Aderente all'NSDAP e vicino ad Adolf Hitler sin dagli inizi, arrivò ad essere nominato vicecapo nel partito, ma verso la fine degli anni '30 venne progressivamente allontanato dal potere, portandolo a volare in Inghilterra nel maggio 1941, ufficialmente per tentare di concludere una pace tra le due nazioni tramite il duca di Hamilton. Condannato all'ergastolo al processo di Norimberga, passò il resto della sua vita presso il Carcere di Spandau, dal 1966 al 1987 come unico carcerato.

Biografia I primi anni

Nacque in Egitto, ad Alessandria., da una famiglia benestante che si trovava in Africa per motivi di lavoro. Il padre Fritz, bavarese, luterano praticante, era un ricco esportatore di vini, sua madre era Clara Hess (nata Münch). Tornò in Germania con la famiglia nel 1908, a 14 anni. Espresse interesse per l'astronomia, ma il padre lo convinse a seguire studi economici ad Amburgo e in Svizzera. Partecipò da volontario alla prima guerra mondiale: si arruolò inizialmente nel reggimento List, tra i più aggressivi e tenaci dell'intero conflitto, in cui combatteva anche il caporale di origine austriaca Adolf Hitler, partecipò alla prima battaglia di Ypres e alla battaglia di Verdun. Poi - fino alla fine della guerra - prestò servizio nell’aeronautica, come pilota da caccia nella Squadriglia Bavarese 34, dove fu promosso al grado di tenente.

Nell'autunno del 1919 Hess si iscrisse all'Università di Monaco, dove studiò storia ed economia. Il suo professore di geopolitica fu Karl Haushofer, un teorico del concetto di Lebensraum ("spazio vitale"). Fu Hess a presentare Haushofer a Hitler, il quale fece del Lebensraum una colonna portante del pensiero nazionalsocialista..

Fu Adolf Hitler che convinse Hess a entrare in politica, nel 1920, anno in cui abbandonò l'Università di Monaco, dove stava per laurearsi in filosofia. Il 20 dicembre 1927 Hess sposò la ventisettenne Ilse Pröhl (22 giugno 1900 – 7 settembre 1995) di Hannover.. La coppia ebbe un figlio, Wolf Rüdiger Hess (18 novembre 1937 – 24 ottobre 2001).

Vice di Hitler Hess partecipò al putsch di Monaco nel 1923.. La rivolta fallì ed egli fuggì in Austria; fece ritorno in Germania alla notizia che Hitler era stato arrestato. Fu condannato a diciotto mesi di detenzione. In carcere, Hess aiutò il futuro Führer a scrivere il Mein Kampf (La mia battaglia), opera che diventò il testo sacro del nazismo. Da quel momento egli divenne uno dei più stretti collaboratori di Hitler, tanto da esserne considerato il successore alla guida del partito. Nel 1933 Hitler lo nominò suo vice., Reichsleiter, dandogli ampi poteri sia all'interno del partito sia nel governo da poco costituito.

Sei anni dopo, Rudolf Hess fu nominato ufficialmente numero tre del partito, dopo Hitler e Göring. Tuttavia Hess non fu mai uomo d'apparato: relegato sempre a occasioni di pura facciata, per la sua posizione di "moderato" venne escluso dalle riunioni di partito, in cui venivano deliberate decisioni importanti e spietate (come lo sterminio delle SA nella Notte dei lunghi coltelli, le persecuzioni antisemite nella Notte dei cristalli e l'entrata in guerra della Germania), alle quali invece non mancò mai il suo segretario particolare, l'ambizioso Martin Bormann. Non si oppose all'invasione della Polonia, che fu poi la causa dello scoppio della seconda guerra mondiale.

Il misterioso volo in Scozia Il 10 maggio 1941 Hess decollò da Augusta a bordo di un Messerschmitt Bf 110 modificato con due serbatoi di carburante aggiuntivi, diretto in Scozia, per raggiungere il castello del duca di Hamilton (considerato un fautore del dialogo con il Terzo Reich) nel Lanarkshire. Qui si paracadutò. Fu consegnato all'esercito britannico, che provvide al suo internamento. La versione ufficiale britannica vide in Hess un uomo in crisi, con disturbi mentali, sconvolto dagli orrori della guerra, messo da parte dal regime, intenzionato a proporre, tramite il duca e all'insaputa del dittatore, un utopistico piano di pace ai britannici – considerati fratelli d'origine – basato sulla spartizione del potere a livello mondiale.

Hitler, parlando alla radio subito dopo il viaggio di Hess, lo definì "un pazzo": esattamente quanto Hess gli aveva chiesto di dire, in caso di fallimento della missione, nella sua ultima letteraPro e Contro - Hitler, I Dossier Mondadori, 1972. I motivi di quel viaggio non sono mai stati chiariti e la misteriosa vicenda della missione di Hess nel Regno Unito è stata interpretata in vario modo. Una prima interpretazione, suffragata da documentazione ufficiale sia britannica sia tedesca, e dalla stessa deposizione del protagonista, vede la missione come un'iniziativa individuale di Hess, che nell'ottica del dittatore nazista si configurava come un atto di grave insubordinazione, se non di alto tradimento.

