Alcamo è un comune italiano di abitanti del libero consorzio comunale di Trapani, in Sicilia.
Sorge ai piedi del Monte Bonifato e fa parte dei comuni del Golfo di Castellammare.
Geografia fisica Territorio Alcamo sorge a 258 m s.l.m., in posizione dominante sul golfo di Castellammare, alle pendici del monte Bonifato, rilievo calcareo che raggiunge gli 825 m s.l.m. A partire da circa 500 m di altitudine, parte del monte è compresa nella riserva naturale Bosco di Alcamo, sulla cui sommità si trova il santuario di Maria Santissima dell'Alto.
Il territorio comunale si estende fino alla costa del golfo di Castellammare, dove sorge la frazione balneare di Alcamo Marina, caratterizzata da un'estesa spiaggia sabbiosa e frequentata soprattutto durante la stagione estiva.
Clima Alcamo presenta un clima mediterraneo, caratterizzato da estati calde e asciutte e da inverni miti e maggiormente piovosi.
La temperatura media annua è di circa 18 °C; agosto è il mese mediamente più caldo, con una temperatura media di 25,8 °C, mentre febbraio è quello più freddo, con una media di 11,2 °C.
Le precipitazioni medie annue ammontano a circa 558 mm e sono concentrate prevalentemente nei mesi autunnali e invernali. Luglio è il mese mediamente più secco, con circa 4 mm di precipitazioni, mentre dicembre è quello più piovoso, con circa 83 mm.
Classificazione sismica: zona 2 (sismicità medio-alta), Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi n. 3274 del 20 marzo 2003; Classificazione climatica: zona C, 1140 GR/G; Classificazione dei climi di Köppen: CSa; Diffusività atmosferica: bassa, Ibimet CNR 2002.
Origini del nome L'etimologia del toponimo «Alcamo» è incerta e nel tempo sono state formulate diverse ipotesi.
Secondo una prima interpretazione, il nome avrebbe origine dall'arabo al-qamah, al quale è stato attribuito il significato di «terra fangosa» o «terra fertile»..
Una diversa tradizione riconduce invece il toponimo al nome di un condottiero musulmano, indicato come al-Qāmūq (), al quale viene attribuita la fondazione dell'abitato nell'828. La notizia è stata tuttavia ricondotta a Leone l'Africano e la sua attendibilità è stata messa in dubbio per la mancanza di riscontri documentari..
È stata inoltre proposta una derivazione dal termine siciliano caccamu, nome attribuito alla Citrullus colocynthis.
Un'ulteriore ipotesi identifica il toponimo con quello dell'antica Camico, città leggendariamente associata a Cocalo, re dei Sicani. Secondo tale interpretazione, Camico sarebbe sorta sul monte Bonifato, dove sono documentate testimonianze di antichi insediamenti; il nome arabo del luogo, manzil al-Qamah, attestato nella tradizione geografica medievale, sarebbe pertanto interpretabile come un adattamento del precedente toponimo e riferibile al «casale di Camico». Tale identificazione rimane tuttavia ipotetica.
Storia Preistoria e antichità Il territorio di Alcamo risulta frequentato fin dalla preistoria. In contrada Mulinello sono stati rinvenuti reperti attribuiti al Mesolitico, databili approssimativamente tra il IX e il VI millennio a.C.
Ulteriori testimonianze archeologiche furono individuate nell'area del Fiume Freddo durante le ricerche condotte da Paolo Orsi nel 1899 e da Antonio De Gregorio nel 1917. I ritrovamenti comprendono materiali attribuiti al Neolitico, tra cui un'ascia successivamente conservata presso il Museo archeologico regionale Paolo Orsi di Siracusa..
Sul monte Bonifato sono inoltre documentate testimonianze di un insediamento antico, frequentato in diverse fasi tra l'età arcaica e il Medioevo.
L'identificazione dell'insediamento con la città di Longuro (Λόγγουρος), ricordata nel verso 868 dellAlessandra di Licofrone, è stata proposta dalla storiografia locale ma non può essere considerata definitivamente accertata. Alla tradizione erudita appartiene anche il racconto secondo cui Longuro sarebbe stata fondata da profughi greci scampati alla distruzione di Troia..
