che aveva guadagnato ai tempi della guerra.