Un'altra interpretazione, che si colloca nel filone del revisionismo storico, vede questa missione avvenuta con il consenso (se non con l'ordine) di Hitler. Le proposte di Hitler sarebbero state giudicate inaccettabili o l'interlocutore inaffidabile (dopo la conferenza di Monaco) dal governo di Londra e, a questo punto, vi sarebbe stata una coincidenza di interessi tra gli opposti belligeranti per far apparire il volo di Hess come un'iniziativa individuale. Lo stesso Hess, al termine della guerra, avrebbe avuto interesse a presentare il suo volo come un'iniziativa individuale, al fine di alleggerire la propria posizione processuale, presentandosi come un insubordinato invece che come un emissario di Hitler. Nessun documento ufficiale avvalora questa tesi.

Documenti relativi alla missione di Rudolf Hess nel Regno Unito sono stati desecretati a più riprese, con rilasci significativi avvenuti nel corso degli anni, in particolare tra la fine degli anni '90 e l'inizio degli anni 2000. Da queste carte si può dedurre una nuova ipotesi: che la sua fuga fu il frutto di un lavoro di disinformazione dei servizi segreti britannici. <<Hess si era convinto che l’idea di Hitler di aprire un secondo fronte contro l’Unione Sovietica sarebbe stata un errore fatale con il primo ancora aperto. Il Terzo Reich non avrebbe avuto risorse sufficienti a reggere l’urto contemporaneo di due guerre. Così, si era sempre più fissato con l’idea che potesse essere lui a negoziare una pace separata con Londra e regalarla al Führer. E quando nella primavera 1941 si era reso conto che l’inizio dell’operazione Barbarossa, l’attacco all’Urss, era prossimo, aveva rotto gli indugi. Hess pensava di avere individuato anche l’uomo giusto, con il quale trattare un accordo di pace: non Churchill, naturalmente, ma il duca scozzese Douglas Douglas-Hamilton, uno dei leader del movimento pacifista britannico e oppositore del premier. Lo aveva conosciuto nel 1936 durante i Giochi Olimpici di Berlino>> (da un articolo di Paolo Valentino, dal Corriere della Sera del 12 maggio 2021).

Hess chiese infatti di vedere Douglas-Hamilton, dicendo di essere suo amico. Ma quando l’11 maggio il duca si appalesò e il gerarca si presentò col suo vero nome, quello non ricordò l’incontro. Anzi, appena appresa la sua vera identità, Douglas-Hamilton, da vero patriota, informò subito il gabinetto del primo ministro e si procedette all'arresto. Già dal 1940 infatti, spacciandosi proprio per Douglas-Hamilton, che non ne sapeva nulla, gli agenti britannici avevano stabilito una corrispondenza epistolare con il numero due del nazismo, con l’obiettivo di diffondere disinformazione al vertice del regime tedesco. Che Hess abbia preso sul serio le lettere, al punto da rispondere e perfino decidere di recarsi personalmente in Scozia, l’intelligence di sua maestà forse non lo sperava nemmeno.

Processo, detenzione e morte Al Processo di Norimberga nel 1946 Hess, imputato in quattro capi d'accusa, fu considerato colpevole di "cospirazione per avere commesso crimini contro la pace" e di "aver pianificato, iniziato e intrapreso delle guerre d'aggressione". Fu condannato all'ergastolo. Per l'esecuzione della pena fu rinchiuso nel carcere di Spandau, a Berlino Ovest. Numerose furono in seguito le richieste di grazia - soprattutto dopo che Hess era rimasto l'unico detenuto del carcere dopo la liberazione degli altri nazisti condannati a pene detentive - rimaste sempre inascoltate per l'intransigenza dell'URSS e il mancato appoggio del Regno Unito.

Il 17 agosto 1987, a 93 anni, Hess fu trovato impiccato in prigione, ufficialmente morto suicida alla vigilia della sua probabile scarcerazione, dopo che Michail Gorbačëv aveva deciso di annullare il veto sovietico.

La sua famiglia sostenne che fosse stato assassinato dal Secret Intelligence Service per impedire che egli potesse rivelare verità scomode sulle condotte di guerra inglesi. Sul suo corpo fu trovata una nota lasciata per la famiglia, in cui ringraziava per tutto ciò che avevano fatto per lui, la quale però, secondo lo storico britannico Peter Padfield, era stata scritta durante una precedente ospedalizzazione nel 1969. Il suo avvocato Alfred Seidl sostenne che Hess fosse troppo vecchio e fragile per aver eseguito da solo tale azione.

Hess fu sepolto a Wunsiedel, in Baviera.. Sulla sua lapide, sotto il suo nome, si leggevano le parole Ich hab's gewagt («Ho osato»)., citazione di Ulrich von Hutten. Il 20 luglio 2011 la sua tomba fu smantellata e i suoi resti esumati, dopo che la chiesa evangelica proprietaria del terreno su cui sorgeva il sepolcro decise di non rinnovare il contratto di affitto del suolo alla nipote di Hess, poiché la tomba era diventata meta di pellegrinaggi da parte di esponenti dell'estrema destra tedesca. Gli eredi di Hess decisero di far cremare i resti e di disperderne le ceneri in mare. Nonostante la sua posizione di "moderato" e i suoi difficili rapporti con Hitler e il nazismo a partire dalla fine degli anni trenta, Hess è diventato un punto di riferimento per i circoli neonazisti tedeschi.

Onorificenze

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Note

Bibliografia Eugene K. Bird, Rudolf Hess. Storia di quarantacinque anni di prigionia, Padova, Edizioni di Ar, 1986 Lynn Picknett, Clive Prince e Stephen Prior, Il caso Rudolf Hess (nuova edizione aggiornata), Milano, Sperling Paperback, 2005

Voci correlate Processo di Norimberga Putsch di Monaco Mein Kampf Nazionalismo tedesco

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