È stata inoltre proposta una relazione tra Longuro e la stazione di Longaricum, ricordata nell'Itinerario antonino. Anche l'esatta localizzazione di quest'ultima rimane tuttavia oggetto di interpretazioni storiografiche.
Età islamica e normanna La formazione dell'abitato dal quale ebbe origine l'odierna Alcamo è generalmente ricondotta al periodo della Sicilia islamica. La prima attestazione documentaria sicura risale al 1154, quando il geografo al-Idrisi, nella Tabula Rogeriana, menzionò Alqamah come un manzil, ossia un casale o luogo di sosta, caratterizzato dalla fertilità del territorio e dalla presenza di un mercato, situandolo in relazione al castello di Calatubo..
Una successiva testimonianza è fornita dal viaggiatore andaluso Ibn Jubayr, che nel 1185, durante il viaggio tra Palermo e Trapani, si fermò ad Alcamo. Egli descrisse l'abitato come una balda, dotata di mercato e moschee e abitata prevalentemente da musulmani.
Tra il XII e il XIII secolo il territorio passò sotto il dominio normanno e successivamente svevo. Durante il regno di Federico II di Svevia, le rivolte delle comunità musulmane siciliane portarono alla repressione degli insediamenti islamici dell'isola occidentale e alla deportazione di parte della popolazione verso l'Italia continentale, soprattutto a Lucera..
Basso Medioevo Nel corso del XIII e del XIV secolo Alcamo passò alternativamente sotto il controllo del demanio regio e di diverse famiglie feudali. Tra il 1334 e il 1340 risultò appartenere al demanio.
Nel 1340 Pietro II di Sicilia concesse la baronia di Alcamo all'ammiraglio Raimondo Peralta, insieme ai castelli di Bonifato e Calatubo.. Alla morte di Raimondo, nel 1348, gli succedette il figlio Guglielmo Peralta Sclafani, detto Guglielmone, morto nello stesso anno.
Il possesso passò successivamente ai Chiaramonte, ai quali è tradizionalmente attribuita la costruzione del castello dei Conti di Modica. Nel 1360 la signoria fu assegnata a Francesco II Ventimiglia, conte di Geraci.
Durante il dominio dei Ventimiglia si verificò il progressivo trasferimento nell'abitato di Alcamo di parte della popolazione precedentemente stanziata sul monte Bonifato. Il centro si sviluppò soprattutto verso nord-est, in prossimità del castello, e venne progressivamente dotato di una cinta muraria..
Nel 1378, dopo una fase di decadenza e spopolamento, la città fu ripopolata anche mediante l'arrivo di nuovi habitatores provenienti da altre località. Alla fine del XIV secolo Alcamo aveva assunto la condizione di terra, superando quella precedente di semplice casale, e accolse immigrati provenienti da diverse aree della Sicilia, della penisola italiana e della penisola iberica.
Tra il 1398 e il 1407 tornò al demanio regio. Nel 1407 la signoria di Alcamo e Calatafimi fu concessa a Giaimo de Prades e passò successivamente ai Cabrera, conti di Modica, sotto i quali rimase per gran parte del XV secolo.
Nel Quattrocento il centro acquisì un ruolo significativo nel commercio agricolo e nelle attività artigianali. Particolarmente importanti erano il commercio di frumento e vino e le attività di conciatori, fabbri, panettieri e tessitori.. Nello stesso periodo è documentata anche un'attività scrittoria locale, alla quale vengono associati Giacomo Adragna e Pietro d'Alcamo..
La tradizione locale collega inoltre ad Alcamo un soggiorno giovanile di Antonello da Messina, che vi avrebbe appreso l'arte della lavorazione delle pelli presso il conciatore Guglielmo Adragna; la notizia necessita tuttavia di essere valutata alla luce della documentazione biografica sull'artista.
Età moderna Tra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo Alcamo consolidò la propria struttura urbana. Il centro era protetto da una cinta muraria, comunicante con l'esterno attraverso diverse porte, tra cui Porta Palermo, Porta Corleone, Porta di Gesù e Porta Trapani..
