Domesday Book () è il nome del manoscritto che raccoglie i risultati di un grande censimento completato nel 1086, riguardante la maggior parte dell'Inghilterra e parte del Galles. L'indagine si svolse per ordine di Guglielmo il Conquistatore: «Trascorrendo il periodo di Natale del 1085 a Gloucester, Guglielmo si immerse in profonde conversazioni coi suoi consiglieri, e inviò [quindi] uomini in tutta l'Inghilterra in ogni contea, per stabilire quanto e che cosa possedesse ogni proprietario terriero in terra e bestiame, e quale ne fosse il valore» (Cronaca anglosassone).
Uno dei principali scopi dell'indagine era quantificare i beni di ogni proprietario e le tasse su tali beni riscosse ai tempi di Edoardo il Confessore (1002-1066); le valutazioni e le stime dei compilatori del libro erano considerate legge e perciò inappellabili: Richard FitzNigel, scrivendo intorno al 1179, affermavaed. C. Johnson, Dialogus de Scaccario, the Course of the Exchequer , and Constitutio Domus Regis, the King's Household, 64. Londra, 1950. che il libro era noto agli inglesi come Doomsday, ossia "[libro] del Giorno del Giudizio":
La lingua usata è una commistione di latino e volgare, con l'inserzione di termini anglosassoni che non possedevano un equivalente in latino, e il testo comporta, per ragioni pratiche, frequenti abbreviazioni.Una delle abbreviazioni più comuni era TRE, per l'espressione latina Tempore Regis Eduardi, «al tempo di re Edoardo [il Confessore]», ad indicare il periodo immediatamente precedente la conquista normanna dell'Inghilterra.
Un'indagine del genere, in quanto a finalità ed estensione, non fu mai più tentata nelle isole britanniche sino al 1873, con il Return of Owners of Land in England and Wales che rappresentò in modo completo la proprietà fondiaria, da qualcuno di conseguenza definito "Domesday moderno".Hoskins, W.G., A New Survey of England, Devon, Londra, 1954, p. 87
Il manoscritto è conservato agli Archivi nazionali britannici, nel distretto londinese di Kew. Nell'agosto 2006 una versione limitata del Domesday Book fu disponibile online sul sito web degli Archivi nazionali; la consultazione era a pagamento. Nel 2011 il progetto "Open Domesday" rese per la prima volta liberamente consultabile l'intero manoscritto.
Il Domesday Book è una fonte primaria di enorme importanza per le informazioni che ci trasmette riguardo alla storia politica, economica, ecclesiastica e sociale dell'Inghilterra dell'epoca.
Composizione
Il Domesday Book è composto in realtà di due opere indipendenti: il Little Domesday, con le descrizioni di Essex, Norfolk e Suffolk, e il Great Domesday che copre la restante parte dell'Inghilterra e parte del Galles, eccettuati i territori settentrionali destinati a diventare Westmorland, Cumberland, Northumberland, e Contea palatina di Durham.
Non furono raccolti dati per le città di Londra e Winchester, e per alcune altre, ciò probabilmente in ragione delle loro dimensioni e complessità. La maggioranza di Cumberland e Westmorland non fu compresa in quanto i due territori non furono conquistati che qualche tempo dopo, e la Contea di Durham era di esclusiva competenza, per quel che riguardava le imposte, del locale arcivescovo (all'epoca William de Saint-Calais); parti nel nordovest dell'Inghilterra furono oggetto del Boldon Book del 1183, che elencava le zone soggette a tassazione da parte del vescovo di Durham. L'omissione delle altre contee non è stata pienamente spiegata.
Nonostante il nome, il Little Domesday è più esteso e molto più dettagliato del Great Domesday; è possibile che rappresenti un primo tentativo, e che si rivelò impossibile, o quantomeno non conveniente, completare il lavoro sulla medesima scala, e quindi il Great Domesday ne sia un meno curato completamento.
Per entrambi i volumi i dati raccolti furono interamente riordinati e classificati per corti (manors), piuttosto che geograficamente. Invece di comparire per centena o per località, i beni sono elencati sotto i nomi dei proprietari terrieri (tenentes) che detenevano i feudi.
Per ogni contea la lista si apre con i possedimenti reali (che probabilmente formavano l'oggetto di un'inchiesta separata). Questi sono seguiti dai possedimenti degli ecclesiastici e degli ordini religiosi per ordine di importanza (ad esempio l'arcivescovo di Canterbury precede sempre nella lista gli altri arcivescovi); seguivano poi i vassalli direttamente dipendenti dal re, approssimativamente in ordine d'importanza (aristocrats), e per finire i funzionari minori (servientes) e i privati cittadini (thegn) che possedevano terreni.
In alcune contee, per una o più città principali era dedicata una sezione separata: per altre esisteva una sezione che elencava le dispute sui titoli di possesso. Questo si ritrova più spesso nel Little Domesday, mentre per l'altro volume il sistema di organizzazione dei dati è più confuso e la resa meno precisa.
Il Domesday elenca un totale di 13.418 località. Oltre che per le zone completamente rurali, che ne costituiscono la parte maggiore, il Domesday contiene dati interessanti per la maggioranza delle città, inseritevi probabilmente per il loro peso sulle entrate fiscali della Corona; ciò include frammenti di custumalDocumenti, di solito frutto di compilazioni e aggiornamenti molteplici avvenuti nel corso del tempo, che elencavano gli usi economici, politici e sociali di una particolare città o castello, note sulle prestazioni militari dovute, sui mercati, sulle zecche, eccetera. Dalle città, dalle contee nel loro complesso, e da molte delle signorie, apprendiamo che la Corona aveva diritto a ricevere antiche forme di benefici in natura, come la fornitura di determinate quantità di miele.