Nel 1535 Carlo V, di ritorno dalla spedizione di Tunisi, attraversò Alcamo. In relazione alla riorganizzazione urbana di quel periodo furono modificate alcune delle porte cittadine e l'attuale corso VI Aprile assunse la denominazione di Corso Imperiale.
La città risultava articolata nei quartieri di San Giacomo de Spada, San Calogero, San Francesco d'Assisi, detto anche Terra nuova, e della Maggiore Chiesa. I principali assi viari erano costituiti dall'odierno corso VI Aprile e dall'asse formato dalle attuali via Rossotti e via dei Baroni Emanuele di San Giuseppe..
Nel corso del XVI secolo Alcamo rientrò nei vasti domini siciliani della famiglia Enríquez de Cabrera, titolare della contea di Modica.
Una comunità ebraica era presente ad Alcamo già nel tardo Medioevo e disponeva di una propria sinagoga. Come le altre comunità ebraiche della Sicilia, fu costretta ad abbandonare il Regno in seguito all'editto di espulsione del 1492 emanato dai sovrani Ferdinando II d'Aragona e Isabella I di Castiglia. I beni degli espulsi furono sottoposti alle disposizioni della Corona.
Il XVI secolo fu caratterizzato anche da una crescente attività culturale. Tra le personalità locali si distinse il poeta ed erudito Sebastiano Bagolino (1562-1604).
Secondo la tradizione religiosa locale, nel 1547 fu rinvenuta un'immagine mariana successivamente venerata con il titolo di Maria Santissima dei Miracoli, divenuta patrona della città..
Tra il 1574 e il 1575 Alcamo fu colpita da un'epidemia di peste, che provocò numerose vittime; i morti furono in parte sepolti nell'area di Sant'Ippolito..
Nel 1618 la signoria passò a Pietro Balsamo. Nel 1631 Alcamo ottenne il titolo di città.
Nel Seicento e nel Settecento il centro conobbe un significativo sviluppo architettonico e artistico. La chiesa madre di Santa Maria Assunta fu ricostruita a partire dal 1699 su progetto attribuito ad Angelo Italia e Giuseppe Diamante; nel XVIII secolo l'interno fu decorato con un vasto ciclo pittorico di Guglielmo Borremans, eseguito tra il 1736 e il 1737.
Allo stesso periodo appartengono la ricostruzione della chiesa dei Santi Paolo e Bartolomeo, la sistemazione della chiesa di Sant'Oliva, il completamento della chiesa di San Francesco di Paola e, nel 1767, della chiesa del Collegio..
Nel XVIII secolo i diritti feudali sulla città passarono attraverso diverse successioni, dagli Enríquez al regio fisco e successivamente ai De Silva.
Alla fine del secolo Alcamo aveva superato le conseguenze delle precedenti crisi demografiche e nel 1798 contava circa abitanti.
Tra il 1789 e il 1792 l'abate Giuseppe Vella pubblicò, con il sostegno di Alfonso Airoldi, il cosiddetto Codice diplomatico di Sicilia sotto il governo degli Arabi, nel quale venivano presentati come autentici numerosi documenti relativi alla Sicilia islamica. L'opera conteneva anche una ricostruzione fantastica delle origini di Alcamo e del monte Bonifato. Successivamente fu dimostrato che i documenti erano falsificazioni elaborate dallo stesso Vella, che venne processato e condannato.
Età contemporanea Dalla fine della feudalità all'Unità d'Italia Con la Costituzione siciliana del 1812 venne decretata l'abolizione del sistema feudale nell'isola; la definitiva riorganizzazione amministrativa del Regno delle Due Sicilie fu attuata con la legislazione del 1816. Alcamo cessò quindi di essere un centro sottoposto alla giurisdizione feudale ed entrò nel nuovo ordinamento amministrativo del Regno.
Durante i moti del 1820 la città fu interessata da disordini, durante i quali si verificarono saccheggi, l'apertura delle carceri e l'incendio di parte degli archivi comunali..
Nel corso del XIX secolo Alcamo fu interessata anche dalle epidemie di colera che colpirono la Sicilia. Nel 1843 ebbe inizio la costruzione dell'attuale palazzo comunale su un terreno appartenuto al barone Felice Pastore.