Compilazione Dalla Cronaca anglosassone è noto che il censimento fu pianificato nel 1085, e dal colophon del libro si apprende che fu completato nel 1086. Non si conosce la data esatta di compilazione, ma l'intera copia del Great Domesday sembra vergata da una sola persona su pergamena, mentre per il Little sembra si siano alternate sei mani diverse. L'indagine (la raccolta dei dati) e la compilazione del libro (la loro organizzazione) potrebbero non aver costituito un unico processo, con la seconda fase completata, se non concepita, da Guglielmo II d'Inghilterra dopo l'ascesa al trono e la fine della ribellione che ne era seguita.Roffe, David: Domesday; The Inquest and The Book, pages 224–249. Oxford University Press, 2000.
Molte contee ricevevano la visita di un gruppo di ufficiali reali (legati), che tenevano una pubblica inchiesta, probabilmente nella grande assemblea nota come shire court cui partecipavano i rappresentanti di ogni agglomerato e i signori locali. L'unità oggetto d'indagine era la centena (Hundred), suddivisione della contea che costituiva un'entità amministrativa, e il risultato per ogni centena era confermato da dodici giurati locali, metà anglosassoni e metà normanni.
Ciò che si ritiene una completa trascrizione di tali inchieste ci è pervenuto per molte delle centene del Cambridgeshire ed è una testimonianza di grande importanza; la Inquisitio Eliensis ad esempio riguarda le terre dell'abbazia di Ely; mentre il Liber Exoniensis (così chiamato in quanto conservato ad Exeter), che copre la Cornovaglia, e non completamente Devon, Dorset, Somerset, Wiltshire, contiene anch'esso i minuziosi rapporti originali dell'indagine.
Comparando quali dettagli sono riportati e per quali contee, si possono ipotizzare sei "circuiti" di indagine (più un settimo per il Little Domesday).
Berkshire, Hampshire, Kent, Surrey, Sussex Cornovaglia, Devon, Dorset, Somerset, Wiltshire Bedfordshire, Buckinghamshire, Cambridgeshire, Hertfordshire, Middlesex Leicestershire, Northamptonshire, Oxfordshire, Staffordshire, Warwickshire Cheshire, Gloucestershire, Herefordshire, Shropshire, Worcestershire — Marche gallesi Derbyshire, Huntingdonshire, Lincolnshire, Nottinghamshire, Yorkshire
Finalità Per quanto riguarda l'oggetto del censimento, esistono tre fonti di informazione: il passo nelle Cronache anglosassoni che ci informa sul perché fu ordinato: la lista di domande sottoposte ai giurati conservata nella Inquisitio Eliensis i contenuti del Domesday Book e delle raccolte collaterali sopra menzionate.
Sebbene le fonti non siano concordi in ogni dettaglio, è oggi generalmente riconosciuto che l'obiettivo primario del censimento fosse accertare e certificare i diritti fiscali del sovrano, che consistevano in: una tassa nazionale fissa sulle proprietà terriere (geldum) altri benefici di varia natura le rendite delle terre di proprietà della Corona.
Dopo lo sconvolgimento politico della conquista normanna, e la confisca dei terreni su larga scala che ne seguì, era nell'interesse di Guglielmo che i diritti della Corona, di cui rivendicava la legittimità, non risultassero diminuiti in tali frangenti. Tanto più che i suoi seguaci normanni, nuovi detentori del potere, erano ben disposti ad eludere gli obblighi nei confronti del sovrano cui invece sottostavano i loro predecessori anglosassoni. Il cosiddetto "processo di Penenden Heath"Località del Kent, oggi nei sobborghi di Maidstone, intentato contro il fratellastro del re Oddone di Bayeux meno di dieci anni dopo la conquista, fu un esempio del crescente malcontento di fronte agli espropri di terre a favore dei normanni. Il censimento voluto da Guglielmo va quindi considerato alla luce della necessità di disporre di riferimenti precisi riguardo alle proprietà fondiarie della nazione, da utilizzare come base di giudizio per le dispute, oltre che per la tutela dei diritti della Corona stessa.Alan Cooper, Extraordinary privilege: the trial of Penenden Heath and the Domesday inquest, in The English Historical Review, 1º novembre 2001
Il censimento contenuto nel Domesday Book registrò i nomi dei nuovi proprietari e i beni soggetti a imposta, ma si incaricò anche di produrre una stima su scala nazionale, quantificando la rendita annuale di tutte le terre della nazione in tre momenti precisi: alla morte di Edoardo il Confessore, alla presa di possesso da parte del nuovo proprietario, al tempo del censimento stesso; inoltre ne fu stimato il valore potenziale. Guglielmo evidentemente desiderava conoscere le risorse finanziarie del suo regno, ed è probabile volesse paragonarle alle stime esistenti, ormai molto antiche sebbene occasionalmente modificate nel corso del tempo. La maggioranza del Domesday è dunque occupata da stime e valutazioni fondiarie, allora per l'Inghilterra unica fonte di reddito degna di nota.
Dopo aver espresso una valutazione complessiva della singola corte, viene valutata l'estensione del terreno arabile col numero di aratri (ognuno con otto buoi) disponibili per lavorarlo, più eventuali altri disponibili; poi sono elencati i prati, i boschi, i pascoli, le peschiere, i mulini ad acqua, le saline e altre fonti di reddito collaterale; i lavoratori annessi vengono enumerati nelle loro diverse categorie; infine si esprime approssimativamente la rendita annuale dell'intera proprietà, passata e presente. Ovviamente, sia nelle valutazioni che nelle misurazioni, il censimento è piuttosto rozzo.